Intanto, nella realtà…

“Sacra” famiglia tradizionale che sei tra noi, dacci oggi il nostro femminicidio quotidiano.

(Cliccate sull’immagine qui sopra per leggere l’articolo originale. Sulla grave distorsione del concetto – più che della forma – di “famiglia tradizionale”, nella quale avvengono l’80% dei casi di femminicidio, ne ho disquisito di recente qui. Per saperne di più riguardo la tragedia della violenza sulle donne: www.stopfemminicidio. it)

8 marzo, Silvia Romano

Oggi è la “Festa della Donna”, inutile rimarcarlo, e siccome io resto sempre un po’ discosto da tali ricorrenze – non certo perché non ne approvi il senso, anzi, semmai è la sostanza concreta a lasciarmi scettico e sospettoso che, al solito, tutta l’attenzione verso le donne si concentri in questa data e nuovamente svanisca negli altri 364 giorni dell’anno – tra innumerevoli celebrazioni a innumerabili donne, grandi o meno, celebri oppure no, vorrei dedicare un piccolo ma sentito pensiero a una donna che sarebbe bello festeggiare personalmente e invece non si può: Silvia Romano. Rapita da novembre in Kenia, sulla sua vicenda è calato un silenzio assai preoccupante che, temo, non dipende solo dal riserbo richiesto dalla famiglia e dalla “riservatezza” delle indagini in corso (sperando che ci siano indagini in corso) ma pure dal sostanziale disinteresse di molti dei soggetti che dovrebbero agire e, per motivi che è inutile star qui a indicare, non agiscono. Disinteresse che proprio un tale silenzio rischia di amplificare e trasformare in oblio.

Invece sarebbe bello non solo sapere qualcosa, al riguardo, ma essere certi che Silvia potrà tornare presto a casa, dai suoi cari. Le mimose fioriscono a inizio marzo, la libertà deve fiorire sempre. Ancor più quella di una persona come Silvia e come tutte le altre simili a lei, donne e uomini che siano: una libertà che è un dono oggi e negli altri 364 giorni dell’anno, assolutamente.

#SilviaRomano

P.S.: clic.

Ma poi… “8 marzo” sul serio?

Ma poi, care festeggiate in siffatta amena giornata celebrativa: dite che oggi, anno di grazia 2018, XXI Secolo, Terzo Millennio, ormai prossimi allo sbarco su Marte, all’intelligenza artificiale e a chissà quante altre meraviglie futuribili… dite che questa nostra società contemporanea è veramente distante dal tempo in cui le donne che cercavano di svincolarsi dalle sottomissioni “culturali” ad esse imposte le accusava di stregoneria e le bruciava vive in roghi sulla pubblica piazza? Dite che veramente la storia è corsa in avanti fino al presente che viviamo lasciando in quello spaventoso passato i germi di cotanta criminale misoginia, oppure no? Dite che realmente la fallocrazia che da millenni quasi ovunque governa il mondo sta subendo una definitiva disfunzione erettile (metaforica, eh!), oppure, insomma, dite che l’apparenza (vi) inganna? Che l’altra metà del cielo s’è fatta più ampia ma in verità è ancora racchiusa dal filo spinato, che le libertà, i diritti e i riguardi conseguiti ad oggi siano come sculture di ghiaccio al Sole di fine aprile (per non dire metà luglio)?

Che dite?

8 Marzo. O forse no.

È l’8 marzo, è la festa della donna. Pare che tutti festeggino, che tutti celebrino l’altra metà del cielo, si proferiscono tante belle parole, in TV passano servizi encomiastici, si celebrano obiettivi raggiunti, si rinnovano promesse, si rivendicano nuovi o ulteriori diritti.

E poi leggi (sull’edizione locale di Repubblica) che dopo quasi 40 anni di attività chiude la Libreria delle donne di Firenze. La “Cooperativa delle Donne”, che gestiva la libreria aperta proprio il giorno 8 marzo del 1980, è stata messa in liquidazione volontaria. Tra i motivi alla base della chiusura la crisi del mercato dei libri. Ma non solo. “Purtroppo l’aumento dei costi di gestione non consente più di mantenere aperta la libreria, nonostante l’impegno, la passione e l’amore per i libri delle socie e le numerose iniziative culturali che continuano a svolgersi, e nonostante il costante sostegno di molte e di molti“, ha spiegato Emilia Mazzei, ex presidente della cooperativa e attuale liquidatrice della stessa. La libreria è stata inaugurata l’8 marzo di 38 anni fa da 40 giovani donne, che volevano aprire uno spazio di cultura e di incontro in città in grado di diventare un punto di riferimento per tutte. Tra gli scaffali solo libri scritti da donne: biografie e autobiografie, romanzi e tanta poesia. Molti volumi storici e difficili da trovare, che si accompagnano all’archivio del femminismo con le riviste sulle lotte e sulle battaglie per i diritti.

Sia chiaro: questa chiusura (ennesima, peraltro, di una libreria indipendente, ergo ancor più drammatica nella sostanza) non c’entra nulla con l’aspetto sociopolitico della giornata odierna. Tuttavia, che una libreria che si chiama delle donne chiuda, e che chiuda proprio in prossimità della festa della donna, diviene inevitabilmente un evento emblematico riguardo il valore politico della giornata e, in generale, del valore riconosciuto alla donna nella nostra società. Perché palesa – metaforicamente ma non troppo, appunto – che ancora le donne devono fare tanta strada, superare numerosi ostacoli, combattere e vincere molte battaglie nei confronti d’un mondo cronicamente maschilista e fallocentrico, primitivo e culturalmente arretrato, ancora sovente incapace di non considerare la donna come un essere inferiore o quanto meno brava sì, capace, efficiente, risoluta, audace, intelligente, creativa… ma mai come un uomo. E probabilmente se, come detto, la nostra società nell’anno di grazia (?) 2018 è ancora così culturalmente arretrata, è proprio anche per questo.

9 marzo: auguri a tutte le donne!

Oggi è il 9 marzo, Festa della Donna: auguri a tutte!
E gli auguri valgano – per evitare di ripetermi e diventare monotono – per la Festa della Donna di domani, e per quella dell’11 marzo, del 6 di aprile, del 20 giugno, del 27 settembre

Come dite? La Festa della Donna è l’8 marzo, cioè era ieri?
No, beh, un attimo solo… non facciamo confusione. Quella di ieri è la celebrazione istituzionale, ma la vera Festa della Donna è in ogni altro giorno dell’anno, nessuno escluso!
Per intenderci: potreste dichiararvi lettori di libri leggendone soltanto in un giorno dell’anno? E, per giunta, quanti ne potreste leggere in una sola giornata? Ecco, con la Festa della Donna – ovvero, col senso concreto che deve avere una ricorrenza del genere – funziona più o meno allo stesso modo. Va benissimo la celebrazione dell’8 marzo, ma se per i restanti 364 giorni dell’anno nulla cambia, anche l’8 marzo non solo perde tutto il suo senso ma rischia di diventare persino controproducente. Se invece ogni giorno dell’anno fosse una “Festa della Donna”, che significherebbe? Beh, molto semplicemente che ciò per cui è nata la festa sarebbe diventata la normalità, la condizione quotidiana ordinaria, che gli scopi da essa rivendicati e gli obiettivi da conseguire sarebbero stati raggiunti.
Oggi invece succede il contrario: la Festa della Donna è sostanzialmente un evento stra-ordinario – fuori dall’ordinario, dunque anormale. Infatti, che la nostra società debba ancora celebrare una tale festa rivendicando in essa gli stessi obiettivi di sempre, nonostante il tempo che passa, è la prova che il nostro mondo non è affatto normale. E non lo sarà ancora a lungo, io temo – sperando vivamente di sbagliarmi.