Incantesimi e anatemi

Quando ho letto sul web la notizia a cui l’immagine fa riferimento (la potete leggere anche qui, direttamente dal sito de “Il Corriere”) io, che non sono un lettore dei volumi della saga creata da J. K. Rowling (ma non per dispregio, anzi, semplicemente non sono il mio genere letterario preferito), ho subito pensato: caspita, ora vado in libreria, acquisto uno dei libri di Harry Potter, leggo uno degli incantesimi e lo lancio contro quel reverendo e tutti quelli come lui. Metti caso che abbia veramente ragione, e il tizio coi suoi sodali sparisca nel nulla o si trasformino, che so, in grufolanti maiali!
Se invece non avesse ragione, be’, ne uscirebbe comunque perdente. In fondo come sempre accade a tutti quelli che la pensano in questo modo, su questa vicenda e su ogni altra. Amen!

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Bèrghem gloria mundi!

Da bravo bergamasco purosangue (un “patrimonio genetico orobico”, il mio, direttamente palesato dal cognome, d’altro canto!) non posso che felicitarmi del conseguimento del titolo di “Patrimonio dell’Umanità” alle spettacolari Mura Venete di Bergamo, riconosciuto dall’UNESCO nella seduta plenaria di Cracovia di sabato scorso.Il progetto bergamasco per l’iscrizione delle Mura veneziane nella lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO – insieme alle coeve opere difensive che la Serenissima costruì a Peschiera del Garda e Palmanova (Italia), Zara e Sebenico (Croazia) e Cattaro (Montenegro) – ha preso il via nel 2007, proprio con Bergamo come città capofila e promotrice principale del progetto stesso; finalmente il lungo iter, della durata di ben 10 anni, è giunto a compimento, con la votazione finale durante la seduta plenaria dell’UNESCO dello scorso 9 luglio a Cracovia.

F.B. Werner, “Veduta prospettica di Bergamo”, Augsburg, 1740.

Le Mura Venete che racchiudono la Città Alta di Bergamo sono un autentico gioiello difensivo che la Serenissima Repubblica di Venezia costruì tra il 1561 e il 1588, epoca in cui la città orobica rappresentava l’estremità occidentale dei domini veneti sulla terraferma. La cinta muraria, che si sviluppa lungo 6 chilometri e 200 metri e raggiunge in alcuni punti un’altezza di ben 50 metri, risulta essere costituita da 14 baluardi, 2 piattaforme, 32 garitte (di cui solo una è giunta ai giorni nostri), 100 aperture per bocche da fuoco, due polveriere e 4 porte di transito da/per la città (Sant’Agostino, San Giacomo, Sant’Alessandro e San Lorenzo, ora intitolata a Giuseppe Garibaldi). A tutto questo vi è da aggiungere una miriade di sortite, vani sotterranei e passaggi militari di cui in parte si è persa la memoria, collegati tra loro tramite un numero imprecisato di cunicoli che formavano una sorta di autentica città ipogea sotto quella “esterna” – peraltro, Bergamo, già città composta di numerosi strati storici, partendo dal primigenio celtico, passando per quello romano e via via fino alla Bergamo medievale oggi visibile.

Una tale possente fortezza cittadina, progettata per risultare inespugnabile o quasi, in verità non ebbe mai a subire alcun evento bellico, dunque oggi risulta pressoché perfettamente conservata e rappresenta l’elemento caratteristico nonché una delle principali attrazioni turistiche di Bergamo: città che ora, ancor più che in passato, si presenta come una tra le più ricche di storia, di tesori artistici e architettonici, delle più spettacolari e affascinanti d’Italia.

Il che, detto così, vi sembrerà un’affermazione di natura fin troppo campanilistica… Beh, ok, ammetto che lo è – inevitabilmente! D’altronde sono certo che chiunque abbia visitato Bergamo – fatte salve le peculiari bellezze delle tante altre città italiane meritevoli di visibilio, sia chiaro – si troverà d’accordo col sottoscritto. Chi invece a Bergamo non ci sia ancora mai stato, non potrà far altro che approfittare dell’occasione per visitarla e giudicare se darmi ragione oppure no!

Insomma, citando Fabio Bonaiti, uno degli storici bergamaschi più rinomati e apprezzati: Bergomum* gloria mundi (pòta!)

P.S.: di seguito la presentazione del progetto sulle Mura Venete di Bergamo Patrimonio dell’Umanità da parte del prestigioso Studio Bozzetto:

*: il toponimo Bèrghem nel titolo in verità è quello dialettale. Ma, insomma, se campanilismo dev’essere, che campanilismo sia in tutto e per tutto!

I programmi della RAI e il paese “disperato”

Premessa: “disperato” da interpretare (liberamente) come dis-perato, similmente a dis-arcionato ove “arcione” è sinonimo di sella: dunque disarcionato, caduto dalla sella/dal cavallo; disperato, caduto dal pero. Ecco: l’italiano è un popolo costantemente cadente dal pero, ergo disperato.

Posto ciò: suvvia, ma che accidenti viene detto di quel programma RAI nel quale si è disquisito sui buoni motivi per scegliere una donna dell’Est Europa, ora chiuso d’ufficio dai vertici dell’azienda radiotelevisiva nazionale?!? È (era) invece un programma perfetto, ovvero perfettamente consono e funzionale all’audience televisiva media contemporanea. Non era da chiudere, era da premiare per la capacità di intercettare e soddisfare al meglio il suo pubblico!

Sono sarcastico, sia chiaro, ma non ipocrita. Quanti programmi RAI, allora, sarebbero da chiudere perché diffondono simili idiozie degradanti qualsiasi buon concetto di cultura, oltre che di servizio pubblico? Quanti programmi televisivi in generale dovrebbero – ci sarebbe da dire “dovevano”, ma purtroppo il passato non si può cambiare – essere chiusi per come contribuiscano a diffondere il più letale analfabetismo funzionale su temi di interesse civico fondamentale? Vi pare logico, quantunque giustissimo e doveroso, che ci si fermi a sbraitare contro un programma che in fondo rappresenta una pagliuzza in un occhio nel quale da anni è conficcata una trave del tutto arrugginita? Sarebbe come lamentarsi delle tende sporche nelle cabine di una nave che sta affondando, ecco.

Ma in fondo la RAI di oggi, nei suoi canali generalisti, è veramente qualcosa di simile: una barcarola che per soddisfare le voglie più stupide (e sovente indotte, ma qui si apre un altro discorso infinito che ora è meglio non affrontare) dei naviganti a bordo, se ne frega ormai del tutto della rotta da seguire e per questo non rendendosi conto che tale rotta la porterà presto a sbattere contro gli scogli e a colare a picco. Già, lo ribadisco: a mio modo di vedere questa TV sta ormai morendo, ed è un gran bene che sia così – ne parla anche (di nuovo) Gennaro Pesante in questo ottimo articolo. E per caso sfortunato non morirà di sua iniziativa, sarà bene agevolare la cosa: allora sì, le proteste contro il programma in questione avranno portato a un risultato di reale valore culturale. E proficuo per il futuro di tutti, pubblico televisivo e non.

Un viaggio letterario con 11 Cavalieri – e Alberto Boni, questa sera in RADIO THULE, su RCI Radio!

radio-radio-thuleQuesta sera, 6 febbraio duemila17, ore 21.00, live su RCI Radio in FM e in streaming, appuntamento con la 9a puntata della XIII stagione 2016/2017 di RADIO THULE!
Una puntata intitolata Un viaggio letterario con 11 cavalieri: cavalieri di un antico cenacolo posto a difesa del più grande segreto del cristianesimo, insieme a un arcano ordine monastico che custodisce un vecchio manoscritto con – nuovamente – 11 profezie… e poi una serie di omicidi in alcuni dei luoghi di culto più affascinanti e misteriosi d’Europa, un’indagine che rapidamente vira verso l’ignoto e che diviene paradigmatica dell’atavica lotta tra il bene e il male, hqdefaultfornendo una particolare chiave di lettura di alcuni eventi che hanno caratterizzato i primi anni di questo nuovo secolo… Sono questi alcuni degli ingredienti de Il Ciclo degli 11, il thriller storico-esoterico appena pubblicato per Senso Inverso Edizioni dallo scrittore bolognese Alberto Boni e già alquanto apprezzato da critica e pubblico. Boni, prestigioso ospite di questa puntata, ci accompagnerà alla scoperta del suo romanzo, della sua scrittura e del proprio studio delle tematiche storico-religiose, in una chiacchierata che sarà come compiere un viaggio nello spazio, nel tempo e nella letteratura contemporanea…

Dunque mi raccomando: appuntamento a questa sera su RCI Radio! E non dimenticate il podcast di questa e di tutte le puntate delle stagioni precedenti, qui! Stay tuned!

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Il PODCAST di Radio Thule: di questa puntata e di tutte le precedenti di ogni stagione, QUI!