(Articolo originariamente pubblicato su “L’AltraMontagna” venerdì 11 aprile: lo trovate qui.)



(Articolo originariamente pubblicato su “L’AltraMontagna” venerdì 11 aprile: lo trovate qui.)



Come ho scritto in questo articolo del blog, il 19 marzo scorso a Formazza è stata presentata la “Carta dei Valori Walser”, un documento nato dal lavoro delle comunità Walser italiane, oggi riunite nell’associazione Südwalserverein, con il quale viene elaborato un nuovo approccio al rispetto del territorio alpino (afferente alla zona di residenza delle comunità walser ma non solo) ed al rapporto tra turismo e comunità residenti.
La Carta non è soltanto un documento che contiene considerazioni, princìpi e proposte di notevole valore per il presente e il futuro delle montagne che la secolare cultura Walser, forte della propria storia, offre a beneficio di tutte le comunità alpine, ma rappresenta pure una lettura bellissima, profonda pur nella necessaria sintesi dei temi toccati, balsamica e illuminante per chiunque ami le terre alte e abbia a cuore il loro futuro.
Della Carta, che tra le altre cose punta a garantire un’esperienza indimenticabile ai visitatori/ospiti ed un futuro sostenibile all’ambiente montano e ai suoi abitanti, ne ho parlato per “L’AltraMontagna” con il fotografico, scrittore, padre del “Sentiero Italia”, “collega” nell’Officina Culturale Alpes e, in questo caso, curatore della “Carta” Riccardo Carnovalini:

Cliccate sull’immagine per leggere l’articolo. Le fotografie in testa al post, ove non diversamente indicato, sono di Riccardo Carnovalini.
Il report “Neve Diversa” 2025, curato da Legambiente e presentato lo scorso 13 marzo a Milano, propone come caso emblematico in un capitolo significativamente intitolato “Quando la montagna non guarda oltre: brutti progetti e cattive idee” il paventato collegamento sciistico tra i comprensori di Colere e Lizzola, sulle Prealpi Bergamasche, che da qualche tempo sta alimentando un vivacissimo dibattito in forza dell’enorme costo previsto (quasi 80 milioni di Euro, la gran parte pubblici) per un comprensorio piccolo, quasi interamente a quote inferiori ai 2000 metri, privo di capacità concorrenziale con altri e notevolmente impattante sul territorio coinvolto.
Al dibattito ha partecipato anche il Club Alpino Italiano di Bergamo con le proprie sezioni e sottosezioni, che hanno assunto con sollecita e ammirevole determinazione una presa di posizione sostanzialmente contraria ma aperta al dialogo sul tema delle alternative possibili per il territorio in questione e ben più consone del modello monoculturale sciistico proposto.
Da subito a fianco dei Cai bergamaschi si è posto il Gruppo Regionale del Cai Lombardia il quale, sotto la guida dell’attuale presidente Emilio Aldeghi, ha messo in atto una ben determinata attività a supporto di istanze per la salvaguardia di luoghi della montagna lombarda minacciati da progetti di turistificazione invernale e estiva particolarmente impattanti dal punto di vista ambientale.
Di questi temi e dell’emblematico caso di Colere-Lizzola ne ho parlato proprio con il presidente Aldeghi per “L’AltraMontagna” (cliccate sull’immagine per leggere l’intervista):

La conca prativa dei Piani d’Erna, ai piedi della seghettata cresta sommitale del Resegone, domina dai suoi 1300 metri di quota la città di Lecco, alla quale è vicinissima e dal cui centro è facilmente raggiungibile tramite funivia nonché, con i mezzi pubblici, senza usare l’auto.
Ex stazione sciistica, priva di collegamenti stradali e perciò meta di un turismo dolce lungo tutto l’anno, è ora interessata dal progetto di una nuova strada agro-silvo-pastorale promosso dal Comune di Lecco, la cui notizia ha subito acceso un animatissimo dibattito.
Per alcuni è un’opera necessaria che rende Erna indipendente dal funzionamento della funivia e ne può agevolare lo sviluppo turistico, per altri la strada rappresenta un pericolo concreto per la salvaguardia della località, delle sue peculiarità così speciali e per lo stesso sviluppo del turismo dolce che la contraddistingue.
In questo articolo su “L’AltraMontagna” ho riassunto lo stato di fatto della questione, cliccate sull’immagine per leggerlo. Siccome credo che molti di voi conoscano i Piani d’Erna e ci siano saliti almeno una volta, a piedi o in funivia, rimanendo affascinati dall’amenità del luogo, che ne pensate al riguardo?
A proposito dell’assurdo e sconcertante progetto di nuovi impianti sciistici sul Monte San Primo, del quale un paio di giorni fa scrivevo qui con inevitabile sarcasmo, ne ho parlato in una bella e eloquente chiacchierata pubblicata su “L’AltraMontagna” mercoledì 19 febbraio con Roberto Fumagalli, portavoce del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” il quale rappresenta non solo decine di associazioni unite nella contrarietà al progetto ma pure una vastissima massa critica che a livello nazionale e internazionale ha manifestato la propria opposizione allo scriteriato assalto ad un monte tanto bello e fragile come il San Primo quanto ricco di grandi potenzialità per il turismo dolce.
Eccovi qui sotto un passaggio dell’intervista:
La recente delibera (datata 9 gennaio 2025) della Comunità Montana del Triangolo Lariano, uno degli enti pubblici ai quali fa capo il progetto di rilancio dell’ex comprensorio sciistico del San Primo, ne modifica parzialmente le versioni precedenti; nonostante ciò il vostro coordinamento conferma la forte contrarietà all’impostazione e ai contenuti del progetto. Come è stato modificato il progetto e perché permane la vostra opposizione?
La ‘revisione’ del progetto consiste, in pratica, solo nell’aver introdotto piccole modifiche e una rimodulazione delle spese: di fatto solo un’operazione di maquillage.
Il focus del progetto continua, purtroppo, a essere incentrato sullo sci e sull’innevamento artificiale. Circa la metà degli oltre 5 milioni di euro stanziati, verrebbero utilizzati per la sistemazione di 3 piste, per 3 tapis roulant, per i cannoni sparaneve, per il laghetto artificiale indispensabile per la neve programmata. Un progetto, quello per la parte sciistica e di innevamento artificiale (inclusi tapis roulant e altre opere connesse) che non tiene conto del cambiamento climatico, che già da decenni sta determinando – a livello globale e locale – un aumento delle temperature anche invernali e una sempre minore nevosità.
Oltre a questo, sono previsti altri interventi impattanti, come i nuovi parcheggi (300 mila euro per creare 160 nuovi posti auto): solo per la realizzazione di un nuovo mega parcheggio da 100 posti, verrà deturpata una vasta area boschiva, con conseguente taglio di alberi e un consistente riporto di terra artificiale per livellare le forti pendenze. Il nuovo parcheggio coprirà un’area di oltre 2 mila metri quadri. Sono poi previsti altri parcheggi per ulteriori 60 posti, che altrettanto comporteranno sbancamenti e taglio di alberi di pregio.
In tal senso la posizione inspiegabilmente ostinata del Comune di Bellagio nel voler realizzare gli impianti, spalleggiata dalla Comunità Montana del Triangolo Lariano e da Regione Lombardia, risulta ancora più assurda. Bellagio, nel cui territorio comunale si trova il Monte San Primo, è già una delle località italiane più note al mondo, ormai sottoposta a flussi turistici fin troppo ingenti (tant’è che pure qui si comincia a parlare di overtourism); posto ciò cosa fa il Comune? Intende realizzare un luna-park sciistico (a 1100 metri di quota, dove la neve ormai non si vede più) dal costo di oltre due milioni di Euro di soldi pubblici per portare lo stesso modello turistico massificato e impattante anche sul San Primo, invece di progettarvi una frequentazione di matrice naturalistica ben più sostenibile e consapevole che proprio nel confronto con quella massificata del lago troverebbe buona parte del proprio senso e delle più vantaggiose potenzialità.
Una sorta di “delirio di onnipotenza turistica” che rischia di rovinare irrimediabilmente non solo il territorio e il paesaggio del Monte San Primo (per giunta sprecando una grossa somma di denaro pubblico) ma pure l’immagine internazionale di Bellagio, «il posto che pur di attrarre turisti distrugge le sue montagne».
Come fanno a non capire una cosa così evidente? Come si può essere così indifferenti rispetto alla realtà del luogo, alle sue autentiche specificità, alla sua peculiare bellezza? E come si possono sprecare così malamente così tanti soldi pubblici che potrebbero servire a finanziare mille altre cose ben più consone e utili?
Potete leggere l’intervista completa su “L’AltraMontagna” cliccando sull’immagine in testa al post.