Xe come netarse el cueo co ea merda

Se posso dire, quello dell’acqua alta a Venezia è un danno doppio, a mio parere: perché distrugge un luogo unico al mondo, patrimonio dell’umanità intera, e perché le sue ondate non si portano via tutti i maledetti politici – ribadisco, tutti i maledetti politici – che Venezia la stanno distruggendo ben più delle maree: soffocando la sua vitalità, banalizzandola turisticamente, sbattendosene della sua cultura, della sua socialità (che è cultura a sua volta), della sua gente, del suo futuro. E che intanto parlano parlano parlano, dichiarano, promettono, assicurano (le grandi navi non passano più da San Marco, vero?), danno colpe sempre ad altri come se fossero appena atterrati da un altro mondo, si mettono in posa davanti alle telecamere e ai fotografi, fanno finta di far la faccia affranta ma – osservate bene – hanno gli occhi che ridono. Ridono, sì. Perché sanno di essere pressoché intoccabili e invincibili, nell’Italia di oggi.

Come ha scritto un amico veneto su Twitter, far governare il paese a questi signori xe come netarse el cueo co ea merda. Non c’è bisogno di traduzione, vero?

4 pensieri su “Xe come netarse el cueo co ea merda”

  1. Luca, che nausea a cui non si riesce a trovare antidoto.
    E i Veneziani ? Sapranno difendersi finalmente dall’avanzata anche dell’altra marea, quella leghista?

    1. Ciao Marinella!
      Secondo me, no.
      Perché, purtroppo, la società italiana è talmente orba e confusa che deve andare a sbattere per capire che davanti a sé ha un muro. Non ha mai sviluppato radar al riguardo, ovvero antidoti culturali e strumenti di riflessione condivisa: quand’anche lo abbia fatto, o ci abbia provato, sono stati indeboliti dallo status quo del sistema vigente. Grazie al quale – parere mio – alla fine tutti mangiano, anche quelli che in Parlamento dicono di contrastare tanto l’altra parte politica ma che restano ben sicuri (vedi sopra, riguardo lo stato della società nostrana) che l’alternanza garantisce a entrambi potere e salvaguardia dei propri privilegi.
      Resto fortemente convinto che l’unica cosa che può salvare l’Italia è la cultura, e non altro. Sperando che, prima di riuscire a diffonderne il più possibile i benefici, non crolli tutto quanto.

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