Sragionamenti natalizi

Nell’eccitazione mitica del Santo Natale, molte cose accadono non previste, non ragionevoli, anzi impossibili; cerimonie di rara aurata solennità, aromi arcaici, si mescolano a fantasmi di abeti, dovunque si accendono luci da bordello, miserabili fiocchi simulano un riso che, non potendo essere innocente, corteggia i riti e le smorfie di una mediocre follia. Fa parte di questa iconografia sconcia la presenza della neve; il cui candore mima in verità la carta da pacchi di un mondo regalato.

(Giorgio Manganelli, Il presepio, Adelphi Edizioni, 1992. Immagine tratta da qui, da me rielaborata.)

La comicità non è una camicia da indossare

La gente mi chiede se ho mai paura di svegliarmi una mattina e di non far più ridere. La risposta è no, perché la comicità non è una cosa che si indossa come una camicia e che si può perdere da un momento all’altro. È molto semplice: o sei capace di far ridere, oppure no. Non è una specie di follia passeggera. Il che non significa che tu non possa svegliarti di cattivo umore, pieno di odio per il mondo e per la stupidità della gente, esasperato per un universo privo di senso – cosa che ammetto di fare ogni mattina -, ma questo serve a cavar fuori il mio senso dell’umorismo, non a cancellarlo. Come Bertrand Russell, provo una profonda tristezza per il genere umano. A differenza di Bertrand Russell, non sono bravo in matematica. E forse non sono in grado di trasmutare la mia sofferenza in grande arte o in grande filosofia, ma sono capace di scrivere delle buone battute che per un attimo possono distrarre e arrecare un breve sollievo alle irresponsabili conseguenze del big bang.

(Woody Allen, A proposito di niente. AutobiografiaLa Nave di Teseo, 2020, traduzione di Alberto Pezzotta, pag.337.)

L’infelicità natalizia

Nella città in cui vivo, anzi in tutte le città in cui potrei vivere, sta arrivando il Natale. Alcuni dicono, il Santo Natale. Sebbene la mia vita sia distratta e disorientata, da molti segni, come gli animali, mi accorgo della imminenza del Natale. L’irrequietezza agita i miei simili; una sorta di inedita tristezza che si accompagna ad una smania, una torbida cupezza, una litigiosità capziosa, non di rado violenta, ma soprattutto aspramente angosciosa. Quando il Natale si approssima, l’infelicità si scatena su tutta la terra, invade gli interstizi, ci si sveglia al mattino con quel sentimento, discontinuo durante l’anno, che vivere a questo modo pare intollerabile, forse disonesto, una bestemmia. Strano che abbia scelto questa parola, sostanzialmente pia, per descrivere l’infelicità natalizia. E infatti questo avverto, che a differenza della desolazione che direi privata, attraverso la quale passiamo in vari momenti dell’anno, questa è una tetraggine che ha dell’astronomico, come a dire che gli astri sono coinvolti, e forse la tristezza che suppongo mia in realtà è un affetto che tocca gli estremi dell’universo, e oltre, se si dà un oltre.

(Giorgio Manganelli, Il presepio, Adelphi Edizioni, 1992. Immagine tratta da qui, da me rielaborata.)

Se la festa del Natale arriva puntuale e inevitabile, Il presepio di Manganelli torna necessario e imprescindibile.
Fino al 25 tenetelo presente se passerete di qui, eh!

Affittasi loculo

Uno aveva già comperato il posto in cimitero. Causa trasferimento all’estero aveva messo un cartello: Affittasi.

[AA.VV. (a cura di Paolo Nori), Repertorio dei matti del Canton Ticino, Marcos y Marcos, 2019, pag.139.]

Prima che il paese imputtanisca

Tre operai sono seduti attorno al fuoco, mangiano pane e cacio e mi guardano tranquillamente. Dicono, e ridono, che sono arrivati prima loro di noi, che pure siamo di qui. Uno, siciliano, dice che poi faranno enormi ripari contro le valanghe e larghe strade, cambieremo faccia a questa valle.
«Come facevate a viverci, sì dico prima?»
Non è mica facile rispondere, potrei dirgli solo: che non potrei più viverci ora. E i contadini? I contadini è più facile, basta fargli vedere una cappellata di soldi, dopo fanno festa anche ai cagnoni e agli onorevoli che vengon su a mangiarci terra e acqua. Giura: non scrivere mai patetiche elegie sul tuo paese che sarà deturpato. Giura: o un feroce silenzio (male) o la razionale opposizione politica: scegli, ma non l’elegia della memoria, che finisce col fare i comodi di chi comanda male, cioè mangia addosso al paese e fa in modo che il paese imputtanisca.

(Giovanni OrelliL’anno della valangaEdizioni Casagrande, 1991-2017, pag.123-124; 1a ed. Mondadori 1965.)