Il Resegone

Il Resegone è una di quelle montagne che, non solo a livello lombardo ma forse per quanto riguarda l’intero ambito alpino, non ha bisogno di presentazioni. Sia per essere stato eternato quale sfondo delle vicende amorose di Renzo e Lucia nei Promessi Sposi; del Manzoni, sia per rappresentare, con le Grigne, l’orizzonte montuoso più prossimo ed evidente di Milano e del suo hinterland settentrionale – dai quali risulta evidente la celeberrima conformazione a denti di sega delle sue numerose punte, che vi ha peraltro conferito il nome più popolare (mentre Monte Serrada, il “secondo” nome, avrebbe origine spagnole) o sia, proprio in forza di quanto appena detto, per rappresentare da sempre una delle mete escursionistiche e alpinistiche più immediate della parte centrale delle Alpi, il Resegone ha assunto nel tempo una notorietà proporzionalmente ben più grande dei suoi 1875 m di altezza, in fondo una quota del tutto trascurabile nei confronti di altre ugualmente blasonate vette alpine. La città di Lecco è indissolubilmente legata alle forme di esso, tanto da citarlo graficamente in molte immagini, illustrazioni turistiche e commerciali, loghi e stemmi di enti e associazioni cittadine; le sue punte sono visibili praticamente da ogni angolo della città (mentre le Grigne restano sovente coperte dalla mole del Monte Coltiglione, con le propaggini del Monte San Martino e della Corna di Medale) e il paesaggio forse più noto identificante Lecco, quello del fiume Adda a Pescarenico che rimanda direttamente al celeberrimo passo manzoniano dell’Addio monti… e che innumerevoli dipinti e fotografie hanno immortalato nel tempo, ha proprio la costiera del Resegone come sfondo possente e suggestivo.

Tuttavia, il gruppo del Resegone è in verità ben più variegato e articolato di quanto la sua iconografia classica possa lasciare intendere. Oltre al versante lecchese, caratterizzato dalle due prominenze del Pizzo d’Erna e del Monte Magnodeno, il massiccio presenta l’ampio e boscoso versante di Morterone, quello bergamasco, ombroso e poco frequentato che divalla verso la Valle Imagna e si spinge, con la Costa di Palio, verso la Val Taleggio, e quello della Val San Martino, con la lunga propaggine di vette che, con la Passata, la Corna Camozzera e il Monte Ocone, scende verso meridione e la pianura bergamasca. Calolziocorte, capoluogo della Val San Martino, è dunque dopo Lecco il centro principale sulle pendici del Resegone, e per certi versi ancor più che per la città lariana, i cui appassionati di montagna possono scegliere come meta delle proprie uscite tra il Serrada, le Grigne ovvero i monti della Valsassina, per i calolziesi il Resegone col suo versante rivolto a meridione è “la” montagna per eccellenza, quella che rappresenta da sempre la destinazione più logica per ogni escursionista o alpinista locale, la meta pressoché inevitabile verso cui rivolgere le proprie attenzioni.

A dividere i due versanti abduani del Resegone, ovvero quello lecchese e quello calolziese, appunto, vi è una sella, posta tra la possente costiera rocciosa che sostiene il Pian Serrada – alla base della massima elevazione del gruppo, la Punta Cermenati – e la dorsale che culmina geograficamente nel Monte Magnodeno: è il Passo del Fó ( ovvero faggio in dialetto, nome che ovviamente richiama la principale essenza arborea in loco). Il valico, posto a 1284 m, è noto da secoli, rappresentando anche un passaggio obbligato dei percorsi che da Lecco aggiravano il Resegone e scendevano verso la Valle Imagna e le vicine valli bergamasche, ma il suo interesse non è solamente storico o geografico/escursionistico. Il Pass del Fó, pur nella sua scarsa ampiezza, è anche un luogo di bellezza discreta e fascino profondo: sembra quasi soffocare nell’incombenza possente della bastionata del Pian Serrada, la quale genera l’impressione di crollarvi addosso da un momento all’altro, ma basta che anche lo sguardo più timoroso si volga verso le piccole ma deliziose aperture prative che circondano il passo, o si faccia avvolgere dall’avviluppo forte e cordiale dei boschi che coronano i versanti, sovente ricchi di esemplari arborei veramente notevoli, oppure ancora, salendo solo di qualche metro, si affacci verso il lago, la valle dell’Adda e la pianura, che tutta l’avvenenza alpestre del luogo comincerà a palesarsi e a penetrare nell’animo dell’escursionista in modo via via più intenso e intrigante. Non si tratta, lo ribadisco, di una località che come certe altre sulle Alpi toglie il fiato per la sua spettacolarità immediata: è invece, il Passo del Fó, un angolo di montagna discreto, tranquillo, che richiede e ricerca l’armonia dell’animo prima che dello sguardo, che ispira emozioni pacate e piacevoli, ma che in effetti della montagna, anche di quella “vera”, e dei suoi requisiti non è affatto privo.

(Brano tratto da questo libro. Se ne siete interessati, contattatemi.)

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La nuova mappa della Val d’Erve, venerdì 17/07, Erve (Lecco). Quando il territorio è un libro di storia e di geografia, e i suoi sentieri il testo scritto…

Locandina-ERVE-17lugLo scorso autunno ho dedicato parecchia attenzione allo studio della vita e delle opere di uno dei più grandi geografi di sempre, Élisée Reclus – si veda qui uno dei libri letti, mentre qui trovate il podcast della puntata di Radio Thule che gli ho dedicato. Scienziato grandissimo e intellettuale rivoluzionario, tra i padri della geografia moderna e contemporanea, mi sono trovato ad apprezzare il suo pensiero soprattutto quand’egli sosteneva la correlazione fondamentale e irrinunciabile tra geografia e storia – per come l’una generi l’altra e viceversa – e ancor più nella sua convinzione (avanzatissima, a quei tempi) che la conoscenza della geografia ovvero del territorio in cui l’uomo vive fosse basilare per la generazione del senso civico diffuso, della consapevolezza sociale, della coscienza della propria presenza e azione nell’ambiente in senso ecologico e non solo nonché, ultimo ma non ultimo, della stessa identità personale. In parole povere: più si conosce il territorio in cui si vive (su piccola scala, ovvero i dintorni di casa, e su grande scala, cioè il mondo intero) e più si conosce sé stessi; inoltre, più lo si conosce e più lo si ha a cuore, si difende e si preserva, perché parte integrante della propria sfera vitale e della propria identità individuale, appunto. E credo sia inutile rimarcare quanto ciò è/sarebbe importante oggi forse più che in passato, visti i tempi di anomia e di globalizzazione culturale massificante nei quali viviamo – nonché di disinteresse istituzionale verso tali temi, come proprio la geografia quale osteggiata materia scolastica dimostra bene!

cop-mappa-erve1Per questo è stato per me un grande onore e un altrettanto piacere far parte del gruppo di lavoro che ha elaborato la nuova Carta dei sentieri di una delle montagne prealpine più famose in assoluto, il manzoniano Resegone, e in particolare del suo versante meridionale, quello occupato dal bacino idrografico del torrente Gallavesa e dunque conosciuto in modo omonimo o come Val d’Erve, dal nome del suo abitato principale. Valle bellissima e ricca di peculiarità particolari, che nonostante la sua limitata estensione offre al visitatore una gran varietà di ambienti: dalla parte alta prettamente alpestre, prospiciente le creste sommitali del Resegone – paradiso per arrampicatori ed escursionisti – a quella mediana, amena e rilassante, occupata dall’abitato di Erve diviso a metà dal torrente, allo spettacolare e rabbrividente orrido che appena dopo si apre tra altissime pareti rocciose. Tutt’intorno, boschi rigogliosi, pareti di arrampicata, vie ferrate, creste affilate o dorsali tranquille, mulattiere e monumenti medievali, sentieri e passeggiate per tutti i gusti e molto altro.
Della mappa ho curato tutta la parte testuale, divisa in schede dedicate alla geografia della zona, alla sentieristica, alle rilevanze storiche e culturali e ad alcuni consigli “turistici” per chi non la conoscesse e la volesse visitare, nonché in parte il corredo fotografico e il progetto grafico. Un lavoro breve ma alquanto approfondito e intenso per uno “strumento” di natura apparentemente solo utilitaristica, quale è una mappa dei sentieri, che invece diventa/può diventare un importante testo didattico e culturale sulla storia e la geografia di un territorio ovvero della gente che lo ha abitato in passato, caratterizzandone l’evoluzione, e che lo abita oggi, continuandone la storia e la trasformazione nel tempo. Proprio quanto già sosteneva Reclus, quasi 150 anni fa.
La nuova Carta dei sentieri Val d’Erve al 1:10.000 – ovviamente georeferenziata WGS84 – edita da Ingenia Cartoguide, sarà presentata al pubblico venerdì 17 luglio prossimo, alle ore 21.00, presso la Sala Consiliare del Municipio di Erve. Sarà poi in vendita in numerose edicole e librerie di Lombardia (e non solo) oltre che, naturalmente, negli esercizi pubblici di Erve e zone limitrofe.
Se siete in zona… (cliccate sulla locandina in testa al post per ingrandirla e scaricarla in formato stampabile.)

INTERVALLO – Yosemite Valley (USA), “sala” di lettura

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Bivacco su una delle celebri pareti di arrampicata della Yosemite Valley di Beth Rodden e Tommy Caldwell, alpinisti americani: per la serie ogni luogo è buono per leggersi un libro – sempre che non ti sfugga di mano come pare sia accaduto a Tommy, a giudicare da dove sta guardando!
(Photo Credits: Corey Rich)