Sciare in spiaggia a Jesolo? Potrebbe essere sul serio un’idea geniale!

Secondo me ha assolutamente ragione l’europarlamentare Donazzan che ha «trovato geniale l’idea di questa pista Made in Veneto per cui ho potuto sciare a… Jesolo». Sciare a Jesolo, già, la nota località sul mare vicino a Venezia, su una pista di plastica. Riciclata ovviamente, dunque “sostenibile”.

Talmente geniale, l’idea di Jesolo, che mi chiedo: perché non riproporre queste piste di plastica (sostenibile) sulle quali si può sciare anche in piena estate in tante altre località balneari, chiudendo altrettante stazioni sciistiche poste in territori montani di media-bassa quota sui quali non nevica più e non ci sono le condizioni climatiche per sciare?

Allora sì che l’idea sarebbe pienamente “geniale”! In molte stazioni ormai prive di logica economica e ambientale si scia solo in modo artificiale (drenando soldi pubblici, peraltro): scimmiottare per scimmiottare lo sci e le montagne, tanto vale farlo al mare! Nell’ottica di chi scia in questo modo non cambia granché, inoltre le località balneari sono zone già ampiamente antropizzate nelle quali dunque si impatta sull’ambiente e il paesaggio molto meno che in montagna, e poi volete mettere l’apres-ski in spiaggia? Insuperabile!

Per cui vorrei proprio ringraziare l’europarlamentare Donazzan per il supporto a tale idea geniale e mi auguro che abbia la volontà e il coraggio di agire al fine di metterla pienamente in atto. Ecco.

BASTA CON LO SCI IN MONTAGNA, VOGLIAMO SCIARE AL MARE!

[Poco cemento e nessun affollamento a Jesolo: il posto ideale per sciare!]
P.S.: si fosse pensato prima a quest’idea di portare lo sci al mare, si sarebbero potuto organizzare le Olimpiadi Invernali di Milano-Milano (Marittima). Molto più originali e coerenti di quelle imminenti!

Un buon futuro o un gran disastro per il Monte San Primo?

Come ho rimarcato tante volte, la “battaglia” in corso per la difesa del Monte San Primo (nel Triangolo Lariano, Provincia di Como) dall’assurdo progetto per il quale si vorrebbero installare impianti sciistici a 1100 metri di quota dove da anni non nevica più – progetto che molti di voi conoscono ormai bene, per come le proteste al riguardo siano vaste, costanti e internazionali – non è solo un’iniziativa a difesa di una montagna, ma un’azione civica e politica (nel senso più alto del termine) emblematica per tutte le nostre montagne sottoposte a progetti illogici e impattanti, siano essi turistici o no. Un’azione che vive e si alimenta soprattutto della grande passione che innumerevoli persone manifestano per il San Primo e della sensibilità per le montagne e per il loro futuro. Che è qualcosa che riguarda tutti, così come un danno perpetrato ad esse nuoce a tutti, anche a chi la montagna nemmeno sappia cosa sia.

Quindi, riflettere e discutere sul futuro del San Primo, come si farà questa sera alle sue pendici, al leggendario Passo del Ghisallo vicino Magreglio, equivale a ragionare sul nostro futuro, sul mondo nel quale vogliamo vivere e della cui bellezza vogliamo godere ovvero su ciò che la mente e il cuore ci dicono essere azioni chiaramente sbagliate, irrazionali, scriteriate, dunque da dover contrastare e per quanto possibile inibire nel futuro – anche per non esserne complici con il mero disinteresse silente. Per il bene dei nostri territori, per il bene di tutti noi.

Trovate tutti i dettagli sull’incontro di questa sera nella locandina lì sopra. Per saperne di più sulla questione del Monte San Primo e restare aggiornati al riguardo potete visitare il sito web del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, qui. Invece qui trovate buona parte degli articoli di approfondimento che nel tempo ho dedicato alla vicenda.

Domenica 15 giugno: di nuovo in cammino ai piedi della “Montagna Sacra”

Domenica 15 giugno 2025: ecco la data nella quale anche quest’anno si tornerà in Valle Soana per la quarta edizione di “Insieme per la Montagna Sacra”, la giornata di cammino riflessivo e collettivo ai piedi del Monveso di Forzo, la montagna nel gruppo del Gran Paradiso individuata dal progetto “Montagna Sacra – Monveso di Forzo” (del cui comitato promotore faccio parte) – come simbolo di rispetto del Limite.

Come per le scorse edizioni il ritrovo sarà alle ore 10 a Molino di Forzo: da qui si partirà per una passeggiata del tutto elementare alle borgate Boschietto e Boschettiera, un’ora e mezzo di cammino per poco più di 300 metri di dislivello positivo con momenti di informazione sul progetto e pranzo al sacco. Ritornati a Molino nel pomeriggio, alle 17 si potrà assistere al Concerto per la Montagna Sacra del gruppo musicale celtic rock LabGraal, al quale va fin da ora il ringraziamento caloroso per aver rinnovato la disponibilità a suonare per i partecipanti alla giornata.

Per la prossima edizione di “Insieme per la Montagna Sacra” ci sono tre novità significative, e questo è il motivo per il quale ricevete questa newsletter con largo anticipo rispetto alla data prefissata.
La prima: all’arrivo della comitiva di camminatori a Boschietto, avrà luogo l’inaugurazione dell’opera d’arte appositamente dedicata al Monveso e donata alla causa dalla pittrice torinese Barbara Tutino. Realizzata su Alluminio riciclato e dunque fatta per restare all’aria aperta, ritrae il Monveso con la chiesa di Boschietto. L’opera verrà poi installata in modo permanente su una delle case della borgata posta lungo il sentiero che risale la valle, restando così ben visibile da chiunque transiti dalla borgata al fine di rappresentare un suggestivo e potente elemento di attenzione e riflessione sul nostro progetto e sui suoi fini.

(Nelle immagini soprastanti: alcune vedute di Boschietto e di Boschettiera scattate durante l’edizione 2024 di “Insieme per la Montagna Sacra”.)

La seconda novità deriva direttamente da Barbara Tutino e dalla sua idea di trasportare simbolicamente l’opera, e soprattutto ciò vuole rappresentare riguardo la Montagna Sacra, dalla Valle di Cogne alla Val Soana, così unendo i due versanti valdostano e piemontese del Monveso. Per questo sabato 14 giugno è in programma il “trasporto simbolico” dell’opera con una traversata che passerà dal Colle di Bardoney, uno dei valichi di collegamento della Valle di Cogne con la Valle Soana posto a circa 2800 metri di quota tra il Monveso e la Torre di Lavina. L’escursione, che si sviluppa in un ambiente di alta montagna grandioso e affascinante, non è difficile ma per sviluppo, dislivello e terreno è comunque riservata a buoni camminatori, che saranno accompagnati da guide escursionistiche. Come detto, alla spettacolarità del percorso si unisce il valore simbolico del transito tra i due versanti del Monveso rispetto al messaggio di fondo che il progetto della “Montagna Sacra” elabora e trasmette, il quale poi troverà una rappresentazione anche visiva proprio grazie all’opera di Barbara Tutino esposta a Boschietto.

(Nelle immagini soprastanti, alcune vedute del Colle di Bardoney: nell’ordine, il valico, il versante della Valle Soana e quello della Valle di Cogne.)

L’escursione sarà comunque da confermare a inizio giugno in funzione delle condizioni ambientali lungo il percorso, soprattutto sul versante valdostano, oltre che ovviamente di quelle meteorologiche nell’imminenza della data. Chiunque ne fosse interessato lo comunichi quanto prima: alla mail montagnasacra22@gmail.com o ai recapiti telefonici 335/7035304 (Toni Farina) e 335/1417877 (Sandro Francesconi, una delle guide escursionistiche che accompagneranno la comitiva). Per ragioni intuibili il numero di partecipanti sarà limitato a non più di dieci.

La terza novità è che in occasione delle giornate di giugno sarà installata a Forzo, a cura del Comune, la bacheca dedicata alla “Montagna Sacra” con le informazioni sostanziali sul progetto, che così sarà “inaugurata” ufficialmente a sua volta. L’installazione rappresenta un’iniziativa “piccola” nella forma ma assolutamente significativa nella sostanza perché esprime la vicinanza solidale del Comune di Ronco al nostro progetto e ai suoi fini: una cosa niente affatto scontata fino a qualche tempo fa, dunque la prossima presenza della bacheca rimarca l’attenzione e la considerazione crescenti della “Montagna Sacra” anche presso la comunità locale.

In ogni caso i dettagli delle giornate del 14 e 15 giugno sono ancora in via di definizione e qui vi sono solo anticipati, come denotato; più avanti verranno diffusi gli aggiornamenti e il programma definitivo.

Vi sono altre potenziali interessanti novità che bollono nella pentola della Montagna Sacra: l’augurio è di concretizzarle a breve e dunque di darne notizia al più presto.

Intanto, il progetto “Monveso di Forzo – Montagna Sacra”, in forza del suo messaggio sempre più attuale e necessario nei confronti delle realtà dei territori montani (e non solo), continua a raccogliere sempre maggiori interessi, consensi, condivisioni, citazioni da parte di persone di radici e culture diverse: alpinisti, escursionisti, naturalisti, giornalisti, scrittori, artisti, montanari, frequentatori rispettosi di ogni vita e di ogni luogo che hanno condiviso con entusiasmo la proposta e hanno aderito al progetto. Nessun conquistatore.

È un bel risultato, tuttavia, vista l’attenzione crescente che sta suscitando il progetto, ci sono ampi margini di incremento ovvero di sempre più ampia conoscenza del progetto stesso e delle sue finalità. Per questo vi invitiamo di nuovo a far aderire amici o conoscenti: ogni adesione in più è fondamentale per la nostra causa e, a ben vedere, se gli oltre millecinquecento firmatari del progetto portassero un nuovo aderente per ciascuno, la forza della “Montagna Sacra” diverrebbe ben più importante e significativa di quanto già non sia ora.

Aderire è semplice. Si va sulla pagina web del progetto, www.sherpa-gate.com/la-montagna-sacra/, si compila il modulo e si conferma poi con mail. Oppure si scrive a montagnasacra22@gmail.com indicando semplicemente «aderisco al progetto Montagna Sacra» e, se si vuole, con quale qualifica si vuole apparire in elenco.

Per ogni altra informazione sul progetto:

Il Monte San Primo e la paranoia (dello sci)

In psicologia si parla di paranoia quando un soggetto elabora in modo lucido un sistema di credenze e convinzioni, principalmente a tema persecutorio, non corrispondenti alla realtà: ad esempio la convinzione di essere perseguitati o di sentirsi concretamente minacciati da qualcosa.

Anche da una montagna, a quanto pare.

Già, perché a leggere sui media che il progetto di nuovi impianti e piste da sci sul Monte San Primo, appena sopra i 1000 metri di quota dove ormai non nevica più e fa troppo caldo per produrre neve artificiale, va avanti nonostante l’opposizione di tutti, e ripeto tutti – ambientalisti, alpinisti, residenti, turisti, tecnici, scienziati ed esperti di vari settori, appassionati di montagna, cittadini comuni… t-u-t-t-i, ribadisco di nuovo, in Italia e all’estero – vista la totale insensatezza del progetto, fa pensare inevitabilmente a una sorta di disturbo psicotico, una paranoia appunto. Non c’è altra spiegazione, ormai.

Non a caso il termine «paranoia» deriva dal greco antico παράνοια che significa follia, insensatezza.

Evidentemente gli amministratori locali che stanno portando avanti a qualunque costo il progetto, innanzi tutto a danno del Monte San Primo, si sentono minacciati o perseguitati dalla montagna. In altre parole, ovvero altrettanto evidentemente, non la amano affatto nonostante siano i suoi amministratori, se ne sentono alienati al punto da volerle infliggere una rivalsa, uno sfregio attraverso il quale manifestare il loro disprezzo verso il San Primo, il suo ambiente naturale, il suo paesaggio peculiare. Costruendoci a spese dei contribuenti delle infrastrutture sciistiche che mai si potranno compiutamente utilizzare, che nascono già fallite, pronte da subito per essere rottamate.

Ed è evidente che disprezzano pure chi paga le tasse, visto come intendono sprecare in tal modo i soldi pubblici che ne derivano.

A fronte di tale psicosi paranoica, del tutto irrazionale, c’è innanzi tutto un rimedio da mettere in campo: la razionalità, variamente manifestata dal buon senso, dalla sensibilità verso la montagna e il paesaggio, dalla coscienza civica, dalla consapevolezza risoluta che non si può commettere un atto tanto distruttivo e folle su una montagna così bella, così amata da tanti, così speciale e referenziale per tutta la circostante regione prealpina lombarda.

Non si può e non si deve.

Perché a tutto c’è un limite e ogni cosa deve avere un senso, ancor più quando realizzata nell’ambiente naturale. Costruire impianti e piste da sci sul Monte San Primo, con tutti gli annessi e connessi previsti dal progetto – cannoni sparaneve, bacini artificiali, nuove strade, nuovi parcheggi… – non ha alcun senso e va oltre ogni limite di decenza. Punto.

N.B.: per essere costantemente informati su quanto accade sul Monte San Primo, sulla sua salvaguardia e sulle iniziative attuate al riguardo, potete visitare il sito del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, qui.

P.S.: i collage di immagini fotografiche sono tratte dalla pagina Facebook del Circolo Ambiente “Ilaria Alpi”.

I soldi fanno davvero la “felicità” dei paesi di montagna? Nei soli 19 km di che separano Madesimo da San Giacomo Filippo, in Valle Spluga, si possono trovare alcune interessanti (e sorprendenti) risposte al riguardo

(Articolo originariamente pubblicato su “L’AltraMontagna” il 23 aprile 2025: lo trovate qui.)

I dati recentemente diffusi sui redditi dichiarati dai cittadini della provincia di Sondrio, basati sulle ultime rilevazioni Irpef 2024 (ovvero sui redditi del 2023) segnalano la sussistenza nel territorio montano “per eccellenza” della Lombardia di una circostanza piuttosto particolare: a pochi chilometri di distanza – diciannove, per l’esattezza – lungo la strada che risale la Valle Spluga e porta all’omonimo passo al confine con la Svizzera, si trovano il comune con il reddito pro capite più alto della provincia, Madesimo, con 28.543 Euro su 515 abitanti (al 1° gennaio 2024, per coerenza con il periodo d’imposta indicato), e quello con il secondo reddito più basso, San Giacomo Filippo, con 14.000 Euro circa su 364 abitanti (vedi sopra).

In pratica, si può affermare che in soli diciannove chilometri di strada il reddito medio pro capite raddoppia: per ogni chilometro percorso salendo da San Giacomo Filippo verso Madesimo si guadagnano più di 760 Euro!

Questo significa che nella super turistica Madesimo si sta molto bene mentre nella ben poco turistica e marginale San Giacomo Filippo si sta meno bene?

Non è detto, e una risposta non esaustiva ma certamente significativa alla domanda appena posta la si può elaborare osservando le due località attraverso i dati demografici, tra quelli fondamentali per capire la realtà concreta di un territorio abitato.

Questo l’andamento demografico degli ultimi vent’anni nel comune di Madesimo:

E questo l’andamento demografico di San Giacomo Filippo:

Già si nota una cosa piuttosto sorprendente: se entrambi i dati mostrano una linea tendenziale al ribasso, e in ambedue i comuni c’è stata una risalita dal 2016 in poi, Madesimo ha ripreso a perdere fortemente abitanti dal 2020 con un rimbalzo nel 2023, mentre San Giacomo Filippo riesce a mantenere un trend, pur leggero, all’aumento.

Vediamo ora gli indici demografici strutturali dei due comuni, sopra quello di Madesimo e sotto di San Giacomo Filippo:

Riguardo Madesimo si evince che nel 2024 l’indice di vecchiaia segnala 295,9 anziani ogni 100 giovani, a San Giacomo Filippo ci sono 289,7 anziani ogni 100 giovani.

Circa il carico sociale ed economico della popolazione non attiva, i dati segnalano che a Madesimo ci sono 60,2 individui a carico ogni 100 che lavorano, a San Giacomo Filippo 70,4 individui a carico ogni 100 che lavorano.

Infine, è interessante constatare l’indice di ricambio della popolazione attiva, che rappresenta il rapporto percentuale tra la fascia di popolazione che sta per andare in pensione (60-64 anni) e quella che sta per entrare nel mondo del lavoro (15-19 anni); la popolazione attiva è tanto più giovane quanto più l’indicatore è minore di 100. A Madesimo l’indice di ricambio è 214,3, a San Giacomo Filippo l’indice di ricambio è 336,4.

[Veduta panoramica dell’alta Valle Spluga. Madesimo si trova a sinistra, poco fuori dall’immagine; San Giacomo Filippo è posto alla base delle montagne in fondo a destra. La vetta innevata in centro alla fito è il Pizzo Stella, mentre in primo piano si vedono le case di Starleggia, frazione di Campodolcino, il cui centro si vede nel fondovalle. Immagine tratta da www.onestepoutside.it.]
Riassumendo, i dati tra il “ricco” comune di Madesimo e quello “povero” di San Giacomo Filippo sono molto più simili di quanto la differenza nei redditi dichiarati potrebbe far ritenere, fatta eccezione per l’indice di ricambio della popolazione attiva, che segnala una popolazione di età media più avanzata a San Giacomo Filippo rispetto a quella residente a Madesimo, circostanza certamente legata alle maggiori possibilità di impiego nella località sciistica. È un dato interessante, come detto, ma che in effetti non può spiegare la forte differenza reddituale tra i due comuni; d’altro canto, sembra che la fortissima incidenza dell’economia monoculturale turistica a Madesimo, se probabilmente apporta un maggiore benessere economico ai residenti, non appare funzionale a garantire al comune una vitalità demografica, e dunque sociale, maggiore di centri abitati economicamente differenti e, appunto, apparentemente più “poveri”.

In buona sostanza, ciò che si può dedurre dal confronto tra i dati economici e quelli demografici della popolazione conferma fondamentalmente le evidenze che altre analisi sulla realtà dei territori montani con economie più o meno legate al turismo presentano: l’economia turistica senza dubbio genera un certo benessere economico per le comunità che ne godono, ma in generale non garantisce la vitalità demografica dei territori e dunque nemmeno quella sociale legata ai servizi di base per i residenti, né parimenti riesce a contrastare lo spopolamento delle terre alte come invece di frequente si afferma.

Al riguardo viene da pensare a ciò che accaduto lo scorso maggio, quando Madesimo e il contiguo comune di Campodolcino sono rimasti senza il pediatra che gestiva l’ambulatorio per entrambe le località, andato in pensione e non sostituito, obbligando gli abitanti a scendere in caso di necessità fino a Chiavenna, a quasi 25 chilometri di distanza. Una circostanza che, peraltro, potrebbe contribuire a peggiorare l’indice di natalità della località sciistica valchiavennasca, già molto basso, ancor di più di quanto i dati demografici ad oggi rimarcano. Quando si dice che «i soldi non fanno la felicità» ma, verrebbe da pensare, nemmeno la comunità.