Proteste da protestare

[Immagine tratta da “Open.online“, cliccateci sopra per leggere l’articolo dal quale è tratta.]
Posto che le motivazioni alla base possano essere giuste, logiche, sostenibili, comprensibili, e sicuramente lo sono, trovo che forme di protesta come quelle raccontate nell’articolo che leggete cliccando sull’immagine qui sopra, da tempo piuttosto diffuse, siano ineluttabilmente rozze, incivili e assolutamente ingiustificabili, nonostante spesso sostenute e istigate da certe entità sindacali. Abbiano pure ragione di protestare, ma che ne sanno tali manifestanti che bloccando un’autostrada o qualsiasi altro servizio pubblico non arrechino danni anche peggiori dei loro a chi vi sta viaggiando? Che ne sanno che tra i mezzi bloccati non vi sia qualcuno che deve recarsi a una visita medica urgente, a trovare un parente che sta male, a un appuntamento di lavoro fondamentale per la propria carriera o a sostenere qualsiasi altro personale impegno inderogabile?

Difendere i propri diritti ledendo quelli altrui non è affatto una forma di libertà o di democrazia e nemmeno di buon senso: è pura e semplice maleducazione civica, che peraltro sposta dalla ragione al torto qualsiasi rivendicazione sostenuta. Ed è pure una palese forma di meschinità: non si ha il coraggio, volontà o cognizione per protestare contro i potenti, allora si protesta e si danneggiano dei concittadini incolpevoli. Be’, non so che ne pensiate, voi; dal mio punto di vista è qualcosa di intollerabile, ecco. D’altro canto, la storia di questo paese non ha ormai certificato che in innumerevoli casi l’intollerabile si trasforma rapidamente nell’ordinarietà?

Il virus peggiore

[Fonte dell’immagine: Wikimedia Commons.]
Ad ennesima riprova del fatto che il peggior virus con relativa pandemia che attanaglia il genere umano sia (da sempre) l’idiozia, è tanto divertente quanto emblematico (ovvero inquietante) ammirare l’illustrazione qui sopra – cliccateci sopra per ingrandirla. È del 1802 e l’autore è il disegnatore satirico James Gillray, che così prendeva in giro gli antivaccinisti del tempo convinti che l’inoculazione del vaccino contro il vaiolo, una delle malattie più letali nella storia dell’umanità (si ritiene sia stata la causa di 300-500 milioni di decessi durante il solo XX secolo), trasformasse i vaccinati in mucche.

Per la cronaca, proprio in forza di una delle più grandi campagne di vaccinazione mai realizzate, il vaiolo è stata l’unica malattia eradicata nella storia umana fino al 2011, quando anche la peste bovina venne dichiarata tale: ma questo certamente non grazie ai no vax del tempo così come a quelli contemporanei per le malattie odierne, quando ancor più di una volta i veri “malati” sono loro, già.

Ultrasuoni #17: i Dead Kennedys e il più fenomenale “F**k off!” nella storia del music business

25 marzo 1980: a San Francisco va in scena la terza edizione dei Bay Area Music Awards, evento antesignano di tutti i vari awards musicali che verranno negli anni successivi, a partire dagli MTV Music Awards. Il genere new wave sta diventando sempre più ascoltato tra i giovani e dunque “pompato” dal music business, dunque gli organizzatori dell’evento – legati a doppio filo alle grandi major discografiche –  decidono di invitare una di queste “nuove” band così acclamate dal pubblico giovane, e chiamano i Dead Kennedys. Peccato che i Dead Kennedys innanzi tutto non sono affatto una band new wave ma un gruppo seminale del punk-hardcore – in ciò dimostrando la concreta grande ignoranza dei dirigenti del music business nei riguardi del panorama musicale alternativo – ma sono pure noti, nella scena underground evidentemente del tutto sconosciuta ai suddetti dirigenti, per essere degli ironici, sagacissimi e graffianti contestatori del sistema politico, economico e mediatico statunitense.

[“Give Me Convenience or Give Me Death”, la raccolta dei Dead Kennedys nella quale si trova “Pull My Strings”.]
I Dead Kennedys, capitanati dall’iconico e carismatico cantante Jello Biafra, non sono così stupidi da rispondere “no” a un tale invito: vanno ai Bay Area Music Awards e per tutta la giornata pre-live provano uno dei loro pezzi più noti, California Über Alles, come da accordi con gli organizzatori. La sera salgono sul palco, tutti quanti indossando una camicia bianca con una grande S nera dipinta davanti, partono a suonare il pezzo suddetto ma dopo 15 secondi si fermano e Jello Biafra dice ai suoi compagni ma rivolgendosi al pubblico: «Aspettate, aspettate! Dobbiamo dimostrare che siamo adulti adesso. Non siamo una band punk rock, siamo una band new wave!”. Da sotto la camicia si tolgono una cravatta nera che, posta ora sulla S dipinta davanti, forma il simbolo “$” – quello dei dollari, sì – e attaccano Pull My String, un fenomenale brano inedito che rappresenta il più sublime, potente e indiscutibile «Fuck Off!» della storia al music business e alla sua “payola, ovvero la pratica tanto illecita quanto diffusissima – tutt’oggi, sia chiaro – con la quale le case discografiche pagano le emittenti radio-televisive per passare i brani musicali dei propri artisti, facendo credere che invece siano trasmessi così di frequente perché piacciano al pubblico. Il tutto al sarcastico grido di «Is my cock big enough, is my brain small enough, for you to make me a star?» (spero abbiate la sufficiente dimestichezza con l’inglese per tradurre!) cantato in faccia ai dirigenti delle case discografiche seduti in platea, con ovazione finale del pubblico a cui fa seguito la radiazione perenne da qualsiasi evento musicale futuro, comminata alla band da quei dirigenti così sonoramente sbeffeggiati: una “punizione” che in realtà per una punk band come i Dead Kennedys vale quanto l’oro, chiaramente. Insomma: fu un successo totale ed epocale per Jello Biafra e compagni!

Ma Pull My String, anche al di là di quanto sopra, è un grandissimo pezzo (include pure una sublime presa in giro di My Sharona dei The Knack, brano emblematico, per i Dead Kennedys, di certa musica considerata alternativa ma in realtà del tutto mainstream, il cui titolo nel cantato di Jello Biafra diventa “My Payola”) il quale dimostra l’altrettanta grandezza di una band che sul serio ha fatto la storia della musica alternativa americana e non solo, icona di geniale e innovativa sfrontatezza, monumento punk al quale devono moltissimo – a livello musicale e ancor più in quanto ad attitudine – quasi tutti i gruppi venuti dopo, e che ha lasciato ai posteri brani celeberrimi come – oltre a Pull My String – la citata California Über Alles, Too Drunk to Fuck o Holiday in Cambodia, solo per citarne alcuni.

Purtroppo – ve lo state chiedendo, lo so! – non esiste una testimonianza video dell’esecuzione di Pull My Strings ai Bay Area Music Awards di quel 25 marzo 1980. Sarebbe stato qualcosa di eccezionale e alquanto “didattico” per molti “artisti” musicali di oggi, del tutto comandati come burattini dalle proprie case discografiche – ma in ogni caso anche l’audio è assolutamente significativo e divertente. Per questo non posso che dire: «Chapeau!» e standing ovation perenne ai grandissimi Dead Kennedys!

Confini (antichi) che uniscono, lungo la DOL

Volete saperne di più su questi affascinanti “tesori” della montagna lombarda? Be’, semplice: dovete leggere la guida “DOL dei Tre Signori”, che per tutto il mese di aprile, e fino a esaurimento delle copie, è disponibile in tutte le edicole di Lecco e provincia in allegato al quotidiano “La Provincia di Lecco”, a Euro 11,50 più il prezzo del quotidiano. Abbinati alla guida ci sono la mappa in scala 1:40000 del territorio della Dorsale Orobica Lecchese e il codice QR per accedere all’app “Orobie Active” con la quale esplorare anche in modo “tecnologico” e con numerosi contenuti aggiuntivi il percorso della DOL.

Per conoscere meglio da subito la guida, cliccate sull’immagine qui sotto: