Di là il Parco Nazionale Svizzero, di qua il Parco Nazionale dello Stelvio. E si vede.

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Mentre il Parco Nazionale Svizzero – la più grande riserva naturale del paese, istituita ufficialmente nel 1914 con i più alti standard di protezione e di ricerca sugli habitat naturali montani – attira delegazioni dall’estero che vengono a raccogliere informazioni e esperienze su come si possono promuovere ed eventualmente combinare il turismo sostenibile e la tutela della biodiversità nelle riserve naturali dei propri paesi, al di qua del confine, nel contiguo settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio, si può constatare concretamente e “imparare” non solo come non si tutela un’area naturale montana ma pure come la si può distruggere con l’autorizzazione e il bene placito delle istituzioni politiche nonché, soprattutto, con la consensuale indifferenza dello stesso Parco Nazionale.

[Ciò che succede nel Parco Nazionale dello Stelvio. Cliccateci sopra per saperne di più.]
Si rimarca spesso che le montagne da sempre non dividono ma uniscono: territori, paesaggi, genti, culture, tradizioni, saperi… ma in certi disgraziati casi invece è vero che dividono: tra Grigioni e Lombardia, nelle rispettive e, ripeto, contigue aree naturali protette, da una parte si trova competenza, cura, capacità di gestione, visione, idoneo supporto politico, dall’altra si constata incompetenza, menefreghismo, incapacità gestionale, assenza di visione e progettualità ambientale, azione politica deleteria. E riguardo questa seconda parte, quella lombarda del Parco Nazionale dello Stelvio, ciò che sta accadendo al Lago Bianco del Passo di Gavia è tra le prove più emblematiche e inquietanti.

Una divisione netta, una differenza di relazione con il territorio e di gestione delle proprie montagne radicale e sconcertante. Di là, nei Grigioni, ammirazione; di qua, in Lombardia, vergogna.

Tutto lo sci su pista delle Alpi (e non solo)

Nella mappa qui sopra, elaborata da Alessandro Ghezzer e tratta dalla sua pagina Facebook, sono indicati i comprensori sciistici delle Alpi, con il colore rosso più intenso nelle zone di maggior concentrazione di impianti e piste. Ognuno può liberamente ritenere che, per la realtà constatabile dalla mappa e in relazione all’estensione geografica della catena alpina, i comprensori siano troppi oppure no; di sicuro l’immagine rende bene l’idea di come le Alpi siano la catena montuosa più antropizzata del pianeta, nella quale le aree che nel corso del tempo non hanno visto un intervento antropico che ne abbia modificato la geografia sono veramente minime. Un dato di fatto scientifico, questo, che la mappa di Ghezzer ha il pregio di rendere comprensibile a vista. Purtroppo qualche amministratore pubblico alpino pensa che questa realtà storicizzata possa giustificare ulteriori interventi e modificazioni nei territori in quota (in base al principio che, «con tutto ciò che è già stato fatto, un’opera in più non cambierà la situazione!») quando invece è il motivo fondamentale e ineludibile per incrementare al massimo la salvaguardia dei territori alpini e dei loro paesaggi, già fin troppo antropizzati e di frequente, negli ultimi decenni, in modi pesantemente degradanti. Questo non significa che non si possa fare più nulla, ma che lo si faccia senza aumentare ulteriormente la pressione antropica attraverso opere che perseguano (veramente, non solo a parole e con operazioni di bieco greenwashing) come fine principale la sostenibilità e l’equilibrio con l’ambiente naturale e i suoi ecosistemi, fattori primari dai quali far dipendere i tornaconti economici delle attività commerciali e non più viceversa.

Per la cronaca, secondo l’ultima edizione (2022) dell’International Report on Snow & Mountain Tourism, in Italia vi sono 349 comprensori sciistici con almeno 5 impianti di risalita (secondo invece questo articolo de “Il Sole-24 Ore” sono «oltre 280», ma credo che in considerazione della fonte il primo dato sia più attendibile e aggiornato) e un totale di 2.127 impianti di risalita, dunque una media di 6,09 per comprensorio. Per quanto riguarda gli altri paesi alpini principali, la Francia ha 317 comprensori e 3.113 impianti, media 9,82; la Svizzera ha 181 comprensori e 1.164 impianti, media 6,43; l’Austria ha 253 comprensori e 2.930 impianti, media 12,06. Se ne deduce che l’Italia è un paese dotato di comprensori in gran parte medio-piccoli: la media sarebbe probabilmente risultata ancora più bassa se non fosse che, negli ultimi anni in forza della situazione climatica in divenire e di varie difficoltà economiche, molti piccoli comprensori hanno chiuso (si veda al riguardo il Report “Neve Diversa” di Legambiente) mentre in Svizzera, altro paese con numerosi comprensori medio-piccoli, la geografia più favorevole ha permesso il loro mantenimento. La mappa lì sopra invece mostra bene la predominanza impiantistica francese, che ha ben 13 grandi comprensori – cioè con presenze annue superiori a un milione di sciatori – e quasi tutti concentrati nei dipartimenti della Savoia e Alta Savoia, il che spiega bene tutto quel rossore lungo le Alpi nord occidentali.

Giusto per fornire un raffronto “intercontinentale”, gli Stati Uniti, terzo paese al mondo per superficie le cui montagne hanno un’estensione molte volte maggiore di quella delle Alpi, hanno “solo” 470 comprensori sciistici con 2.970 impianti (media 6,32) di cui solo 6 grandi.

Infine, è assolutamente significativo notare – sempre dalle statistiche dell’International Report on Snow & Mountain Tourism – che di 1.945 comprensori sciistici attivi in tutto il mondo, ben il 39% si trova nelle Alpi così come la stessa percentuale dei 25.093 impianti di risalita censiti, mentre per quanto riguarda i 52 grandi comprensori sciistici, addirittura il 79% è situato sulle Alpi. Se si considera – con un calcolo certamente grossolano ma comunque indicativo – che la superficie delle terre emerse sul pianeta è pari a circa 149 milioni di kmq e che le alture rappresentano il 70% di questa superficie, dunque circa 104 milioni di kmq, e che la superficie delle Alpi è pari a circa 191.000 kmq, si deduce che il 39% dei comprensori sciistici del mondo sono concentrati nell’1,84% della superficie planetaria. Dati che rendono ancora più evidente il livello di antropizzazione – turistica in primis, ma non solo – dei territori alpini.

Ribadisco: non sto proponendo questi dati, ora, contro lo sci su pista e la sua industria. Se la presenza numerica di comprensori sciistici è un ovvio fattore di sfruttamento e infrastrutturazione del territorio montano, con tuti gli annessi e connessi, è il tema della effettiva sostenibilità ecoambientale dei comprensori a poter determinare la bontà o meno della loro presenza – posto che è ormai assodato che l’economia legata al turismo sciistico sia importante ma non così fondamentale per i territori interessati e le comunità residenti come spesso si vuole far credere, soprattutto in presenza di piani di sviluppo dei territori e alternative turistiche che sempre più località puntano a offrire anche in vista delle future difficoltà climatiche che lo sci dovrà inesorabilmente affrontare, chissà con quali esiti.

Cime Bianche, Cortina, Lago Bianco (eccetera): è ora che la politica che consuma e devasta le montagne venga definitivamente isolata!

[Cortina d’Ampezzo, domenica 24 settembre 2023.]
Venerdì 22 settembre ad Aosta c’era un sacco di gente per ascoltare Marco Albino Ferrari, Pietro Lacasella e manifestare la propria adesione alla lotta per la salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche, tra Cervino e Monte Rosa, minacciato da un devastante progetto funiviario e sciistico. Domenica 24, a Cortina d’Ampezzo, Piazza Dibona era stracolma di persone radunatesi lì per dire un chiaro e inequivocabile “NO” allo scellerato e vergognoso progetto della nuova pista olimpica di bob. Due weekend fa, il 10 settembre, ancora altre centinaia di persone si sono radunate ai 2600 m del Passo di Gavia, sulle rive del Lago Bianco tra Valtellina e Valle Camonica, per protestare contro i lavori di posa delle tubature che prederanno le acque del lago per alimentare gli impianti di innevamento programmato di Santa Caterina Valfurva. E tutti questi recenti raduni non so che gli ultimi di una serie di altri precedenti, altrettanto sentiti e partecipati, nonché alcuni dei tanti attraverso cui, nelle Alpi e sugli Appennini, un numero crescente di persone, riuniti in associazioni o da cittadini comuni, sta chiedendo di salvaguardare i territori e i paesaggi montani.

[Aosta, venerdì 22 settembre 2023.]
Ecco perché, nonostante la devastante azione di certa politica che sta cercando in ogni modo di svendere e consumare le montagne per biechi e inutili scopi turistici al fine di ricavarne chissà quali tornaconti («A pensar male si fa peccato ma si indovina» recita quel noto motteggio) io resto assolutamente fiducioso che una tale realtà, oggi inquietante e irritante, possa cambiare presto. Sempre più persone – me ne rendo conto non solo dalle manifestazioni come quelle citate ma in generale frequentando le montagne e parlando con chi incontro lungo i sentieri e nei rifugi – si stanno rendendo conto che non si può più, non si deve più fare ciò che si vuole sulle/delle nostre montagne, che molte cose che accadono nei territori montani sono sbagliate, pericolose, illecite, insensate, che bisogna necessariamente riprendere la piena consapevolezza del valore inestimabile e condiviso – ambientale, culturale, sociale, economico – delle montagne e dei loro paesaggi, un patrimonio di tutti che nessuno, nemmeno quei pochi scellerati amministratori pubblici coi loro sodali, può permettersi di deteriorare, degradare, consumare e distruggere.

[Lago Bianco al Passo di Gavia, domenica 10 settembre 2023.]
Forse anche per questo i suddetti amministratori manifestano una tale foga nel presentare e finanziare continuamente progetti così devastanti: ove non siano semplicemente dei pazzi, in realtà si rendono conto di avere il tempo contato per portare avanti ciò che vogliono fare, che la stragrande maggioranza delle persone non è dalla loro parte e che tutti quelli che al momento restano silenti, che i proponenti pubblici pensano essere concordi alle loro azioni, lo sono soltanto per disinteresse civico, mera pusillanimità ovvero nel tentativo di difendere il proprio “orticello” di interessi privati. Purtroppo per il momento il sistema che autoalimenta la predazione delle montagne sta ancora in piedi ma è vieppiù traballante, anche in forza dei colpi di maglio sempre più violenti, ahinoi, portati dalla crisi climatica in divenire; di sicuro la consapevolezza crescente e sempre più diffusa riguardo la salvaguardia delle montagne concluderà molto presto la loro folle e devastante corsa. Speriamo, quando ciò accadrà, che i danni nel frattempo inferti ai territori montani e alle comunità che li abitano non siano troppo pesanti e profondi.

Domenica scorsa, al Lago Bianco del Passo di Gavia

È veramente bello constatare quanta gente c’era, domenica scorsa al Passo di Gavia, per partecipare alla “Camminata Solidale” in difesa del Lago Bianco e manifestare tutta la propria passione e la sensibilità nei confronti di questo luogo magico e prezioso che sta per essere devastato da lavori a dir poco scriteriati. Ne ricavo un gran sollievo, io che per altri impegni assunti non ho potuto essere presente: per alleviare il dispiacere della mancata presenza tanto quanto per denotare quante persone siano accorse lassù dimostrando di aver perfettamente compreso il valore della bellezza che il Lago Bianco sa offrire e la portata del danno ambientale che gli sta per essere perpetrato.

Non solo, l’importanza basilare di una giornata come quella di ieri al Gavia è anche data dal suo profondo significato civico e politico per certi versi “paradossale”: infatti, mentre i promotori delle opere di prelievo delle acque del Lago stanno palesemente perseguendo e difendendo solo i propri interessi, le persone presenti domenica al Passo e che in vari modi si stanno dando da fare per la difesa del Lago Bianco – anche solo manifestando il proprio dissenso rispetto ai lavori – stanno perseguendo e difendendo gli interessi di tutti, compresi i suddetti mandanti dei lavori. Perché la montagna è di tutti, la sua bellezza, i suoi luoghi e le sue risorse sono un patrimonio comune e collettivo del quale tutti, appunto, possono godere nella sua più ampia integrità senza che qualcuno, invece, lo consideri “roba propria” e si permetta di sfruttarlo con modalità tanto devastanti in forza di deroghe furbesche alle norme e ai regolamenti di tutela vigenti che solo un paese assai carente di buon senso politico e attenzione nei confronti del proprio paesaggio come bene comune si può permettere.

Per tutto questo la Camminata di domenica è stata un grande successo ma niente affatto un punto di arrivo, semmai rappresenta il fondamentale e vigoroso inizio del cammino verso l’ottenimento di risultati il più possibile importanti, efficaci e funzionali alla salvaguardia del meraviglioso Lago Bianco del Gavia nonché, emblematicamente, di qualsiasi altro spazio nelle Terre Alte minacciato dall’insensibilità e dall’egoismo di amministratori ben poco rispettosi e lungimiranti nei confronti delle montagne e di chiunque le frequenti.

N.B.: l’immagine in testa al post è di Simone Foglia, le altre di Alfredo Davide; tutte quanto sono tratte dalla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco (Passo Gavia)” sulla quale trovate molte altre cronache della giornata di domenica e gli articoli che stanno uscendo sulla stampa.

Il Lago Bianco, “l’ignoranza” della Natura e il dio-denaro

Se l’ignoranza della natura diede vita agli dei, la sua conoscenza li distruggerà.

[Paul-Henry Thiry d’Holbach, Sistema della natura, UTET, 2013, tomo I, cap. XVIII.]

Questo celebre aforisma del Barone d’Holbach, datato 1770 e figlio della temperie culturale illuminista dell’epoca, trovo che sia assolutamente consono anche ai giorni nostri per certe opere imposte in maniera forzata all’ambiente naturale che ne degradano la realtà, interpretando gli “dei” come i tornaconti materiali (si usa dire «il dio denaro», appunto) e di potere perseguiti dai promotori di quelle opere. Ad esempio alcune infrastrutture, sovente turistiche, che risultano talmente insensate e così palesemente impattanti rispetto ai luoghi naturali ove vengono installate da non poter far altro che ritenerle il frutto di una sconcertante ignoranza della Natura e del paesaggio, cioè di una cecità indotta dalla folle volontà nel credere di poter fare tutto senza curarsi delle conseguenze pur di perseguire quei biechi tornaconti e nonostante risulti palese come ciò determinerà un danno generale per chiunque, anche per quegli stessi promotori che per la suddetta cecità non sanno e non vogliono rendersene conto.

Di contro, basta conoscere anche poco la Natura, ovvero sviluppare verso l’ambiente naturale quella sensibilità che è segno di intelligenza, di buon senso, di cultura, di civiltà e di umanità, per comprendere non solo quanto possano essere degradanti e distruttive certe opere, ma pure come a essere inesorabilmente distrutti, prima o poi, saranno quei tornaconti prepotentemente perseguiti contro la Natura e chi li pretende, dacché ne verrà distrutto il sistema di potere che vi sta alla base. Ciò perché ogni cosa che si priva di o che rifiuta qualsiasi sostanza culturale – ad esempio la cognizione della relazione con l’ambiente e i luoghi, nei casi sopra citati così come, in generale, ogni atto meramente politico con secondi fini che politici nel senso vero del termine non sono affatto – non è che una scatola vuota la quale rapidamente e inevitabilmente si accartoccerà su se stessa – per propria inconsistente natura, appunto. Nel frattempo, è dovere di chiunque fare in modo che la Natura, quella vera e della quale siamo tutti parte, subisca meno danni possibile. Un dovere e un diritto, per costruirci il miglior futuro possibile.

[Foto ©Simone Foglia.]
Nella foto in testa al post – dell’amico Fabio Sandrini: tutta l’ignoranza della Natura manifestata dai lavori per la captazione delle acque del Lago Bianco al Passo di Gavia per alimentare l’innevamento artificiale delle piste da sci di Santa Caterina Valfurva, questione sulla quale ho scritto qui. Domani, alle ore 10 dalle rive del lago, partirà la Camminata Solidale in difesa delle sue acque e del suo paesaggio, alla quale tutti siete invitati a partecipare: come scrivevo qualche giorno fa, bisogna fare di tutto per fermare quel disastro ambientale, bisogna sostenere la protesta che va ampliandosi ogni giorno di più, bisogna far capire in modo inequivocabile a chi sostiene i lavori che nella realtà presente e futura che stiamo vivendo non si possono (più) compiere crimini del genere a danno delle nostre montagne e della Natura per l’interesse di pochi. Perché stare zitti o far finta di nulla rende complici di quello scempio e dei suoi mandanti e credo che nessuno, in cuor suo, possa realmente accettare ciò. Nessuno.

Domani tutti al Lago Bianco, dunque, per ri-conoscere il valore inestimabile della Natura delle nostre montagne e respingere ogni scriteriato assalto alla sua integrità!