25 e 26 marzo, con il FAI per le “Giornate di Primavera”

Il 25 e 26 marzo prossimi tornano le Giornate FAI di Primavera, giunte alla XXXI edizione: domenica 26 marzo sarò tra i protagonisti degli eventi organizzati per la giornata dalla delegazione FAI di Lecco.

A breve avrete maggiori dettagli al riguardo ma, fin da subito: save the date!

Davide Sapienza, “uomo-mappa”

Venerdì 3 marzo, a Ciserano con Davide Sapienza per il Festival “Tierra!”, è stata un’altra bellissima serata di parole, dialoghi, scritture, incontri, considerazioni, idee, opinioni, visioni, intorno al tema de La natura piccola ma non solo, per la quale ringrazio il folto pubblico presente, Ornella Bramani che con la solita competenza e cordialità ha organizzato il tutto, e ovviamente Davide, innanzi tutto amico prezioso oltre a tutto quanto di prestigioso è e fa.

Nei giorni precedenti ho pensato più volte a come poter presentare Davide in un modo ovvero con parole che ancora non avessi utilizzato nei già numerosi eventi tenuti insieme e che non fossero meramente dettate dall’ammirazione che ho nei suoi confronti in quanto uomo di lettere, di pensiero, d’azione e, per tutto ciò, ispirazione potente per me fin da prima che lo conoscessi (grazie a Mirella Tenderini, altra persona meravigliosa). Poi, nella prefazione de La Valle di Ognidove scritta da Raul Montanari, libro nel quale si trova il capitolo che ha dato il titolo all’incontro di Ciserano, ho letto alcuni passaggi che mi hanno subito attivato il pensiero e la fantasia: ad esempio la citazione di Robert Louis Stevenson che si chiede, riguardo il suo celeberrimo L’isola del tesoro: «Come è possibile raccontare una storia senza partire da una mappa?» E poi, più avanti: «Uno scrittore vero, e Davide lo è, va incontro a un’esperienza inevitabile, che molti hanno descritto: non è lui a decidere cosa deve diventare parola e racconto. Lo scrittore è più piccolo delle storie che racconta; è il servo della storia e della pagina, il servo di due padrone sensuali ed esigenti. […] È la mappa continuamente ridisegnata di un sogno infinito, che come tutti i sogni – ci insegna Freud, quest’altro grande esploratore – è fatto di realtà. È preciso e mai mistificatorio: come gli angoli e le anse del mondo, come le pagine di questo libro.» Poi ho ripensato a un’affermazione tratta da uno dei libri di Davide (da Camminando) che più di altre in assoluto mi è rimasta in mente e ho reso una sorta di principio cardine della mia relazione con il mondo: «La mappa è il ricordo più antico che può essere scritto nel codice umano». E ancora, da I Diari di Rubha Hunish: «Mi piace tracciare parole sulla carta, quasi fossero passi sicuri lungo un sentiero sconosciuto.»

Mappe, sentieri, passi, esplorazioni: ecco, se metto insieme tutti questi elementi e li riferisco a Davide, per come lo conosco e per ciò che ho tratto dai suoi libri, posso certamente affermare che io, Davide, lo concepisco (anche) proprio come una mappa, un uomo-mappa, un narratore che non solo ha raccontato e racconta luoghi, nature, paesaggi, idee, visioni, utopie, ma li rappresenta in una rete di connessioni che posso veramente immaginare come quelle che uniscono le località di una carta geografica, la cui consultazione e conoscenza sa dare una direzione, un’indicazione precisa e comunque utile a capire dove si è, cosa si ha intorno e verso dove ci si può dirigere. Montanari dice che «Lo scrittore è più piccolo delle storie che racconta» esattamente come la mappa è più piccola della parte di mondo che rappresenta, eppure senza di essa quella parte di mondo non la possiamo conoscere, non vi ci possiamo relazionare compiutamente e consapevolmente, non possiamo sapere se la direzione intrapresa sia quella giusta: e Davide rispetto alle storie che racconta e al mondo, ai mondi, alle dimensioni e a i paesaggi che narra è proprio questo. Poi Montanari scrive che lo scrittore «È la mappa continuamente ridisegnata di un sogno infinito, che come tutti i sogni è fatto di realtà», e Davide è esattamente questo, è un narratore che trae le proprie storie da un «sogno infinito» per il quale ci fa da tramite (ovvero lo fa certamente per i suoi lettori) ma nelle quali la realtà è sempre reale, precisa, non è mai campata per aria, mistificata o romanzata al punto da disconnettersi dalla verità delle cose. In questo modo Davide di questa realtà e delle sue verità sa offrirci una visione alternativa, più compiuta, più lucida e ampia, assolutamente utile a poterle comprenderle con maggior consapevolezza intellettuale e più vivida sensibilità spirituale.

Per tutto questo, così come Stevenson si chiedeva se sia possibile raccontare una storia senza partire da una mappa, mi viene da dire che certe storie si possono raccontare in mille modi ma, per conoscerle al meglio e non smarrircisi dentro, il lavoro letterario, culturale e intellettuale di Davide in quanto “scrittore-mappa” è qualcosa di assolutamente importante e necessario. Al punto che credo che in Italia certe narrazioni Davide le abbia letterariamente maneggiate come nessun altro, con una profondità e una pienezza narrativa e di significati veramente rara se non, ribadisco, unica.

Monte San Primo, un silenzio istituzionale che dice molto

P.S. (Pre Scriptum): per chi non l’avesse intercettato – e per chi ne fosse interessato, ovviamente – ripropongo di seguito la “lettera” che giovedì 9 febbraio 2023 il quotidiano on line “Erba Notizie” ha pubblicato con le mie considerazioni in merito agli ultimi sviluppi della questione “Monte San Primo” e del relativo e contestato progetto di rilancio turistico, sui quali ho scritto spesso qui sul blog e in vari articoli pubblicati dalla stampa. O, per meglio dire, in merito agli ultimi NON sviluppi della questione… ma spiego tutto per bene nella “lettera”.
Ringrazio molto la redazione di “Erba Notizie” per la considerazione e lo spazio che ha dedicato al mio articolo, il quale al solito mi auguro possa contribuire costruttivamente al dibattito sulla questione che, vi ricordo, sarà il tema della serata di sabato 18 febbraio a Erba (Como) in occasione della presentazione del libro Inverno liquido. La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa (per saperne di più al riguardo cliccate qui).
Buona lettura!

Da ormai due settimane il Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” ha diffuso un comunicato stampa nel quale, oltre a rimarcare la propria posizione vieppiù critica rispetto al progetto di “rilancio turistico” del territorio in questione, zona montana di particolare bellezza e pregio ambientale compresa tra i due rami del Lago di Como – un progetto del quale molti media continuano a riferire da tempo -, denota la mancanza reiterata di qualsiasi riposta alla richiesta di un tavolo di confronto rivolta ai due enti proponenti il progetto, la Comunità Montana Triangolo Lariano e il Comune di Bellagio, più volte sollecitato anche tramite richieste ufficiali regolarmente protocollate nonché sostenuto da centinaia di messaggi di posta elettronica inviati agli enti suddetti, su invito delle associazioni poi riunitesi nel Coordinamento, da parte di chiunque abbia voluto rimarcare la propria personale critica nei confronti del progetto.

È veramente un peccato che dalla Comunità Montana e dal Comune di Bellagio, il cui progetto sarebbe sostenuto con finanziamenti pubblici provenienti in gran parte da Regione Lombardia e dal Ministero dell’Interno, non giunga alcuna risposta, ovvero giunga un sostanziale diniego alla proposta di un confronto su quanto previsto nel progetto. Confronto che invero rappresenta (dovrebbe rappresentare) una pratica ordinaria e necessaria per qualsiasi progettualità che intervenga su un territorio naturale che è patrimonio collettivo spendendo soldi pubblici, cioè di tutti, oltre che costituire un atto concreto di democrazia che rimanda direttamente ai principi di rappresentanza politica sanciti dalla Costituzione, palesando al contempo, se il confronto venisse concesso, il rispetto e la considerazione nei confronti della società civile da parte di chi ne viene eletto rappresentante.

La posizione di rifiuto assunta dalla Comunità Montana e dal Comune di Bellagio impedisce un dibattito che, se razionale e ben condotto a fronte delle rispettive opinioni divergenti, non potrebbe che arricchire le proposte in questione alimentando pure la riflessione e la considerazione di altri temi importanti per il futuro del territorio del Monte San Primo seppur non direttamente correlati al progetto proposto. Una tale condivisione di idee, pur dibattuta quanto si vuole ma con spirito costantemente costruttivo da parte di ogni soggetto coinvolto, apporterebbe vantaggi certi e preziosi a qualsiasi iniziativa attuabile per il “rilancio”, lo “sviluppo” e la salvaguardia del San Primo, con ricadute positive per chiunque e soprattutto per chi sulla montagna vive e lavora.

Di contro, il diniego al confronto da parte degli enti pubblici citati non può che far pensare male: innanzi tutto rispetto all’etica e alla coscienza politica dei rappresentanti degli enti, eletti democraticamente da una società civile alla quale poi rifiutano un diritto (e loro dovere) democratico fondamentale; ma appena dopo fa pensare male anche sull’effettiva portata del progetto proposto per il Monte San Primo, come se volessero nascondere qualcosa che pubblicamente non è noto o come se quel confronto pubblico potesse provocare l’apertura di armadi che conservano scheletri da non far vedere a nessuno (eventualità purtroppo non rara, per quanto la si sia riscontrata in altri casi similari). Per inevitabile conseguenza tutto ciò rende pessimisti anche rispetto al futuro del Monte San Primo, nel caso il progetto dei due enti venisse portato a compimento, spendendo così tanti soldi pubblici senza che il pubblico sappia come verranno spesi se non di fronte al fatto compiuto e, parimenti, senza sapere cos’altro ne potrà derivare e potrà essere ulteriormente imposto in maniera così forzata al territorio del San Primo nonostante la già evidente criticità di quanto del progetto è stato reso noto.

Insomma: il silenzio della Comunità Montana del Triangolo Lariano e del Comune di Bellagio è di quelli che, formalmente, dicono molto e a tutto svantaggio di chi se ne resta zitto senza fornire risposte nonché a discapito del Monte San Primo, verso la cui integrità ambientale e paesaggistica c’è veramente da temere molto. Almeno fino a che i rappresentanti delle istituzioni coinvolte non si dedichino finalmente a osservare il proprio dovere politico e a concedere un confronto vero, strutturato, non una tantum ma prolungato e messo in atto con atteggiamento costruttivo, a favore di tutti i soggetti coinvolti, di chiunque viva nel territorio o vi giunga per goderne della bellezza e, in primis, per il Monte San Primo e il suo meraviglioso paesaggio prealpino.

Ieri, su “Erba Notizie”

Ieri (9 febbraio 2023) il quotidiano on line “Erba Notizie” ha pubblicato le mie considerazioni in merito agli ultimi sviluppi della questione “Monte San Primo” e del relativo e contestato progetto di rilancio turistico – o, per meglio dire, in merito agli ultimi NON sviluppi, visto che le amministrazioni pubbliche che sostengono il progetto da mesi negano qualsiasi risposta alla società civile che chiede un confronto e un dibattito sul progetto. Come scrivo nell’articolo, «La posizione di rifiuto assunta dalla Comunità Montana e dal Comune di Bellagio impedisce un dibattito che, se razionale e ben condotto a fronte delle rispettive opinioni divergenti, non potrebbe che arricchire le proposte in questione alimentando pure la riflessione e la considerazione di altri temi importanti per il futuro del territorio del Monte San Primo». Invece, il reiterato silenzio al riguardo degli enti suddetti, oltre che negare un diritto proprio della democrazia e un dovere della rappresentanza politica, non può che far pensare male, inevitabilmente.

Ringrazio molto la redazione di “Erba Notizie” per la considerazione e lo spazio che ha dedicato al mio articolo, che al solito mi auguro possa contribuire costruttivamente al dibattito sulla questione.

Potete leggere l’articolo nella sua interezza cliccando sull’immagine in testa al post.