Rigenerare le comunità diffondendo “Spore” nell’outdoor. Ne parliamo il 12 maggio a Milano

Domenica 12 maggio sarò a Milano per partecipare a e condurre un evento super intrigante (in un posto bellissimo: e/n enoteca/naturale) per il ciclo “Spore” di Campo Base Project: Rigenerarsi. Outdoor e comunità, un talk pubblico sul tema delle pratiche di rigenerazione vitale che le realtà e i collettivi di attività outdoor applicano sui territori e sulle comunità di riferimento, come motore di cambiamento e creazione di nuovi sguardi sul mondo.

Ne parleremo con Slipmode community, The Outdoor Manifesto e Protect Our Winter, tre realtà tra le più interessanti e attive del mondo delle outdoor activities, capaci di generare (appunto!) e comunicare visioni e prospettive innovative e preziose in grado di incidere concretamente nelle realtà territoriali ove si manifestano.

Sarà un talk tanto affascinante quanto importante, c’è da starne certi, ancor più perché aperto al contributo di chiunque vorrà parteciparvi e interagire con i collettivi che lo animeranno. Da non perdere!

A seguire verrà servito un pranzo a base di uova (nello spirito della generazione e della rinascita) e un workshop per bambini dai 5 ai 10 anni di Ciao Ghiribizzi. Soundtrack della giornata a cura di Lambrate Lion Rockers.

Vi starete chiedendo cosa sia questo “Spore”, probabilmente.
Spore è una nuova serie di eventi di Campo Base Project. Di più: Spore è uno stato mentale.
Nel regno dei vegetali e dei funghi con “spore” si indicano le cellule riproduttrici che germinando producono un nuovo individuo. Fra i batteri, invece, si tratta di una fase vitale che serve alla sopravvivenza estrema.
Entrambe queste definizioni sono perfette per immaginare Campo Base Project e la sua comunità di riferimento. La speranza è che questi appuntamenti possano generare un cambiamento e una riproduzione di altre piccole comunità e, in questi tempi in cui è faticoso immaginare un futuro possibile, permetterci di pensare a noi stessi come individui resistenti.

Trovate le info necessarie sulla giornata di Milano cliccando e ingrandendo l’immagine lì sopra o visitando la pagina Instagram di Campo Base Project.

Aiutare le famiglie con disabili? No, in Lombardia si preferisce costruire seggiovie (dove non nevica più)!

[Una manifestazione dello scorso marzo a Milano contro i tagli ai caregivers lombardi. Immagine tratta da qui.]
La Regione Lombardia taglia i fondi all’assistenza dei disabili gravi e gravissimi – il cosiddetto caregiving: vengono tolti circa 10 milioni, meno di quanto la stessa Regione Lombardia ha stanziato, ad esempio, per uno dei tanti assurdi progetti di nuovi impianti sciistici o di innevamento artificiale in luoghi dove è già oggi problematico sciare e domani sarà impossibile.

Un paio di seggiovie o un tot di cannoni sparaneve al posto dell’aiuto a circa 7.000 famiglie lombarde con persone disabili.

Lombardia: «la Regione del fare» (schifo).

P.S.: qualcuno ritiene che questa mia affermazione sia “populista”? Be’, se lo sia oppure no vada a chiederlo ai familiari delle persone disabili.

Se la bellezza delle montagne non basta a proteggerle…

[Arolla, Canton Vallese, Svizzera. Foto di Xavier von Erlach su Unsplash.]
In un mondo “normale”, abitato – per la parte antropica – da uomini intelligenti e senzienti, dotati di senno e di senso (civico, in primis), la bellezza delle montagne basterebbe a proteggerle da qualsiasi azione che le potrebbe degradare. Nel nostro mondo, invece, troppo spesso è il motivo per il quale si decide di sfruttarle per ricavarci qualche tornaconto. «Un luogo montano è particolarmente bello? Bene, può rendere un sacco, dunque sfruttiamolo quanto più possibile!» Così pare che funzionino le cose, oggi, quando viceversa un luogo così bello, proprio perché tale, sarebbe da tutelare il più possibile e rendere fruibile nel modo più equilibrato e sostenibile con cura, sensibilità, attenzione, rispetto e visione del futuro.

Paradossalmente, quando in montagna l’idea di “bellezza” non esisteva (nata con il romanticismo, gli aristocratici del Grand Tour e l’immaginario collettivo che ne è derivato) si aveva molta più consapevolezza del fatto che l’usufrutto dei territori montani e di ciò che potevano offrire (che in fondo rappresentava la loro “bellezza” per i montanari di un tempo) doveva rispettare un equilibrio assoluto con gli stessi al fine di salvaguardarne la realtà in ogni suo aspetto. Forse più per istinto che per raziocinio ma con convinzione innegabile si sapeva che la finitezza delle montagne significa(va) sia perfezione che limitatezza. Oggi invece la nostra società no limits, e pure no responsibility (non serve tradurre, immagino), si comporta come se la bellezza apparentemente infinita delle montagne equivalesse all’apparente infinitezza del loro possibile sfruttamento. «C’è così tanta bellezza lassù, che saranno mai una casa in più, un condominio, una strada, un parcheggio, una funivia…» Ma così si condannano le montagne a finire in ogni senso: finirà la loro bellezza, finiranno le loro risorse, finirà (chissà dove) il loro valore culturale, finirà la nostra possibilità di viverle e frequentarle al meglio.

È ciò che vogliamo fare, delle nostre montagne? Possibile che la loro bellezza, che tutti sappiamo cogliere e riconoscere, non sappia proteggerle come per logica dovrebbe essere? È “normale” un mondo dove in molti luoghi si fa di tutto o quasi per rovinare la bellezza delle montagne?

[Sbancamenti per nuove piste da sci a Cortina d’Ampezzo. Immagine tratta da altrispazi.sherpa-gate.com.]

La montagna che non fa comunità perde ogni possibilità di avere un futuro

[Il paese di Sauris di Sotto/Unterzahre in Carnia, provincia di Udine.]
[…] È quanto mai necessario il recupero e la rivitalizzazione della polis delle montagne, della sua dimensione di comunità civica, sociale, culturale e antropologica quanto di quella politico-amministrativa, di rappresentanza autentica, concreta e attiva per i propri territori, parimenti rivitalizzando una connessione democratica costante tra le due comunità per far che veramente la montagna possa, per quanto possibile, tornare ad avere il controllo della propria realtà e delle proprie sorti in una dimensione culturale rigenerata che finalmente possa svincolarsi da quei modelli “alieni” imposti quasi sempre attraverso modalità ingannevoli. I quali, sia chiaro, potranno ancora essere realizzati, se si riterrà il caso di farlo, ma che dovranno inevitabilmente mettere al centro delle proprie azioni la comunità, la polis della montagna, il suo benessere che è il benessere della montagna stessa in quanto territorio, paesaggio, luogo di vita e di costruzione del miglior futuro possibile. Un progetto di ampio respiro e vaste prospettive per ri-fare comunità, insomma: quanto di più indispensabile per le montagne, quanto di più inevitabile da subito e sempre più nei prossimi anni.

[Questa è l’ultima parte del mio articolo La “polis montana” e lo sgretolamento del senso di comunità: cosa dovrebbero fare le montagne, e cosa non fare, per garantirsi un futuro migliore? pubblicato il 19 aprile 2024 su “L’AltraMontagna“. Per leggerlo nella sua interezza cliccate sull’immagine qui sotto.]