Il flop della funivia tra Cervinia e Zermatt e “l’inaffondabile” Titanic

Non so se, dopo pochi mesi di esercizio, i risultati del “Matterhorn Alpine Crossing” si possano realmente definire «un flop». Certo riscontrare nell’articolo a cui si riferisce l’immagine qui sopra (cliccatela per leggerlo) che «circa 8.000 sciatori hanno risalito il Klein Matterhorn ogni giorno, solo 800 persone hanno preso la cabinovia di collegamento con l’Italia» e dunque che «Una cosa comincia a essere certa: la funivia di tutte le funivie, che avrebbe dovuto funzionare tutto l’anno, dovrà ridimensionare le proprie ambizioni e accontentarsi del turismo estivo» suona molto come un’ammissione di sconfitta, sia morale che ancor più economica: far girare un impianto del genere solo pochi mesi all’anno, al netto di imprevisti, intemperie, manutenzioni eccetera, in buona sostanza significa non ammortarlo e perderci soldi.

D’altro canto, posta la grande enfasi che era stata spesa in occasione dell’inaugurazione dell’impianto quasi fosse la nuova e definitiva “ottava meraviglia” del mondo alpino, quando ho letto la notizia lì sopra mi è venuto in mente – un po’ cinicamente, magari – il Titanic. All’epoca a sua volta definito l’ottava meraviglia del mondo e diffusamente considerato «inaffondabile». Ma sappiamo tutti la triste fine che fece, già.

Cortina d’Ampezzo verrà eternata nella vergogna?

Dunque, con la scusa delle prossime Olimpiadi invernali pochi amministratori scellerati hanno deciso di eternare il nome di Cortina d’Ampezzo non più legandolo alla bellezza straordinaria delle sue montagne o all’atmosfera elitaria che la contraddistingue ma a uno scempio ambientale, economico e culturale tanto privo di logica quanto ricco di arroganza e alla vergogna planetaria che ne deriva.

Uno scempio riguardo il quale in futuro a quegli amministratori si dovrà necessariamente rendere conto: il mio augurio agli amici cortinesi che veramente tengono al proprio territorio e al suo buon futuro è quello di saper fare memoria di ogni cosa, da quella macroscopica alla più minima, che sta accadendo e accadrà per la costruzione della pista da bob, così poi da chiederne conto, quando verrà il momento, a chi ne è stato mandante e sostenitore. Che non potrà e non dovrà sfuggire alle proprie responsabilità, come troppe volte è accaduto in altre circostanze – si veda la pista di Cesana Torinese. È un dovere civico e morale che va compiuto e riconosciuto a Cortina e alle sue meravigliose montagne.

QUIZ QUIZ QUIZ! “Indovina chi l’ha detto!” (2a puntata)

Dopo il successo del primo quiz proposto, eccovene un altro assolutamente intrigante!

Leggete con attenzione le seguenti dichiarazioni:

Per quanto tempo ha senso ancora investire dove la neve non c’è? Oggi sappiamo già che ci dobbiamo preparare a una stagione che sarà contraddistinta da una forte crisi idrica e il nostro compito è quello di non affrontare le sfide attuali con la mentalità di 100 anni fa.

La domanda è: chi le ha proferite?

  1. La Ministra del Turismo in carica poco prima di affidarsi alle cure del proprio chirurgo estetico di fiducia.
  2. Un esponente di rilievo del centrodestra lombardo, in quota Fratelli d’Italia.
  3. Un esponente di rilievo del centrosinistra lombardo, in quota Alleanza Verdi e Sinistra.
  4. Un noto rapper nel corso della trasmissione RAI “Domenica In” appena prima che la conduttrice gli togliesse bruscamente la parola.

Forza sióre e sióri, provate nuovamente a indovinare!

La soluzione sarà comunicata presto! 😄

Il clima che cambia sui monti e la Coppa del Mondo di sci che invece no (e le conseguenze si vedono)

[La surreale situazione a Garmisch Partenkirchen sabato 27 gennaio 2024, durante le gare di Coppa del Mondo di Sci.]
Lunedì 12 febbraio “Il Post ha pubblicato un articolo intitolato Lo sci sta diventando impraticabile a livello agonistico? nel cui sottotitolo si denota, significativamente, che «I frequenti infortuni tra gli atleti stanno alimentando ormai da tempo una riflessione sulle ripercussioni del cambiamento climatico sugli sport invernali».

Ecco alcuni passaggi dell’articolo:

La recente caduta della sciatrice italiana Sofia Goggia, che si è fratturata tibia e malleolo tibiale della gamba destra durante un allenamento a Ponte di Legno, in provincia di Brescia, è stata citata da diversi commentatori come un esempio di infortuni sempre più frequenti tra sciatrici e sciatori professionisti. Parte della responsabilità delle cadute è attribuita dagli stessi commentatori a cause eterogenee, ma che nella maggior parte dei casi hanno a che fare con gli effetti diretti e indiretti del cambiamento climatico: effetti che sono già da anni oggetto di un esteso dibattito sul futuro degli sport invernali.
Nelle settimane e nei mesi prima dell’infortunio di Goggia si erano fatti male diversi altri atleti e atlete di alto livello, tra cui lo sciatore norvegese Aleksander Aamodt Kilde. A fine gennaio anche la statunitense Mikaela Shiffrin, la più vincente sciatrice nella storia della Coppa del Mondo di sci alpino e una delle più forti di sempre, era caduta nella discesa libera di Coppa del Mondo a Cortina d’Ampezzo. Shiffrin, peraltro fidanzata di Kilde, era stata nel 2023 – insieme all’italiana Federica Brignone, lo stesso Kilde e altri atleti – tra le principali firmatarie di una lettera indirizzata alla FIS per sollecitare un maggiore impegno della Federazione nel pianificare gli interventi necessari per garantire la sostenibilità ambientale degli sport invernali. La lettera citava come ragioni delle preoccupazioni crescenti da parte degli atleti e delle atlete il frequente annullamento delle gare per mancanza di neve, la riduzione delle possibilità di allenamento prima delle gare, dal momento che «i ghiacciai si stanno ritirando a una velocità spaventosa», e l’impossibilità di produrre neve artificiale a causa dell’aumento delle temperature.

Ciò che l’articolo de “Il Post” descrive è una situazione che già moltissime persone, e in primis gli appassionati di cose di montagna, hanno notato e segnalato, ovvero come anche la Coppa del Mondo di Sci, un tempo lo strumento di promozione della disciplina e ancor più delle località sciistiche che ne ospitavano le gare (ma di rimando di tutto il comparto turistico dello sci alpino) si stia sempre più trasformando nella manifestazione di un vero e proprio accanimento terapeutico, di natura ormai ben più commerciale che agonistica, nei confronti delle montagne (come ho scritto già qui). Sicuramente molti ricorderanno quanto accaduto per due autunni di fila sul Ghiacciaio del Teodulo, tra Zermatt e Cervinia, scavato e spianato per consentire le gare di apertura della Coppa del Mondo poi annullate per la mancanza di condizioni meteoclimatiche adatte, le irregolarità rilevate dagli organi istituzionali svizzeri, le proteste di buona parte dell’ambiente – atleti della Coppa del Mondo inclusi – e gli scantonamenti tentati dai referenti della FIS – Federazione Internazionale dello Sci dalle proprie responsabilità. Da lì in poi la stagione in corso (come d’altronde già le precedenti da alcuni anni) si è protratta tra mille problemi legati alla situazione climatica, con molte gare annullate, condizioni difficili quando non pericolose – come rileva “Il Post” – e comunque inaccettabili ai fini della regolarità delle gare, senza contare la tristezza di veder gareggiare ormai di frequente i più forti sciatori del mondo su nastri di neve artificiale stesi tra i prati, malamente nascosti dietro le installazioni pubblicitarie degli sponsor della Coppa del Mondo. Insomma: una pessima promozione – salvo rari casi – per lo sci, le località sciistiche, le montagne e per tutto l’indotto a ciò correlato. Eppure da parte degli organi federali internazionali sembra si faccia ancora orecchie da mercante, comportandosi come se nulla stesse accadendo per tentare di star dietro al proprio business a prescindere da ogni altra cosa: i risultati di tale atteggiamento deprecabile purtroppo si sono visto rapidamente, e spesso a scapito della salute degli atleti, appunto.

Fatto sta che pure la Coppa del Mondo di Sci è ormai diventata una chiara e inequivocabile prova della necessità, per tutto il comparto sciistico, di cambiare i propri paradigmi per adattarsi, dove possibile, alla realtà climatica in divenire o per convertirsi a pratiche più consone e sostenibili sia dal punto di vista ambientale che da quello sociale, economico e culturale, anche per salvaguardare il più possibile la manodopera che lavora nel comparto e l’indotto ad esso legato. Evenienza che potrà essere criticata quanto si vuole, da chi da dentro il comparto sciistico teme di perdere privilegi acquisti in passato, ma d’altro canto inevitabile (a meno di palesare demenze piuttosto gravi) e infinitamente meno dannosa del perseverare con il sistema sciistico industriale come nulla fosse. Lo fa la FIS con la Coppa del Mondo di Sci e, come visto, i suoi atleti si fanno male; lo farà l’industria dello sci e in questo caso a farsi male saranno tutte le montagne con chi le abita.

P.S.: mi sono occupato altre volte del tema di cui avete appena letto, ad esempio un anno fa in questo post.

QUIZ QUIZ QUIZ! “Indovina chi l’ha detto!”

[Foto ©Ansa, fonte www.3bmeteo.com.]
Pronti? Non è difficile, ve lo assicuro.

Dunque, leggete con attenzione le seguenti dichiarazioni:

«L’ultimo turista sugli sci? Arriverà nell’inverno 2040. La stagione degli sport invernali, così come la conosciamo e continuiamo a immaginarla, non ha futuro. Bisogna prenderne atto. E agire di conseguenza. E non inganni nemmeno il risveglio di interesse che pare esserci per il turismo invernale. È il colpo di coda di un animale ferito a morte. Qualcuno non sarà d’accordo, lo capisco, ma i numeri attuali non torneranno più. Serve una ritirata ordinata, senza farsi soverchie illusioni.»

La domanda è: chi le ha proferite?

  1. La Ministra del Turismo in carica, comodamente stesa al Sole su un lettino del “Camineto” di Briatore a Cortina.
  2. Un attivista radicale di “Ultima Generazione” dopo aver imbrattato un capolavoro pittorico in un museo.
  3. Uno storico del turismo e docente del Master in International Tourism di una prestigiosa università svizzera.
  4. Un utente leone-da-tastiera/sapientone/signor-so-tutto-io in un post sul proprio profilo Facebook.

Forza sióre e sióri, provate a indovinare!

La soluzione sarà comunicata presto! 😁