“Destra” e “sinistra”, concretamente

Posti anche certi fatti recenti di cronaca-politica-costume-gossip – fatti ordinariamente italiani, insomma, dei quali l’opinione pubblica viene forzatamente nutrita fino a renderla dipendente – mi sembra evidente che la “destra” e la “sinistra” italiche, già politicamente svaporate da decenni (Gaber docet), siano diventate soprattutto la manifestazione di due “tipi umani”, cioè due modelli psicosociali tipici rappresentativi di quella categoria un tempo definita dell’italiano medio, le cui peculiarità descrivono bene, e solo per effetto collaterale siano l’espressione delle relative “ideologie” (se ancora si possano definire tali e il termina non appaia sovradimensionato). L’opposto della fenomenologia classica, in pratica, la quale semmai imporrebbe che siano le ideologie a determinare i comportamenti: ma essendo la società italiana scarsamente (eufemismo) propensa a elaborare ideologie – e men che meno idee -, si riferisce ad esse adattandole meramente ai propri tipi umani. Non che altrove vada tanto diversamente, sia chiaro, ma diciamo che in Italia questo fenomeno assume dimensioni tali da apparire ancora più evidente fino a diventare, per molti versi, grottesco, e rappresentare lo strumento di identificazione ovvero il marcatore referenziale principale anche per la classe politica, la quale appunto non asseconda più tanto le ideologie di riferimento quanto l’elettorato umano tipico relativo.

Dunque:

“Destra”: i maleducati, supponenti, prepotenti, menefreghisti, gradassi, ipocriti, ignoranti, bigotti, egoisti e egotisti, quelli che pensano di avere sempre ragione e gli altri sempre torto.

“Sinistra”: i sussiegosi, lamentosi, confusi, indecisi e irresoluti, ipocondriaci, indifferenti, melliflui, baciapile, ipocriti, quelli che pensano di avere sempre ragione ma si danno torto da soli.

E il “centro”, chiederà qualcuno? Be’, sempre che esista un “centro”, oggi, e che non sia semplicemente la “destra” o la “sinistra” dai caratteri meno accentuati, è diventato a sua volta la rappresentanza di un tipo umano italico ben diffuso: quello che vuole sempre mantenere il piede in due scarpe, restare nel mezzo non per mediare le posizioni ai lati ma per saltare di qua e di là in base alle proprie convenienze del momento.

Da questa bizzarria psicosociale – mi viene di definirla così, visto che di politico nel senso autentico del termine ha ben poco e men che meno di culturale – ne deriva un circolo vizioso autoalimentante, con il quale non più solo il popolo determina i governanti che merita ma pure questi secondi alimentano la fenomenologia umana dei primi facendosene manifestazione parossistica, in una corsa comune verso il degrado senza limiti apparenti. Le parti ideologiche dunque non guidano più l’evoluzione politica della società civile, anzi, non si pongono remore nel rappresentarne la parte peggiore. Che fortunatamente non è ormai più quella preponderante, visto che una fetta sempre più ampia di popolazione, ben oltre la metà, non si reca più a eleggere rappresentanti politici. Cosa negativa per certi aspetti ma per altri inevitabile e pure necessaria: forse l’unica forma di disobbedienza civile che si può ancora manifestare nel nostro mondo contemporaneo, con la speranza che vi sia correlata una altrettanto necessaria e proficua consapevolezza civica. Questa sì sarebbe la base del “tipo umano” più auspicabile da alimentare e sviluppare, nella società civile del paese.

21 e 22 luglio, “Sentieri d’autore ai piedi del Cervino | Paesaggi elettrici”

Venerdì 21 e sabato 22 luglio prossimi avrò l’onore e il gran piacere di partecipare alla nuova edizione di Sentieri d’Autore ai Piedi del Cervino, la due giorni organizzata dall’Officina Culturale Alpes con la collaborazione e il patrocinio del Comune di Valtournenche che ormai da un decennio rappresentato un appuntamento culturale fisso e alquanto apprezzato ai piedi del «più nobile scoglio d’Europa» per come sappia narrare in modi sempre originali e illuminanti lo straordinario paesaggio della valle e ciò che contiene.

L’edizione di quest’anno si occuperà dei Paesaggi Idroelettrici della Valtournenche, tema al quale è naturalmente legato a triplo filo il mio recente libro Il miracolo delle dighe: ma, al solito, il tema sarà sviscerato e approfondito in maniera fascinosamente multimediale, anzi, multisensoriale.

Venerdì 21 luglio, alle ore 18 nel cuore della architettonicamente mirabile centrale idroelettrica di Maën-Cignana, sarò con Luciano Bolzoni e Roberto Mantovani, accompagnati dalla chitarra di Francesco Garolfi, per raccontare con un talk a più voci musicato la storia della relazione emblematica tra gli uomini e le montagne a seguito della costruzione delle grandi dighe, delle centrali nelle valli alpine e delle conseguenze successive alla loro edificazione, che ha profondamente modificato i luoghi, i paesaggi e le sorti dei territori interessati. Per tale evento bisogna ringraziare CVA, l’azienda elettrica valdostana, che ha reso possibile l’evento aprendo in via eccezionale la centrale.

Sabato 22 luglio, dalle ore 10, sarò invece in cammino da Plan Maison verso la diga del Goillet, che sovrasta l’abitato di Breuil-Cervinia, con Roberto Mantovani: insieme accompagneremo i partecipanti lungo il sentiero che conduce al muraglione della diga, con vista a 360 gradi dello spettacolare panorama della conca del Breuil dominata dalla presenza imponente e ieratica della Gran Becca, “la” montagna per eccellenza, riflettendo sul paesaggio e sul senso della presenza delle opere antropiche come le dighe nei contesti d’alta montagna. Quali impressioni e quale impronta genera una diga sul paesaggio montano? Cosa ha significato la loro costruzione per la relazione che formuliamo con i monti? Perché un’opera sovente ciclopica e ambientalmente impattante suscita invece tanto fascino? Cosa ci racconta, delle montagne e di noi che le abitiamo o frequentiamo?

Insomma: saranno due appuntamenti di grande fascino, qualcosa di veramente fuori dall’ordinario. Dunque segnatevi le date – comunque nei prossimi giorni vi darò ulteriori informazioni al riguardo – e, se sarete in Valtournenche o vi andrà di salirci, non mancate!

Per qualsiasi altra informazione sugli eventi, potete consultare il sito dell’Officina Culturale Alpes oppure scrivere a info@alpes.org.

Contro l’«effetto WOW» del turismo in montagna

[Turismo “WOW!” (?) a Braies e a Misurina. Immagini tratte da qui.]
Devo ringraziare molto gli amici Dante Schiavon, membro del Gruppo di Intervento Giuridico (GRiG) e dell’associazione “SEQUS / Sostenibilità Equità Solidarietà”, da anni impegnato nelle questioni legate al consumo di suolo nel suo Veneto e non solo, e Luca Pianesi, direttore de “Il Dolomiti”, uno degli organi di informazione più attenti alla realtà delle montagne italiane, per come stiano contribuendo a tenere alta l’attenzione su certe fenomenologie di natura pseudo-turistica che si registrano di frequente e che si manifestano come espressioni di una certa forma mentis politica la quale appare sempre più alienata e perniciosa rispetto alle realtà territoriali amministrate, in tema di turismo macroscopicamente (ma non soltanto in questo ambito).

Dante Schiavon, nell’articolo L’effetto “WOW” del turismo industriale pubblicato sabato 8 luglio scorso su “Il Diario Online”, cita le mie considerazioni sulla questione del ponte tibetano che si vorrebbe realizzare a Vezza d’Oglio, in Alta Valle Camonica, che a fronte del rappresentare l’ennesima giostra turistica che riduce il territorio alpino ad un mero divertimentificio per turisti ai quali nulla viene riportato della cultura del luogo – anzi, vengono resi protagonisti della sua banalizzazione – è presentato dagli amministratori locali come «un’opera necessaria per creare un effetto WOW che oggi manca al paese». Dichiarazione assolutamente emblematica di quella forma mentis a cui facevo cenno poco fa, dalla quale Schiavon prende spunto per raccontare alcune realtà venete ad essa afferenti e formulare considerazioni al riguardo molto interessanti.

Lo stesso 8 luglio su “Il Dolomiti” il direttore Luca Pianesi in Dalle panchine giganti ai ponti tibetani passando per i mega eventi in quota (come le Olimpiadi): se si insegue l’effetto ”wow” e si trasforma la natura in fattore produttivo riprende l’articolo di Schiavon agganciandone le osservazioni alle mie formulate riguardo la questione del ponte camuno, contestualizzandole in maniera ancora più articolata alla realtà alpina contemporanea e in questo modo denotando l’invasività di certi modelli politico-amministrativi lungo tutta la cerchia alpina italiana – nonché lungo la dorsale appenninica – che utilizzando un concetto di “turismo” obsoleto, degradante, insostenibile, fuori contesto rispetto ai luoghi ai quali viene imposto attraverso formule di marketing che parrebbero già stupide se rivolte a un bambino di prima elementare, generano un sistema di potere economico, con ovvie ricadute elettorali, privo di reali benefici per le comunità residenti e che di contro rischia di distruggere alcuni degli angoli più belli e preziosi della montagna italiana.

Ecco: mantenere alta l’attenzione e articolato il dibattito su questi temi e sulle situazioni conseguenti, nonché la denuncia ferma e articolata nei casi in cui ve ne sia il bisogno, è quanto mai importante. Ciò perché quei politici che attentano in modo tanto sconcertante all’integrità, la cultura, l’identità e la bellezza delle montagne rappresentano una parte sempre più minoritaria – ma purtroppo ancora dotata delle redini del potere amministrativo locale – della realtà delle nostre montagne, anche dal punto di vista turistico: a fronte di un turismo massificato e “ignorante”, ingente ma in costante diminuzione, c’è una parte sempre più ampia di turisti e di frequentatori delle montagne in genere i quali sanno prendere sempre più coscienza delle cose che non vanno, di ciò che è deleterio per le montagne e l’ambiente, di quanto siano da evitare modelli turistici che si vorrebbero ancora imporre nonostante siano palesemente fallimentari. Per tutto questo dibattere con costanza e con intelligenza e consapevolezza su questi temi è importante: perché rappresenta un minimo ma fondamentale atto di scrittura del futuro delle nostre montagne, un futuro diverso da quello preteso da alcuni e ben migliore per le comunità residenti.

Ovviamente potete leggere i due articoli cliccando sulle rispettive immagini.

Venerdì 21 e sabato 22/07: torna “Sentieri d’Autore ai piedi del Cervino”

Venerdì 21 e sabato 22 luglio prossimi avrò l’onore e il gran piacere di partecipare alla nuova edizione di Sentieri d’Autore ai Piedi del Cervino, la due giorni organizzata dall’Officina Culturale Alpes con la collaborazione e il patrocinio del Comune di Valtournenche che ormai da un decennio rappresentato un appuntamento culturale fisso e alquanto apprezzato ai piedi del «più nobile scoglio d’Europa» per come sappia narrare in modi sempre originali e illuminanti lo straordinario paesaggio della valle e ciò che contiene.

L’edizione di quest’anno si occuperà dei Paesaggi Idroelettrici della Valtournenche, tema al quale è naturalmente legato a triplo filo il mio recente libro Il miracolo delle dighe: ma, al solito, il tema sarà sviscerato e approfondito in maniera fascinosamente multimediale, anzi, multisensoriale.

Venerdì 21 luglio, alle ore 18 nel cuore della architettonicamente mirabile centrale idroelettrica di Maën-Cignana, sarò con Luciano Bolzoni e Roberto Mantovani, accompagnati dalla chitarra di Francesco Garolfi, per raccontare con un talk a più voci musicato la storia della relazione emblematica tra gli uomini e le montagne a seguito della costruzione delle grandi dighe, delle centrali nelle valli alpine e delle conseguenze successive alla loro edificazione, che ha profondamente modificato i luoghi, i paesaggi e le sorti dei territori interessati. Per tale evento bisogna ringraziare CVA, l’azienda elettrica valdostana, che ha reso possibile l’evento aprendo in via eccezionale la centrale.

Sabato 22 luglio, dalle ore 10, sarò invece in cammino da Plan Maison verso la diga del Goillet, che sovrasta l’abitato di Breuil-Cervinia, con Roberto Mantovani: insieme accompagneremo i partecipanti lungo il sentiero che conduce al muraglione della diga, con vista a 360 gradi dello spettacolare panorama della conca del Breuil dominata dalla presenza imponente e ieratica della Gran Becca, “la” montagna per eccellenza, riflettendo sul paesaggio e sul senso della presenza delle opere antropiche come le dighe nei contesti d’alta montagna. Quali impressioni e quale impronta genera una diga sul paesaggio montano? Cosa ha significato la loro costruzione per la relazione che formuliamo con i monti? Perché un’opera sovente ciclopica e ambientalmente impattante suscita invece tanto fascino? Cosa ci racconta, delle montagne e di noi che le abitiamo o frequentiamo?

Insomma: saranno due appuntamenti di grande fascino, qualcosa di veramente fuori dall’ordinario. Dunque segnatevi le date – comunque nei prossimi giorni vi darò ulteriori informazioni al riguardo – e, se sarete in Valtournenche o vi andrà di salirci, non mancate!

Per qualsiasi altra informazione sugli eventi, potete consultare il sito dell’Officina Culturale Alpes oppure scrivere a info@alpes.org.

Una nuova libreria, in mezzo alle Alpi (e “sotto” una diga)

Mi rende veramente orgoglioso il poter collaborare con Fusta Editore con il quale ho pubblicato il mio ultimo libro Il miracolo delle dighe, e da sabato scorso 8 luglio anche di più, se possibile: grazie all’apertura della “Libreria Alpina e di Viaggio” a Casteldelfino, comune montano della meravigliosa Valle Varaita. Un atto «coraggioso e visionario», come lo descrive l’articolo dell’ANSA che potete ingrandire e leggere cliccando sulle relative immagini qui sotto oppure qui, nel quale viene anche citato il mio libro. Che d’altro canto qualcosa c’entra con il luogo, visto che tra i “paesaggi idroelettrici” che racconto nel libro c’è anche quello della diga e del lago di Castello, posto poco a monte di Casteldelfino lungo la valle e la strada che sale al Colle dell’Agnello: una diga con una storia assolutamente emblematica riguardo la costruzione dei grandi impianti idroelettrici alpini nel corso del Novecento e la conseguente modificazione del paesaggio e della relazione degli abitanti con esso.

Dunque non posso che fare i più calorosi auguri di successo e lunga vita, alla Libreria di Fusta a Casteldelfino: e chissà che tra qualche tempo non ci si veda proprio lassù, tra quelle bellissime e affascinanti montagne…