Un anno è finito

[Thomas Worth, A Match Against Time! (“Una corsa contro il tempo!”), 1878. Immagine di Popular Graphic Arts – Library of CongressCatalog, pubblico dominio, fonte commons.wikimedia.org.]

Un anno è finito. Si è tagliata via una fetta al tempo, e il tempo resta intero.

(Jules Renard, annotazione del 31 dicembre 1902 in Diario 1887-1910, traduzione e postfazione di Orio Vergani, a cura di Guido Vergani, SE, Milano, 1989, pag.199.)

Per fortuna che il tempo resta intero! Così ci consente di poterlo vivere pienamente domani come ieri e così, anche se scappa inesorabilmente via, possiamo vivere la gradevole, necessaria illusione di riacchiapparlo sempre.

Celebrare Samhain, oggi

[Le Callanish Stones, monumento megalitico sull’Isola di Lewis, Ebridi Esterne, Scozia. Foto di Gordon Williams da Unsplash.]
Quand’ero più giovane e forse più spensierato di ora, la ricorrenza di Samhain o Samonios, popolarmente conosciuta come “Capodanno Celtico” e per tradizione ricadente oggi, 1 novembre, la festeggiavo sempre. Senza far chissà che e senza riferirmi alla celebrazione di Halloween (verso la quale non ho nulla in contrario, anzi!), semmai quasi sempre con un’escursione solitaria in Natura come espressione personale e manifestazione del senso principale che identifico nella ricorrenza, cioè quello di una riconnessione con il mondo naturale e con la sua dimensione vitale “sovrumana”, nel senso di posta oltre l’ordinaria esistenza umana. Probabilmente questo vi potrà sembrare un atteggiamento neopagano: be’, lo può ben essere, perché no? Il termine viene sovente usato con accezione dispregiativa in contrapposizione ai culti monoteisti; io invece trovo che sia una predisposizione preziosa, nel mondo di oggi, anche perché ben più naturale ovvero genuina di tante altre.

D’altro canto uno dei primissimi scritti letterari che composi, da ventenne o poco più, fu proprio un testo sul celeberrimo Calendario di Coligny e sul grande fascino del complesso, sorprendente sistema di computo del tempo in uso presso i Celti, strettamente legato ai cicli naturali e cosmici. Oggi, la costante ricerca della relazione con il paesaggio naturale e del suo senso culturale, declinato in ogni modo possibile, è parte fondante della mia quotidianità e della mia attività: sarò certamente meno spensierato di quanto avevo vent’anni, forse in certe cose sono diventato fin troppo razionale, ma Samhain resta sempre per me un momento simbolicamente importante e profondamente suggestivo che a mio modo celebro nella mente e nello spirito con immutata passione, proprio anche per rimarcare ulteriormente, attraverso la ricorrenza, quella personale relazione con la Natura che trovo imprescindibile per stare bene con me stesso, con il mondo che mi circonda e con ogni presenza che lo abita.

Dunque, fatemi rinnovare l’antica invocazione rituale tradizionale agli elementi naturali che si recitava nella notte di Samhain, ché ravvivare ogni tanto il proprio ancestrale spirito pagano è necessario, se non fondamentale:

Aria, Fuoco, Acqua, Terra,
Elementi di nascita astrale,
Vi chiamo ora, ascoltatemi!
Entro il Cerchio, esattamente formato,
Scevro da maledizione o rovina,
Vi chiamo ora, venite a me!
Dalla grotta e dal deserto, dal mare e dalla collina,
Con la bacchetta, la lama e il pentacolo,
Vi chiamo ora, siate al mio fianco!
Questa è la mia volontà, così sia!

(Marie Jamieson, “Samhain Bonfire”, composizione digitale, 2011.)

Vajont, 59 anni

Avevo spento da poco la luce quando avvertii la terra tremare; mi portai dietro le imposte e sentii un forte vento e vidi le luci e le strade emanare un intenso bagliore e poi spegnersi. Mi precipitai verso il letto e afferrai i due bambini che dormivano, […] li avvinsi a me. Sentii l’acqua irrompere, sballottarmi e mi trovai sola al campo sportivo su un pino ove l’acqua mi aveva scagliato. Il piccolo è stato ritrovato nei pressi della Rossa di Belluno, mentre la bambina nei pressi di casa mia. I miei genitori abitavano con me e sono stati trovati: mia madre al campo sportivo e mio padre a Trichiana.

(Testimonianza di una donna di Longarone, tratta da www.vajont.net.)

9 ottobre 1963, ore 22.39. Mai dimenticare.

Camminare è un atto di progresso civile

[Foto di Tim Foster da Unsplash.]

La società che tutti insieme abbiamo creato manda un messaggio chiaro: se non ti sottoponi alla produzione di massa, sei fuori. L’unica via di uscita è tornare a vivere secondo il diritto selvatico, recuperare le gambe, riconoscere che i nostri piedi sono più intelligenti di tanti cervelli riuniti in un Parlamento o a un vertice mondiale della sostenibilità: in quei luoghi, nessuno sa cosa sia il Cammino di una civiltà.

(Davide SapienzaCamminando (Lubrina Editore, Bergamo, 2014, pag.94; in ebook su Feltrinelli.)

Ha ragione Davide: se si vuole trovare un aspetto positivo nella società contemporanea, è quello – paradossale – di aiutarci a (ri)mettere in luce ciò che può realmente salvarci dalla sua (all’apparenza) irrefrenabile decadenza – culturale, soprattutto, ma non solo. E quasi sempre si tratta di azioni semplici, primarie, primordiali eppure fondamentali, virtuosamente olistiche, profondissime nella loro essenza e profondissimamente umane. Come il camminare, appunto, pratica che – chi legge il blog lo saprà da tempo – trovo personalmente (come trovano molti altri) necessaria al fine di potersi ancora dire creature intelligenti, per quanto sia – in tutta la sua semplicità, appunto – un’azione ricolma di innumerevoli sensi, significati, accezioni, sostanze, concetti, nozioni, culture, saggezze. Tutte cose che possono renderci migliori ergo rendere migliore il mondo in cui viviamo, ben più di Parlamenti politici e vertici mondiali di esperti di chissà cosa – proprio come afferma Davide Sapienza.

P.S.: cliccate qui per leggere la personale “recensione” di Camminando.