La giovialità è una grave pecca, oggi

Mi sono da sempre prescritto di essere gioviale e allegro con chiunque, anche nei momenti in cui l’animo assomigli più a un ordigno termonucleare un attimo prima che la spoletta s’attivi, convinto che una tale predisposizione nei rapporti con le altre persone sia capace di attivare reciproche simili condotte. E in effetti è così, funziona in questo modo, spesso.

Tuttavia, da un po’ di tempo a questa parte, parimenti a una crescente maleducazione diffusa che si manifesta anche in atteggiamenti individuali di natura a dir poco prepotente, noto che l’essere sempre gioviali fa ritenere a certe persone che tu viva una vita spensierata, serena, piena di agi e di fortune – la cosiddetta “bella vita”, insomma – al contrario di altri più “sfortunati” e ovviamente in primis di quelli che speculano su di te in questa maniera, i quali invece sono perennemente in lotta (univoca, sia chiaro) col mondo intero, appunto, e si sentono costantemente defraudati di “qualcosa”, verso cui altrettanto ovviamente essi ritengano di detenere un sacro diritto di possesso, usufrutto, appartenenza o che altro. Provare a pensare, costoro, che pure quelli che si mostrano gentili, allegri ed educati abbiano i loro personali problemi, crucci, dolori, tormenti, che scelgano di tenere nascosti anche per una forma di cortesia e di rispetto verso gli altri (in fondo è vero che c’è sempre qualcuno che sta peggio di noi, e ciò dovrebbe già di suo evitare tante delle lagne che si possono cogliere un po’ ovunque da chiunque) no, evidentemente non gli riesce, troppo difficile. O, meglio, pensare, supporre, immaginare  ciò risulta troppo discosto e antitetico rispetto alla grave forma di egotismo che si cela dietro quel loro comportamento prepotente – e, a ben vedere, alquanto antisociale.

Ecco: non so dunque se quell’atteggiamento così cordiale e aperto sia il più giusto, ovvero il più consono ai tempi. Sia chiaro: sono convinto che lo sia, in senso assoluto e per il valore che personalmente gli conferisco ma per il resto, ribadisco, ho forti e crescenti dubbi.

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Quando c’è da dire, dire!

Se c’è una cosa che proprio mi fa’ incazzare, sono quelli che si incazzano per niente.
E non sopporto quegli imbecilli che insultano senza motivo il prossimo.
Detesto quelli che usano termini volgari come, ad esempio, “incazzare”.
Aborrisco chi non fa’ che lamentarsi. Che noia, che irritazione, mi danno il voltastomaco!
Ed esecro pure quelli che trovi la mattina e ti dicono: “Oh, sono di luna storta!”. Per favore! Non è giornata oggi, ok?
Depreco tutti quelli che intasano le strade con le proprie auto, come chi avevo davanti stamattina in tangenziale.
Ho in orrore chi passa le proprie vacanze al mare, in spiaggia a far nulla! Piuttosto che compiere un bel viaggio eccoli tutti lì, intorno al mio ombrellone!
Compatisco le cose melense e svenevoli – ne parlavo giusto ieri a casa col mio dolce tesorino…
E non capisco che senso abbia mettere al mondo dei figli – di questo parlavo con mia madre, che si è detta assolutamente d’accordo.
Stigmatizzo quelli che credono e pregano presunti esseri divini, dacché li ritengono esistenti: ma Sant’Iddio, come si fa’?
Disprezzo chi scrive nei blog, e ancor più chi scrive cose insulse.
Anzi, è tutto il web che mi fa’ schifo, non lo utilizzerò mai.
E giammai scriverò qualcosa utilizzando un computer!
Ed esecro quelli che si mettono a fare elenchi.
E odio chi odia.
Ecco.
Perché IO ho le idee chiare! Sappiatelo.
E le esprimo con la dovuta calma. IO.

Umpff, dove diavolo ho parcheggiato l’auto, ora?

(L.)