“Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne”, in tutte le librerie

Tra le vette imponenti di molte vallate alpine, ciclopici muri di calcestruzzo si stagliano nel paesaggio modificandone la geografia e impressionando lo sguardo di chi se li ritrova davanti. Sull’onda della crescente industrializzazione affamata di energia, da fine Ottocento sui monti sono state costruite dighe sempre più grandi e possenti, autentici capolavori ingegneristici che tuttavia rappresentano nella sostanza manufatti alieni e impattanti rispetto ai territori d’intorno. Eppure, a differenza di altre opere realizzate dall’uomo in quota, la diga facilmente suscita ammirazione e fascino ben più di dissenso e ribrezzo, al punto che molti dei maggiori sbarramenti idroelettrici alpini sono diventati mete turistiche consolidate, con migliaia di visitatori all’anno.
Perché un gigantesco muro di calcestruzzo piazzato a forza tra i monti con i quali apparentemente nulla c’entra suscita quelle sensazioni positive? Come è stato possibile che le dighe, pur in tutta la loro brutalità materica, siano riuscite in qualche modo a farsi accettare dal paesaggio montano, attirando frotte di visitatori, diventando sfondi per suggestivi selfies e alimentando un folto pubblico di appassionati? Dove nasce questo sorprendente “miracolo”?
Prendendo spunto da tali domande in fondo semplici ma che potrebbero sorgere spontanee in chiunque frequenti le montagne, sulle quali solo in Italia dimorano più di cinquecento “grandi dighe”, questo libro racconta un lungo e affascinante viaggio – poco tecnico, molto emozionale e sovente autobiografico – per le vallate alpine, alla scoperta dei paesaggi idroelettrici creati dalla presenza delle dighe, della particolare relazione culturale che hanno saputo intessere con i territori montani persino evocando suggestioni artistiche e filosofiche, di come abbiano contribuito a un’umanizzazione tutto sommato positiva delle alte quote e di come oggi la loro presenza ci interroghi inesorabilmente sul futuro delle montagne e del nostro rapporto con l’ambiente naturale.

Dal maggio è disponibile il mio nuovo libro Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore, mentre già ora è prenotabile sulle principali librerie on line. Ciò che avete letto lì sopra è il testo di presentazione ospitato sull’aletta interna del volume.

Nelle sue pagine vi racconterò di un lungo e appassionato viaggio attraverso le Alpi alla ricerca di una specie di “miracolo”, e dei «segni» – evidenti, enormi, ineludibili – che di esso le montagne conservano. Segni che, osservati meglio di quanto solitamente ci viene di fare e messi in relazione gli uni a gli altri e tutti quanti con i paesaggi che marcano, possono narrarci una storia “alternativa” e a suo modo prodigiosa della conquista umana dei territori alpini, tanto essenziale per il nostro passato quanto significativa per il presente e ancor più il futuro delle montagne. È un libro che racconta di dighe, dunque, ma se lo leggerete vi renderete conto che no, non parla realmente di dighe ovvero non soltanto e non come potreste immaginare. Dice piuttosto di tante altre cose che da un tot di tempo a questa parte accadono sui monti, e spesso sono cose sorprendenti le quali, forse, vi faranno osservare le montagne in un modo nuovo o almeno differente rispetto a prima.

Mi auguro dunque che lo vorrete leggere e, nel caso, che vi possa piacere, interessare, incuriosire, magari affascinare, forse far pensare e, chissà, appassionarvi ancora di più alle nostre montagne e ai loro meravigliosi paesaggi. Ecco.

Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne
Fusta Editore
Data di Pubblicazione: 18 maggio 2023
EAN: 9791280749451
ISBN: 1280749458
Pagine: 128, con appendice fotografica
Prezzo: € 17,90
In vendita da maggio 2023 in tutte le librerie e nei bookstores on line.

Qui trovate il comunicato stampa di presentazione del libro.

Questa sera a Carenno (Lecco), per vedere “oltre” il paesaggio

Vi rammento che questa sera, alle ore 21.00, sarò a Carenno (Lecco) per presentare il volume Oltre il confine. Narrare la Val San Martino, prestigiosa pubblicazione alla quale ho partecipato con un saggio in forma di racconto sull’esplorazione e la scoperta dell’anima peculiare e della bellezza della valle. Ve lo descriverò per cercare di mettere in luce quanto il territorio narrato dal libro sia speciale, e per questo meriti di essere il più possibile compreso e apprezzato, nonché come contenga un paesaggio per molti aspetti sorprendente il quale non va solo ammirato e goduto ma pure pensato. Anche perché contiene persino un “enigma”, che molti avranno forse intuito ma probabilmente non risolto…

Insieme a me vi saranno altri prestigiosi relatori e “colleghi di penna”: Sara Invernizzi e Matteo Nicodemo, autori di ulteriori affascinanti saggi sulla Val San Martino che il testo presenta, e i curatori del volume Fabio Bonaiti e Pierluigi Donadoni.

Sarà una serata affascinante, ne sono certo: e lo sono perché sono assolutamente affascinanti i luoghi che vi racconteremo. Dunque se siete in zona e potete partecipare, fatelo: vi piacerà parecchio, vedrete!

Cliccate sulle immagini delle locandine per ingrandirle e saperne di più; invece qui trovate un assaggio della mia dissertazione presente nel volume.

P.S.: la presentazione di Oltre il confine è parte di questa manifestazione:

“Oltre il confine” a Carenno, domenica 23 aprile

Domenica 23 aprile, alle ore 21.00, sarò a Carenno (Lecco) per presentare il volume Oltre il confine. Narrare la Val San Martino, prestigiosa pubblicazione alla quale ho partecipato con un saggio in forma di racconto sull’esplorazione e la scoperta dell’anima peculiare e della bellezza del paesaggio della valle. Ve lo descriverò, per cercare di mettere in luce quanto il territorio narrato dal libro sia speciale e per questo meriti di essere il più possibile compreso e apprezzato.

Insieme a me vi saranno altri prestigiosi relatori e “colleghi di penna”: Sara Invernizzi e Matteo Nicodemo, autori di ulteriori affascinanti saggi sulla Val San Martino che il testo presenta, e i curatori del volume Fabio Bonaiti e Pierluigi Donadoni.

Sarà una serata affascinante, ne sono certo: e lo sono perché sono assolutamente affascinanti i luoghi che vi racconteremo. Dunque se siete in zona e potete partecipare, fatelo: vi piacerà parecchio, vedrete!

Cliccate sulle immagini delle locandine per ingrandirle e saperne di più; invece qui trovate un assaggio della mia dissertazione presente nel volume.

P.S.: la presentazione di Oltre il confine è parte di questa manifestazione:

Milleseicento Euro a testa per devastare il Vallone delle Cime Bianche

E così, tutti i cittadini saranno costretti a pagare la devastazione di uno degli ultimi territori d’alta quota ancora integri nelle Alpi valdostane. Già: per come se ne può leggere sugli organi di informazione, e come puntualmente denunciano gli amici di “Varasc.it”, il clan che sostiene la costruzione degli impianti funiviari nel Vallone delle Cime Bianche non solo pretende di poter fare ciò che vuole di quel territorio, il quale peraltro è parte della Zona di Protezione Speciale (ZPS) “Ambienti Glaciali del Gruppo del Monte Rosa” (IT1204220), espressione della rete europea Natura 2000, ma reclama pure «Un finanziamento al 100% regionale per la realizzazione del collegamento intervallivo di Cime Bianche agendo tramite una legge apposita».

A questo punto facciamo due conti da scuole elementari. Il progetto funiviario, in base al recente studio di fattibilità, potrebbe costare 123 milioni di Euro. Questo costo si pretende che venga sostenuto dalla Regione Valle d’Aosta, dunque dai cittadini valdostani, i quali a gennaio 2023 (ultimo dato Istat disponibile) ammontano a 122.547 unità. Da ciò si deduce che per soddisfare i devastanti capricci funiviari del clan suddetto, ogni cittadino valdostano dovrebbe sborsare poco più di 1.000 Euro. Se però consideriamo solo la fascia di popolazione contribuente, cioè quella che con le proprie tasse genera il gettito primario che sostiene il bilancio regionale, siamo a 77.602 unità (ultimo dato Istat disponibile), la spesa pro-capite per pagare le funivie ammonta a quasi 1.600 Euro.

Milleseicento Euro che dovrebbe pagare ogni contribuente valdostano, inclusi quelli ai quali dello sci non importa nulla anche perché posti nella condizione per la quale nulla ne possano guadagnare, per un progetto che impatta pesantemente su un territorio montano che è patrimonio naturale pubblico e collettivo, non a caso tutelato dalle apposite normative sopra citate, e dal quale possono trarre vantaggio solo le due società coinvolte e un tot di sciatori, buona parte dei quali provenienti da fuori regione. In parole povere, si pretende che i valdostani paghino con le loro tasse non una nuova struttura ospedaliera all’avanguardia, non il potenziamento del trasporto pubblico o dei servizi di base nei comuni montani, non lo sviluppo delle infrastrutture culturali, di una rete turistica peculiare diffusa in tutta la regione e la salvaguardia del paesaggio valdostano o altro di concretamente utile alle comunità residenti, ma la devastazione di un angolo di natura pressoché incontaminata della propria regione soprattutto per il diletto degli sciatori forestieri.

Complimenti, un affarone proprio!

Chiosa finale: nello studio di fattibilità del progetto funiviario si propone(va) la suddivisione dei costi in un 80% a carico della Regione e nel restante 20% da un mutuo pluriennale, invece ora si chiede che il 100% dell’investimento sia a carico regionale. Forse che nemmeno i sostenitori del progetto credono che qualche banca sia disposta a finanziare un’idea talmente deleteria e scriteriata?

La solita (brutta) aria che tira, in Lombardia

Martedì 21 marzo, Milano e la Lombardia hanno conseguito nuovi importanti nonché (viene da pensare) ambiti “traguardi” nella “qualità di vita” offerta ai propri abitanti. Già, perché in quel giorno Milano è stata la città più inquinata al mondo dopo Teheran per diffusione di PM2.5, e nove comuni lombardi su dieci (ma il decimo è a meno di 10 km dalla Lombardia) sono risultati i più inquinati d’Italia (fonti: IQAir e US AQI).

Tutto questo dopo che da decenni si va dicendo, dimostrando scientificamente e denunciando che la Pianura Padana è una delle zone più inquinate del mondo occidentale. Di contro, si stanno spendendo almeno 2,1 miliardi di Euro di soldi pubblici, che probabilmente alla fine saranno molti di più, forse il doppio, per le Olimpiadi invernali del 2026 con sede cittadina proprio a Milano pressoché senza la realizzazione di interventi e opere atte quanto meno a mitigare una situazione così letale (l’unica del genere verrà realizzata in Alto Adige e ne potenzierà l’offerta di mobilità sostenibile). Opere che peraltro darebbero gran lustro all’immagine lombardo-veneta nel mondo, grazie alla vetrina olimpica: ma, evidentemente, qui si preferisce nascondere pervicacemente il problema, il che equivale a negarne le conseguenze nefaste che i bollettini sanitari registrano periodicamente (gestione Covid-19 docet, d’altronde).

Però la città di Milano pianta alberi, già. E li fa morire.

Un plauso a tutti gli amministratori pubblici degli ultimi lustri, e ai loro sodali privati, protagonisti di questo grande successo (nord)italiano! Complimenti di cuore, proprio! – anche perché i polmoni ormai ce li siamo giocati e il fegato s’è roso del tutto. Ecco.

P.S.: le immagini delle classifiche le ho tratte dalla pagina Facebook di Clara Pistoni, che ringrazio molto.