“Il miracolo delle dighe” su “LeccoNews” e “ValsassinaNews”

Un altro bell’articolo dedicato a Il miracolo delle dighe, il mio ultimo libro, è stato pubblicato in contemporanea da “LeccoNews” e “ValsassinaNews”, le cui redazioni ringrazio di cuore per l’attenzione e lo spazio che hanno voluto dedicare al libro.

Intanto l’estate è ormai alle porte, sempre più persone si avventureranno lungo gli itinerari montani e quasi sicuramente, prima o poi, si ritroveranno davanti o ai piedi di una delle centinaia di grandi dighe che dimorano sulle Alpi (solo su quelle italiane sono 530; la Svizzera ne ha 220 che determinano la maggior densità di dighe al mondo rispetto al territorio nazionale). Cosa penseranno, o cosa penserete se sarete voi, di fronte a uno di questi ciclopici muri “incastrato” in una vallata alpina, magari a quote superiori ai 2000 metri e in mezzo a un paesaggio di grande pregio ambientale? Ecco, questa è una delle domande alle quali cerco di dare una “buona” risposta nel libro.

Per saperne di più, date un occhio qui, mentre per leggere i due articoli cliccate sulle immagini corrispondenti.

“Il miracolo delle dighe” su “Fatti di Montagna” (e non solo)

Fatti di Montagna” ha dedicato una sorta di breve ma approfondito reportage “multimediale” – dacché in forma scritta e in audio con podcast – al mio libro Il miracolo delle dighe, che peraltro farà parte del prossimo numero della rivista “Dislivelli.eu”, pubblicata e curata dall’omonima prestigiosa associazione, il quale sarà dedicato al tema dell’acqua. L’articolo è già presente nel blog di Dislivelli, qui.

Devo ringraziare in maniera parimenti molteplice Luca Serenthà, ideatore e curatore di “Fatti di Montagna” con il quale già ho avuto l’onore e il piacere di collaborare per altre iniziative montane, che intorno ai temi del libro mi ha coinvolto in un bel dialogo con il quale abbiamo toccato diversi aspetti, tutti quanti variamente importanti per la montagna sia in senso storico, sia in considerazione della realtà attuale dei territori montani e, ancor più, sia per il futuro che verrà. Nel quale anche l’acqua imbrigliata in alta quota nei bacini delle dighe potrebbero giocare un ruolo fondamentale in relazione al paesaggio montano e al vivere umano in esso: pure attraverso modalità per così dire inopinate, che nel libro ho cercato di raccontare.

Cliccate sull’immagine lì sopra per aprire la pagina di “Fatti di Montagna” dedicata a Il miracolo delle dighe e leggere/ascoltare i contenuti; cliccate invece qui per sapere ogni cosa utile sul libro.

“Il miracolo delle dighe” su “LeccoToday”

Ringrazio di cuore la redazione – e in particolar modo Matteo Filacchione – di “LeccoToday” per l’ampio e completo articolo dedicato al mio ultimo libro Il miracolo delle dighe pubblicato ieri, 14 giugno. È veramente un onore vedersi dedicati tanto spazio e attenzione – lo dico senza falsa modestia: mi auguro che il libro se li meriti effettivamente e che la sua lettura possa lasciarvi qualcosa di interessante da conoscere e su cui meditare – o anche solo che vi lasci la voglia di scoprire sempre di più quanta bellezza, nel senso più ampio e emblematico del termine, è custodita tra le nostre montagne.

Per leggere l’articolo di “LeccoToday” cliccate sull’immagine in testa a questo post, mentre per saperne di più sul libro – che è ovviamente acquistabile in qualsiasi libreria e nei bookshop on line – cliccate qui.

Che cosa ci vedete in queste immagini?

Sono immagini che ho tratto da una serie fotografica pubblicata sulle pagine sociale di Varasc.it – ad esempio su Facebook è qui.

Per quanto mi riguarda, io ci vedo un luogo dove dimora il Genius Loci delle Alpi “in persona”, nel quale si ritrova l’anima più autentica dello spazio alpino, la coscienza del luogo-Alpi. E ci vedo la vita, il futuro, ovviamente la bellezza, ci sgorgo le fattezze di una gran fortuna, un tesoro, la forma che vorrei avesse la mia anima, un racconto affascinante, ci colgo un senso di fiducia e di responsabilità. Un posto in cui sentirsi bene semplicemente standoci, dove sentirsi in equilibrio. Un posto che dà un senso alle cose, qualsiasi esse siano.

Altri, invece, ci vedono un mero motivo per fare soldi, alla faccia del luogo stesso e di qualsiasi altra cosa, ne più ne meno fosse uno spazio sterile da dover far monetizzare perché altrimenti ritenuto inutile, sterile, fastidioso. Magari pure brutto. Come un prato di periferia in mezzo a tanti palazzoni ove non poter far altro che costruircene sopra altri, piuttosto di tutelarlo come ultima preziosa area verde. Chi vuole guadagnarci sopra lo vede esattamente così: una inutile periferia alpestre in mezzo ai propri danarosi “centri commerciali”. Un fastidio appunto, un impiccio da togliere di mezzo al più presto conquistandolo ai propri interessi particolari.

Ecco: secondo me, voler piazzare degli impianti funiviari nel Vallone delle Cime Bianche (il luogo in questione, per chi non lo [ri]conoscesse) è la manifestazione di un’alienazione ossessiva. Di un’incapacità di cogliere le cose belle e importanti per far spazio a quelle nocive, deleterie, riprovevoli ma che si inseguono morbosamente in forza di una devianza che nella realtà si manifesta nella pretesa di fare soldi a scapito di chiunque e di qualsiasi cosa. Anche di se stessi, sia chiaro, ma ovviamente in quell’alienazione non si è in grado di capirlo.

Non vedo come altrimenti spiegare la volontà di distruggere un luogo così speciale – non solo per le Alpi valdostane – senza nemmeno formulare una pur minima presa di coscienza, e di assunzione di responsabilità, di ciò che significherebbe. Ragionare solamente in termini di meri numeri, di milioni (di soldi pubblici) da spendere, di tornaconti personali, di marketing, di ostentazione di potere politico e commerciale rispetto a un luogo del genere: vi pare sensato? Vi pare logico, sostenibile, ammissibile, anche al di là che possa ritenersi (presuntamente) legittimo? Si può ancora ragionare così, quando si ha a che fare con l’ambiente naturale, a fronte di tutto quanto è già stato fatto e dei problemi che molti delle cose fatte hanno generato? Devastare un ennesimo territorio montano… per chi? Per cosa? Perché?

Non è una questione di tutela ecoambientalista da una parte e di sviluppo turistico-imprenditoriale dall’altra, no: è una questione di sensibilità, buon senso e saggezza contro prepotenza, insensatezza, menefreghismo innanzi tutto contro – ribadisco – se stessi e la propria gente, anche prima che contro la montagna.

In quell’immagine del Vallone delle Cime Bianche, luogo emblematico di molti altri sulle montagne italiane a rischio di devastazione, io ci vedo quanto avete letto. E non mi spiego la questione in altro modo.

P.S.: i miei numerosi articoli dedicati alla questione del Vallone delle Cime Bianche li trovate qui.

Domenica prossima in Valle Soana, per “La Montagna Sacra”

Domenica prossima, 11 giugno 2023, si svolgerà per il secondo anno in Valle Soana una manifestazione di sostegno al progetto “Una Montagna Sacra per il Gran Paradiso. Chi aderisce al progetto si impegna a non salire più sul Monveso di Forzo, montagna di 3300 metri collocata sul crinale fra la Valle Soana e la Valle di Cogne, fra Piemonte e Valle d’Aosta. In sostanza, gli aderenti si pongono per scelta personale un “limite”, simbolicamente identificato con la rinuncia meditata alla salita di almeno una delle tante vette alpine, per porre la maggior attenzione possibile alla necessità di limitare, per molti aspetti finalmente, l’invasività umana sulle nostre montagne.

Si tratta dunque di un progetto culturale che non prevede alcuna regola o divieto e che ha nella sensibilizzazione sulla necessità di limiti all’agire umano il suo elemento fondante: la presenza antropica sulle montagne è millenaria, sovente è stata ed è equilibrata ma, quando la relazione culturale con le Terre Alte viene messa da parte per fare spazio ad altri interessi ben poco contestuali alla realtà delle montagne, quella presenza diventa invasività, appunto. Da equilibrata e spesso armonica al territorio e al paesaggio diventa sbilanciata, asimmetrica, per molti versi impattante e degradante: una condizione che, nella realtà ambientale (nel senso più ampio del termine) che stiamo vivendo e vivremo sempre in futuro, non può più essere ammessa. Ne va del buon futuro delle montagne, delle comunità che le abitano e di noi tutti che le frequentiamo assiduamente oppure occasionalmente: perché le montagne sono patrimonio di tutti e il loro futuro è il nostro futuro. Al cui corso virtuoso è bene riallinearci, anche attraverso piccole e simboliche tanto quanto emblematiche rinunce, per poter continuare a godere di tutte le altre montagne in modi altrettanto virtuosi per lungo tempo.

Chiunque voglia e possa esserci, domenica in Valle Soana, porterà una presenza e un sostegno importante e prezioso al progetto e alle sue finalità. Ovvero una solidarietà a tutte le montagne, per la cui realtà futura il Monveso di Forzo si “incarica” di essere un simbolo di ritrovata e essenziale armonia tra uomini e montagne: l’unica condizione, questa, che non potrà mai prevedere limiti.

Trovate i dettagli della manifestazione di domenica nella locandina sopra pubblicata; per ulteriori informazioni: https://www.facebook.com/montagnasacramontagnasacra22@gmail.com

Qui invece trovate tutti gli articoli che ho scritto sul progetto, mentre qui potete sottoscriverlo e aderire.