Fedaia, diga “emblematica”

La diga del lago di Fedaia, col suo andamento serpeggiante determinato dalla morfologia del terreno sul quale poggia, se osservata dal versante Nord della Marmolada ai cui piedi si sviluppa il bacino artificiale, ricorda le fattezze di un sinuoso ed elegante ponte sotto il quale per qualche motivo l’acqua resti bloccata, donando effettivamente una sensazione di “leggerezza” che rende merito alla nomenclatura tecnica di tali sbarramenti, detti appunto “a gravità alleggerita”. D’altro canto, quella di Fedaia è una diga affascinante in primis per il paesaggio che la circonda, tra i più “potenti” delle Dolomiti, nel quale si inserisce intessendovi a suo modo un dialogo particolare con il quale partecipa all’elaborazione geografica e estetica di esso assumendo connotazioni particolarmente referenziali per la sua identità culturale. Si potrebbe immaginare l’ampia sella del Passo di Fedaia senza più il lago, dunque senza la presenza della diga, rispetto al territorio d’intorno? Mi viene da pensare di no, ed è anche questo una sorta di “miracolo”, uno dei tanti attraverso i quali le dighe si manifestano nelle Alpi la cui realtà, e il senso che ne deriva, ho provato a raccontare nel mio ultimo libro Il miracolo delle dighe.

Ad esso e alla diga di Fedaia, della quale nel libro scrivo, è dedicato l’omaggio fotografico sopra pubblicato di Massimiliano Abboretti, che ringrazio veramente di cuore, il cui suggestivo e affascinante sguardo – sovente in bianconero – sulle montagne, le Dolomiti in particolar modo, ha saputo perfettamente relazionarsi ai contenuti del mio libro e alla narrazione che ho voluto offrire tra le sue pagine.

Per saperne di più sul libro, cliccate sull’immagine qui sotto:

L’“helibike”. Proprio così.

L’helibike.

Già.

Salire sulla vetta di una montagna per poi scendervi in sella a una mountain bike.

Che poi è il modo con cui chi sostiene tali attività intende la “destagionalizzazione del turismo”: non basta rompere i [censura] d’inverno con l’heliski, è necessario romperli anche d’estate con l’helibike, no?

Tuttavia, posto tale stato di fatto, proporrei alcuni inevitabili adattamenti:

  1. Togliere i pedali alle mountain bike, che tanto non servono più e poi a spingerla pedalando in salita, magari al di fuori dei percorsi “ordinari”, si fa una gran fatica. Roba da trogloditi (come lo sci alpinismo d’inverno): oggi ci sono gli elicotteri, per fortuna!
  2. Si abbia la decenza di non usare il termine «montagna» nel presentare tali attività. Perché non c’è la montagna in queste cose.
  3. Ma a questo punto perché non evolvere direttamente al livello TOP per questo tipo di attività? Cioè l’heliheli! Si sale sulla vetta di una montagna a bordo di un elicottero, e lassù si troverà un altro elicottero che riporterà i gitanti a valle. Lineare, logico, coerente. Perfetto, no?

Ecco.

Per il resto, cosa penso dell’heliski l’ho già scritto qui. Per chi non avesse voglia di leggere, riassumo la mia posizione così: l’heliski fa schifo. Se qualcuno volesse una precisazione al riguardo, aggiungo che l’heliski è uno dei modi migliori con il quale chi lo pratica manifesta il proprio profondo disprezzo verso le montagne. Punto.

P.S.: le immagini che vedete le ho tratte da un sito web che promuove l’helibike ma che non linko per evitargli qualsiasi “pubblicità” indiretta.

“Von Scerscen” a Lecco, domani sera

Per chiunque domani sera 19 maggio fosse in zona Lecco, consiglio caldamente la visione di Von Scerscen. Diario di un’indagine, biopic del regista, fotografo e caro amico Mirko Sotgiu che sarà proiettato in città presso il Teatro Invito nell’ambito della 12a edizione del Festival “Monti Sorgenti, organizzato e curato dalla sezione di Lecco “Riccardo Cassin” del Club Alpino Italiano, dalla Fondazione Cassin e dal Gruppo Ragni della Grignetta.

Von Scerscen. Diario di un’indagine è un’opera cinematografica intensa e appassionante, tratta dal (quasi) omonimo libro di Massimo Vener che racconta la storia di un alpinista ignoto – “Von Scerscen” è il nome di fantasia datogli da Vener – scomparso sul ghiacciaio dello Scerscen, sul versante italiano del Bernina nel territorio della Valmalenco, e ritrovato mummificato nel 2007 dalla guida alpina Paolo Masa. Ne vedete il trailer qui sotto.

Se potete andarci, fatelo. Merita assolutamente, ve lo assicuro.

Le Alpi e i cambiamenti climatici, in due minuti

Quali sono gli effetti del cambiamento climatico sulle Alpi? In che modo l’aumento delle temperature è legato ai pericoli naturali nella regione alpina? Lo spiega in meno di due minuti questo efficace video prodotto dall’Iniziativa delle Alpi, associazione svizzera che ha l’obiettivo di proteggere le Alpi come ecosistema ecologicamente sensibile e di salvaguardarle come spazio vitale. Inoltre, quale organizzazione ambientalista, appoggia una politica dei trasporti sostenibile e si impegna per sviluppare e promuovere le misure di protezione del clima. Peraltro di Alpen Initiative, il nome originale tedesco, avevo già scritto qui.

Ovviamente, il video è da vedere e meditare, cliccando lì sopra.

A sciare in inverno come si faceva in estate

A volte, meditando sulla situazione climatica e sulle sue conseguenze rispetto al turismo sciistico, ho pensato tra me, ridendo: sta a vedere che, con i cambiamenti climatici che fanno nevicare a quote sempre più alte – quando nevica in un senso accettabile del termine! – finirà che d’inverno si andrà a sciare a 3000 metri sui ghiacciai come si faceva una volta ma d’estate, perché lassù il clima e la neve saranno quelli che oggi d’inverno sempre meno si possono trovare alle quote “classiche”, nei comprensori che purtroppo, di questo passo, nel periodo invernale non riusciranno nemmeno più a produrre neve artificiale o a conservarla sulle piste.

Ma me lo dicevo scherzosamente, appunto, pensando come in fondo un’ipotesi del genere non potesse che essere solo una divertente baggianata

Ecco. Maledizione a me che mi metto a pensare certe cose!

N.B.: l’articolo è apparso su “La Provincia di Sondrio” venerdì 24 marzo 2023. Ringrazio l’amico Angelo Costanzo che me l’ha inviato.

N.B.#2: per dovere di cronaca storica, è interessante sapere che il Passo dello Stelvio fino al 1915 venne mantenuto transitabile anche in pieno inverno nonostante le nevicate del tempo fossero ben maggiori di quelle odierne. L’apertura invernale venne interrotta e poi definitivamente interdetta degli eventi bellici della Prima Guerra Mondiale.