Giovedì 2 maggio a Sondrio per il Lago Bianco (e per tutte le nostre montagne!)

Giovedì prossimo, 2 maggio, potrò fare una cosa alla quale tengo veramente molto e ne sono alquanto felice: sostenere la causa in difesa del Lago Bianco del Passo di Gavia dal devastante progetto sciistico che lo interessa. A Sondrio, alle 20.45, nell’incontro organizzato dal Circolo Culturale “Oltre i Muri” presso la Sala Besta della Banca Popolare di Sondrio, nel centro del capoluogo valtellinese, insieme ad altri prestigiosi relatori. Trovate i dettagli nella locandina qui sopra riprodotta, cliccateci sopra per ingrandirla.

Credo sia un appuntamento estremamente significativo e importante: quanto è stato fatto al Lago Bianco rappresenta uno degli assalti più assurdi e demenziali, ma per certi aspetti anche delinquenziali, portati alle nostre montagne, peraltro in un luogo meraviglioso, dotato di altissime valenze ecologiche e naturalistiche, posto nella zona di massima tutela del Parco Nazionale dello Stelvio. Un caso emblematico che pone moltissime domande alle quali devono essere date risposte chiare e inequivocabili. Giovedì, a Sondrio, proveremo a fornirle e far comprendere non solo cosa di tanto grave è successo al Gavia ma anche, e soprattutto, cosa non deve e non dovrà più accadere.

Segnatevi l’appuntamento: se siete di zona o in zona, mi auguro vorrete partecipare e, anche così, dare sostegno alla causa in difesa del Lago Bianco, un gioiello alpino inestimabile che non possiamo permetterci di perdere. Grazie!

P.S.: iscrivetevi al gruppo Facebook “Salviamo il Lago Bianco“!

P.S.#2: invece qui trovate tutti gli articoli che ho dedicato alla vicenda del Lago Bianco.

Il Lago Bianco e il campionato nazionale di arrampicata sugli specchi, a Santa Caterina Valfurva

Se venisse istituito il campionato italiano di arrampicata sugli specchi, Santa Caterina Valfurva sarebbe sicuramente una delle sedi più appropriate per ospitarlo, visto l’impegno che il suo primo cittadino mette nella pratica della specialità.

Una delle sue ultime prestazioni al riguardo è notevole: in una recente conferenza stampa ha cercato di autoscagionarsi dalle palesi responsabilità di committente dei lavori di captazione delle acque del Lago Bianco al Passo di Gavia per alimentare gli impianti di innevamento artificiale delle piste di Santa Caterina citando alcuni estratti da un rapporto preliminare sui lavori dell’Ispra che, come denotano i referenti del Comitato “Salviamo il Lago Bianco, si basa su un veloce sopralluogo effettuato (non da Ispra) a cantiere ultimato, nel quale si dichiara che non sussisterebbe alcun problema né danno ambientale, e per ciò definendo egli “illazioni” le denunce in tal senso del Comitato, delle altre associazioni di tutela ambientale che si stanno interessando alla vicenda e dei tantissimi cittadini che hanno raccolto in loco testimonianze al riguardo.

L’Ispra è un ente benemerito e di indiscutibile attendibilità, ma quanto sopra equivale ad asserire che un autocarro non emetta sostanze inquinanti con i propri gas di scarico quando è a motore spento. Ah, grazie, bella scoperta! Ecco qui infatti, ritratte in maniera inequivocabile, le “illazioni” del sindaco di Santa Caterina:

Lo stesso primo cittadino, apparentemente così bravo nell’arrampicata sugli specchi, probabilmente non si rende conto – o finge di non rendersene conto – che glissando su tutte le altre evidenze che fanno dei lavori al Lago Bianco un atto di rara efferatezza ai danni dell’ambiente naturale del Gavia, prima o poi si cade a terra, pigliandosi pure una gran botta. Infatti, pare non rendersi conto della colpa primaria e fondante di tutta la questione: la presenza di un cantiere così impattante e di lavori talmente devastanti nella zona di massima tutela di un parco nazionale, ai danni di un elemento di valore assoluto per l’ecosistema locale quale è il Lago Bianco. Ma veramente non capisce ciò che ha commissionato? Sul serio non si rende conto della gravità di quanto accaduto? O forse sì, se ne rende conto e cerca in modi tanto goffi quanto grotteschi di tirare indietro le mani sporche di marmellata dal vasetto nel quale le ha a lungo intinte facendo credere che quella non era marmellata? Peccato che poi, appunto, con le mani così unte è andato ad arrampicarsi sugli specchi e inesorabilmente è scivolato a terra.

Inoltre, in generale: veramente il sindaco di Santa Caterina e tutti gli altri responsabili degli enti pubblici coinvolti nella questione non si rendono conto del portato devastante, a livello politico, morale, ambientale, culturale, etico, di quanto perpetrato al Lago Bianco? Se nella zona di massima tutela ambientale di un parco nazionale – un parco nazionale, sia chiaro, non un giardino pubblico di periferia – si può fare ciò che è stato fatto al Gavia, allora vuol dire che sulle montagne vale tutto, anche l’opera più deturpante, distruttiva, degradante, a maggior ragione dove non sussista alcun regime di tutela e salvaguardia del luogo. È accettabile secondo voi una circostanza del genere? È ciò che la nostra società civile, la nostra civiltà, può imporre ai territori montani e al loro ambiente naturale?

Questo, insomma, è il classico caso nel quale la toppa messa per tappare il buco è peggio del buco stesso. Sarebbe stato di gran lunga meglio se, più semplicemente e onestamente, nella sua conferenza stampa il sindaco di Santa Caterina avesse ammesso che, pure in presenza delle “autorizzazioni” ai lavori (le quali peraltro sono uno degli oggetti delle denunce e degli esposti di chi si oppone al cantiere), ci si è resi conto di quale grave errore sia stato pensare di captare acqua da un lago alpino naturale a oltre 2500 m di quota nel mezzo di un ecosistema tra i più preziosi delle Alpi Italiane tutelato da apposite normative sancite da un parco nazionale, per alimentare dei cannoni sparaneve. Invece no, il sindaco ha deciso di insistere con la propria arrampicata sugli specchi. Evidentemente non si sta nemmeno reso conto del danno che sta cagionando anche all’immagine del proprio comune e località turistica: danno ben evidenziato dal servizio sul cantiere al Lago Bianco della trasmissione di Rai3Indovina chi viene a cena” andato in onda in prima serata domenica 24 marzo (lo potete vedere cliccando sull’immagine lì sopra). Che anche per queste pur palesi evidenze ci sia bisogno del rapporto di qualche benemerito ente certificato?

Ultima cosa ma non ultima, vorrei nuovamente ribadire il grande plauso per tutti quelli che stanno agendo in difesa del Lago Bianco, in primis per i referenti del Comitato “Salviamo il Lago Bianco”, protagonisti di un’azione quanto mai fondamentale, emblematica, esemplare per la salvaguardia di questo meraviglioso territorio alpino italiano. Se non ci fossero stati loro, e se tanti altrui non li avessero appoggiato, sostenuti, seguiti in questa “battaglia”, non oso immaginare quali spaventosi danni sarebbero stati inferti al Lago Bianco nel silenzio e nell’impunità generali. Chapeau!

[Una recente immagine del Lago Bianco protetto dalla coltre nevosa invernale. Foto di Fausto Compagnoni, tratta da qui.]

La Commissione Europea e il Lago Bianco al Passo di Gavia

[Il Lago Bianco protetto dalla coltre nevosa invernale. Foto di ©Fausto Compagnoni, tratta da qui.]
È bello leggere le notizie riguardanti il Lago Bianco al Passo del Gavia che arrivano da Bruxelles, dalla Commissione Europea, dove lunedì scorso 18 marzo è stata discussa la petizione sui lavori intrapresi al Lago Bianco per la posa delle tubazioni con le quali si vorrebbe captare l’acqua del lago, posto nella zona di massina tutela del Parco Nazionale dello Stelvio, per alimentare l’impianto di innevamento programmato di Santa Caterina Valfurva. Un crimine ambientale sotto ogni punto di vista, perpetrato con il tacito e sconcertante assenso della direzione lombarda dell’Ente Parco, prono al volere degli enti locali coinvolti, i cui lavori che si sono protratti fino allo scorso ottobre hanno già causato danni notevolissimi al lago, ampiamente documentati.

Lunedì come scritto Matteo Lanciani, in rappresentanza del Comitato Salviamo il Lago Bianco, ha esposto alla Commissione lo stato di fatto, gli impatti e i vincoli normativi sull’area.  L’istanza – ne trovate il documento quiha trovato appoggio da tutte le forze politiche presenti in aula, decise a mantenere aperta la petizione. I prossimi mesi serviranno a studiare in modo più approfondito i documenti inviati e, come si auspica, a chiedere un sopralluogo al Lago Bianco per valutare i fatti dal vivo e i danni cagionati al luogo. Per saperne di più potete leggere l’articolo al riguardo pubblicato martedì 19 marzo su “L’AltraMontagna”:

Come affermavo fin dall’inizio, è bello leggere notizie del genere, assolutamente positive per la salvaguardia di un luogo così speciale quale è il Lago Bianco e del paesaggio altrettanto peculiare che lo ospita. Quando ne scrissi per la prima volta, qui sul blog, così cominciai l’articolo:

Montagna, sta zitta!
Cosa vuoi, cosa pretendi, tu e il tuo inutile paesaggio?
Come ti permetti, attraverso la voce e le azioni dei tuoi “appassionati”, di dare contro a me, dominatrice assoluta e indiscutibile delle terre alte?
A me, sì: io sono l’INDUSTRIA DELLO SCI! Io tutto posso e tutto metto al mio servizio sui monti, anche un lago alpino all’interno di un parco nazionale.

Le montagne sono zitte, apparentemente, ma in verità parlano a tutti quelli che hanno la sensibilità di saperle ascoltare e comprendere, raccontando loro cose meravigliose e preziose. Restano zitte solo per chi viceversa si rifiuta di ascoltarle, di rapportarsi con il loro mondo, per chi si arroga il diritto e la libertà di farne ciò che vuole, di distruggerle per i propri interessi, di fregarsene del loro valore naturalistico, ecologico, ambientale, sociale, culturale. Esattamente come hanno dimostrato di fare gli enti locali coinvolti nel progetto – il Comune di Santa Caterina Valfurva, il Comune di Bormio, la Regione Lombardia, l’Ente Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia – rinchiusi nel loro sprezzante silenzio-assenso fino a che tante, tantissime persone, appassionati di montagna e non, enti, associazioni, hanno fatto sentire la loro voce sempre più possente in difesa del Lago Bianco, palesando l’ignobile comportamento dei suddetti enti locali. I quali devono e dovranno rimanere sempre più soli nel loro devastante assalto alle montagne, al punto da non poter far altro che fare retromarcia piena, cambiare totalmente atteggiamento, aprire finalmente orecchi, occhi, cuore e animo per ascoltare a loro volta le montagne. E capire, si spera, una volta per tutte.

Insomma: la battaglia non è ancora finita, il Lago Bianco non è ancora salvo e, se pure i lavori venissero definitivamente annullati, resta la questione della rinaturalizzazione dell’area di cantiere e dei danni notevoli già causati. Dobbiamo continuare a essere la voce delle nostre montagne, i primi custodi del loro ambiente, del valore inestimabile che donano a chiunque, del patrimonio incomparabile che è di noi tutti, al Lago Bianco come al Vallone delle Cime Bianche, al Monte San Primo, ai Piani di Artavaggio o al Sassolungo o al Passo della Croce Arcana e in tutti quegli altri luoghi sulle Alpi e sugli Appennini dove pochi uomini incapaci di ascoltare e comprendere le montagne vorrebbero distruggerle a favore di pochi sodali e danno di tutti gli altri – di tutti noi.

[Un’immagine eloquente della scorsa estate 2023 riguardo ciò che è stato perpetrato al Lago Bianco del Passo di Gavia.]
(Qui trovate tutti gli articoli che nei mesi scorsi ho dedicato al Lago Bianco del Gavia.)

L’incessante e impunita distruzione dei sentieri da parte dei motociclisti

Nelle immagini, riprese di recente dallo scrivente, potete vedere i danni causati ai sentieri in zone boschive dal transito di motociclette, in particolar modo quelle da trial. Sentieri, inutile affermarlo, al cui inizio c’è in bella mostra il divieto di transito alle motociclette. Cliccate sulle varie immagini per ingrandirle.

Le gomme tassellate estirpano la superficie erbosa, scavano il terreno e spargono ovunque il terriccio, spostano i massi che formano il fondo calpestabile e divelgono le pietre che bordano i gradoni che agevolano il cammino. Tutto ciò ancor più se ha piovuto di recente e il terreno risulta ancora ammorbidito; appena torna la pioggia, l’acqua scorre nei canali e nelle piccole trincee scavate dalle gomme delle moto, le amplia e le approfondisce sempre più dissestando di conseguenza in modo crescente il sentiero per l’intera ampiezza, così rendendo sempre più difficile il cammino per gli escursionisti. Figuratevi in presenza di un nubifragio, come quelli che il clima attuale rende frequenti e viepiù violenti: con pochi passaggi delle motociclette l’agevole sentiero di un tempo si trasforma nel letto di un ruscello caratterizzato da un dissesto crescente e inarrestabile.

Una situazione del genere è ancora più ignobile se constatata – come è il caso documentato dalle mie immagini – lungo una mulattiera storica che presente ancora molte parti selciate nella tecnica tipica della zona, sicuramente vecchie di qualche secolo, come si vede in una delle immagini lì sopra*: una via rurale di grande valore culturale che andrebbe protetta, salvaguardata e manutenuta, non lasciata in balìa della demenza motorizzata dei trialisti e di quelli della stessa risma, che ovviamente se ne fottono della bellezza e della valenza storico-culturale dei tracciati che distruggono.

Purtroppo queste sono situazioni ancora drammaticamente diffuse sulle nostre montagne, anche perché godono di sostanziale impunità; se poi si considera che in Lombardia come in altre regioni alcuni politici ignobili agevolano tale impunità con provvedimenti a ciò funzionali, sostenuti dai vertici regionali, capite bene a quale devastante pericolo siano sottoposti i sentieri e chi li voglia percorrere. I Carabinieri Forestali e le altre forze di polizia aventi competenze al riguardo possono fare ben poco senza cogliere i vandali motorizzati sul fatto. Che resta da fare, dunque? Giustizia privata? Non è mai cosa auspicabile, certamente: ma quei motociclisti, per i danni che si divertono a cagionare a un patrimonio di tutti e anche per i modi prepotenti che a volte manifestano, in qualche modo la devono pur pagare. Ineluttabilmente.

*: per chi se lo stia chiedendo, si tratta della mulattiera che da Olginate sale verso Consonno, sul versante orientale del Monte di Brianza (provincia di Lecco), territorio della quale si ha la certezza della frequentazione antropica fin dall’anno Mille. La zona è da anni in preda a tali sevizie motociclistiche, come denunciato diverse volte sui media locali dalle associazioni di tutela del territorio e che manutengono i sentieri locali, ad esempio qui.

Non volete pagare qualche centinaia di Euro per ammirare il cielo da una “stanza panoramica”? Ecco come fare!

(Articolo pubblicato su “L’AltraMontagna” il 29 febbraio 2024.)

[Immagine tratta da infosannio.com.]

Questo provvedimento, modificato, riconsegna alle nuove generazioni la possibilità di vedere il cielo, di ammirare la Via Lattea: si dà un’opportunità in più per far conoscere l’ambiente montano, non per violarlo.

Così afferma il consigliere regionale del Veneto Marzio Favero nel sostenere la legge, approvata qualche giorno fa, che permette la realizzazione di “stanze panoramiche” di vetro e legno, veri e propri micro hotel di lusso sulle montagne venete anche sopra i 1600 metri di altitudine cioè dove, fino a ora, potevano essere costruiti solo rifugi, bivacchi o manufatti di servizio al territorio, e pure in zone sottoposte a tutela ambientale.

Non c’è dubbio che il consigliere Favero sia certamente un politico competente e preparato, nelle proprie mansioni istituzionali, ma lo manifesti in misura minore – almeno così viene da ipotizzare, leggendo le sue dichiarazioni – nei riguardi dei territori montani, al punto da dover premurosamente svelare al consigliere e a chi sostenga le sue stesse posizioni una cosa che probabilmente ad essi sfugge. In montagna c’è già un posto dal quale poter osservare il cielo, ammirare la Via Lattea e conoscere a fondo l’ambiente circostante: è la vetta. E di vette a disposizione ce ne sono a iosa, certe montagne ne hanno anche più d’una, alcune sicuramente ostiche da raggiungere ma molte altre semplicissime: ci si arriva tranquillamente a piedi, spesso con poca fatica e non si devono spendere qualche centinaia di Euro per soggiornarvi, come di norma richiedono quelle stanze panoramiche in forza dei pacchetti turistici con i quali vengono offerte. Semmai basta una normalissima tenda oppure nemmeno quella, è sufficiente stendersi lassù, sulla vetta liberamente prescelta, e osservare il cielo al di sopra e il paesaggio d’intorno fino a che se ne abbia voglia. Anzi, fino a che ci si senta parte di essi, in relazione profonda con l’ambiente montano e soprattutto in contatto diretto, senza mediazioni, senza infrastrutture artificiali di mezzo che, inevitabilmente, disturbano l’esperienza e ne annacquano il valore peculiare spesso fino a farlo svanire del tutto.

[Immagine tratta da venetosecrets.com.]

Non c’è bisogno di qualcuno o qualcosa che «dia un’opportunità» di fare tutto questo, dunque. Anzi, sostenere ciò significa ritenere le «nuove generazioni» un po’ stupidotte e incapaci di conoscere e relazionarsi con l’ambiente montano senza qualche invenzione di natura commerciale, pur fascinosa che sia… [continua su “L’AltraMontagna”, qui.]