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Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e poi scrive. O viceversa.

Benvenuti nel blog di Luca Rota. Uno che esplora paesaggi e scrive. E viceversa. Per saperne di più, clic.

  • Venerdì 7 agosto a Valcava (Bergamo): lo sci d’antan, la celeberrima funivia, la “montagna dei milanesi”. Clic.
  • Sabato 8 agosto sulla Costa del Palio (Bergamo): storie e geografie del Palio, luogo affascinante e emblematico. Clic.
  • Venerdì 4 settembre a Oliveto Lario (Lecco): la DOL dei Tre Signori o Dorsale Orobica Lecchese, tra i più bei trekking lombardi.
  • Sabato 5 settembre a Chiesa Valmalenco (Sondrio): “Valmaleggo” e Alt[R]o Festival insieme, e un libro notevolissimo.

Altri incontri seguiranno successivamente; seguite il blog per rimanere aggiornati al riguardo.

LA FALSA SOSTENIBILITÀ DEI BACINI PER L’INNEVAMENTO ARTIFICIALE

La chiamano “sostenibilità”, ma spesso è soltanto il nuovo volto dell’espansione dell’industria dello sci. I bacini artificiali in quota, presentati come opere multifunzionali e necessarie alla montagna, sono in realtà parte di un modello che continua a consumare suolo, acqua e paesaggio per sostenere un’economia privata con ingenti risorse pubbliche. Luigi Casanova, sul sito web di Mountain Wilderness Italia, denuncia la mistificazione di una narrazione che spaccia per interesse collettivo ciò che serve soprattutto a mantenere in vita un modello turistico sempre più fragile e invasivo. E mentre la parola “sostenibilità” viene usata come una foglia di fico, scompare dal dibattito la cultura della conservazione, il rispetto dei limiti e la necessità di tutelare davvero gli equilibri della montagna.


TRAIL RUNNING SULLE ALPI: QUAL È IL LIMITE SOSTENIBILE PER LA NATURA?

Intorno al Monte Bianco, alla Zugspitze, al Grossglockner o attraverso le Dolomiti: gli eventi di trail running sono in grande espansione in tutto l’arco alpino. Solo l’Ultra Trail Mont Blanc (UTMB), vede quest’anno la partecipazione di 10.000 concorrenti in diverse gare e categorie. Per la Natura e la popolazione locale, tuttavia, la crescente popolarità di queste manifestazioni può anche diventare un problema. Lo sostiene proprio una trail runner, Laura Moro, ricercatrice, neoeletta vicepresidente di Mountain Wilderness International: tra i principali impatti ambientali figurano le emissioni di CO₂ dovute agli spostamenti dei partecipanti, l’erosione del suolo su sentieri molto frequentati e il disturbo alla fauna selvatica, in particolare durante le gare notturne. Insomma: qual è il limite di carico sostenibile per l’ambiente naturale montano?


CEMENTIFICAZIONE SELVAGGIA A BRUNICO (MA È L’HOTEL DEL SINDACO!)

L’Hotel Heinz di Plan De Corones, fino a oggi con 70 posti letto, li raddoppierà a 140 trasformandosi in una vera e propria cittadella turistica di quattro piani fuori terra e tre interrati con area wellness, piscine, negozi, bar, ristoranti, pub con 700 posti a sedere. La costruzione prevede l’abbattimento di decine di alberi, la trasformazione di circa 1.330 metri quadrati di bosco e un fabbisogno stimato in circa 60 mila litri di acqua potabile al giorno. Tutto quanto senza “VIA”, la Valutazione d’Impatto Ambientale. Come può essere possibile? Be’, semplice: il comproprietario dell’Hotel è Bruno Wolf, il sindaco di Brunico, che fino a oggi ha scaltramente saputo evitare i conflitti d’interesse in gioco. Ma, grazie all’intervento di un combattivo avvocato, ora sul progetto e sui tanti ricorsi si dovrà pronunciare inevitabilmente il TAR.


L’ALLENZA STRATEGICA TRA SVIZZERA E ITALIA CHE ATTRAVERSA LE ALPI

Quando si parla di rapporti tra Italia e Svizzera, il dibattito si concentra spesso su frontalieri, fiscalità o trasporti e a volte su antagonismi nazionali(stici) più o meno polemici. Meno visibile, ma altrettanto strategico, è il legame energetico tra i due Paesi: un’alleanza silenziosa, fatta di cavi ad alta tensione, accordi di solidarietà, scambi quotidiani di grandi quantità di elettricità che hanno le Alpi come contesto emblematico e ambientalmente problematico. È un’alleanza vitale per entrambi i paesi: l’Italia è storicamente un grande paese consumatore e continua a dipendere significativamente dalle importazioni, in primis dalla Svizzera; di contro la Confederazione ha bisogno dell’energia italiana nei periodi di calo produttivo, soprattutto invernali.


SUL SOMMEILLER, A 3000 METRI, NEL TRAFFICO COME IN TANGENZIALE

Su “L’AltraMontagna” Vanda Bonardo, Presidente di Cipra Italia e responsabile di Legambiente Alpi, racconta la propria recente esperienza ciclistica lungo la strada del Colle del Sommeiller, una delle più alte d’Europa, invasa da mezzi motorizzati d’ogni sorta. «Una scena surreale e malinconica, un episodio emblematico, un caso reale che racconta il contrasto tra vecchi modelli di fruizione e il futuro delle Alpi che cambiano. Davvero immaginiamo che il futuro della montagna sia questo? Un luogo dove si sale per consumare un panorama che sta svanendo, contribuendo, metro dopo metro, alla sua scomparsa? La domanda non riguarda soltanto il traffico, le moto o i fuoristrada. Riguarda il nostro modo di stare nei luoghi».

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I MIEI ULTIMI LIBRI:

OLTRE IL GIURAMENTO. RACCONTI PER VISITARE PONTIDA

OLTRE IL GIURAMENTO. Racconti per visitare Pontida è il nuovo prestigioso volume della collana “Oltre”, dedicato al comune bergamasco della Val San Martino e al suo peculiare territorio: 568 pagine, 6 presentazioni, 13 saggi tematici, 6 contributi di appendice, il tutto corredato da documenti e immagini fotografiche inedite oltre che interamente tradotto in inglese. Contiene un mio saggio dal significativo titolo Psicogeografie pontidesi. Esplorando l’identità culturale del territorio di Pontida nella relazione interiore tra i Pontidesi e il suo Genius Loci.
Per saperne di più sul volume e su come acquistarlo, leggete qui.


MONTAGNE

Da marzo 2024 è finalmente disponibile in libreria Montagne, edito da Topipittori, con le fenomenali illustrazioni di Regina Gimenez e il testo del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana.
Cosa sono le montagne? Come si formano? Perché hanno diverse forme e colori? Cosa sono le placche tettoniche? E, ancora, qual è la montagna più alta del mondo? Come si misurano le altitudini? A queste e altre domande lettori grandi e piccoli troveranno risposta in questo bellissimo libro-atlante ricco di contenuti e curiosità sull’ambiente montano e i fenomeni naturali della Terra.
Per saperne di più, cliccate qui.


IL MIRACOLO DELLE DIGHE

Da maggio 2023 è nelle librerie Il miracolo delle dighe. Breve storia di una emblematica relazione tra uomini e montagne, pubblicato da Fusta Editore. Lungo le sue pagine vi racconto un viaggio – poco tecnico, molto emozionale, sovente autobiografico e, me lo auguro, comunque affascinante – attraverso le Alpi osservandone il paesaggio da un punto di vista particolare e inaspettatamente “prodigioso”: quello offerto da alcune delle più grandi e importanti dighe alpine.
Per saperne di più, cliccate lì sopra sull’immagine della copertina.

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Tag: Marsilio

“Fare” il paesaggio

[Il nucleo di Costa, o Costa Antica, Monte Marenzo, Val San Martino.]

Il problema della tutela e del rispetto per il paesaggio è un fatto intimo, da riportare alla coscienza individuale, anche se rientra tra i grandi fatti territoriali, collettivi e addirittura planetari. Non servono prediche, indicazioni disciplinari pesanti, ma solo la lieve carezza di uno sguardo verso il maggiore dei doni che ci sono stati dati sulla Terra e che quindi deve essere amato e rispettato, come bene sacro, troppo spesso tradito in cambio di beni puramente materiali.
[Eugenio Turri]

È l’uomo che fa il paesaggio, trasformando il territorio, adattandolo ai propri bisogni, creando luoghi, interagendo con essi e definendoli in base al vissuto collettivo e alla cultura condivisa dal gruppo abitante. Ma tutto ciò genera un pari fenomeno “di ritorno” per il quale è il paesaggio a fare l’uomo, influenzandone la presenza nel territorio, determinando la percezione dei luoghi e dei contesti, contribuendo alla formazione del valore culturale dell’abitare umano in esso. È un perenne do ut des che sta alla base della nostra relazione con il territorio identificato dal proprio paesaggio, uno scambio costante tra azioni materiali e nozioni immateriali (e a volte viceversa) le une dipendenti dalle altre in un modo il più possibile equilibrato il quale solo all’apparenza è determinato dalle circostanze e dai bisogni momentanei ma, in realtà, viene elaborato proprio dalla cultura che si è formata nel tempo durante la relazione tra luoghi abitati e uomini abitanti.

La capacità di preservare l’equilibrio che dà valore a questa relazione è ciò che può determinare la più funzionale e proficua armonia tra elementi antropici, territorio e ambiente, oltre che la piacevolezza estetica della sua visione e la percezione positiva del paesaggio che se ne ricava. Quando invece l’equilibrio non viene rispettato e la reciprocità viene sbilanciata con il perseguire una dominazione forzata sul territorio ovvero una sua trasformazione eccessiva, non solo si conseguirà un’inevitabile disarmonia e un abbruttimento del paesaggio, ma col tempo si cagionerà un contrasto, un dissidio anche in chi interagirà con il territorio in questione, abitandolo o frequentandolo. Fare male il paesaggio – e fare male al paesaggio – significa fare male a chiunque lo viva: ciò risulta un’eventualità ancora più grave nel caso in cui colui che cagiona un danno al paesaggio e colui che lo vive sono lo stesso soggetto, espressione dello stesso gruppo. È una forma di autolesionismo (quasi sempre) inconsapevole che non per questo risulta meno deleteria, alla lunga, anzi: lo è anche di più non venendo còlta in tutta la sua pericolosità. In chiave politica, è una delle maggiori responsabilità e, se mal gestita, delle maggiori colpe di un amministratore locale che non voglia o non sappia comprendere il valore della relazione attiva tra il suo gruppo abitante e il luogo che abita, e anche per questo decida di usufruire del luogo in maniera disequilibrata e carente di consapevolezza culturale, il che denota anche una mancanza di sensibilità e cura verso il paesaggio del quale si è causa e effetto.

Così nascono luoghi piacevoli nei quali è altrettanto piacevole stare oppure, al contrario, spazi vissuti ma privati di equilibrio e armonia, nei quali lo starci inevitabilmente genera disagio, spaesamento, alienazione. Sarà merito nell’un caso o colpa nell’altro ma comunque è causa nostra, di noi che gestiamo politicamente il territorio determinandone il paesaggio e che sappiamo relazionarci con esso armonicamente oppure disordinatamente. Perché quando osserviamo un paesaggio, in realtà osserviamo noi stessi, e prima che fuori, è dentro di noi che dobbiamo ricercare la sua bellezza.

Scritto il 11 febbraio 202310 febbraio 2023Categorie Magazzino,OpinioniTag Africa,ambientale,ambiente,ambienti,amministrazione,Annibale Salsa,antropizzazione,antropologia,architetti,articoli,Asia,bellezza,benessere,Borghi,CAI,campagna,catalogo,Città,civiltà alpina,Club Alpino Italiano,competenza,competenze,comprendere,concetto,considerazione,coscienza,cultura,culturale,Dolomiti,dote,doti,download,ebook,ecologia,economia,elaborazione,elemento culturale,equilibrio,estetica,estetica del paesaggio,Eugenio Turri,geografia,geografo,gestione,guardare,hinterland,I paesaggi delle Alpi,identità,identità culturale,intervista,lavori,Lessinia,lettura,libri,luoghi,luogo,Marsilio,Montagne,montanari,Monte Baldo,Monte Marenzo,Natura,niclie rurali,nomadismo,non luoghi,opere,osservare,Paesaggi da vivere,paesaggio,paesaggio interiore,paesi,patrimonio,pdf,percezione,politica,progettazione,progetto,qualità,qualità della vita,recensione,recensioni,relazioni,responsabilità,saggi,segni,senso del limite,sociologia,spazio,stile di vita,storia,territori alpini,territorio,testo,titoli,Trentino,TSM,turismo,tutela,umanizzazione,Umland,Unesco,uomo,urbanisti,vedere,viaggi,villaggi,villaggio,vivere bene,vivere meglio,Vorland,Weekend nel Mesozoico2 commenti su “Fare” il paesaggio

La sommersione del paesaggio

[Immagine tratta da questa pagina Twitter.]

La stessa evoluzione delle società umane porterà ad una condizione della geografia per la quale l’ambiente terrestre esisterà solo come spazio utile (è quanto già accade), fruibile indiscriminatamente. E porterà infine al suo riempimento, con la continua sommersione del paesaggio preesistente, di cui si salveranno solo poche testimonianze. Una sommersione, ad esempio, già in parte avvenuta da noi nel corso del più recente processo di riterritorializzazione, con gli adattamenti ad una condizione di vita che le tecniche industriali hanno profondamente rinnovato, affrancando l’uomo dalle passate dipendenze nei confronti dell’ambiente naturale.
La sommersione, simile ad un diluvio, ha obliterato i paesaggi ereditati nel giro di poche decine di anni. Ordine delle campagne, strutture insediative, architetture che esprimevano forme trepide e nondimeno geniali del costruire, segni devozionali, scenari esaltati da poeti, vissuti e nobilitati da eroi culturali e così via. È questo il destino del paesaggio terrestre, al di fuori delle “isole” rappresentate dalle terre marginali, estranee all’ecumene più densamente popolato? Un destino segnato dalla continua sommersione? E con questa sommersione continua saranno destinate a scomparire per sempre le testimonianze della storia dell’uomo, il paesaggio che racconta?

Da Eugenio Turri, Il paesaggio racconta, saggio presentato al convegno della Fondazione Osvaldo Piacentini a Reggio Emilia nel marzo del 2000. Qui trovate alcuni degli articoli che ho dedicato a Turri, una delle figure fondamentali per chiunque si occupi e s’interessi di paesaggio, geografia e relazioni tra uomo e ambiente. L’infografica sottostante invece fa ben capire la “sommersione” in corso del paesaggio denotata da Turri, ovvero il consumo dei suoli di quel territorio antropologicamente identitario il cui paesaggio custodisce (e racconta) la nostra storia nonché ci offre i semi dai quali far germogliare il miglior futuro possibile per i luoghi in cui viviamo, ma che troppo spesso calpestiamo e sommergiamo nell’oblio culturale e politico più profondo.

Per saperne di più sull’infografica, i cui dati si riferiscono al 2021, cliccateci sopra – e sul tema al quale si riferisce ne ho già scritto qui.

Scritto il 17 novembre 202217 novembre 2022Categorie MagazzinoTag 2020,2021,abitare,abitati,abusivismo,Africa,ambiente,ambienti,amministrazione,amministrazioni pubbliche,anni,antropizzazione,antropologia,Archeologia,architetti,architettura,aree,aree verdi,asfalto,Asia,attività umane,biografia,campagna inglese,campi,cantieri,capannoni,case,Castlerigg Stone Circle,catalogo,cementificazione,cemento,Città,civiltà megalitica,comuni,comunità,concessioni,concetto,conoscenza,Consumo di suolo,convenzione europea,copertura del suolo,coste,costi,costruzione,cultura,dati,degrado,descrizione,dolmen,Dorset,download,ebook,ecologia,ecosistemi,esosistema,espressione,Eugenio Turri,foto,futuro,Genius Loci,geografia,geografo,governo,identità,immagini,infrastrutture,ingegneria,Inghilterra,inquinamento,ISPRA,Italia,lavori,legame,leggi,Lessinia,letteratura,lettura,libri,Lombardia,luoghi,luogo,mare,Marsilio,megaliti,menhir,ministero,Monte Baldo,narrativa,Natura,nomadismo,non luoghi,Nord,opere,paesaggi,Paesaggi da vivere,paesaggio,pdf,percezione,permessi,piaga,pianificazione,politica,politica del territorio,politici,presente,progettazione,progetto,protezione,recensione,recensioni,regioni,relazione,relazioni,relazioni sociali,report,rovina,saggi,salvaguardia,segni,siti megalitici,società,sommersione,sostenibilità,spazio,spiagge,stabilimenti,statistiche,storia,strade,Sud,terreno,territorializzazione,territorio,Tess dei d'Urberville,Thomas Hardy,titoli,tracce,trasformazione territoriale,umanizzazione,urbanisti,urbanistica,valore culturale,Veneto,verde,viaggi,Weekend nel Mesozoico,Wikipedia1 commento su La sommersione del paesaggio

Il luogo più umano

[Foto di Nature_Shots da Pixabay.]

Un villaggio col suo Umland, il suo spazio vitale circostante, costituisce quasi sempre un paesaggio naturalmente percepibile, tutto abbracciabile con lo sguardo; ciò che non accade ad esempio per la città, a meno di osservarla dall’aereo o da una prospettiva che consenta di vedere e percepire il rapporto tra aggregato urbano e zona circostante di cui vive ed è centro. Anche per questo il villaggio è uno degli elementi meglio definiti del paesaggio umanizzato, il segno in sé più completo, il più facilmente interpretabile: in esso difatti si coglie in maniera diretta il rapporto uomo-natura, di cui emergono tutte le motivazioni più immediate, più elementari, e perciò anche più semplicemente umane, al modo di come i nidi sugli alberi ci possono indicare la condizione degli uccelli che li hanno costruiti.

(Eugenio Turri, Antropologia del paesaggio, Marsilio Editori, 2008, pag.215; 1a ed. 1974.)

In questo passo Turri, una delle figure fondamentali da conoscere e studiare per chiunque si interessi – in modo più o meno approfondito – di paesaggio, non sta dicendo che i villaggi sono luoghi “migliori” delle città, come potrebbe sembrare, ma sta spiegando una delle ragioni (antropologiche) fondamentali per le quali abbiamo la sensazione di vivere meglio nei villaggi piuttosto che nelle città. Non solo dunque perché nei villaggi c’è più Natura, aria pulita, meno pericoli in generale e quant’altro – d’altronde in città ci sono servizi, agi e spazi pubblici importantissimi per il buon vivere che un villaggio non può avere; è semmai una questione legata alla relazione che gli individui intessono con i luoghi in cui vivono ovvero all’identificazione reciproca di essi e con essi. Una relazione che è più semplice costruire nei paesi che nelle città e ciò proprio in forza di quanto osservato da Turri.

Così come il paesaggio è una costruzione della mente umana, anche l’abitare in esso è il frutto di una concezione intellettuale prima ancora di un adattamento a esso, che semmai ne rappresenta la conseguenza primaria. Più abbiamo coscienza del nostro abitare un luogo, più sappiamo intessere la relazione culturale con esso, più sentiremo di viverci bene e più contribuiremo a fare di quel luogo un buon posto dove vivere. Che sia un villaggio in una zona rurale o una grande area metropolitana: la sostanza è diversa (e diversi saranno i modi per strutturarla) ma in fondo il principio è lo stesso.

Scritto il 28 gennaio 202227 gennaio 2022Categorie Dixit,Opinioni,Paesaggi da vivereTag Africa,ambienti,antropizzazione,antropologia,architetti,Asia,benessere,Borghi,campagna,catalogo,Città,concetto,cultura,download,ebook,ecologia,Eugenio Turri,geografia,geografo,hinterland,identità,lavori,Lessinia,lettura,libri,luoghi,Marsilio,Monte Baldo,Natura,niclie rurali,nomadismo,non luoghi,opere,Paesaggi da vivere,paesaggio,paesi,pdf,percezione,progettazione,progetto,recensione,recensioni,relazioni,segni,spazio,stile di vita,storia,territorio,titoli,umanizzazione,Umland,uomo,urbanisti,viaggi,villaggi,villaggio,vivere bene,vivere meglio,Vorland,Weekend nel MesozoicoLeave a comment on Il luogo più umano

Il paesaggio è coerenza

[Foto di Jörg Peter da Pixabay.]

Nessun segno nel paesaggio risulta ingiustificabile, assolutamente capriccioso: nulla c’è di insignificante. Ossia, come dice il Barthes, «non c’è nulla di reale che non sia intelligibile». Non c’è segno, anche nel paesaggio, che non esprima qualcosa dell’uomo, della società in cui vive. Inoltre, ciascun segno vive in rapporto e in associazione con altri segni: il paesaggio è coerenza. Ogni segno in esso fa parte d’un discorso che si dispiega davanti a noi, un discorso che è il paesaggio stesso, e il cui linguaggio può essere compreso, sia pure sulla base di codici complessi. […] Nel paesaggio ogni cultura si identifica, trova rispecchiata se stessa: il paesaggio parla, comunica concretamente all’uomo, attraverso l’insieme dei segni che egli ha voluto imprimere in esso. È come uno scambio mutuo di messaggi che corrisponde al realizzarsi del rapporto tra condizioni locali e adempimento culturale, rapporto che si instaura nel dialogo tra paesaggio vissuto, strumentalmente inteso, e paesaggio contemplato, visto e interpretato culturalmente.

(Eugenio Turri, Antropologia del paesaggio, Marsilio Editori, 2008, pagg.137-138; 1a ed. 1974.)

Mi occupo spesso del tema del paesaggio, come avrà notato chi segue abitualmente il blog, e lo faccio (ovvero lo farò con immutata frequenza, in futuro) perché ritengo che sia un tema tanto fondamentale e basilare nella relazione che l’uomo intesse con il territorio che abita e sfrutta, quanto banalizzato, superficializzato e trascurato – me ne rendo conto di frequente, occupandomi di progetti di sviluppo e valorizzazione dei territori in primis di montagna (con l’eccezione di chi se ne occupa scientificamente, mentre tra i tecnici la situazione è ben meno rosea). Eppure tutto ciò che noi possiamo fare a questo mondo e con cui lasciamo un segno d’ogni sorta nel territorio – dalla traccia di passaggio nell’erba di un prato fino alla più gigantesca infrastruttura immaginabile – scaturisce da quel tema, dal suo concetto fondante e dalla sua più o meno acquisita comprensione. E credo che finché questa comprensione non diverrà realmente comune, nel senso di ordinariamente conosciuta e di generalmente condivisa, i problemi che tutt’oggi si possono constatare in territori d’ogni sorta – dissesti, danni ambientali ed ecologici, interventi edilizi incongrui, sfruttamenti perniciosi, fruizioni insensate e incoerenti, eccetera – continueranno a manifestarsi, con tendenza al peggioramento. A scapito di tutti.

Scritto il 14 dicembre 202014 dicembre 2020Categorie Dixit,OpinioniTag Alpi,ambienti,antropizzazione,antropologia,architetti,catalogo,cementificazione,cemento,coerenza,concetto,condomini,convenzione europea,coscienza,cultura,definizione,download,ebook,ecologia,Eugenio Turri,fruibilità,funivie,geografia,geografo,guardare,identità,impianti,impronta ecologica,infrastrutture,lavori,lettura,libri,luoghi,Marsilio,mondo,montagna,non luoghi,opere,osservare,paesaggi alpini,Paesaggi da vivere,paesaggio,pdf,percezione,piste,progettazione,progetto,recensione,recensioni,relazioni,risorse,sci,SE,segni,sfruttamento,spazio,storia,strade,territori,territori alpini,territorializzazione,territorio,titoli,tracce,turismo,umanizzazione,urbanisti,visioneLeave a comment on Il paesaggio è coerenza

Il paesaggio consumato

Nella moderna civiltà dei consumi gli strumenti in grado di portare all’acquisizione estetica di nuovi paesaggi sono enormemente aumentati con il cinema, la fotografia e tutti quei mezzi che danno visioni nuove e «inconsuete» anche di paesaggi prima trascurati, rimasti nell’oblio. Sfruttando tutte queste forme di scoperta interviene poi la pubblicità turistica che se ne serve per valorizzare una località. Cosi quel paesaggio, subito usato, consumato, si degrada rispetto alla prima interpretazione. È quando la località «diventa alla moda», come si dice (un giorno sarà un’isola polinesiana, oggi è un tratto di costa mediterranea): luoghi verso i quali subito si riversa l’uomo della città industriale come verso isole intatte, introducendo così nuove modificazioni, secondo un processo incessante che sembra destinato a coprire tutti gli antichi paesaggi sopravvissuti come espressioni autoctone di vita (e come beni da scoprire, consumare, logorare e distruggere).

(Eugenio Turri, Antropologia del paesaggio, Marsilio Editori, 2008, pag.162; 1a ed. 1974.)

Scritto il 8 giugno 20208 giugno 2020Categorie DixitTag Adamello,Alpi,ambienti,antropizzazione,antropologia,architetti,catalogo,cementificazione,cemento,Città,concetto,condomini,cultura,download,ebook,ecologia,ecomostri,Eugenio Turri,geografia,geografo,identità,impianti,lavori,lettura,libri,luoghi,Marsilio,non luoghi,opere,paesaggi alpini,Paesaggi da vivere,paesaggio,Passo del Tonale,pdf,percezione,piste,progettazione,progetto,recensione,recensioni,relazioni,sci,segni,spazio,storia,territori alpini,territorio,titoli,Tonale,turismo,turismo di massa,umanizzazione,urbanisti,viaggiLeave a comment on Il paesaggio consumato

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