Torna la bella stagione, torna la guida “Dol dei Tre Signori”

Torna la “bella” stagione, propizia alle escursioni in montagna, e per chi non l’ha ancora tra le mani c’è una nuova possibilità di acquistare la guida escursionistica Dol dei Tre Signori dedicata al cammino della Dorsale Orobica Lecchese, uno dei più spettacolari e affascinanti itinerari delle Alpi lombarde e non solo. La pubblicazione della collana «I cammini di Orobie» curata da Moma Edizioni è infatti in vendita nelle edicole della provincia di Monza e Brianza abbinata al magazine “Orobie a 11,50 Euro, oltre al prezzo del mensile. Un’ottima e comoda occasione per avere a disposizione un volume che racconta, in modo tanto completo quanto originale, un territorio montano ricco di bellezze, di peculiarità speciali, di tesori sconosciuti o quasi e di continue sorprese sospese (gioco di parole voluto!) sui colli di Bergamo, sulla Pianura Padana, sul bacino dell’Adda e sulle valli valsassinesi e bergamasche, fino al paesaggio possentemente alpino della zona del Pizzo Tre Signori, montagna iconica e identificante l’intero itinerario.

La guida, i cui autori sono Sara Invernizzi, Ruggero Meles e chi vi scrive, è stata realizzata da “Orobie” per fare conoscere il bellissimo cammino montano tra le province di Bergamo, Lecco e Sondrio, un progetto che gode della partnership di Italcementi in collaborazione con l’Ersaf-Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste. Sette tappe, da Bergamo a Colico o Morbegno ovvero dalle meraviglie storiche e artistiche del capoluogo orobico a quelle paesaggistiche e naturali del Lago di Como e delle Orobie valtellinesi sulle orme del trekking organizzato da “Orobie” nel luglio 2017.

All’interno della guida escursionistica è presente anche la mappa dell’intero percorso della DOL; inoltre, le pagine sono dotate di descrizioni e narrazioni delle varie tappe oltre che del collegamento tramite codice Qr all’app gratuita di Orobie Active e ai suoi contenuti interattivi.

Per maggiori informazioni, potete contattare la redazione di “Orobie” al 035/358899 o scrivere a abbonati@orobie.it; per saperne di più sulla guida, invece, cliccate qui.

Dunque, buona lettura della guida e buone escursioni lungo la Dol dei Tre Signori!

Tenderini & Tenderini

Ribadisco: non parlo spesso di libri altrui non ancora letti, ma in certi casi trovo necessario eccepire. Come in questa occasione, perché le autrici di cui sto per dirvi ho l’onore e il piacere di conoscerle personalmente (più o meno) e di apprezzarle molto sia umanamente che letterariamente, avendo già letto altre loro opere, perché i loro nuovi libri – pubblicati a poca distanza l’uno dall’altro – lo meritano, e per un altro motivo speciale che vi dirò dopo.

Coincidenze. Piccole storie straordinarie in assenza di causa, è l’ultimo libro di Mirella Tenderini, che di volumi meravigliosi ne ha pubblicati tanti – di montagna, esplorazione e non solo – nel corso di una vita professionale e privata ricca di cose altrettanto meravigliose. In questo breve libro Mirella Tenderini racconta la storia incredibile ma assolutamente vera di stranissime coincidenze occorse nella sua vita, spolverando la memoria di viaggi in luoghi lontani durante anni nei quali non era facile visitare paesi come la Russia di Breznev, il Sudan sconosciuto e l’Algeria francese in lotta con il Marocco. Vecchie storie in un mondo ormai dimenticato con dei personaggi ancora viventi… Ma quante e quali sono le probabilità in cui sono nate le coincidenze raccontate in questo libro? – si domanda nella presentazione del libro. Conoscendo Mirella e tutto quanto ha saputo fare nella sua vita, non posso che pensare a una risposta, anzi, a innumerevoli risposte sorprendenti!

Vie di contrabbando. Sui sentieri ai confini del Lario è invece la nuova pubblicazione di Silvia Tenderini, nei cui libri di viaggio confluisce pienamente il suo spirito di viaggiatrice autentica, appassionata e sensibile, che si tratti di cammini sui monti delle Alpi o di avventure in terre lontane e insolite. In quest’ultima opera l’autrice si concentra su un territorio prealpino tanto poco conosciuto dai più quanto insolitamente affascinante, anche in forza della relativamente scarsa frequentazione turistica, se paragonata a molti dei monti vicini e alla prossimità degli affollati e celebrati laghi di Como e di Lugano: la Valsolda, che si affaccia sul lago di Porlezza e mette in connessione i due laghi citati. Per secoli è stato territorio di frontiera tra Italia e Svizzera e per molto tempo uomini, merci, notizie e idee hanno attraversato il confine percorrendo itinerari più o meno ufficiali, antichi sentieri a cavallo delle montagne. È così che Silvia Tenderini si muove alla scoperta dell’ottocentesca ferrovia dei Tre Laghi, delle officine della Val Senagra e della villa di Fogazzaro, tra l’arte romanica e quella popolare, ma soprattutto ascolta i lontani racconti dei contrabbandieri e la fuga di tanti verso la salvezza durante la guerra. La Valsolda e le sue valli laterali sono oggi meta di un turismo lento, riflessivo, attento alle piccole cose e lontano dai rumori delle più famose località lacustri: per esse questo libro non fa da mera guida turistica ma da intrigante spunto per costruirsi i propri itinerari e andare alla ricerca di storie e di personaggi che hanno animato questi luoghi.

Due libri caldamente consigliati, inutile dirlo – cliccate sulle immagini delle copertine per saperne di più. Ah, sì, vi dicevo dell’ulteriore e speciale motivo per il quale ve li sto consigliando (magari qualcuno lo avrà già intuito): Mirella e Silvia Tenderini sono madre e figlia! Una sorta di prestigiosa “officina letteraria familiare” – e al femminile: un altro valore aggiunto per molti versi – che non smette di regalare ottimi motivi di lettura e di avventure!

Una valle parecchio strana

[Cliccateci sopra per ingrandirla e godervela meglio!]

In effetti è geograficamente parecchio “strana”, la Val San Martino. Mi torna in mente la descrizione che ne fece il briviese Ignazio Cantù, fratello del più noto Cesare, nel 1859: «Margrado il nome, la valle di San Martino ad occidente e a mezzodì termina in una costiera a fondo calcarea, affatto aperta, ed è lambita dall’Adda»; oppure quella di poco più tarda del carennese Gabriele Rosa: «La Valle S.Martino all’estremo occidentale della provincia di Bergamo, non è valle propriamente ma costriera degradante dalle cime di Serada, Ocù, Campiabona, Linsù, Albensa, elevate novecento metri sul livello del mare, sino all’Adda che ne scorre tutta la lunghezza maggiore, di dieci chilometri da Vercurago a Villa d’Adda». Insomma, se una “valle” può definirsi tale quando presenta una «forma concava del suolo costituita da due opposti pendii (fianchi o pareti) che si incontrano in basso lungo una linea (filone di valle) o una striscia pianeggiante (fondo di valle, e più com. fondovalle), con pendenza generalmente in un verso, percorsa di solito da un corso d’acqua», come sancisce un buon vocabolario, la Val San Martino lo è in maniera assai parziale e poco riconoscibile. Per singolare paradosso, ove il nostro territorio riacquisisce seppur localmente – ma da secoli – il toponimo e le fattezze morfologiche di “valle” cioè a Pontida (nel medioevo Vallis Pontidæ), di una “valle” propriamente detta non si tratta ma di un “corridoio orografico”, per usare la corretta definizione geografica.
Tuttavia la singolarità valliva locale non finisce qui: nemmeno in senso geopolitico la Val San Martino acquisirebbe una fisionomia unitaria determinata. Storicamente divisa dal confine storico posto lungo il corso del fiume Adda prima tra Venezia e Milano, poi tra le provincie di Bergamo e Como e quindi, in tempi recenti, tra quelle di Bergamo e Lecco che ne ha ulteriormente e inopinatamente spezzato l’unitarietà geosociale, anche da questo punto di vista la valle ha sempre faticato a farsi identificare in modo omogeneo dall’immaginario comune. È un curioso paradosso, quello che offre la Val San Martino: uno spazio antropizzato morfologicamente eterogeneo e politicamente diviso, per di più territorio di confini storici più o meno rigidi, eppure da millenni zona di transiti di persone, genti e merci, eserciti e pellegrini, commercianti e viaggiatori, eccetera. Un territorio a suo modo cosmopolita, si potrebbe dire oggi, in ciò riflettendo – se così posso dire – l’”apertura morfologica” che la sua particolare geografia presenta.
E dunque, posto tutto ciò, viene da chiedermi: ma alla fine che razza di “valle” è, la Val San Martino? Ha un suo senso, una connotazione identitaria di qualche genere? Ha un proprio Genius Loci, come ce l’ha ogni luogo propriamente e compiutamente tale? O si tratta solamente di una specie di “equivoco” storico e geopolitico se non, peggio, di un non luogo, per usare la celebre definizione di Marc Augé?

Questo è un brano tratto da Il “luogo” Val San Martino. Geografia, paesaggio, immaginario, identità: per una definizione presente e futura del Genius Loci della valle, il mio saggio presente nel volume Oltre il Confine. Narrare la Val San Martino. Per saperne di più, cliccate sull’immagine qui sopra. La foto in testa al post è di Alessia Scaglia, autrice di tutte le immagini presenti nel mio testo e di molte altre che impreziosiscono il volume.

Sul lago

[Foto di Daniele Levis Pelusi da Unsplash.]

A nord e a est del lago, sul pallido biancore dell’alba, erano apparse le cime delle Alpi. Bianche di neve, anche in giugno, le Alpi si stagliano sull’azzurro chiaro di un cielo sempre limpido a quelle altezze immense. Una catena scende verso sud, verso la bella Italia, a separare il lago di Como dal lago di Garda. Fabrizio guardava in alto, verso quelle sublimi montagne. La luce era più forte, adesso, incideva le vallate, illuminava la nebbia leggera che saliva dal fondo delle gole.

[Stendhal, La Certosa di Parma, 1839.]

 

Sul libro “Sö e só dal Pass del Fó”

A seguito di alcuni recenti articoli pubblicati tra blog e social, in molti (be’, relativamente, ovvio!) mi state chiedendo dove si possa recuperare il volume Sö e só dal Pass del Fó. In cammino da 75 anni sui sentieri del Resegone e della storia di Calolziocorte, che ho scritto e curato per il settantacinquesimo di fondazione della locale sezione del Club Alpino Italiano e che contiene molte narrazioni sul Resegone, sui monti e i territori circostanti, sulla loro frequentazione nel tempo e sul paesaggio geografico e storico che li caratterizza e costruisce il loro notevole fascino. Per saperne di più potete dare un occhio qui.

Ecco: qualsiasi informazione sul volume e la sua reperibilità la potete chiedere presso la stessa sezione CAI di Calolziocorte, che lo ha editato, scrivendo una mail qui o telefonando al 0341/504329. Il sito web della sezione è https://caicalolzio.com/.

A presto per (forse) ulteriori news al riguardo.