Cosa stiamo diventando?

Ancora una volta, applausi a Paolo Nori (dal cui sito ho tratto entrambe le immagini).

#StandwithUkraine #FuckPutin

Il ritrovamento dell’Endurance

A volte accade che un frammento di leggenda, cioè di qualcosa che per diversi motivi appare extra-ordinario al punto da essere stato ormai mitizzato e per questo considerato popolarmente come un elemento “leggendario”, riappaia improvvisamente nella realtà come se spuntasse da una sorta di squarcio dimensionale – e in effetti per certi versi è proprio ciò che accade, in questi casi.

Il più recente, di tali casi, è senza dubbio il ritrovamento di Endurance, una delle più celebri e importanti navi della storia – delle esplorazioni e non solo – per molti motivi, storici e simbolici, legati alla vicenda del leggendario (appunto!) esploratore britannico Ernest Shackleton, il quale nel 1914 partì con l’Endurance per tentare la traversata a piedi dell’Antartide (per i tempi un qualcosa di paragonabile a un’impresa spaziale contemporanea) ma fallì proprio per il naufragio della nave il 21 novembre 1915 tuttavia riuscendo a portare l’equipaggio in salvo nonostante le tremende circostanze in cui la missione si ritrovò.

L’aura di leggenda intorno a Shackleton e all’Endurance è tale che la stessa missione di ritrovamento della nave ha assunto risvolti assimilabili, al punto che il capo della missione, il geografo John Shears, ha detto a BBC: «Abbiamo portato a termine la più complicata ricerca di un relitto al mondo, lottando costantemente contro iceberg, tempeste e temperature fino a -18 °C. Abbiamo fatto qualcosa che molte persone ritenevano impossibile».

Dulcis in fundo, la nave di Shackleton è stata ritrovata proprio nel centenario della morte del grande esploratore britannico, scomparso per un infarto a soli 47 anni nel gennaio 1922 a Grytviken, nella Georgia del Sud, mentre si stava apprestando a una nuova spedizione esplorativa antartica.

Insomma: una notizia capace di suscitare forti emozioni e notevoli suggestioni, e che mi permette di segnalare un bellissimo libro di una grande scrittrice che ho la fortuna di conoscere, Mirella Tenderini, appena ripubblicato da Alpine Studio: La lunga notte di Shackleton, nel quale l’autrice racconta «il più celebre salvataggio di tutti i tempi», come venne definito, e delinea la figura di Shackleton non solo come celeberrimo esploratore ma anche come uomo di grandi princìpi e notevolissime doti, riconosciute da tutti. Infatti, come disse un altro famoso esploratore britannico, Apsley Cherry-Garrard in una frase divenuta famosa: «Per organizzare un lavoro congiunto di tipo scientifico e geografico, datemi Scott; per un viaggio d’inverno, Wilson; per una capatina al Polo e nient’altro, Amundsen; ma se mi trovo in un dannato buco e voglio uscirne, datemi Shackleton tutte le volte.»

N.B.: informazioni e citazioni sul ritrovamento della Endurance le ho ricavate da questo articolo de “Il Post”; l’immagine in testa al post viene invece dal sito ufficiale della spedizione, endurance22.org.

Il mondo salverà il mondo #10

(Cliccate qui, per capire meglio.)

#10: Ferdinand Hodler, Das Jungfraumassiv von Mürren, 1911

La distanza tra Italia e Ucraina

Credo che agli appassionati di geografia e cartografia come me, quando sentono qualcuno disquisire degli eventi bellici in corso in Ucraina cogliendo nelle parole proferite una sensazione di distanza fisica da essi anche più che di distacco culturale, come se l’Ucraina fosse un paese ben lontano da noi, venga da riflettere un attimo. Dunque, se pur quella sensazione sotto certi versi può essere comprensibile – ma per ragioni storiche e storiografiche più che geografiche – (mi) sorge la curiosità di verificare quanto siamo realmente ovvero materialmente distanti da quella guerra e dalla geografia politica e umana che sta subendo e subirà le conseguenze future del conflitto.

Così, con una accuratezza non estrema ma accettabile per come è quella offerta dalle mappe on line, si evince facilmente che distano quasi meno i confini orientali italiani (che ho identificato, anche per ragioni viabilistiche, nel valico di Coccau) da quelli occidentali ucraini rispetto a quanto distano Torino e Napoli, e la distanza diventa ancora inferiore se calcolata in linea d’aria (cliccate sulle immagini per ingrandirle):

Insomma: ciò per rimarcare, simbolicamente ma non troppo, che quanto sta accadendo in Ucraina non può essere considerato troppo distante da noi nemmeno dal punto di vista geografico, figuriamoci da quello storico, politico, culturale, umano.

8 marzo

[Foto di Emilio Morenatti/The Associated Press, fonte https://www.cbc.ca/, l’originale è qui.]
[Foto di Egor Lyfar da Unsplash.]
No, nessuna parola. Non serve.