Gender bender Joyce

joyceNon voglio entrare nel merito di una discussione – quella sulla supposta “ideologia gender” e sui relativi temi legati all’omofobia/omofilia – che da parecchio tempo si è degradata in pura ciancia politico-ideologica priva d’alcuna serietà, allontanandosi di molto dalle argomentazioni più plausibili in un senso o nell’altro. Tuttavia, sul tema, trovo molto interessante e significativo quanto scrisse, più di un secolo fa, un fervente cattolico nonché mirabile intellettuale – ovvero uno dei più grandi scrittori del Novecento: James Joyce.
Daniele Benati in Una storia curiosa, testo che introduce perfettamente Gente di Dublino nell’edizione 2014 di Feltrinelli (edizione della quale Benati è anche traduttore), ricorda come Joyce di frequente, nei suoi lavori ovvero in altre sedi letterarie, segnalò e criticò con forza

la meschinità che pare governare i rapporti umani, e in particolare quelli protetti dall’istituzione matrimoniale, che paiono essere privi di un qualsiasi valore, se non quello di servire a puntellare una società che altrimenti cadrebbe a pezzi. (…) Lo stato di paralisi che Joyce intendeva colpire in “Gente di Dublino”, imputandone la responsabilità alla chiesa, colpevole di aver atrofizzato la coscienza degli irlandesi, e di averli trasformati in un popolo incapace di concepire la moralità come risposta individuale a problemi di carattere etico.

Ovvero, il grande autore irlandese intuì come già un secolo fa l’istituzione familiare fosse in crisi, corrotta, svilita e repressa da ideologie che ne minavano l’essenza fondamentale. Le sue osservazioni, citate da Benati, sembrano fatte apposta per la situazione attuale, nella quale certe prese di posizione appaiono così irrazionalmente veementi e sostanzialmente immotivate (quindi praticamente non considerabili) da far credere che il loro scopo fondamentale non sia quello di denunciare una certa situazione ritenuta negativa, ma di nascondere in verità dietro il loro rumoroso sbraitare un vero e proprio fallimento, imputabile alla società che gli ispiratori di quelle posizioni hanno plasmato e ancora dominano, almeno politicamente. Un fallimento loro, dunque, lasciato accadere senza che si rendessero conto della sua gravità e oggi – incapaci essi per propria ottusità generale di ammettere tale sconfitta – combattuto scaricando la colpa su chi colpa non ne ha affatto, anzi, per certi versi rappresenta una potenziale soluzione – in senso di principio. “Un popolo incapace di concepire la moralità come risposta individuale a problemi di carattere etico”: ecco, non si potrebbe descrivere la situazione italiana meglio di come fece Joyce per i suoi connazionali, ribadisco.
Un atteggiamento molto nostrano, d’altra parte, che ricorda quello, assai simile, del dare la colpa del dissesto idrogeologico alle piogge quando per decenni non si è fatto nulla per prevenire i potenziali danni e armonizzare l’antropizzazione al territorio su cui si è applicata.
Dunque, più che gridare “al lupo!” dove di autentici e famelici carnivori non ce n’è nemmeno uno senza alcuna sostenibile – quindi, nel caso, considerabile – logica, si cominciasse a rimettere le cose nel loro giusto verso e a considerare – e comprendere – cosa veramente vada difeso e salvaguardato, che non è certo la parte bianca o quella rossa o nera ma è il singolo individuo in quanto tale, cittadino come ogni altro con uguali e condivisi diritti e doveri, che in primis gode del diritto di vivere la propria vita come meglio ritiene, finché non danneggi il suo prossimo. Cosa che poi si può anche chiamare “libertà fondamentale”, giusto per essere chiari. Ma probabilmente questo è un principio tanto semplice ed elementare quanto avanzato e inconcepibile per un paese nel quale, per una bizzarra, malaugurata distorsione temporale, da ormai troppo tempo l’orologio gira al contrario.

N.B.: Gender bender è un termine specifico della teoria queer, sviluppatasi soprattutto nel mondo anglosassone. Il definirsi “gender bender” è considerata “una forma di attivismo sociale in risposta ai presupposti o alle generalizzazioni circa i generi”. Ovviamente qui ho mutuato l’accezione originaria della definizione adattandola al tema dell’articolo e alle parole anticonformiste e “controcorrente” di Joyce.

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5 pensieri riguardo “Gender bender Joyce”

  1. Condivido molto ciò che dici: spesso invece di analizzare la causa radice di un problema per trovarne la soluzione corretta, si preferisce trovare un qualcosa che sia semplice ed immediato da correggere. è su questi insani principi che è stato costruito il nostro welfare negli ultimi decenni. L’ho scritto proprio nel mio ultimo post, riportando un interessante articolo di Anna Giuffrida sul suo blog, a proposito della scuola dell’infanzia.
    Riusciremo mai a venirne fuori? Mah…

    1. Esatto. E proprio come anche tu fai notare, le soluzioni ci sarebbero e sovente sono pure semplicissime: proprio questo ti fa capire che non vi è una reale volontà di risolvere le questioni aperte, ma anzi pare ci sia l’intenzione di mantenerle aperte per meri fini polemistici da politica bassa e bieca. Se poi quelle questioni non fanno altro che – inevitabilmente – peggiorare sempre più, pare che non interessi affatto.
      Insomma, la mia risposta a quella tua domanda finale forse la intuirai… :/

  2. O mamma cosa hai tirato fuori… Una di quelle questioni super scottanti da cui difficilmente ne verremo fuori. Il problema secondo me ricade sempre nella questione mai risolta del rispetto. Al di là delle posizioni di chiesa e opposizione, credo che capire come collocare il rispetto per l’individuo possa essere un punto di partenza per la risoluzione del dilemma gender sì-gender no. Invece in Italia se ne fa una battaglia sui principi cattolici, senza comprendere che non è una questione personale della chiesa ma dovrebbe essere una questione personale dell’intera umanità. Cosa siamo disposti a fare in futuro e a tollerare nella manipolazione umana?

    1. Da cattolico, dico che il problema in Italia sta proprio in questo: si pretende di risolvere le questioni dei diritti civili dimenticandosi che lo stato è e deve essere laico. Il rispetto per l’individuo, come dici tu, non è un’esclusiva del cattolicesimo o cristianesimo, ma di una società civile.

      1. Infatti è proprio quello che avevo detto io in altri termini. Concordo… il tutto sta nell’individuare appunto il confine tra ciò che tiene conto dell’essere umano e ciò che a lungo andare lo rende schiavo di manipolazioni a discrezione di altre persone, che possono avere ideali diversi. Il tutto deve prescindere dalle ideologie religiose ma anche politiche ecc ecc. Ma mi rendo conto che è difficile stabilire una norma condivisa da tutti, partendo dal fatto che la questione del rispetto al giorno d’oggi è abbastanza ambigua e i confini di ciò che può essere tollerato o no è purtroppo troppo lasciato alla soggettività.

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