“Il miracolo delle dighe” (già) su “Il Cittadino”

Ringrazio molto la redazione de “Il Cittadino” che già sabato scorso ha dato notizia dell’uscita (fate clic sull’immagine qui sopra) del mio nuovo libro Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore e disponibile dal 18 maggio ma che da qualche giorno si può prenotare in libreria o nei bookshop on line. La prima uscita “pubblica” del libro sarà invece al Salone del Libro di Torino domenica alle ore 15 presso lo stand di Fusta (B59, padiglione 1).

Il mio augurio è che lo vorrete leggere e, nel caso, che vi possa piacere, interessare, incuriosire, magari affascinare, forse far pensare. Ecco.

Fabio Bertino, “Binari. Racconti di viaggi e di treni sulle ferrovie minori italiane”

Di frequente, nella politica italiana e nel conseguente dibattito pubblico, si parla di “aree interne” del paese, da sviluppare, sostenere, quale patrimonio da valorizzare, «motore del paese» eccetera. La definizione invero è tanto chiara nella forma quanto vaga nella sostanza: cosa bisogna veramente intendere con aree interne, in un paese come l’Italia le cui più grandi città, che pur amano farsi chiamare “metropoli”, sono piccoli centri rispetto alle megalopoli del pianeta, Europa inclusa? D’altro canto quello italiano è un territorio che per gran parte risulta collinare e montano, che appena oltre gli ultimi sobborghi delle città e nonostante la cementificazione fuori controllo – la quale tuttavia non significa urbanizzazione, anzi, a volte è l’esatto opposto – ritrova una dimensione rurale evidente e in certi aspetti pressoché immutata da secoli. Sviluppare questa parte preponderante del paese, dunque, non dovrebbe essere un’opzione che la politica possa discutere e valutare ma un obbligo ineludibile: semmai se ne discute di continuo proprio perché ciò rappresenta da tempo una grave mancanza della politica nostrana, la quale non di rado è sembrato che agisse (e agisca) per deprimere ancor più quelle aree “disagiate” – altro vocabolo spesso utilizzato, forse fin troppo ipocritamente.

Le ferrovie locali rappresentano un esempio assolutamente significativo di tale situazione italiana. Se dalla metà Ottocento in poi, quando cominciarono a essere realizzate e furono la prima occasione per molti italiani di uscire dai propri piccoli “recinti” paesani entro i quali si volgeva buona parte della loro vita e viaggiare, costituirono uno dei principali strumenti di autentico sviluppo per un paese che per tanti versi era ancora fermo al Medioevo, lungo il Novecento strategie istituzionali differenti puntarono molto di più sulle strade e sulle automobili, regalando agli italiani una (presunta) libertà di movimento individuale mai goduta prima ma al contempo scaricandosi di buona parte della responsabilità politica di mantenere efficienti molte linee ferroviarie, divenute nella suddetta “visione” istituzionale superflue. Cosa che non erano affatto, anzi, ma tanto bastò per decretarne la chiusura e la dismissione.

Oggi invece, in tempi di promesso «sviluppo delle aree interne», appunto, nonché di crisi climatica, conversione energetica, turismo sostenibile e slow, riscoperta di territori e luoghi di eccezionale valore culturale ma differenti se non antitetici a quelli deputati al turismo di massa, l’interesse verso le ferrovie secondarie e locali è tornato in auge, seppur ancora la politica sembra restare piuttosto indifferente al loro inestimabile valore, preferendo continuare a investire in strade asfaltate piuttosto che in binari. Di tale situazione italica posso ben dirmi diretto e costante testimone, lavorando quotidianamente tra una importante statale lombarda e una linea ferroviaria, entrambi congiungenti due città capoluoghi di provincia: la prima perennemente intasata di auto e soprattutto di mezzi pesanti, la seconda con soli due treni in transito all’ora e nessun convoglio merci. Cosa emblematica, ne converrete.

Ecco: tutta questa mia lunga premessa tematica vi può dare l’idea del valore non solo letterario di Binari. Racconti di viaggi e di treni sulle ferrovie minori italiane, l’opera più recente del piemontese Fabio Bertino, sorta di diario di viaggio lungo alcune delle più significative linee ferroviarie secondarie italiane per raccontarne la storia, la realtà attuale, i territori e i luoghi attraversati, la loro essenza per come la si può cogliere prima dai finestrini di un treno e poi nel micromondo locale che si esplora e scopre incamminandosi dalle varie stazioni lungo la linea []

(Potete leggere la recensione completa di Binari cliccando sulla copertina del libro lì sopra, oppure visitate la pagina del blog dedicata alle recensioni librarie. Buona lettura!)

La montagna esige l’esperienza reale

[Foto di Albrecht Fietz da Pixabay]

In montagna è difficile vivere, raramente è quel luogo idilliaco inventato dall’immaginario cittadino. Eppure proprio per le palesi difficoltà di accesso e di soggiorno, sperimentate parimenti dal montanaro e dall’alpinista, la montagna sollecita e permette originali, personali strategie di vita. Infatti le difficoltà, i pochi elementi essenziali, i limiti imposti dall’ambiente montano sollecitano tutti i sensi, l’affinamento del pensiero e dell’inventività, concedendo solo un approccio personale, senza il quale ogni tentativo già precostituito e serializzato di qualsiasi pratica fallirebbe.
[…]
Ogni utilizzo di mezzi che non permettano un rapporto diretto con le particolarità dell’ambiente montano, ogni strategia serializzata e omologante, incapace di trovare di volta in volta una soluzione singolare appropriata al continuo mutare delle sue condizioni, fallirà, impedendo l’ascensione nel caso dell’alpinista, un vivere accettabile per chi abiti e lavori in montagna. La montagna esige il contatto diretto, l’esperienza reale, possibile solo passo a passo, lentamente, attraverso raffinate capacità di ascolto, umiltà, flessibilità, inventiva, possibili solo in prima persona, o in piccole comunità di differenti persone, ciascuna preziosa. Le montagne permettono un’evoluzione spirituale, un’inventività pratica eccezionali, perché a contatto diretto con la natura, esperibile anche nella sua pericolosità, estremità, piccolezza, marginalità grazie a una cultura umana consapevole dei propri limiti.

Tratto da E se l’evoluzione fosse in verticale? La montagna come luogo speciale dove sperimentare nuovi modelli di vita, intervento di Francesco Tomatis su “la Stampa” del 20 marzo 2023. Tomatis, professore ordinario in filosofia teoretica all’Università di Salerno, alpinista e garante scientifico di Mountain Wilderness International, è l’autore – tra molti altri libri – di Filosofia della montagna, uno dei testi fondamentali di cultura montana (ne vedete qui sotto la copertina) che ogni frequentatore consapevole e realmente appassionato delle Terre Alte dovrebbe leggere: per comprendere più a fondo e amare ancora di più il proprio andare per monti.

Potete leggere integralmente l’articolo di Tomatis su “La Stampa” cliccando sull’immagine in testa al post.

“Il miracolo delle dighe” non parla di dighe (non come pensate)

Questo mio nuovo libro che si intitola Il miracolo delle dighe in verità non “parla” di dighe.

Tra le sue pagine ne scrivo, certamente, ma poi racconto altro.

Non aspettatevi dunque una pletora di entusiasmanti dati tecnici sugli sbarramenti che invero ci sono, nel testo, e a sufficienza per suscitare la gioia di chi se ne fa intrigare ma senza che possano attrarre più attenzione di altre cose che vi leggerete.

Semmai, nel libro le dighe di cui racconto sono come delle gigantesche lenti attraverso le quali osservare il territorio d’intorno, capaci di renderlo visibile con un’accuratezza impensabile – accuratezza geografica, paesaggistica, estetica, antropologica. Sono come un cannocchiale ad alta definizione con cui poter osservare le montagne come altrimenti non si riuscirebbe a fare, e il libro prova a suggerirvi che non è il cannocchiale la cosa da osservare, come a volte ci viene di fare, anche se è ovviamente importante dal momento che senza di esso non osserveremmo al meglio ciò che vi e ci sta intorno e se, sta lì dove lo troviamo da diversi decenni qualche motivo interessante potrebbe esserci, a parte da come lo possiamo utilizzare.

Perché in effetti questo mio libro racconta soprattutto e con gran passione di montagne e dei loro paesaggi, ma lo fa scrivendo di dighe tra le montagne e non tanto di come queste trattengano l’acqua ma di come le montagne d’intorno rilascino storie, tante storie, che vi narro e con le quali spero di incuriosirvi, interessarvi, affascinarvi e farvi pensare. Su di noi, più che sulle montagne.

Insomma: se lo leggerete come spero farete, Il miracolo delle dighe, capirete tutto. Non ve lo prometto, ve lo assicuro!

Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne
Fusta Editore
Data di Pubblicazione: 18 maggio 2023
EAN: 9791280749451
ISBN: 1280749458
Pagine: 128, con appendice fotografica
Prezzo: € 17,90
In vendita da maggio 2023 in tutte le librerie e nei bookstores on line.

Domani la “DOL dei Tre Signori” passa da Verderio!

Giovedì 11 maggio sarò a Verderio (Lecco), presso la bellissima Villa Gallavresi (in Via dei Tre Re n.31) che ospita la biblioteca comunale, per presentare la guida Dol dei Tre Signori con il collega di penna Ruggero Meles.

Con la bella stagione ormai imminente, sarà un’occasione ottima per presentare il meraviglioso itinerario escursionistico a tappe che percorre la «DOL – Dorsale Orobica Lecchese» tra Bergamo e Morbegno, il suo territorio montano ricchissimo di tesori e la nostra guida, lo strumento di viaggio ideale per affrontare la DOL e per conoscerne tutte le sue innumerevoli, affascinanti peculiarità.

Se siete di zona o se potete passare, vi aspettiamo alle ore 21.00. Tornerete a casa a preparare lo zaino e a lucidare gli scarponi, ve l’assicuro!