Ruchin su “GognaBlog”

Ringrazio di cuore il leggendario Alessandro Gogna che, nel suo “GognaBlog” – uno dei quotidiani digitali d’informazione sulla montagna più influenti, senza dubbio – segnala e riprende l’articolo che sull’ultimo numero del magazine “Uomini e Sport” (nr.32, maggio 2020) ho dedicato alla figura alpinistica e umana di Ercole “Ruchin” Esposito.

GognaBlog” aveva già trattato in passato la figura di Ercole Esposito, in occasione del settantesimo anniversario dalla scomparsa (vedi qui) ma, come chiosa in questo nuovo articolo, «ritiene che nel caso di Ruchin non sia mai abbastanza…». Be’ non posso che concordare, anche per come mi sia concessa l’occasione di rimarcare la necessaria conoscenza di un personaggio così peculiare e a suo modo unico come Esposito, raccomandando la lettura dell’articolo – che, ricordo, trovate in originale sull’ultimo “Uomini e Sport” presso tutti i punti vendita della catena di negozi Sport Specialist della quale è l’house magazine.

Potete leggere l’articolo su “GognaBlog” (e, se già non lo conoscete, tutti gli altri suoi contenuti) cliccando sull’immagine in testa al post. Buona lettura!

“Ruchin”, una storia (breve) di montagna

L’ultimo numero di “Uomini e Sport (nr.32 – maggio 2020), il magazine edito e distribuito dalla catena di negozi Sport Specialist, una delle più note e affermate del settore, ospita un mio testo dedicato alla figura di Ercole “Ruchin” Esposito, arrampicatore bergamasco attivo negli anni Quaranta del secolo scorso capace di effettuare grandissime imprese su alcune delle più difficili pareti delle Alpi, salendo vie al limite delle possibilità alpinistiche del tempo, eppure sconosciuto o quasi ai più, in forza del periodo lungo il quale compì le sue scalate, coincidente con gli anni tragici del secondo conflitto mondiale, ma pure per una sua particolare e nobile umanità, nonostante le umili origini, che faceva della modestia e della naturalezza doti personali assolutamente peculiari – a differenza di quanto già allora accadeva e oggi ancor più nell’ambiente alpinistico, nel quale le primedonne non mancano affatto.

Per questo non ho voluto fare del testo il consueto – e francamente ridondante – recit d’ascension biografico e ordinariamente encomiastico, ma in esso ho cercato di evidenziare proprio la grande umanità che Esposito ha sempre portato con sé in parete a prescindere da vie, dati tecnici, difficoltà, ardimenti e altro, appunto, che ha fatto di lui una figura per molti versi inedita e quasi unica nella storia dell’alpinismo italiano di quel periodo. “Ruchin” è di quei personaggi le cui vicende mettono in luce la necessità di rilevare e salvaguardare nell’alpinismo – oggi ancor più che in passato – la sua fondamentale parte di umanità, che si manifesta anche se non soprattutto nella relazione tra l’alpinista e la montagna salita ovvero i luoghi attraversati per salirla. Altrimenti l’arrampicare i monti non è che uno sport: bellissimo, affascinante, emozionante, ma ennesimo tra tanti altri e che più nulla ha a che vedere con l’autentica cultura della montagna. Ne ho scritto giusto qualche tempo fa al riguardo, in un articolo volutamente provocatorio, sotto certi aspetti, ma a mio modo di vedere obiettivo e contestuale alla realtà di fatto della questione.

In ogni caso, a margine di tali questioni ma pure in relazione ad esse, la figura di “Ruchin” Esposito resta tra le più sorprendenti nella storia italiana dell’andar per monti, perché, per citarvi la chiusa dell’articolo,

è la storia di una relazione profonda con i monti, di una fusione tra l’anima dell’uomo e quella dei luoghi, del Genius Loci alpestre, una relazione da sempre fondamentale e necessaria per chiunque frequenti le montagne, sia esso alpinista provetto o semplice camminatore della domenica. «Le montagne sono solo un cumulo di sassi senza l’uomo che le sale» ha scritto il grande Walter Bonatti: d’altro canto, pochi ambiti come la montagna sanno fare che l’uomo non generi in sé un “cuore di pietra” e Ruchin, con la sua grande umanità, fremente d’una passione assoluta e genuina per i monti, ne è tutt’oggi una dimostrazione incomparabile.

Il magazine “Uomini e Sport” lo trovate in distribuzione gratuita in tutti i punti vendita Sport Specialist oppure nel sito in versione pdf.

Buona lettura!

(E per saperne qualcosa in più, su “Ruchin”, cliccate qui.)

“Cento anni con Ruchin, piccolo grande rocciatore” a Milano, da martedì 21/04 alle 18.30 (e fino al 5 maggio)

Ruchin-MilanoCliccate sopra la locandina per saperne di più, oppure cliccate qui per scaricare la stessa locandina in formato A4.
Per saperne di più invece su Ercole Ruchin Esposito e sulla mostra a lui dedicata – che peraltro fino a questa sera è visitabile presso il Palamonti a Bergamo, cliccate qui, oppure qui per leggere l’articolo pubblicato nel numero di novembre 2014 di Montagne 360°, la rivista del Club Alpino Italiano.

La mostra “Cento anni con Ruchin, piccolo grande rocciatore” a Bergamo, dal 20/03 al 17/04

?????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????????Dopo la prima presentazione “ufficiale” dello scorso 11 Ottobre a Calolziocorte, la mostra fotografica “Cento anni con Ruchin, piccolo grande rocciatore” che ho curato in occasione del centenario della nascita del grande alpinista lombardo Ercole Esposito – detto Ruchin, appunto – comincia il suo piccolo ma significativo tour per la Lombardia!
Prima tappa: Bergamo, presso la sede CAI al Palamonti, che ospiterà la mostra da venerdì 20 marzo a venerdì 17 aprile, con conferenza di presentazione lo stesso venerdì 20/03 alle ore 21 – come da locandina qui sotto pubblicata.

Ruchin-Bergamo
Il nome di Ercole Esposito, detto “Ruchin”, non è certo tra i più noti nella storia dell’Alpinismo di meta ‘900. Eppure lo scalatore bergamasco – ma di scuola lecchese – nato cent’anni fa, il 30 Marzo 1914 a Calolziocorte, costruì un curriculum di prime ascensioni di raro valore, con salite ai limiti estremi delle possibilità del tempo, anche oltre il VI grado che in quegli anni rappresentava un limite apparentemente invalicabile. E il tutto con stile impeccabile, senza l’uso di mezzi artificiali e con un’etica alpinistica modernissima lungo una carriera fulminante tanto quanto breve, interrottasi tragicamente sulla Torre Salame del Sassolungo per colpa d’una corda spezzata.
Cento anni con Ruchin, piccolo grande rocciatore è la mostra realizzata in occasione del centenario della nascita di “Ruchin” Esposito (Calolziocorte, 30 Marzo 1914 – Sassolungo, 23 Settembre 1945) nonché per i 70 anni dalla scomparsa, e in concomitanza della celebrazione del 75° di fondazione della Sezione CAI di Calolziocorte, della quale Ruchin fu tra i fondatori e al quale è intitolata. Una mostra che ho avuto il grande onore di curare e per la quale ho redatto i testi, appunto, grazie alla preziosa collaborazione di Alberto Benini e Ruggero Meles – autori della biografia pubblicata nel 1995 – nonché con l’appoggio degli eredi del grande scalatore.
La mostra si sviluppa in 15 pannelli di grandi dimensioni, ciascuno dedicato a un aspetto della vita di Ruchin sia in senso alpinistico che nell’ambito quotidiano, con relative immagini fotografiche a corredo, oltre ad alcuni cimeli dell’epoca, tra i quali uno spezzone della corda utilizzata da Ruchin nel tentativo fatale alla Torre Salame del Sassolungo.
I pannelli formano un percorso espositivo non tanto legato ad una mera cronologia quanto alla costante complementarietà del Ruchin-rocciatore e alpinista con il Ruchin-uomo nella vita di tutti i giorni, ed entrambi con l’ambiente quotidiano e l’epoca vissuta, drammaticamente funestata dalla tragedia del Secondo Conflitto Mondiale, la cui durata – 1939/1945 – in pratica combacia con la parabola alpinistica di Esposito.
Scopo primario che ho cercato di conseguire con la mostra è dunque quello di mettere in luce l’assoluta particolarità dell’alpinismo praticato da Ruchin e il livello eccelso del curriculum di nuove salite e prime ripetizioni su buona parte delle Alpi Centrali e delle Dolomiti: vie quasi sempre al limite delle possibilità del tempo, tracciate lungo pareti sovente ritenute impossibili e salite senza mezzi artificiali con uno stile e un’etica a dir poco moderni. Al contempo ho voluto evidenziare come tale attività alpinistica sia rimasta sempre intrecciata con la sua vita quotidiana, contrassegnata dalla grande umanità, generosità e disponibilità verso tutti e segnata, seppur indirettamente, dalle difficoltà e dalle restrizioni causate dalla guerra. Difficoltà contro le quali tuttavia Ruchin rappresentava una sorta di “speranza” e di rivalsa oltre che un motivo di orgoglio e di prestigio per chiunque lo frequentasse, grazie a quel suo irrefrenabile ed appassionato dinamismo tanto in parete quanto tra la propria gente che lo portò, per l’attività in montagna, a diventare il primo alpinista bergamasco ad essere nominato membro del Club Alpino Accademico Italiano (una cosa, questa, a cui teneva parecchio) e che con la propria contagiosa intraprendenza sociale lo rese tra i principali promotori prima, e tra i fondatori poi, del sodalizio CAI di Calolziocorte, nato come sottosezione del CAI di Bergamo e divenuto sezione autonoma nel 1945, poche settimane prima della morte di Ruchin durante un tentativo alla Torre Salame del Sassolungo.
In conclusione: un personaggio, quello di Ercole “Ruchin” Esposito, poco noto nella storia dell’alpinismo di metà Novecento eppure assolutamente meritevole di maggiore conoscenza e considerazione, e non solo dal punto di vista alpinistico: ciò che mi auguro di poter ottenere con questa mostra.

Per saperne ancora di più su Ercole Ruchin Esposito, cliccate QUI.
Vi aspetto venerdì 20/03 al Palamonti, a Bergamo, ma da subito segnatevi la prossima tappa della mostra: 21 Aprile, Milano!

“Ruchin” su Montagne360, la Rivista del Club Alpino Italiano


Sul numero di Novembre 2014 di Montagne360, la Rivista del Club Alpino Italiano distribuita a tutti gli oltre 300.000 soci del sodalizio nonché in edicola, è ospitato l’articolo a mia firma “Cento anni con Ruchin. Storia di un piccolo grande alpinista”, ideale corollario della mostra fotografica dedicata a Ercole “Ruchin” Esposito – il fortissimo alpinista bergamasco piccolo di statura ma grandissimo in montagna, salitore di innumerevoli vie ancora oggi considerate estreme – che ho avuto modo di curare in occasione del centenario dalla nascita, e della quale vi ho già riferito QUI. Mostra che, dopo la presentazione ufficiale dello scorso 11 Ottobre, si appresta a girare per diversi luoghi espositivi tra Lecco e Bergamo, e fors’anche oltre.
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Montagne360 è in tutte le edicole a € 3,90 oppure, se appunto siete soci CAI, la starete ricevendo in questi giorni. Buona lettura!