“Inverno liquido” a Lecco, una rassegna stampa

Eccovi una rassegna stampa ad oggi (salvo mancanze di altre testate delle quali non ho riscontri, nel caso vi siano mi scuso della mancanza) della serata di venerdì scorso 10 marzo a Lecco per la presentazione del libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli Inverno Liquido (DeriveApprodi) e per il conseguente dibattito aperto sui temi trattati dal volume.

Personalmente ringrazio di cuore il folto pubblico che ha riempito la sala e gli amministratori locali che hanno presenziato all’incontro ed espresso le proprie opinioni: al di là della divergenza di vedute, spesso radicale, è importante promuovere un confronto costante e frequente sui temi della frequentazione turistica dei nostri monti, sullo sviluppo socio-economico delle comunità residenti, sulla salvaguardia ambientale reso ineludibile dai cambiamenti climatici e su ciò che a questi ambiti è connesso. Il tutto affinché finalmente le montagne, cuore e anima pulsanti dell’Italia ma per troppo tempo trascurate ovvero mal gestite, ritornino al centro dell’attenzione pubblica e ritrovino la loro naturale e imprescindibile dignità di interlocutori forti nel dibattito condiviso sul futuro del nostro paese.

Cliccando sulle immagini degli articoli troverete i link per leggere i relativi articoli originari.

ReImagine Winter, domani

Domani, domenica 12 marzo 2023, è il giorno di ReImagine Winter, la mobilitazione nazionale ideata e coordinata dal collettivo The Outdoor Manifesto per la quale in numerose località delle Alpi e degli Appennini associazioni, comitati, gruppi spontanei e singoli attivisti si raduneranno per ribadire – insieme – che un futuro diverso per le nostre montagne, slegato da logiche socio-economiche anacronistiche e ambientalmente ormai insostenibili, non solo è possibile ma è diventato assolutamente necessario.

Cliccando qui o sull’immagine in testa al post trovate le informazioni sui vari luoghi e le azioni ad oggi organizzate; l’elenco è in aggiornamento continuo. Per saperne di più su ReImagine Winter, cliccate qui.

Un incontro importante, questa sera a Lecco

L’incontro di questa sera a Lecco per la presentazione del libro di Maurizio Dematteis e Michele Nardelli Inverno Liquido (DeriveApprodi) e per il conseguente dibattito aperto sui temi trattati dal volume si preannuncia quanto mai interessante e importante: per la presenza di relatori prestigiosi capaci di portare visioni illuminanti sulla montagna di oggi e di domani, per quella di numerosi amministratori pubblici, non scontata e per questo certamente apprezzabile, dunque per la possibilità di avviare, nei tempi e modi consentiti dall’evento, un prezioso confronto sulla frequentazione turistica dei territori montani e in generale sul futuro possibile delle comunità che li abitano.

Perché attraverso l’evoluzione del turismo, la gestione amministrativa locale o per qualsiasi altro fattore attivo, giunga finalmente l’ora che le montagne ritornino al centro dell’attenzione pubblica e ritrovino la loro naturale e imprescindibile dignità di interlocutori forti nel dibattito condiviso sul futuro del nostro paese. Che è fatto per la gran parte di montagne, è bene non dimenticarlo!

[Lecco e le sue montagne. Foto di Maurizio Moro5153, opera propria, CC BY-SA 4.0, fonte commons.wikimedia.org.]

(Non) capire lo sci

In effetti posso (tentare di) capire la sensazione vivida di “accerchiamento” che percepiscono i gestori dei comprensori sciistici, per come sugli organi di informazione, da fonti diverse e con frequenza sempre maggiore, si possono leggere e sentire articoli o servizi che raccontano della crisi sempre più profonda nella quale stanno scivolando i suddetti comprensori sciistici e di come risulti oltremodo necessario ripensare il turismo montano invernale, posta innanzi tutto la realtà climatica in divenire ma non solo per questo (uno dei quali è quello de “Il Post” del 9 febbraio 2023 che vedete qui sotto: cliccate sull’immagine per leggerlo). Accerchiamento al quale gli impiantisti reagiscono con rabbia sempre meno malcelata, accusando chi sostiene il bisogno di ripensare il turismo invernale (anche) di voler mandare al fallimento le società di gestione degli impianti di sci e così di creare migliaia di disoccupati e rilanciando ossessivamente l’idea che senza lo sci la montagna e la sua economia morirebbero.

Lo posso “concepire”, quel loro atteggiamento, perché posso immaginare come sempre più gli impiantisti sentano venir meno la terra da sotto i piedi o, per meglio dire, la neve da sotto i piedi, proprio per i cambiamenti climatici in atto, e ciò generi loro un panico difficilmente represso. Ma se è concepibile e immaginabile, la loro posizione, non è d’altro canto affatto comprensibile. Il panico che si intravede dietro le suddette reazioni irose – che purtroppo non di rado sfociano in atteggiamenti da negazionismo climatico – è a ben vedere per gran parte colpa di loro stessi, e del loro essere rimasti sostanzialmente immobili rispetto a un’evoluzione sempre più problematica del clima sulle montagne che la scienza registra e prevede da decenni, la quale da tempo ha già causato la chiusura di numerose stazione sciistiche di bassa quota. L’unica reazione formulata da parte degli impiantisti, in pratica, è stata quella di aumentare sempre di più l’utilizzo della neve artificiale, salvando le piste da sci ma non i propri bilanci e pure qui con un crescendo drammatico, visti i costi attuali dell’energia e l’impatto sui patrimoni idrici locali, il che ha generato da un lato un circolo vizioso di continue elargizioni di soldi pubblici da parte dello stato e delle regioni e, dall’altro, di aumenti dei costi degli skipass insostenibili per molti: non a caso il numero di sciatori è in costante decremento da tempo, al netto delle fluttuazioni stagionali e dei casi particolari.

In fondo non lo si può capire, l’atteggiamento degli impiantisti, perché sono proprio loro a non capire la realtà dei fatti, come stanno andando le cose, come sarà il futuro prossimo (sperando che quello più lontano non si manifesti ancora peggiore di quanto oggi è prevedibile). Dal mio punto di vista il nocciolo della questione non è tanto l’essere a favore o contro lo sci su pista, ma è richiedere fermamente che, vista la realtà delle cose, lo sci su pista garantisca una sostenibilità ecologica e economica la più compiuta possibile evitando definitivamente di palesarsi per ciò che spesso oggi appare, ovvero un sistema di sfruttamento eccessivo e di degrado dei territori montani che non agevola affatto l’economia locale, anzi la danneggia proprio in forza della sua impronta sproporzionata avvantaggiando (temporaneamente e occasionalmente) solo chi è direttamente coinvolto nella gestione finanziaria dei comprensori.

Se gli impiantisti sapessero assicurare quanto sopra, e nel caso in cui i loro comprensori fossero posti oltre il limite dei 1800-2000 m che tutti i rapporti scientifici e climatici fissano come quello al di sotto del quale l’innevamento – né naturale e né artificiale, in forza delle temperature – non sarà più garantito, la loro attività sarebbe obiettivamente ammissibile e giustificabile. Per lo stesso principio di obiettività, i comprensori sciistici al di sotto di quelle quote e finanziariamente dipendenti dai contributi pubblici non è logico che possano restare in attività: dura quanto possa essere una verità del genere, non ci si può sfuggire ma può certamente diventare lo stimolo e il punto di partenza per un ripensamento della frequentazione turistica dei relativi territori ben più sostenibile, consona al luogo, contestuale alle caratteristiche climatiche, innovativa e, perché no, alla fine più redditizia di un’attività sciistica oltre modo esosa e totalmente dipendente dalle variabili meteorologiche e del clima nonché più soddisfacente per il potenziale pubblico, che parimenti con maggior facilità potrebbe essere fidelizzato alla frequentazione del luogo proprio perché a sua volta reso meno dipendente da fattori esterni alle peculiarità turistiche locali.

D’altro canto, l’alternativa a tale ricontestulizzazione deli comprensori sciistici sostenibili e al ripensamento di quelli inesorabilmente destinati a cessare l’attività è solo l’incancrenimento dell’immobilismo a difesa degli impianti a far da prologo al definitivo fallimento non solo dei comprensori così mal gestiti ma di tutto il loro territorio montano, come una nave dallo scafo pieno di falle che mai sono state riparate e nemmeno ci si è voluto premunire di scialuppe di salvataggio, così che, quando rapidamente colerà a picco, vi saranno ben poche alternative alla conseguente fine.

Dunque, gli impiantisti in verità si dovrebbero certamente sentire “accerchiati” ma innanzi tutto da se stessi e dalle loro alienazioni turistico-imprenditoriali. Ed è un peccato che non capiscano (non vogliano capire) perché sempre più persone come me non comprendono il loro comportamento, ovvero non capiscono la realtà nella quale tutte le montagne, e tutti noi che le frequentiamo, stiamo dentro. L’augurio fervido è che sappiano farlo quanto prima, il tempo rimasto non è ormai molto ma solo in ottica sciistica: le montagne invece sono lì che attendono soltanto la nostra più consona, consapevole e sostenibile presenza, per il bene di chiunque le ami e ne voglia salvaguardare l’insuperabile e insostituibile bellezza.

(L’immagine in testa al post è di ©Mischa Heuer ed è tratta dalla pagina Facebook “Alto-Rilievo/voci di montagna”, qui. Ringrazio molto Pietro Lacasella, gestore della pagina, per la concessione e le info sull’immagine.)

I ghiacciai, a Cremona

Eccovi un altro evento parecchio interessante in tema di montagne, ghiacciai e cambiamento climatico, la cui sede nel bel mezzo della pianura lombarda rende per certi versi ancora più affascinante. D’altro canto l’acqua che scorre (siccità permettendo!) nelle rogge tra i campi della pianura è sempre e comunque figlia, per gran parte, delle vette alpine lontane a settentrione, della neve e dei loro ghiacciai, che la lontananza e le foschie rendono di frequente invisibili ma che non per questo non sono parte fondamentale dello stesso ecosistema idrico padano. Il quale dalle Alpi fornisce acqua e vita all’intero bacino settentrionale del Po e che dunque è bene conoscere, senza dubbio, ancor più se in modi suggestivi e intriganti come quello proposto dalla mostra di Cremona.

Per saperne di più, cliccate qui oppure visitate il sito web del Servizio Glaciologico Lombardo, qui. Per ingrandire l’immagine della locandina, cliccateci sopra.