Quale montagna volete per voi stessi che la abitate e la frequentate?
Quale futuro volete e vorreste per le vostre montagne, e per i vostri figli e nipoti?
Quando osservate le vostre montagne, cosa pensate di esse? Cosa pensate che siano per voi? E come vi sentite nel mentre che le osservate?
Quali diritti, quali doveri, quali responsabilità percepite nei confronti del territorio montane che abitate e vi accoglie?
Cosa volete essere voi, da qui al futuro, per le vostre montagne se vorrete continuare a viverle, abitarle e frequentarle?
Cosa vorreste che pensasse e ricordasse chi viene e verrà in futuro a visitare le vostre montagne?
Per formulare risposte adeguate bisogna sempre porsi prima delle buone domande.
A volte sembra che chi «faccia cose» in montagna si dia le risposte senza prima porsi nemmeno una domanda. In questo modo le presunte «risposte» non avranno alcun valore effettivo e di contro genereranno inevitabilmente conseguenze deleterie, a volte irreparabili.
[Veduta dei monti dell’alta Valle Seriana, sopra Lizzola, con al centro il Pizzo Coca, la maggiore vetta delle Orobie. Immagine di Giorgio Guerini Rocco tratta da www.outdooractive.com.]Ne parliamo questa sera a Clusone (Bergamo), con un focus sul territorio montano dell’alta Valle Seriana, ma sono discorsi, temi, domande, e relative risposte, che valgono per tutte le nostre montagne. Se siete della zona o nei paraggi, è importante che possiate partecipare e, se volete, dire la vostra. O dare le vostre risposte a quelle domande.
Per saperne di più cliccate sulla locandina lì sopra.
[Una veduta panoramica dell’alta Valle Seriana nei dintorni di Clusone.]Giovedì prossimo 28 novembre, alle ore 20.30 a Clusone, capoluogo della Valle Seriana nelle Prealpi Bergamasche, avrò l’onere e l’onore di intervenire nel corso di un importante incontro sul futuro del territorio in questione, il cui titolo è assolutamente significativo e programmatico: Quale montagna vuoi?
L’incontro è massimamente importante non solo per l’evento in sé ma soprattutto per quelli che saranno i suoi principali protagonisti, ben prima degli organizzatori o dei prestigiosi (al netto dello scrivente) relatori, cioè gli abitanti della valle e delle montagne in questione, ovvero chi vive e dà vita ai territori costruendo giorno dopo giorno il futuro della comunità locale rispetto al territorio stesso.
Incentrato e per molti versi sollecitato dal faraonico progetto di collegamento sciistico-funiviario tra Colere e Lizzola (70 milioni di Euro per creare un comprensorio medio piccolo quasi totalmente sotto i 2000 m di quota) e al contempo dall’attento sguardo del territorio altoseriano, delle sue peculiarità, dei bisogni di cui necessita la comunità residente e del suo futuro, l’incontro di Clusone vuole rimettere al centro dell’attenzione gli abitanti della valle e la riflessione collettiva, supportata dalla competenza e dagli interventi dei relatori, sul futuro del territorio in relazione alle molteplici criticità che la realtà contemporanea presenta.
[Colere e il versante scalvino della Presolana. Immagine tratta da www.colere.it.]Una realtà complessa – com’è quella delle montagne, a volte meno, altre volte di più – che non può ammettere risposte troppo facili e semplici, o semplicistiche, ma impone una visione progettuale a lungo termine, ampia e strutturata, che come detto abbia il riferimento primario in chi abita le montagne seriane, chi sceglie di affrontare lassù la quotidianità con ciò manifestando il proprio legame con il territorio e, al contempo, partecipando alla responsabilità collettiva che il vivere in montagna impone a tutti, dai primi amministratori pubblici fino all’ultimo residente arrivato – perché, è bene rimarcarlo, in montagna ogni gesto è a suo modo un atto politico: dal costruire un grande impianto sciistico fino allo spostare un piccolo sasso.
Per quanto mi riguarda, cercherò proprio di sollecitare i presenti su questo aspetto, fondamentale e imprescindibile ma a volte troppo trascurato: la relazione che bisogna avere con il luogo in cui si vive, dei doveri che determina, dei diritti che riserva ma soprattutto della consapevolezza più ampia possibile che richiede: perché la montagna è un luogo speciale che non va pensata e gestita attraverso luoghi comuni – come spesso certo turismo fa – ma dialogando comunitariamente con il suo Genius Loci, con la sua anima, ponendosi domande circa i problemi da affrontare e cercando buone risposte che apportino più vantaggi possibili a tutti senza svantaggiare – svilire, degradare, consumare, svendere e abbruttire – il territorio. Come recita il titolo del mio intervento, noi siamo le montagne e le montagne sono noi: tutto ciò che si fa sulle nostre montagne la facciamo a noi stessi, e qualsiasi cosa si voglia fare che può causare un danno alle nostre montagne inevitabilmente danneggia noi che le viviamo e, presumibilmente, vorremo continuare a viverle e abitarci ancora a lungo.
[Veduta dei monti dell’alta Valle Seriana sopra Lizzola con al centro il Pizzo Coca, la maggiore vetta delle Orobie. Immagine di Giorgio Guerini Rocco tratta da www.outdooractive.com.]Dunque vi aspetto – anzi, sono certo di interpretare il pensiero anche degli altri relatori scrivendo che vi aspettiamo in tantissimi: l’incontro risulterà tanto più importante quanto più sarà partecipato, e quanto più chiunque interverrà vorrà manifestare le proprie considerazioni sui temi toccati, sulle sue montagne, sul futuro proprio e dei suoi convalligiani. Per troppo tempo, e ancora oggi, alle montagne è stata tolta la voce e altri hanno preteso di parlare al loro posto (a volte in modo funzionale a scopi e interessi che nulla avevano a che fare con quelli dei montanari): è bene che tale situazione si ribalti al più presto e, consapevolmente, approfonditamente e senza forzature fuori luogo, si torni a parlare e costruire insieme il futuro delle proprie montagne – delle nostre montagne.
Le Olimpiadi Invernali del 2030, quelle successive a Milano-Cortina, si terranno sulle Alpi francesi, mentre quelle del 2034 con tutta probabilità negli USA, a Salt Lake City.
In entrambi i casi il CIO – Comitato Olimpico Internazionale non ha dovuto faticare troppo nel scegliere a chi assegnarle, dato che si tratta di candidature uniche. Le altre località (e i rispettivi paesi) candidate si sono ritirate prima dell’assegnazione – per i Giochi del 2030 erano Svizzera e Svezia – e pure nel caso delle Olimpiadi assegnate a Milano-Cortina la sola concorrente, ancora la Svezia, presentò un dossier di candidatura talmente debole da determinare inevitabilmente l’assegnazione all’Italia. Senza contare tutte le altre candidature concorrenti a quella italiana ritirate ancora prima della decisione, spesso in forza di referendum popolari: Vallese e Grigioni per la Svizzera, il Tirolo e Salisburgo per l’Austria, Monaco di Baviera per la Germania, Calgary per il Canada, Sapporo per il Giappone. Giusto per fare un paragone emblematico, per i Giochi del 2006 (non di cinquant’anni fa) assegnati a Torino le candidature furono ben sei.
[Immagine tratta da “L’AltraMontagna“.]Morale della storia: quasi più nessuno ormai è disposto a ospitare le Olimpiadi Invernali, un evento tanto prestigioso e attrattivo quanto invasivo e impattante sui territori montani, sui loro ambienti e sui paesaggi, sulle comunità che vi abitano e sugli equilibri economici, sociali e culturali caratterizzanti quei territori.
Perché?
Be’, mi viene da dire (amaramente) che la risposta di questi tempi viene facile agli italiani più che a chiunque altro: basta osservare ciò che sta accadendo con l’organizzazione di Milano-Cortina 2026. Budget aumentato in maniera esponenziale e per la gran parte basati su soldi pubblici (siamo prossimi ai 6 miliardi di Euro per quindici giorni di gare!), opere mal progettate, inutili e impattanti (pista di bob di Cortina docet, ma non è la sola) pur a fronte di quelle realizzate per i Giochi di Torino 2006 e ora abbandonate e fatiscenti, nessun coinvolgimento delle comunità locali, scarse o nulle valutazioni sugli impatti ambientali delle opere previste, nessuna garanzia sui costi post olimpici delle opere e sul loro utilizzo, nessuna trasparenza sull’andamento dei progetti, potenziali infiltrazioni delle organizzazioni malavitose (già sono state aperte alcune inchieste al riguardo)… insomma, l’elenco delle cose che non vanno bene è lungo e inquietante. Una situazione peraltro ben illustrata dal report “Open Olympics”, che riporta i risultati della campagna internazionale di monitoraggio civico delle opere relative ai Giochi di Milano Cortina 2026.
Ecco, ora si capirà bene il perché quasi più nessuno ambisca a ospitare le Olimpiadi Invernali.
Peraltro, per quelle del 2030 il CIO ha stabilito la conferma della candidatura francese ma solo se la Francia si impegnerà a sostenere economicamente l’organizzazione dei Giochi. Forse che dopo aver constatato i gran casini combinati dall’Italia per Milano-Cortina 2026, ora il CIO non ne voglia più sapere di problemi del genere?
Inoltre, domanda ulteriore e ancor più spontanea: di questo passo, e al netto di cambiamenti radicali nell’idea e nell’organizzazione, da qui a pochi anni esisteranno ancora le Olimpiadi Invernali?
Il dubbio obiettivamente sorge, e anche ben vivido.
(Le immagini lì sopra pubblicate del cantiere della pista di bob di Cortina sono tratte da “L’AltraMontagna“. Qui invece trovate i miei numerosi articoli dedicati alla questione olimpica.)
L’incontro dal titolo “Olimpiadi SOStenibili” di martedì 21 maggio scorso a Sondalo, in Valtellina – a pochi chilometri da Bormio che sarà una delle sedi olimpiche principali per i Giochi invernali di Milano-Cortina 2026 – nel quale ho avuto il privilegio di intervenire, è stato bello e intenso non solo perché affollato oltre ogni previsione (a ben vedere non causalmente), ma anche per aver rappresentato una preziosa occasione per ascoltare e dialogare con i presenti, abitanti di Sondalo e dei paesi limitrofi, su un tema fondamentale per la Valtellina presente e futura e su numerosi argomenti ad esso correlati.
Come già riscontrato altrove, anche a Sondalo nessuno si è detto contro le Olimpiadi e molti erano felici dell’assegnazione dei Giochi e di diventare terra “olimpica”, ma parimenti nessuno si dice soddisfatto di come si stanno gestendo le opere olimpiche, molti si dichiarano preoccupati se non allarmati, tutti si sono sentiti (e si sentono) tagliati fuori da qualsiasi processo decisionale su interventi che cadranno sulle loro teste e, in certi casi, modificheranno profondamente il paesaggio abitato e vissuto senza che sia stata data alcuna garanzia né sulla loro autentica efficacia e né sulle conseguenze future. Un grande evento come le Olimpiadi, che avrebbe potuto e dovuto manifestarsi come un avvenimento collettivo, un prezioso progetto di sviluppo non solo turistico e economico partecipato e in grado di generare ricadute positive per tutta la comunità territoriale coinvolta, si sta rivelando un’azione forzata, di carattere impositivo e indiscutibile, una prova di forza della politica contro i territori, le loro peculiarità e contro le comunità alle quali non è stato riconosciuto il diritto democratico di poter dire la propria – In Valtellina come in Cadore e in altri sedi olimpiche.
In questo modo non solo le Olimpiadi, con le loro ricadute materiale e immateriali, rischiano di provocare danni e disagi alle popolazioni residenti senza donare loro alcun vantaggio, ma stanno diventando anche un boomerang per il consenso all’evento, il sostegno dei residenti, l’immagine del territorio. Oggi non è più accettabile che si intervenga così pesantemente in contesti pregiati e fragili come quelli montani, già sottoposti a sfide e criticità a non finire, senza coinvolgere, ascoltare e dialogare con le comunità residenti: non farlo è la via migliore per banalizzare e degradare la montagna ancor più di quanto già non accada accelerandone i fenomeni socioeconomici e culturali più deleteri – spaesamento, alienazione, spopolamento… – invece che risolverli, come si sostiene.
Possiamo permetterci di correre un rischio del genere? Io penso proprio di no. Vogliamo finalmente rimettere al centro le comunità delle montagne ridando loro dignità politica e democratica? Io credo proprio di sì. Ecco.
P.S. – Pre Sciptum: quello che potete leggere di seguito è il comunicato stampa redatto da Angelo Costanzo del Centro Culturale “Oltre i Muri” di Sondrio, sull’incontro di domani sera a Sondalo del quale vedete la locandina qui sotto. Un incontro di notevole importanza, inutile rimarcarlo, a cui di nuovo invito caldamente chiunque a partecipare – abitanti, residenti, villeggianti abituali e occasionali della Valtellina – per poter dire la propria e confrontarsi vicendevolmente su un tema così importante.
“Olimpiadi sostenibili?” è il titolo dell’incontro pubblico organizzato dal Centro Culturale “Oltre i Muri” per affrontare la complessità dell’evento olimpico e la sua sostenibilità. Un evento olimpico che appare sempre più calato dall’alto nei territori montani. La vicenda della pista di bob di Cortina d’Ampezzo è l’emblema di come queste Olimpiadi, nate da un dossier di candidatura privo di qualsiasi interlocuzione con le comunità locali, che prevedeva zero costi e garanzia di sostenibilità ambientale, si stanno invece trasformando da evento sportivo a business, che poco ha di sostenibile sotto il profilo economico ed ambientale. Nel territorio valtellinese non siamo immuni da ingenti risorse, tra opere sportive e infrastrutturali la previsione di spesa è di € 434.663.965. Opere discutibili sotto il profilo dello sviluppo economico e turistico delle terre alte. La nuova cabinovia a Bormio, la realizzazione di uno Ski Stadium a circa 1.200 m e nuovi parcheggi per accogliere sempre maggiori flussi di traffico. Opere che non tengono in nessuna considerazione i cambiamenti climatici e la necessità di riconvertire gradualmente un’economia che ha basato, nel passato, il suo sviluppo nella monocultura dello sci di massa, con la politica delle seconde case e la cementificazione relativa, addomesticando il territorio ad un consumo massificato e alle mode del momento. I finanziamenti riguardano anche opere necessarie al miglioramento della viabilità, ma che non possono essere realizzate senza preoccuparsi dell’impatto sul territorio e le popolazioni locali. La bocciatura alla tangenziale sud di Sondrio della Soprintendenza al Paesaggio, che ha espresso un parere negativo nella Conferenza dei servizi svoltasi il 22 marzo 2024, è uno schiaffo a chi, come l’Assessore Regionale alla Montagna, il Presidente dell’Amministrazione Provinciale di Sondrio e il Sindaco di Sondrio, sostengono che bisogna fare le opere perché le Olimpiadi sono alle porte, non c’è più tempo per discutere e i soldi vanno spesi. Ritardi scientemente voluti per imporre le opere attraverso il commissariamento, come ha ben spiegato il Presidente di Mountain Wilderness Italia Luigi Casanova nel suo libro Ombre sulla neve. Opere che non verranno nemmeno concluse per le olimpiadi 2026, come è emerso in sede di audizione in Consiglio regionale. La Soprintendenza ha avuto il coraggio di dire quello che molti amministratori locali fanno finta di non vedere. La tangenziale sud di Sondrio necessita di uno studio e analisi dell’impatto ambientale con soluzioni progettuali alternative. Di base c’è un problema culturale profondo ed è il rapporto tra economia delle terre alte, la sua sostenibilità nel rapporto con l’ambiente e la natura. Per questo le opere olimpiche, la realizzazione della tangenzialina nella piana della Alute a Bormio, che distruggerebbe l’unica zona agricola del territorio bormiese avviandovi l’ennesima speculazione edilizia, la captazione delle acque del Lago Bianco al Passo di Gavia per alimentare l’innevamento artificiale di Santa Caterina Valfurva, a 2600 m di quota nella zona di massima tutela del Parco Nazionale dello Stelvio in forza del suo valore naturalistico unico, sono facce della stessa medaglia. Di questo discuteremo durante l’incontro pubblico che si terrà nella sala riunioni del Centro Polifunzionale di Sondalo, martedì 21 maggio 2024 alle ore 20.45 con: Angelo Costanzo, Presidente del Centro Culturale “Oltre i Muri”, Marco Trezzi del Comitato “Salviamo il lago Bianco”, Luca Rota blogger e scrittore e Barbara Baldini Sindaco di Montagna in Valtellina.