La Dol dei Tre Signori, anche d’inverno

Una delle tante cose belle della Dol dei Tre Signori, l’itinerario escursionistico che unisce Bergamo a Morbegno e alla Valtellina transitando sulla lunga e regolare dorsale montuosa tra il bacino del Lago di Como e le valli bergamasche occidentali, è che può essere per buona parte percorso anche nei mesi invernali. Infatti tutta la parte che va da Bergamo fino ai Piani di Artavaggio, che rappresenta circa la metà della Dol, è un itinerario che non presenta difficoltà – salvo alcuni brevi tratti che possono essere tranquillamente evitati – e che mantiene quote inizialmente collinari e poi, una volta raggiunta la dorsale dell’Albenza, viaggia intorno ai 1.300/1.400 m con costante esposizione al Sole. Dunque, posto peraltro il clima attuale, in questo tratto la neve al suolo non è mai troppo abbondante da impedire il transito invernale – fermo restando l’avere con sé un equipaggiamento adatto alla stagione – ciaspole, ramponcini e altro di solitamente analogo, per ogni evenienza – senza contare che in questo prima tratto la Dol offre numerose possibilità di costruire itinerari “spin off” di quello principale (un mini-trekking di 2/3 giorni da Bergamo a Lecco, ad esempio, oppure percorsi transvallivi tra Valle Imagna, Val Taleggio, Valsassina e Val San Martino) che sanno comunque offrire ai camminatori mirabili sorprese storiche, artistiche, paesaggistiche, naturalistiche, oltre a panorami che, con la particolare luce invernale, diventano tra i più suggestivi dell’anno, garantendo una gran soddisfazione escursionistica a chiunque vi si incamminerà.

Nel video lì sopra pubblicato, tratto dalla pagina Facebook della rivista “Orobie”, Ruggero Meles, autore con Sara Invernizzi e con lo scrivente della guida “Dol dei Tre Signori”, da un balcone privilegiato dacché tra i più panoramici della dorsale vi racconta qualcosa di quel tant(issim)o che si potrebbe dire sull’itinerario, ma che se leggerete la guida troverete con ben maggior profusione di narrazioni.

Per saperne di più sulla guida “Dol dei Tre Signori”, cliccate sull’immagine qui a fianco, mentre qui avrete maggiori informazioni su come e dove acquistarla. Sulla pagina Facebook “I Cammini di Orobie” troverete invece frequenti “pillole” sulla Dol e sulla guida, con spettacolari immagini fotografiche della dorsale e dei suoi tanti “tesori”.

 

Le Tre Cime di Lavaredo, sopra Lecco

Il “Lecco Mountain Festival”: evento imminente assai interessante al quale non posso che augurare un bel successo – e Lecco ne ha bisogno, per come nel tempo abbia perso troppe occasioni, a volte malamente ovvero maldestramente, di sancirsi come una delle capitali mondiali dell’alpinismo (come sarebbe e come spesso dimostra di non esserne conscia).

Però, porca miseria, io chiedo: ma Lecco, città ai piedi di alcune tra le montagne più celeberrime d’Europa, paesaggisticamente e alpinisticamente, perché sulla locandina di un suo evento dedicato alla montagna deve mettere le Tre Cime di Lavaredo, monti meravigliosi ma posti a più di 400 km di distanza (su strada)[1]? Forse che le pur altrettanto celeberrime Drei Zinnen svettino tra le sommità delle «due catene ininterrotte di monti» tra le quali si infila «quel ramo del Lago di Como che volge a mezzogiorno»? Forse che le Grigne e il Resegone, per citare i monti più famosi che sovrastano la città di Lecco, siano le une un Alaska e l’altro in Karakorum? E scommettiamo che qualcuno poco edotto della materia geografica (ahimè oggi assai negletta seppur così necessaria) ora penserà che si possa salire qualche via sulle Tre Cime di Lavaredo dopo aver fatto il bagno nel Lario o viceversa che Lecco non si trovi sul Lago di Como ma su quello di Misurina? Certo, con una buona dose di faccia tosta si potrebbe cercare di “vendere” alcune delle più imponenti guglie della Grignetta come le cuspidi di Lavaredo, sperando che le assai diverse proporzioni non vengano còlte… Che poi, nel sito del festival, di belle foto di monti lecchesi ce ne sono, dunque, che ci voleva?

Comunque, facezie a parte e, ribadisco, con l’augurio di un importante successo per il festival, ho il timore che di nuovo si sia persa una buona tanto quanto facile occasione di promozione (non solo turistica) delle montagne lecchesi e, di rimando, della città stessa con tutto il suo circondario, oltre che di “coerenza geografica” la quale, puntigli a parte, è sempre un elemento di marketing (e relativo place branding, come si dice oggi) fondamentale affinché un evento come quello in questione possa generare proficue e radicate ricadute, culturali e non solo, sul luogo in cui si svolge. Nonché di fare una bella figura d’immagine generale, soprattutto per un evento che promuove la fama montana e alpinistica di una città come Lecco che, ripeto, potrebbe e dovrebbe essere uno dei luoghi di riferimento mondiali per la montagna (grazie ai suoi monti, appunto, e alla celeberrima storia alpinistica dei lecchesi) e invece, fino a oggi, ha fatto di tutto o quasi per gettare alle ortiche questa pur prestigiosa possibilità.

[1] Unico legame importante che mi viene in mente, al riguardo, la via di Riccardo Cassin sulla Cima Ovest di Lavaredo. Della quale peraltro non mi pare che se ne parli, nel festival. Dunque, punto e a capo.

“Oltre il confine. Narrare la Val San Martino”

Giovedì 11 novembre, a Calolziocorte (Lecco), si terrà la prima presentazione di un volume veramente importante e prestigioso sotto ogni aspetto, della cui realizzazione e dei qual contenuti è stato ed è per me un onore e un piacere fare parte: Oltre il Confine. Narrare la Val San Martino, un volume dedicato a uno dei territori più emblematici della Lombardia (e non solo) e alla sua storia di ieri, di oggi e di domani, narrati in un modo innovativo, originale e multidisciplinare. Un’opera che si attendeva da molto tempo il cui valore e la sostanza editoriali rappresentano a loro modo un punto di arrivo tanto quanto di partenza, per opere di tal genere, portando la Val San Martino oltre il confine in ogni senso – geografico, culturale, narrativo, letterario.

Oltre il Confine. Narrare la Val San Martino delinea, in modo originale ed inedito, l’identità storica, territoriale e culturale della Val San Martino attraverso una serie di narrazioni, elaborate da autorevoli e appassionati ricercatori grazie alla loro veste di studiosi e al particolare legame instaurato da ciascuno con il territorio oggetto di studio, che originano da peculiari e diversi punti di vista con lo scopo di ricostruire una visione organica, multidisciplinare e autentica della valle nei suoi aspetti storici, antropologici, ambientali, etnografici, letterari, geografici, enogastronomici, religiosi, artistici, musicali, economici, industriali, genealogici, sociali e molto altro.
Una “terra di mezzo” distesa lungo l’Adda, per quasi quattro secoli estremo limite del dominio veneziano di terraferma e oggi cerniera tra Bergamo e Lecco posta a cavallo fra Lombardia orientale e occidentale, da sempre crogiolo di passaggi, incontri/scontri e contaminazioni culturali che l’hanno nel tempo forgiata, dandole una fisionomia peculiare e originale di terra di confine ma, al contempo, aperta e proiettata – ieri come oggi – verso l’esterno e i più ampi orizzonti e, dunque, oltre il confine.
L’iniziativa editoriale è dedicata alla comunità di riferimento della valle, erede e prima beneficiaria di questo prezioso patrimonio, ma anche ai frequentatori provenienti da ogni luogo che lo apprezzano per le sue caratteristiche e a chi, incuriosito, lo vuole conoscere ed esplorare nella sua essenza più sincera. Si rivolge altresì alle realtà culturali, istituzionali ed imprenditoriali desiderose di raccontare la propria terra d’origine per promuoverla in giro per il mondo e, in quest’ottica, si inserisce la traduzione integrale del volume in lingua inglese.

Oltre il confine. Narrare la Val San Martino è curato da Fabio Bonaiti e Pierluigi Donadoni e pubblicato dall’editore Marcianum Press. Contiene testi di Laura Accorsi, Gian Luca Baio, Fabio Bonaiti, Gianni Colombo, Pierluigi Donadoni, Renato Ferlinghetti, Augusto Fumagalli, Carlo Greppi, Sara Invernizzi, Matteo Nicodemo, Stefano Perico, Claudio Prandi, Gabriele Rinaldi, Luca Rota, Giovanna Virgilio.

Per quanto mi riguarda, il mio testo si intitola Il “luogo” Val San Martino. Geografia, paesaggio, immaginario, identità: per una definizione presente e futura del Genius Loci della valle: in esso accompagno il lettore attraverso la geografia locale ad indagare la presenza e l’essenza di un immaginario condiviso (e condivisibile) relativo al territorio della Val San Martino, che ne analizzi gli elementi identificativi e referenziali nonché definisca i “tratti” e la “personalità” di un peculiare Genius Loci, dal quale ne possa derivare una altrettanto peculiare identificazione di matrice culturale del territorio nello sguardo e nella rappresentazione di chi lo ha vissuto, lo vive e/o di chi ne è visitatore. L’obiettivo che si pone il testo è strutturare un immaginario rappresentativo della Val San Martino, assolutamente “calato” sulla sua dimensione ambientale con tutte le componenti materiali e immateriali, sulla sua geografia territoriale, sociale e umana. Un immaginario che a sua volta strutturi un’identità culturale in grado di rendere il territorio antropologicamente determinato e vivo: condizione fondamentale, questa, per intessere una relazione approfondita e consapevole tra gli abitanti/ospiti e il territorio stesso, e per il dialogo con il suo Genius Loci. Inoltre, nel solco dei temi geografico-umanistici sopra indicati, ho posto una particolare attenzione alla presenza storica dell’industria nel territorio della valle, il cui sviluppo nel corso del tempo ha strutturato in modo peculiare il suo paesaggio, sia in modo materiale che immateriale, e ha contribuito a caratterizzare la particolare relazione con esso da parte dei suoi abitanti, presentando aspetti culturali alquanto significativi anche in previsione futura. Il tutto in una prospettiva che si fonda nel passato, si sviluppa nel presente e si proietta nel futuro della valle e della sua comunità umana, che magari possa pure offrire una rinnovata visione geopolitica di essa ad uso e consumo dei suoi amministratori o di chiunque con la valle voglia in vario modo interagire.

Come detto, la presentazione di Oltre il confine. Narrare la Val San Martino si terrà giovedì 11 novembre, alle ore 18.00, presso la sala Conferenze dell’Istituto Caterina Cittadini, in Piazza Regazzoni n°2 a Caloziocorte, nell’ambito della rassegna “Estate di San Martino” 2021 – 30ª edizione. La prenotazione è obbligatoria fino ad esaurimento posti. All’interno è necessario l’uso della mascherina; l’ingresso è con Green Pass. Le prenotazioni possono essere effettuate direttamente dal sito valsanmartino.it, nel quale troverete il form da compilare, oppure alla mail oltreilconfine@valsanmartino.it. C’è anche una pagina Facebook dedicata al volume e costantemente aggiornata, nella quale troverete molte altre informazioni e dettagli al riguardo.

Domenica scorsa, a Colle di Sogno…

Immagini dal terzo e ultimo appuntamento della rassegna autunnale del progetto Colle di Sogno. Un luogo dove re-stare, curata dall’Officina Culturale Alpes nel sublime borgo montano per il Comune di Carenno e in collaborazione con la locale Pro Loco: il “percorso d’autore” condotto dal rinomato scrittore, poeta e dendrosofo Tiziano Fratus intitolato La Foresta Interiore.

È doveroso ringraziare di cuore tutti quelli che in un modo o nell’altro ha permesso la realizzazione della rassegna e ne hanno decretato il successo: Silea Spa quale fondamentale sostenitrice degli eventi, il Comune di Carenno con l’amministrazione in carica, la Pro Loco di Carenno, la Locanda di Colle di Sogno, Moma Comunicazione con Italcementi Spa, il Museo Ca’ Martì, il B&B del Carlì, la fotografa ufficiale della rassegna Alessia Scaglia, i media che hanno dato notizia della rassegna, gli autori che sono intervenuti, tutti i partecipanti agli eventi, tutti quelli dei quali puntualmente (ma involontariamente) ci si scorda di citare e, last but not least, il Genius Loci di Colle di Sogno e l’Officina Culturale Alpes che con questa rassegna ha concretamente iniziato il lavoro di messa in pratica del progetto speciale ideato per Colle di Sogno, il cui slogan “Un luogo dove re-stare” diventerà sempre più programmatico, d’ora in poi.

(Cliccate sulle immagini del bel servizio fotografico di ©Alessia Scaglia per ingrandirle.)

Domenica a Colle di Sogno c’è Tiziano Fratus!

Domenica prossima 31 ottobre il piccolo ma sublime borgo di Colle di Sogno avrà l’onore e il piacere di ospitare un personaggio notevolissimo, ovvero uno dei più intriganti scrittori italiani – nonché poeta, opinionista per quotidiani e TV, dendrosofoTiziano Fratus, per il terzo e conclusivo evento della rassegna Colle di Sogno. Un luogo dove re-stare curata in loco da Alpes (potete avere tutti i dettagli al riguardo qui).

Alle 09.30 ci si incamminerà con lui tra i meravigliosi boschi di Colle di Sogno per il “percorso d’autore” intitolato La Foresta Interiore, a prenotazione obbligatoria: nel caso affrettatevi, di posti disponibili ne sono rimasti pochissimi. Per prenotarvi cliccate qui oppure scrivete a prenotazioni@alpesorg.com oppure Whatsapp al 333.772.18.64. C’è anche la possibilità di pranzare (lautamente!) presso la Locanda di Colle di Sogno ma anche qui i posti sono limitati: prenotazione diretta al 0341/610021.

Dopo pranzo, alle 14.30, conosceremo meglio il personaggio, il suo pensiero, la disciplina dendrosofica, i suoi libri e in particolar modo il recentissimo Alberi Millenari d’Italia, pubblicato solo pochi giorni fa, nell’incontro/ chiacchierata con Fratus che condurrò nella piazzetta di Colle di Sogno, a partecipazione libera, oppure nei locali della vecchia scuola del borgo in caso di tempo avverso.

Se ci sarete, vi assicuro che anche questa volta riporterete a casa con voi e in voi un’esperienza affascinante e illuminante, probabilmente indimenticabile. Ecco.