Intanto, a Venezia…

[Immagine tratta da qui.]
E ci ricorderemo poi anche di questo?

Oppure, quando l’emergenza sarà passata e lasciata alle spalle il più rapidamente possibile per fuggire dalla morsa della sua drammaticità, penseremo a queste acque dei canali veneziani così limpide come a una “imprevista”, “gradita”, “bizzarra” casualità, come qualcosa di inopinato perché “fuori dalla norma”, magari mentre godremo della piacevole ombra generata dalla mole d’una gigantesca nave da crociera in transito nel Bacino di San Marco – sì, quelle che da lustri si dice che non debbano più entrare nei canali cittadini e invece continuano a farlo senza alcun problema?

Xe come netarse el cueo co ea merda

Se posso dire, quello dell’acqua alta a Venezia è un danno doppio, a mio parere: perché distrugge un luogo unico al mondo, patrimonio dell’umanità intera, e perché le sue ondate non si portano via tutti i maledetti politici – ribadisco, tutti i maledetti politici – che Venezia la stanno distruggendo ben più delle maree: soffocando la sua vitalità, banalizzandola turisticamente, sbattendosene della sua cultura, della sua socialità (che è cultura a sua volta), della sua gente, del suo futuro. E che intanto parlano parlano parlano, dichiarano, promettono, assicurano (le grandi navi non passano più da San Marco, vero?), danno colpe sempre ad altri come se fossero appena atterrati da un altro mondo, si mettono in posa davanti alle telecamere e ai fotografi, fanno finta di far la faccia affranta ma – osservate bene – hanno gli occhi che ridono. Ridono, sì. Perché sanno di essere pressoché intoccabili e invincibili, nell’Italia di oggi.

Come ha scritto un amico veneto su Twitter, far governare il paese a questi signori xe come netarse el cueo co ea merda. Non c’è bisogno di traduzione, vero?

Italiani che “fanno” cose (a Venezia)

Be’, suvvia: sull’Italia si può dire tutto, ma bisogna ammettere che, quando qui dicono che c’è da fare una cosa, soprattutto se d’una certa importanza e gravità anche in merito alla salvaguardia dell’immagine del paese e ancor più se in un luogo di valore artistico e culturale fondamentale, quella cosa viene fatta senza tante chiacchiere. Eh già!

La questione delle grandi navi a Venezia, ad esempio: è da anni che si dice che non saranno più fatte passare davanti a San Marco, perché è una follia che ciò venga permesso e perché è tremendamente pericoloso; poi, qualche settimana fa (il 2 giugno), è accaduto l’incidente nel Canale della Giudecca nel quale per puro caso non c’è scappato il morto e allora lì tutti quanti, nessuno escluso, finalmente hanno detto con austera determinazione e fiero cipiglio: «Ok, ora basta, non accadrà mai più!» – il senso delle dichiarazioni era questo, suppergiù.

Ecco. Domenica 7 luglio:

A questo punto, forse si farà molto prima a promuovere un’iniziativa istituzionale che possa variare quella nota espressione proverbiale popolare in questa nuova versione: tra il dire e il fare c’è di mezzo un canale. Perché è importante pure la coerenza, oltre al fare le cose. Senza troppe chiacchiere, appunto.

P.S.: cliccate sull’immagine fotografica di Gianni Berengo Gardin per saperne di più al riguardo.