(Radio) Alice, domenica 17 alle 20, è su Radio Città Fujiko!

Alice-Radio-Città-FujikoDomenica 17, dalle ore 20 su Radio Città Fujiko, all’interno della trasmissione Please Kill Me, si parlerà di Radio Alice e del mio libro sulla sua avventura rivoluzionaria, Alice, la voce di chi non ha voce, pubblicato da Senso Inverso Edizioni. Negli studi dell’emittente non solo coetanea di Alice ma pure sodale di spirito, di ideali nonché di avventure radiofoniche e culturali, ci sarà Valerio Minnella – a buon diritto dacché ospite anche del libro, e personaggio a cui devo molto per la scrittura dello stesso.
E per chi non potrà ascoltare ma è di zona, ricordo di nuovo l’appuntamento (ci sarò anch’io stavolta) di giovedì 21 alle 21.00 da Modo Infoshop!

Prossimo appuntamento con (Radio) Alice: Bologna, giovedì 21 aprile, ore 21.00!

Alice-Modo-InfoshopLa prossima presentazione di Alice, la voce di chi non ha voce sarà particolarmente significativa… Perché sarò proprio a Bologna, la città di Radio Alice, e perché saremo ospitati – io, il libro e gli special guests – in una libreria (e non solo) che è tra i luoghi più belli e di culto della città: Modo Infoshop, in Via Mascarella n.24/b, a pochi passi da via Zamboni e dalla “Montagnola” – una zona di Bologna assolutamente emblematica degli anni della radio, ove accadde molto di ciò di cui disquisisco anche nel libro.
Alle ore 21.00 di giovedì 21 aprile ci saremo io e il libro, appunto, nonché Valerio Minnella, personaggio-chiave nella storia di Radio Alice e di quegli anni “rivoluzionari” bolognesi, e altri ospiti inevitabilmente legati all’emittente e alla sua fondamentale avventura, producendo per il pubblico che sarà presente parole, pensieri, riflessioni, contributi audio e video e quant’altro di (spero) ben illuminante di ciò che è stata ed è ancora oggi l’esperienza di Radio Alice.
Per qualsiasi altra informazione sulla serata, cliccate sull’immagine in testa al post per visitare il sito web di Modo Infoshop – sperando di incontrarci, giovedì 21, nei suoi locali!

In libreria con Alice, prossimamente…

Copertine_Radio-AliceAlice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre. Prossimamente in tutte le librerie e sul web.
Cliccate sull’immagine lì sopra per saperne di più.

Alice, la voce di chi non ha voce. Una radio rivoluzionaria, e un nuovo libro.

Qualche giorno fa, esattamente il 9 febbraio, si sono celebrati i 40 anni esatti dalla prima trasmissione (dai propri studi di Bologna) di quella che è stata la più libera, rivoluzionaria e innovativa – nonché leggendaria, per molti aspetti – tra le radio “libere” d’Italia (ma non solo): Radio Alice. Tuttavia non una semplice radio, non solo una delle prime emittenti nate dopo la liberalizzazione delle frequenze radiotelevisive dal pubblico monopolio RAI (e per questo di lì a breve definite anche private) e non soltanto un’esperienza comunicativa giovanile. No, una vera e propria rivoluzione, appunto, ovvero l’invenzione, la creazione di un nuovo modo di fare comunicazione e informazione, così innovativo da divenire tanto amato dalla gente comune quanto odiato e avversato dalle istituzioni, incapaci di concepire una tale manifestazione di libertà comunicativa sfuggente a qualsiasi controllo superiore. Il tutto, in un periodo della storia recente d’Italia assai complesso e problematico, ma d’altro canto fondamentale – nel senso più pieno del termine – per le vicende degli anni successivi, fino ai giorni nostri.
Radio Alice fu l’emittente del Movimento del ’77 bolognese, tra i più attivi ed emblematici di quegli anni, ma soprattutto fu la voce di chi non aveva voce (come recitava il motto dell’emittente), ovvero di chiunque non vedesse riconosciuto il diritto di opinione e di parola da parte del sistema istituzionale – politico, sociale e non solo. Partorita da un gruppo di creativi geniali – magari senza nemmeno saperlo di essere tali, ma di sicuro capaci di intuire genialmente ciò che mai prima nessuno aveva nemmeno immaginato – Radio Alice sconvolse e trasformò il linguaggio della comunicazione mediatica, con modalità del tutto nuove e sorprendentemente anticipatrici dell’attuale web 2.0 e dell’universo dei social network. Per tale motivo, ancora dopo 40 anni, la voce e l’esperienza di Radio Alice, con la sua storia così emblematica e tribolata, sanno ancora raccontare, rivelare, insegnare, illuminare moltissimo, sia in senso teorico che pratico ovvero – mi piace dire – sia in senso spirituale che culturale e formativo, a dimostrazione di una rivoluzione che, sotto certi aspetti, è ancora in corso e può essere tutt’oggi rilevata, studiata, conosciuta e apprezzata.

Ugualmente per tale motivo, Radio Alice sarà la protagonista del mio prossimo libro, Alice, la voce di chi non ha voce. Storia della radio più libera e innovatrice di sempre in Prima di copertina_330uscita entro marzo (salvo imprevisti) per Senso Inverso Edizioni. Un volume che vi racconterà tale storia in modo altrettanto creativo e – se così si può dire – rivoluzionario dunque, mi auguro, estremamente interessante, grazie anche a testimonianze inedite (tra cui quella di Valerio Minnella, uno dei “padri” della radio) e a un corredo fotografico ricco e alquanto rappresentativo.
Molti hanno sentito parlare di Radio Alice e della sua affascinante aura leggendaria, ma pochi la conoscono veramente come merita di essere conosciuta. Spero proprio che il mio libro possa sapervi affascinare, avvincere e, magari, anche farvi meditare.

Un invito a non alzarvi stamattina, a stare a letto con qualcuno, a fabbricarvi strumenti musicali o macchine da guerra
Qui Radio Alice. Finalmente Radio Alice. Ci state ascoltando sulla frequenza di 100.6 megahertz e continuerete a sentirci a lungo, se non ci ammazza i crucchi.
Alice si è costruita una radio ma per parlare continua la sua battaglia quotidiana contro gli zombi e jabberwock. Radio Alice trasmette: musica, notizie, giardini fioriti, sproloqui, invenzioni, scoperte, ricette, oroscopi, filtri magici, amori, o bollettini di guerra, fotografie, messaggi, massaggi, bugie. Radio Alice fa parlare chi: ama le mimose e crede nel paradiso, chi odia la violenza e picchia i cattivi, chi crede di essere Napoleone ma sa che potrebbe benissimo essere un dopobarba, chi ride come i fiori e i regali d’amore non possono comprarlo, chi vuol volare e non salpare, i fumatori e i bevitori, i giocolieri e i moschettieri, i giullari e gli assenti, i matti e i bagatti…

(Dalla prima trasmissione di Radio Alice sui 100.6 MHz FM, la mattina del 9 febbraio 1976.)

P.S.: ovviamente seguite il blog per avere ulteriori informazioni sul libro e sulla sua uscita, oltre che per conoscere le date delle presentazioni pubbliche.

Sul film e sulle vignette anti-Islam: quando ciò che in teoria eleva, in pratica degrada.

Gli abitanti della Terra sono di due tipi: quelli con cervello, ma senza religione, e quelli con religione, ma senza cervello. (Al-Ma’arri)

Ora che il grosso della tempesta pare passato, vorrei osservare come, a mio parere, nelle vicende relative alle pubblicazioni – film, giornali, vignette o che altro – su Maometto ritenute blasfeme, e alle conseguenti proteste di una certa parte del mondo islamico, non c’è in gioco e/o in discussione alcun diritto di espressione, alcuna libertà e alcun valore di fede. Il principio fondamentale a cui personalmente viene da riferirmi è molto semplice: la libertà è e deve essere assoluta finché non lede in modo evidente e indiscutibile quella altrui. Dunque, la libertà è per sua natura rispetto reciproco, altrimenti diventa prevaricazione, cioè il seme della tirannide.
In verità, trovo che le suddette vicende rivelino invece per l’ennesima volta la tremenda distorsione rappresentata dalla religione, e dall’uso che ne viene fatto da che essa è diventata strumento di potere, ovvero un qualcosa di totalmente antitetico al concetto più autentico di “fede”. Se questa è realmente viva in un individuo, costui non farà altro che compatire chi la dileggia, dacché saprà bene che nessuna cosa terrena, peraltro così discutibile, potrà nemmeno lontanamente scalfire quella sua fede e, ancor più, la/le entità divine (o quanto di assimilabile a ciò) a cui farà riferimento con la propria devozione. Ritenere anzi che ciò che è sacro/divino possa essere offeso da qualcosa di umano/terreno, mi pare a tutti gli effetti una sorta di autodegradamento di quel proprio credo!
Invece sulla fede – che è bisogno individuale di spiritualità, di relazione più o meno diretta con il divino e stop, nulla di più (ed è già tanto, sia chiaro!) – s’è appoggiato e costruito nei secoli il potere delle religioni, il dominio delle strutture gerarchiche derivate, e il conseguente confronto/scontro tra religioni diverse, sovente sfociate in terrificanti guerre – già questa evidenza storica un controsenso totale, tanto significativo quanto spaventoso.
La religione diventa così strumento di controllo, di assoggettamento e di coercizione, nonché per ciò arma di attacco sempre ben affilata e assai efficace, il cui uso comporta regolarmente la risposta da parte dell’avversario – anche qui, pure, alla faccia di quanto esse di frequente affermano: non a caso il vecchio adagio popolare predicar bene e razzolar male proprio ai rappresentanti di questo potere si riferisce! Non solo, per quanto sopra diviene pure ottimo mezzo di bieco marketing: e che sia politico, religioso o commerciale, non cambia la sua retriva e deleteria natura.
Insomma, in tutto ciò la fede – cioè la cosa fondamentale (in teoria) per qualsiasi credente, lo ribadisco – non c’è, non centra nulla, ne è totalmente avulsa e antitetica, appunto. Non c’é in chi diffonde film o vignette potenzialmente offensive, non c’é in chi pratica la violenza per protestare – senza nemmeno, io credo, aver visto quel film o quelle vignette. No, c’è solo una reciproca volontà di sopraffazione, ovvero una mera rivendicazione di potere e di dominio politico. Appunto, qualcosa che, analogamente a quanto sopra, non centra nulla con qualsivoglia libertà, di pensiero, d’espressione, di fede o che altro.
Finché questa stortura politica, filosofica, culturale e sociologica resisterà in questo nostro mondo già tanto derelitto di suo, tali vicende non conosceranno di sicuro alcuna fine.

A tante sciagure ha potuto indurre la religione. (Tito Lucrezio Caro)

Le religioni sono come le lucciole: per risplendere esse hanno bisogno dell’oscurità. (Arthur Schopenhauer)

(N.B.: tutte le citazioni sono tratte da Wikiquote)