Francesco Garolfi (e i suoi nuovi singoli)

Mi considero parecchio onorato e fortunato, oltre che assolutamente grato, di avere l’occasione di condividere il “palco” – o quanto di simile – per qualche presentazione o reading letterario con un musicista di eccelsa qualità come Francesco Garolfi. Come è accaduto venerdì scorso a Martinengo, dove tra una mia lettura e l’altra i presenti hanno goduto dell’ennesima dimostrazione del suo talento artistico e della capacità di tessere armonie chitarristiche affascinanti, capaci di ammantare qualsiasi momento e circostanza di una veste musicale inevitabilmente emozionante.

Peraltro da qualche settimana sono stati pubblicati i primi due singoli che con altri di prossima uscita andranno a comporre il prossimo album di Francesco Garolfi.

Sono solo è un brano di grandissimo fascino, dalla melodia peculiare, dinamica, avvolgente, sostenuta da un basso deciso e ossigenata dal raffinato tocco chitarristico dell’autore, con armonie che rimandano nemmeno troppo velatamente ad atmosfere folk rock alternate a momenti più delicati (il ritornello, ad esempio) che profumano di ampi spazi, foschie leggere, pianure tranquille. Il tutto impreziosito da un testo potente e perfettamente intonato alle accentature armoniche del brano, che Garolfi canta e interpreta perfettamente, lasciando intendere di avere una voce con ampi margini di manovra. Insomma, applausi a scena aperta!

Abbi pietà gira su una partitura più classicamente blues, lineare, che echeggia le armonie del gospel e fa pensare senza molte incertezze agli USA del sud, al Mississipi, al paesaggio e al mood di quelle terre profondamente black dell’America e dalla quale nasce lo spiritual, autentica musica dell’anima variamente antesignana del blues del jazz e del gospel. Anche questo brano ha un testo forte, ricco di significati, di narrazioni importanti, elaborato in una forma quasi cantilenante il cui cantato lascia spazio in due frangenti ad altrettanti assoli in slide, molto belli, i quali aggiungono colore e calore al brano e vi regalano un appeal quasi (passatemi la blasfemia) pop.

Sul suo canale Youtube potete trovare molte altre testimonianze della mirabile arte musicale di Francesco Garolfi. E se potreste pensare, dopo aver letto questo mio post e ciò che vi ho scritto in principio, che io sia di parte, ascoltatelo fare musica. Poi mi direte.

Ieri sera, al Filandone di Martinengo

Ringrazio di cuore i presenti alla serata di ieri sera al meraviglioso Filandone di Martinengo nella quale Francesco Garolfi e io abbiamo riproposto TALLINN BLUES, la performance musical-letteraria incentrata sul mio libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano (Historica Edizioni). Leggere alcuni brani del libro accompagnato dalla mirabile arte musicale di Garolfi in un luogo così speciale è stata un’esperienza assolutamente forte, che mi auguro di poter ripetere ancora, nel prossimo futuro. E già stiamo pensando al come riproporla…

Ringrazio di cuore anche Emanuela Zappalalio, attiva e sensibile responsabile della Biblioteca di Martinengo, che ha reso possibile l’evento (alcune delle foto lì sopra sono sue), e l’Officina Culturale Alpes con la sua presidente Cristina Busin, con la quale io e Francesco a vario titolo collaboriamo, per averci “costruito intorno” questa bella serata – nonché per alcune altre foto della galleria pubblicata.

Alla prossima! 😉

Questa sera a Martinengo… TALLINN BLUES!

Questa sera alle 20.45, al Filandone di Martinengo, avrò il piacere di riproporre insieme al mirabile Francesco Garolfi TALLINN BLUES, la performance musical-letteraria incentrata sul mio libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano (Historica Edizioni). Vi guideremo attraverso il cuore di una delle città più belle e particolari d’Europa, che diventa emblema dell’essenza del concetto di “viaggio” e dell’idea di “meta”, accompagnati da letture scelte del libro e dalle affascinanti note della chitarra di Garolfi. Il tutto in uno dei più bei luoghi recuperati alla cultura in Lombardia (e non solo): il Filandone di Martinengo.

Dunque vi aspettiamo, stasera a Martinengo, e vi assicuriamo che faremo di tutto per regalarvi una serata veramente emozionante. Garantito!

“Tallinn Blues”, venerdì 9 giugno a Martinengo

Venerdì 9 giugno, al Filandone di Martinengo, avrò il piacere di riproporre insieme al mirabile Francesco Garolfi Tallinn Blues, la performance musical-letteraria incentrata sul mio libro Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano (Historica Edizioni). Vi guideremo attraverso il cuore di una delle città più belle e particolari d’Europa, che diventa emblema dell’essenza del concetto di “viaggio” e dell’idea di “meta”, accompagnati da letture scelte del libro e dalle affascinanti note della chitarra di Garolfi. Il tutto in uno dei più bei luoghi recuperati alla cultura in Lombardia (e non solo): il Filandone di Martinengo.

Dunque save the date! Vi aspettiamo, venerdì sera a Martinengo, e vi assicuriamo che faremo di tutto per regalarvi una serata emozionante. Garantito!

Sulla locandina trovate le info necessarie: cliccateci sopra per ingrandirla e scaricarla, oppure cliccate qui. Per saperne invece di più sul libro, date un occhio qui.

P.S.: ringrazio di cuore Emanuela Zappalalio, attiva e sensibile responsabile della Biblioteca di Martinengo, che ha reso possibile l’evento.

Migrazioni e politica, chiacchiere e meschinità

[Immagine tratta dal profilo Twitter dell’Agenzia Ansa.]
Da qualsiasi parte la si osservi e analizzi, la gestione europea della questione migratoria resta profondamente vergognosa e indegna di quella parte di mondo che si ritiene la più avanzata e civile del pianeta.

Gli ultimi drammatici episodi, dei quali il naufragio di Cutro è tra i più tragici ma niente affatto isolato (e di certo la tragicità di questi fatti non può essere determinata dal mero numero di morti, come se il problema sussistesse solo se accadono naufragi da un tot di decessi in su), hanno semplicemente rimesso in evidenza una volta di più la gravità della situazione in corso ormai da decenni. Ciò almeno fino a che i media avranno voglia di occuparsene, ovvero fino a che la politica fingerà di dibatterci sopra fornendo alla stampa le solite parole tanto belle e nobili quanto ipocrite e vuote di sostanza (se non slogan beceri e vergognosamente strumentalizzanti), nel frattempo facendo spallucce e semmai dando le colpe a quello che le schiverà e scaricherà a quell’altro e così via, funzionalmente a far che alla fine le responsabilità non siano di nessuno e tutto vada avanti come sempre – quello che tanti sperano in fondo. D’altro canto, a breve, qualche nuova questione più o meno emergenziale (delle quali l’Italia abbonda, lo sappiamo bene) devierà nuovamente lo sguardo della stampa e l’attenzione del pubblico e ogni cosa sarà dimenticata, con gran soddisfazione della politica.

Personalmente – da quel signor nessuno che sono, inutile dirlo – è da anni (si veda qui) che vado sostenendo che la questione dell’immigrazione non può e non potrà essere risolta e tanto meno gestita al meglio, a livello politico, finché non verrà compresa sul suo piano fondamentale che è quello antropologico, il quale ne sottintende altri – quello storico, quello geografico, sociologico, ambientale eccetera – ma che, appunto, appare come l’ineluttabile contesto entro il quale bisogna analizzare e comprendere la questione sì da trarne qualsiasi metodologia operativa sul campo, la più restrittiva come la più accogliente nel rispetto delle normative internazionali vigenti. Non li si vuole far arrivare sul suolo europeo? Bene, si faccia qualcosa in tal senso. Li si vuole accogliere e integrare? Bene, si faccia qualcos’altro in tal senso. Insomma: la questione non è più tanto attuare questa o quell’altra cosa ma fare qualcosa. Invece qui non si fa nulla, da decenni girando le spalle alla messe di morti di donne, uomini e bambini (26mila morti in dieci anni solo nel Mediterraneo) la cui unica colpa è stata quella di sperare in un futuro migliore, e che se ciò sia lecito o meno non è per nulla “motivo” per lasciarli morire come avviene, calpestando criminalmente qualsiasi loro dignità.

Ovvio che per fare quanto sopra occorre la combinazione di due cose parimenti fondamentali: competenza rispetto al fenomeno e volontà di gestirlo (ve ne sarebbe una terza che tuttavia non sarebbe nemmeno da citare: l’umanità). Invece, il mix strumentale di razzismo e xenofobia resta la forma mentis fondante del (non) agire politico, così come la pericolosità del mare (o del clima, su altre rotte continentali) resta il principale “metodo di gestione” dei flussi migratori: in pratica, più ne crepano e meno se ne hanno da gestire nei vari centri di accoglienza e da regolarizzare. Amen. Tutto il resto – la bieca “differenza” tra rifugiati politici e migranti economici, i corridoi umanitari sempre annunciati e mai realizzati, l’aiutarli a casa loro mai messo in atto, la persecuzione delle ONG che con i loro salvataggi evidenziano il menefreghismo delle istituzioni, eccetera – sono solo chiacchiere e meschinità.