A morte Heidi!

Con le sue ammirevoli doti grafico-illustrative, ormai paragonabili (quasi) a quelle alpinistiche, Michele Comi interpreta mirabilmente il senso di un libricino di qualche tempo fa, piccolo nella forma ma corposo nella sostanza e il cui testo col tempo assume sempre più valore: Kill Heidi di Sergio Reolon. Come scrive Michele nel blog di stilelapino.it, «Un testo illuminante, specie di questi tempi, dove opportunità e speranze del vivere in alto possono deteriorarsi assai in fretta nella perenne rincorsa di modelli nati al piano.» Una rincorsa che sovente assume i tratti della corsa folle e cieca verso il ciglio sempre più prossimo di un burrone, e che si può fermare (forse) solo sgambettando lo stolto corridore. O magari no? Che sia più opportuno non fermarlo e lasciarlo andare alla sua sorte?

Insomma: a morte Heidi, viva Michele Comi!

P.S.: una volta (cioè, pure ora) pensavo che Michele Comi fosse (cioè, lo è tutt’ora, eh!) una grande e nota guida alpina che si dilettava a creare delle belle e significative vignette a tema montano. Ora mi vien quasi da pensare che Michele sia un notevole vignettista a tema montano che si diletta a fare la guida alpina con grande apprezzamento dei suoi clienti! 😄 Scherzi a parte, lo ringrazio di cuore per aver linkato nel suo post la mia “recensione” a Kill Heidi. Leggetelo (il libro, anche più della recensione), che merita molto, così come merita alquanto seguire Michele Comi sulle sue pagine web e social: un’autentica guida alpina (nel senso più pieno e ampio della definizione) anche in rete!

Alt(r)ispazi, alt(r)e riletture!

Ringrazio di cuore Alt(r)ispazi, il sito/blog dell’Associazione Culturale Ettore Pagani – un’organizzazione indipendente e senza scopo di lucro che opera in ambito culturale a favore della maggiore conoscenza del mondo della montagna – per aver ripostato il mio articolo Piove? Evviva! pubblicato in origine qui e nel quale raccontato dell’affascinante esperienza personale vissuta con Michele Comi nell’edizione 2021 di Alt(ro) Festival, in Valmalenco, in una giornata con condizioni meteorologiche “avverse”. Ma avverse da chi e da cosa, poi?

Cliccate sull’immagine lì sopra per leggere il mio racconto, e buona alt(r)a lettura!

Un certo dissenso

I redattori del sito MountCity.it, con questo articolo, osano esprimere la loro “disapprovazione” (vedi qui sopra) nei riguardi di quanto ho scritto nel mio post Piove? Evviva! nel quale ho sostenuto con la consueta passione la necessità di non farsi più condizionare dalle condizioni meteo quando si è in Natura dacché, se un acquazzone dovesse sorprenderci, alla peggio ci bagneremmo ma alla meglio ci godremmo una messe di percezioni che la pur gradita meteo favorevole nel caso ci farebbe sfuggire – ciò che in pratica ho raccontato dell’avventura montana narrata in quel mio post, vissuta con il mai abbastanza lodabile Michele Comi. «Non se la prenda dunque se una volta tanto da questo sito si leva un certo dissenso» dice (scrive) a me MountCity, riportando esempi di grandi personaggi delle avventure in Natura come ad esempio Beppe Tenti, il leggendario “camminatore con l’ombrello” (poi inventore di “Overland”), o un Riccardo Cassin particolarmente attento ad evitare le condizioni meteorologiche più avverse.

Be’, rivolto ai redattori di MountCity, dico: avercene di dissenzienti come loro! Non posso che essere onorato dell’attenzione che così spesso riservano alle cose che scrivo, e parimenti ben contento che, se debbano dissentirne, possano aggiungere interessanti e argute osservazioni sui temi disquisiti – come è loro abitudine – che per il sottoscritto in primis e poi per chi legge i nostri articoli ne ampliano, sviluppano e completano i contenuti. La citazione di quella vecchia canzone di Renato Rascel, «È arrivato il temporale, chi sta bene e chi sta male, e chi sta come gli par» proposta loro articolo è in effetti quanto mai sublime nell’evidenziare ciò che veramente conta, al riguardo, così come può venire ben utile, sotto forma di consiglio indiretto, il ricordo del citato Beppe Tenti che «si vantava di usare l’ombrello anche per prendere a legnate bovini e yak che ostruivano i sentieri impedendo alla comitiva di passare», durante le sue avventure himalayane.

Insomma: che piova o che faccia bello, ognuno sia libero di infradiciarsi oppure di ripararsi al caldo nel rifugio più vicino! L’importante, come in ogni cosa umana, è che non venga mai meno il buon senso e la consapevolezza delle proprie azioni e del contesto in cui si svolgono. Allora sì, delle previsioni meteo ce ne possiamo tranquillamente fare un baffo. Anche perché con la (non) accuratezza che offrono…

Geo-ascensioni

Conoscere lo spazio in cui si vive è l’unico potente antidoto contro chi vuol manipolare il paesaggio. Attraversiamo estese “gande” glaciali millenarie e attacchiamo il versante meridionale del Monte dell’Amianto, non lontano dal più noto Pizzo Cassandra. Il canale d’accesso è ripido, ricoperto di rocce rotte. Sembra impossibile, ma i cavatori e tornitori di pietra ollare (cloritoscisto) secoli fa salivano sino ai luoghi più inaccessibili, tra pareti a strapiombo, per ricercare la pietra migliore. A 2500m metri raggiungiamo il grande macigno in equilibrio detto “l’aquilone”. Attorno, seminascoste da piccole frane, si aprono le cavità scavate dal sudore di uomini tenaci, con diverse scritte ed epigrafi, la più antica riporta la data 1560 […]

A parte che alle uscite curate e guidate da Michele Comi ci sarebbe da andare anche solo per quanto siano belle e originali le “locandine” che crea per presentarle… ma, motivi grafico-estetici pur importanti a parte, Michele di stimoli a dir poco affascinanti e intriganti per le sue uscite ne sa sempre trovare innumerevoli, prova di come il suo essere “guida alpina” sia da intendersi nel senso più compiuto del termine e, parimenti, le sue uscite un’esperienza pienamente e autenticamente alpina.

Cliccate sull’immagine per saperne di più sull’uscita in questione oppure qui per approfondirne i suddetti affascinanti stimoli (la citazione sopra riportata viene da lì).

Qualcuno salvi la Ca’ di Sciùur!

[La “Cà di Sciùur”, o “Cà di Ladér”, sulle rive del Lago Palù in una quieta mattina autunnale.]
Già, ogni volta che torno in Valmalenco, sulle rive del bellissimo Lago Palù, e lo sguardo corre lungo il sublime panorama fino a che si ferma proprio lì, ai margini del vasto prato che cinge il lago a occidente, l’esclamazione/invocazione che dà il titolo a questo articolo risorge potente e irrequieta, per come ancora resti senza nessuna risposta: una eco inesorabilmente svanente in mezzo ai monti malenchi.

Perché la Cà di Sciùur, conosciuta anche come Cà di Ladér, suggestiva costruzione in stile rustico alpino edificata nel 1878 a quasi 2000 metri di quota sulle rive del sopracitato lago, della quale ho già scritto qui, continua a rimanere abbandonata, sbilenca, decrepita e ormai a rischio di crollo imminente, nonostante conservi ancora tutto il suo fascino – generato anche dall’incantevole posizione. E fa veramente specie, oltre che tristezza e, appunto, pure irritazione, vederla nella bella stagione circondata di gitanti stesi al Sole sugli ampi prati d’intorno, allegri e felici d’essere in un luogo tanto ameno ma la cui bellezza viene inevitabilmente adombrata dalla presenza e dalla visione dell’edificio pericolante.

Cosa si aspetta? Che la Cà di Sciùur crolli una volta per tutte, cancellando per sempre il suo fascino, e che magari i suoi muri finiscano addosso a qualche famigliola ignara stesa a poca distanza? Ma come si può lasciar andare alla malora uno stabile di potenziale grande funzionalità, per il luogo, per il quale si potrebbero ipotizzare innumerevoli riutilizzi atti ad accrescere ancor più la bellezza e l’attrattiva della conca del Lago Palù e di tutto il territorio malenco, senza banalizzarne la storia, la presenza e la relazione con il luogo nonché senza musealizzarla in modi forse ammirevoli ma di contro assai poco dinamici? Ci si potrebbe realizzare una “casa della montagna”, un luogo nel quale fare didattica interattiva sulla montagna malenca e non solo, una location originale per produzioni artistiche e culturali, uno spazio multifunzionale ugualmente propositivo riguardo i temi della cultura di montagna ad uso di qualsiasi associazione della valle o delle guide alpine o delle scuole, un centro per l’educazione ambientale con focus specifico sull’alta montagna… insomma, ho buttato giù le prime cose che mi sono venute in mente tra chissà quante altre che si potrebbero pensare.

Qualcuno di pubblico o privato può/vuole fare qualcosa per salvare la Ca’ di Sciùur, almeno per garantirle il prima possibile la minima e sicura stabilità, per poi pensare a come poterla valorizzare e, appunto, rendere disponibile a chiunque visiti quella splendida zona della Valmalenco?

Bisogna salvarla, dobbiamo impegnarci per farla salvare, tutti noi che frequentiamo e amiamo quel luogo. Perché vederla crollare e poi sparire per sempre dalle rive del Lago Palù sarebbe come perdere una vecchia amica, tranquilla e silente ma in fondo sempre avvenente e dalla presenza piacevole, alla quale ci si era ormai affezionati, ecco.

Cliccando sull’immagine in testa al post, scattata da chi scrive e consona alla stagione in cui siamo, oppure su quella sottostante di Michele Comi (tratta da qui), potrete saperne di più della Cà di Sciùur; ancor più approfonditamente ne parla anche un bell’articolo della rivista “Le Montagne Divertenti”, nel numero 52 – primavera 2020.