La devastazione al Lago Bianco del Passo di Gavia? “Forse” è un errore…

Quando scrivo di opere che vedo realizzate sulle montagne le quali mi sembrano del tutto prive di qualsiasi buon senso, per non dire altro, so di manifestare una particolare durezza nei confronti degli amministratori pubblici di quei territori che forse qualcuno troverà eccessiva – anche se il rispetto verso le persone non viene mai meno, sia chiaro.

D’altro canto, quando si leggono affermazioni come quelle del sindaco del Comune di Valfurva il quale, dopo la devastazione perpetrata alle rive del Lago Bianco al Passo di Gavia per piazzarci i tubi che dovrebbero alimentare i cannoni sparaneve delle piste del “suo” comprensorio sciistico, in pieno Parco Nazionale dello Stelvio e in zona di massima tutela ambientale, cosa si può pensare?

«Credo sia stato fatto qualche errore. Adesso bisognerà fare della valutazioni. Dovremo capire se sospendere il progetto, se è possibile modificarlo, o se andrà abbandonato» dichiara il Sindaco. Cioè, dopo aver distrutto la zona – ribadisco, una delle più preziose e delicate dell’intero Parco Nazionale dello Stelvio – il sindaco crede che sia stato fatto qualche errore? E che bisognerà fare delle valutazioni? Dopo settimane intere di scavi, perforazioni, distruzioni, inquinamento del suolo, degrado ambientale e paesaggistico, «bisogna fare delle valutazioni»? Cos’è, un’ammissione di incompetenza, la manifestazione di uno stato di alienazione, una presa in giro?

E lasciamo stare – per ora – le altre cose proferite dal sindaco nell’articolo sopra linkato. Come si può leggere sulla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco” «La visione arcaica dell’amministrazione di Valfurva ci fa capire molte cose: lo sci artificiale a tutti i costi come unica fonte di sostentamento della valli è ormai evidente che non sia più sostenibile né credibile. Devastare aree naturali arreca ulteriore danno al turismo di quelle valli.» Ben detto, le cose al riguardo vanno proprio così.

Forse sì, sbaglio a essere duro come sono con certi amministratori pubblici. Perché dovrei esserlo ben di più di fronte a queste circostanze, ecco.

Tuttavia, al netto di quanto sopra rimarcato, voglio vedere il bicchiere magari mezzo pieno no ma un quarto sì e sperare che la goffa arrampicata sugli specchi (mi sia consentita la locuzione figurata) del sindaco sia il preludio di una piena ammissione del danno compiuto e di una conseguente opera di sistemazione del luogo devastato, per quanto possibile. In tal caso non potrei che lodare una decisione del genere, se il comune di Valfurva e gli altri soggetti coinvolti negli scriteriati lavori del Gavia avessero il coraggio, il buon senso e l’onestà intellettuale e politica di decretarla.

Speranze nulle nutro invece verso il “Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia” (virgolette inevitabili), il cui atteggiamento insuperabilmente vergognoso è ormai pienamente identificante la natura e la qualità dell’ente. In questo caso, se c’è una durezza è quella della pietra tombale sotto la quale è stata ormai sepolta ogni possibile buona reputazione del Parco. Punto.

Cannoni sparaneve al posto di medici di base

In alta Valle Brembana (provincia di Bergamo), a breve andrà in pensione l’ultimo medico condotto ancora in servizio, l’unico per i cinque comuni montani della zona. Poi, se non sarà sostituito, agli abitanti toccherà guidare per almeno quindici chilometri lungo strade di montagna inevitabilmente tortuose per arrivare al più vicino ambulatorio di medicina di base. D’altro canto, anche se venisse sostituito, resterebbe il solo medico disponibile per la zona: una situazione comunque precaria, inutile rimarcarlo. Ne dà conto il telegiornale di “Bergamo TV” nell’edizione di giovedì 19 ottobre – qui sotto, dal minuto 34’50”.

Ma anche lassù, in alta Valle Brembana, numerosi politici locali coi loro sodali pensano di poter investire milioni di soldi pubblici per rilanciare lo sci e i relativi comprensori (ne parlai ad esempio qui), ovviamente dichiarando di “sviluppare il territorio» e «combattere lo spopolamento», in questo modo.

Riassumendo: non ci sarà più alcun medico di base per gli abitanti di quei comuni, che già hanno subito chiusure di sportelli bancari, uffici postali, scuole, eccetera, ma – se dovessero passare i progetti paventati – si apriranno impianti e piste, ovviamente innevati artificialmente (al costo di circa 50mila Euro al kmq a stagione, da aggiornare). Ovvero: da decenni mancano investimenti per i servizi necessari ai residenti e per i loro bisogni quotidiani, ma si vogliono spendere milioni di soldi pubblici per l’industria dello sci.

Perché lo sanno tutti che lo spopolamento non si combatte con il mantenimento degli ambulatori di medicina generale ma con i cannoni sparaneve, ma certo! Però solo se fa abbastanza freddo, chiaro, altrimenti non sparano nulla mentre un medico di base lavora con qualsiasi freddo e qualsiasi caldo, già.

Capite la gravità e la pericolosità di certe azioni politiche e della “visione strategica” che da decenni manifestano verso i territori montani amministrati?

Lassù, dove già ora mancano le condizioni climatiche e ambientali affinché una stazione sciistica possa sostenersi senza generare danni ambientali e debiti economici (si parla di comprensori che a fatica arrivano a 2000 m, sovente con esposizione sfavorevole), si vogliono buttare un sacco di soldi in società già fallite e senza alcuna prospettiva futura e, nel frattempo, ci si disinteressa totalmente di ogni altra cosa veramente utile a vivere, risiedere e lavorare lassù, inclusa l’ineludibile riconversione turistica post-sciistica. Non generano tornaconti né consenso elettorale, queste cose, mentre per una scintillante nuova seggiovia e per un nuovo efficientissimo impianti di innevamento artificiale si trovano soldi in abbondanza e prime pagine sugli organi d’informazione con relativa propaganda, già. Ed è inutile aggiungere che, se qui io cito l’alta Valle Brembana in quanto caso recente, non è che uno dei numerosi del tutto simili che si possono constatare un po’ ovunque, sulle montagne italiane: qui ad esempio trovate un altro caso emblematico sul quale ho scritto.

Dunque, va tutto bene? Andiamo avanti in questo modo? La “salviamo” così, la montagna?

Cosa vogliamo fare?

Stasera il Vallone delle Cime Bianche è… a Somma Lombardo!

A chiunque fosse della zona, o in zona – tra Milano e Varese, insomma – consiglio caldamente di non perdersi la serata organizzata questa sera dal CAI di Somma Lombardo sul progetto di salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche, l’“Ultimo Vallone Selvaggio” delle Alpi valdostane minacciato da un devastante progetto funiviario a fini sciistici della cui pericolosità ormai tutti sono consci.

Per tanti preziosi motivi: perché il Vallone delle Cime Bianche è un luogo straordinario, tra i più belli delle Alpi occidentali; perché solo in preda a una mera follia si potrebbe pensare di distruggerlo con degli impianti e delle piste da sci; perché purtroppo c’è qualcuno talmente folle da pensarlo e dunque serve la mobilitazione di chiunque ami la montagna per salvarlo e chiederne la massima tutela; perché la salvaguardia del Vallone delle Cime Bianche è un atto esemplare e emblematico rispetto a tanti altri luoghi montani minacciati da simili infrastrutturazioni; perché Annamaria Gremmo, Marco Soggetto e Francesco Sisti, i principali promotori del progetto di salvaguardia del Vallone, sono persone splendide la cui carica umana e la genuina, autentica e contagiosa passione per le montagne che dimostrano – per le Cime Bianche e non solo – rappresentano il sigillo di qualità dell’opera di tutela che stanno portando avanti ormai da anni; perché sono anche ottimi fotografi che vi mostreranno con i loro scatti tutta la bellezza del Vallone e di quella porzione delle Alpi occidentali; perché supportare le loro iniziative e attivarsi – ciascuno per quanto possibile – in difesa delle Cime Bianche equivale a difendere se stessi ovvero tutti noi che amiamo le montagne e ne comprendiamo il valore culturale, sociale, economico, ecologico, ambientale inestimabile e pure chi alle montagne è disinteressato ma che alla fondamentale presenza di esse nell’ecosistema del quale facciamo parte deve il proprio benessere e la qualità di vita; perché, per quanto ho appena affermato, le montagne sono un patrimonio di tutti che nessuno si può permettere di rovinare e degradare per il tornaconto di pochi… e per innumerevoli altri motivi che, a questo punto, credo non serva citare per non tediarvi ovvero per fare in modo che li possiate scoprire da voi, partecipando alla serata di venerdì a Somma Lombardo.

[Immagine tratta dalla pagina Facebook Varasc.it.]
Se lo farete, sono sicuro che tornerete a casa più ricchi: di bellezza, di consapevolezza, di passione per le montagne e la natura, di forza d’animo e libertà di spirito, di senso civico e di voglia di camminare in mezzo a tutta quella meraviglia montana godendone l’incontaminata purezza.

Per qualsiasi informazione sulla serata potete consultare il sito web del CAI Somma Lombardo.

La diffida contro i lavori al Lago Bianco: fermare la distruzione delle montagne si può, si deve!

«Il male non è soltanto di chi lo fa: è anche di chi, potendo impedire che lo si faccia, non lo impedisce.» Così ha scritto Tucidide ne La guerra del Peloponneso eternando un principio fondamentale per qualsiasi società veramente civile e progredita. Per i nostri territori, in primis per le montagne, il male oggi è rappresentato da quelle opere scriteriate che ne devastano l’ambiente e il paesaggio, considerati beni da consumare per ricavarci tornaconti a vantaggio di pochi e a danno di chiunque altro: proprio come sta accadendo in questi giorni al Lago Bianco del Passo di Gavia. E quel “chiunque altro” siamo tutti noi, dato che il territorio e il paesaggio sono un patrimonio comune che tutti abbiano il diritto di godere e il dovere di tutelare: per questo, come scrive Tucidide, chi di fronte a certe opere palesemente devastanti, oltre che manifestamente illegittime, mostra disinteresse e cinismo pur capendone la pericolosità, è esso stesso il male, ovvero è complice consapevole della devastazione.

Ma contrastare la dissennata prepotenza che promuove quelle opere non solo si deve: si può fare. Perché tale prepotenza è arrogante non solo nei confronti delle montagne e del paesaggio che pretende di consumare a piacimento ma pure degli ordinamenti legislativi vigenti e dei regolamenti di tutela ambientale, che crede di poter aggirare, derogare o semplicemente ignorare credendosi intoccabile. Invece no, non va affatto così se si ha veramente a cuore la salvaguardia delle montagne e del loro buon futuro, e se si manifesta la volontà di opporsi civicamente e culturalmente a quella prepotenza. Esattamente come sta facendo il comitato “Salviamo il Lago Bianco”, che ieri ha depositato la diffida formale a interrompere il cantiere per la posa delle tubature che trasformeranno il Lago Bianco da uno dei bacini naturali più belli e integri delle Alpi centrali a un mero serbatoio di alimentazione dell’impianto di innevamento artificiale delle piste da sci di Santa Caterina Valfurva, in piena area di massima tutela ambientale del Parco Nazionale dello Stelvio. La diffida è stata redatta dagli studi legali Dini e Saltalamacchia, specializzati in Diritto e Tutela dell’ambiente, è firmata da CAI Lombardia, Mountain Wilderness Italia, il Comitato Civico Ambiente di Merate ed il Comitato Attuare la Costituzione ed è indirizzata agli enti mandanti (mi viene inesorabilmente da usare questo termine) dei lavori al Gavia: Comune di Valfurva, Comune di Bormio, Parco Nazionale dello Stelvio, Provincia di Sondrio, Regione Lombardia, Ministero dell’Ambiente e Santa Caterina Impianti Spa. Sono 46 pagine – che potete leggere qui oppure cliccando sull’immagine qui sotto – in gran parte occupate dalle segnalazioni di illeciti ambientali, amministrativi e procedurali che palesano in maniera inequivocabile l’illegittimità assoluta dei lavori in corso, un atto d’accusa dettagliato e netto la cui conclusione è la seguente:

Alla luce dei fatti e delle contestazioni sollevate, il Comitato e le Associazioni scriventi, mio tramite
DIFFIDANO
Gli Enti e i soggetti in indirizzo a:

  • dare puntuale riscontro ai rilievi e alle contestazioni di cui alla presente diffida;
  • interrompere i lavori di cantiere attualmente in corso per la realizzazione del progetto relativo alla riqualificazione dell’impianto di innevamento artificiale, sito nella citata area protetta del Comune di Valfurva;
  • revocare in autotutela i provvedimenti ammnistrativi che autorizzano e/o assentono al progetto stesso.

Diversamente, comunico di aver già avuto mandato per procedere nei confronti dei responsabili, nelle sedi giudiziarie, anche ordinarie ed europee, competenti.

D’altro canto, la devastante e, mi sia consentito il termine, criminale illegittimità dei lavori in corso al Lago Bianco è palese fin dalle fotografie del cantiere, soprattutto quelle più recenti (quelle in testa al post sono del 3 ottobre), che testimoniano inequivocabilmente la devastazione del luogo, del suo habitat naturale, dell’ecosistema locale, del paesaggio. Il tutto, ribadisco, nel bel mezzo di un’area sottoposta a massima tutela ambientale del Parco Nazionale dello Stelvio il quale, se possibile, risulta il soggetto più moralmente colpevole e per questo più riprovevole, anche per come stia dimostrando di non essere assolutamente in grado di “fare” il Parco Nazionale e di tutelare il proprio territorio.

Ma torno a ribadire con forza il punto di tutto ciò: contrastare la “casta” dei soggetti politici e dei loro sodali che consumano e distruggono le montagne per ricavarne tornaconti particolari, si può e si deve. Sovente, purtroppo, tocca farlo tramite vie legali – un altro “triste” aspetto che dimostra quanto l’Italia sia arretrata in tema di salvaguardia del proprio patrimonio naturale e paesaggistico, la cui integrità si è costretti a difendere grazie a dei bravi avvocati e non in forza del senso civico e della sensibilità ambientale diffusa – ma lo si può fare e lo si deve fare. Per non essere complici della devastazione innanzi tutto – Tucidide docet – e perché i nostri territori, montani o no, sono un patrimonio comune di inestimabile valore tutelato dalla Costituzione la cui bellezza non si può lasciare nelle mani di personaggi così privi di cura, di competenza, di capacità amministrative e politiche, di visioni e di attenzione verso il mondo che tutti quanti insieme viviamo e che potremo continuare a vivere al meglio solo se sapremo mantenere con esso il più armonioso equilibrio.

Dunque, lunga vita al Lago Bianco e grazie di cuore a chiunque sosterrà questa battaglia di civiltà rifiutando di stare dalla parte del male ovvero restando dalla parte di chi fa e farà il bene delle nostre montagne.

P.S.: tra i tanti organi di informazione che lo hanno fatto, il “Giornale di Brescia” ha dedicato alla presentazione della diffida un ottimo articolo che ripercorre un po’ tutta la vicenda dei lavori al Lago Bianco, tornando utile a chi voglia ricostruirla per capirla meglio. Per restare invece aggiornati in tempo reale sulla situazione, ecco qui:

P.S.#2: qui invece trovate tutti gli articoli che ho dedicato alla questione del Lago Bianco al Passo di Gavia.

Di là il Parco Nazionale Svizzero, di qua il Parco Nazionale dello Stelvio. E si vede.

[Ciò che succede nel Parco Nazionale Svizzero. Cliccateci sopra per saperne di più.]
Mentre il Parco Nazionale Svizzero – la più grande riserva naturale del paese, istituita ufficialmente nel 1914 con i più alti standard di protezione e di ricerca sugli habitat naturali montani – attira delegazioni dall’estero che vengono a raccogliere informazioni e esperienze su come si possono promuovere ed eventualmente combinare il turismo sostenibile e la tutela della biodiversità nelle riserve naturali dei propri paesi, al di qua del confine, nel contiguo settore lombardo del Parco Nazionale dello Stelvio, si può constatare concretamente e “imparare” non solo come non si tutela un’area naturale montana ma pure come la si può distruggere con l’autorizzazione e il bene placito delle istituzioni politiche nonché, soprattutto, con la consensuale indifferenza dello stesso Parco Nazionale.

[Ciò che succede nel Parco Nazionale dello Stelvio. Cliccateci sopra per saperne di più.]
Si rimarca spesso che le montagne da sempre non dividono ma uniscono: territori, paesaggi, genti, culture, tradizioni, saperi… ma in certi disgraziati casi invece è vero che dividono: tra Grigioni e Lombardia, nelle rispettive e, ripeto, contigue aree naturali protette, da una parte si trova competenza, cura, capacità di gestione, visione, idoneo supporto politico, dall’altra si constata incompetenza, menefreghismo, incapacità gestionale, assenza di visione e progettualità ambientale, azione politica deleteria. E riguardo questa seconda parte, quella lombarda del Parco Nazionale dello Stelvio, ciò che sta accadendo al Lago Bianco del Passo di Gavia è tra le prove più emblematiche e inquietanti.

Una divisione netta, una differenza di relazione con il territorio e di gestione delle proprie montagne radicale e sconcertante. Di là, nei Grigioni, ammirazione; di qua, in Lombardia, vergogna.