Le divinazioni del tempo

(Quella che qui ripropongo è una personale, annosa battaglia contro i mulini a vento, lo so bene. Ma ci tengo a “combatterla”, anche da solo, e quindi amen.)

Spettabili servizi meteorologici che diffondete i vostri bollettini meteo sui media: per favore, smettetela di proporre previsioni che vadano oltre le 48 ore. Già a volte siete poco affidabili nelle ventiquattr’ore, figuriamoci dopo. Ma, pure al netto dell’affidabilità più o meno alta, se nelle 24/48 ore le potete definire “previsioni”, le vostre, quelle che diffondete oltre le dovreste denominare divinazioni. Ancor più quando vi azzardate a prevedere cose del tipo «la tendenza» per l’estate o per le feste di fine anno settimane prima: che senso ha farlo? Ricordatevi che la meteorologia è una scienza e la scienza non credo sia qualcosa che deve dire ciò che altri vogliono sentirsi dire, altrimenti quando va sui media perde lo status di scienza e diventa una mera telepromozione. Del nulla però.

Quanto sopra, ovviamente, vale anche dalla parte opposta, cioè per chi si affida fin troppo a quelle divinazioni meteorologiche facendosene condizionare (per poi magari prendersela in caso di previsione errata). D’altro canto, salvo i casi estremi solitamente annunciati non tanto dalle previsioni del tempo quanto dalle allerte meteo diramate dalle autorità competenti, sappiate che se anche in montagna o altrove vi coglie un acquazzone non vi succede nulla, anzi: con la pioggia la Natura – tutta, non solo quella montana – diventa per molti versi ancora più affascinante. Per il resto, molto più di previsioni strombazzate qui e là sui media e sul web, con il tempo e i suoi fenomeni vi bastano due dita di testa e un tot di buon senso. Ecco.

Il clima forse collassa o forse no, le montagne sicuramente sì

A proposito di quanto scrivevo questa mattina circa la congettura – esagerata quanto si vuole ma non per questo da ignorare – che il clima stia “collassando”… Ecco: magari il clima no (speriamo!) ma con il cambiamento climatico in corso sono le montagne a collassare sempre di più. Come è accaduto ieri, domenica 14 aprile sul versante engadinese (dunque nord) del Bernina, dal quale si è generata un’enorme frana di almeno un milione di metri cubi di rocce e ghiaccio che è scivolata a valle per circa 5 chilometri annerendo la lingua del Ghiacciaio di Tscherva, in fondo alla celebre Val Roseg.

Pare che la frana si sia staccata alle 7 di mattina a una quota di 3400 metri, in un punto nel quale le temperature ampiamente sotto lo zero dovrebbero ancora tenere ben saldi i versanti – rivolti a nord e dunque in piena ombra, ribadisco. Invece evidentemente non è così. Le immagini che vedete, tratte da questo articolo di “Südostschweiz”, sono assolutamente eloquenti.

Quindi torno alla domanda del post pubblicato qui questa mattina: e se col clima le cose dovessero andare peggio di qualsiasi previsione climatica pur negativa che abbiamo a disposizione? Che facciamo?

Qualche domanda che sarebbe bene porsi, sul clima

Al netto del titolo forse fin troppo semplicistico dell’articolo qui sopra riportato (cliccateci sopra per leggerlo), è innegabile che il weekend appena trascorso sia stato, almeno in buona parte dell’Italia, spaventosamente estivo pur essendo solo a metà aprile e la primavera astronomica sia cominciata da nemmeno un mese. Per inciso, anche gli sbalzi termici così repentini (pochi giorni fa in montagna nevicava, e nei prossimi giorni si prevede un calo repentino delle temperature) risultano altrettanto anormali e inquietanti.

Dunque chiedo per un amico – anzi, per otto miliardi circa di “amici”: e se il clima della Terra stesse collassando? Se i climatologi stessero sbagliando le previsioni sul cambiamento climatico ma in difetto e le cose a breve andassero peggio rispetto a quanto ordinariamente avvertito? Che facciamo? Siamo pronti a questa ipotesi estrema? A me non pare, visto che non siamo pronti nemmeno per le ipotesi più dolci. Quindi?

Non è un esercizio di catastrofismo, sia chiaro, ma una speculazione del tutto razionale e inevitabile, posta la realtà di fatto. Giusto per non subire l’effetto Titanic, che quando salpò da Southampton tutti a bordo erano assolutamente convinti che nulla avrebbe potuto affondare la nave, figuriamoci uno stupido iceberg alla deriva.

Ecco.