La “Montagna Sacra” e il «capitale naturale» di Mario Rigoni Stern

[P.S.Pre Scriptum: articolo pubblicato lo scorso 12 gennaio sul blog “La Montagna Sacra” ospitato sul portale Sherpa.]

[Il versante valdostano del Monveso di Forzo visto dal Glacier di Sendzé nel vallone della Valleile, sopra Cogne. Immagine tratta da www.gulliver.it.]
Uno degli aspetti che ancora qualcuno tende a opinare, del progetto della “Montagna Sacra” (del quale sono uno dei membri del gruppo di lavoro che lo promuove), è l’idea di rendere inviolabile la vetta del Monveso di Forzo – la “Montagna Sacra” nel parco Nazionale del Gran Paradiso protagonista del progetto – spesso interpretata come una sorta di divieto imposto e sentenziato dalla “sacralità” del monte. In verità – repetita iuvantnel progetto della “Montagna Sacra” non esiste nulla del genere e la presunta interdizione alla salita sul Monveso è il frutto di una scelta assolutamente personale attuata da chi vi ha aderito e ne condivide le finalità. Un atto profondamente simbolico, privo di qualsiasi decodificazione strumentale che non sia quella che sta alla base del progetto, ovvero il senso del limite e la necessità di recuperarne pienamente il valore ormai imprescindibile nella realtà che stiamo vivendo, in tema di presenza e interventi antropici nei territori montani ma non solo. L’aggettivo “sacro”, privo di alcun valore fideistico – di nuovo repetita iuvant – nella definizione del progetto ha proprio lo scopo di rendere subitamente chiaro e intelligibile il concetto. Come quando per indicare l’inviolabilità della proprietà privata si dice che è “sacra” senza con ciò pensare a chissà quali culti o riti: ecco, il principio è lo stesso. Da tutto ciò se ne deduce – se serve rimarcarlo – che non vi sono e saranno mai cartelli di “divieto di salita” nei dintorni del Monveso di Forzo (e parimenti su qualsiasi altra vetta) e che il tutto è demandato alle scelte libere e personali di chi vuole considerare il progetto, ma di contro che la simbolicità del non salire in vetta materialmente attuata da chi aderisce al progetto non ne inficia per nulla il senso e l’importanza, proprio perché frutto di un’assunzione consapevole di responsabilità non solo riguardo l’atto in sé ma, soprattutto, verso l’idea alla base e i suoi significati nel contesto presente e nei riguardi di qualsiasi vetta, montagna, territorio naturale non (ancora) antropizzato.

Detto questo, nella massima libertà di opinione al riguardo (anche questa una cosa “sacra” nella sua inviolabilità, no?), magari porre la questione sotto un ulteriore punto di vista può servire a renderla ancora più chiara, e più comprensibile il senso. A tal proposito viene in aiuto una nota e bella affermazione di Mario Rigoni Stern (che prendo da qui), il quale sosteneva che per sviluppare un rapporto equilibrato e responsabile nei confronti dei territori e degli ambienti naturali è necessario considerare una natura

dalla quale si doveva prelevare l’interesse senza intaccare il capitale. Oggi siamo in un momento della storia in cui occorre frenare un presunto progresso che non pone limiti alla totale distruzione del pianeta.

Ecco: non intaccare il «capitale» naturale che abbiamo a disposizione, limitare l’uso all’«interesse» che se ne può ricavare senza andare oltre ovvero al fine di frenare quel «progresso che non pone limiti alla totale distruzione del pianeta» che così spesso vediamo manifestarsi sulle montagne. Bene, il Monveso di Forzo è il simbolo del capitale da non intaccare, mentre il limite simbolico (ma manifesto) del non salire sulla sua vetta è il riconoscimento dell’interesse senza il consumo del capitale, cioè del senso del limite così necessario in questo momento della storia – peraltro già successivo ormai di qualche anno a quando Rigoni Stern scrisse quelle parole e non certo sviluppatasi al meglio, la storia, frequentemente sui monti.

Dunque, se anche qualcuno ritenesse (legittimamente) di non concordare con la richiesta di fare del Monveso di Forzo una vetta inviolabile e in tal senso “sacra”, credo proprio che nessuno o quasi tra chi si ritenga un appassionato dell’andare per montagne e territori naturali potrà dichiararsi in disaccordo con il messaggio fondamentale del progetto della “Montagna Sacra” contestualizzato all’intero ambito montano e naturale. Considerata la questione sotto questo punto di vista, forse anche la proposta di non salire sulla vetta del Monveso di Forzo, convenendo in essa un limite simbolico ma riconosciuto, potrà essere meglio compresa e la sua idea di fondo messa in pratica nelle forme che più si ritengono proprie ma in ogni caso nel loro pieno, necessario, imprescindibile valore culturale. Per riscoprire la libertà di riconoscere i limiti naturali e logici al nostro agire e svincolarci dall’obbligo di superarli continuamente che troppo spesso e da troppo tempo la nostra società ci ha imposto, con le conseguenze sovente drammatiche che ormai tutti abbiano sotto gli occhi.

Camminando tra i “Paesaggi elettrici” del Cervino

È stata una due giorni bella e ricca di emozioni quella che ha segnato l’edizione 2023 di “Sentieri d’Autore ai piedi del Cervino”, svoltasi venerdì e sabato scorsi tra Valtournenche e Cervinia con la consueta perfetta curatela dell’Officina Culturale Alpes, ed è stato un vero grande onore per me esserne parte.

Venerdì un pubblico assolutamente numeroso – oltre le aspettative, devo dirlo – ha ascoltato la chiacchierata tra Roberto Mantovani, Luciano Bolzoni e il sottoscritto intorno al tema della “conquista idroelettrica” dei territori alpini nel corso del Novecento, impreziosita dalla maestria chitarristica di Francesco Garolfi le cui note hanno risuonato tra le capriate della suggestiva centrale di Maën-Cignana. Sabato con Roberto Mantovani e un pubblico necessariamente meno numeroso ma attento e partecipe abbiamo camminato da Plan Maison alla diga del Goillet dissertando nelle varie pause lungo il percorso del mio libro Il miracolo delle dighe e delle trasformazioni del paesaggio montano antropizzato per esigenze industriali o turistiche; come ciliegina sulla torta della giornata l’incontro con i custodi della diga del Goillet, che hanno spiegato al gruppo in cosa consiste il loro particolare lavoro e come si svolge.

Corre l’obbligo di ringraziare chi ha permesso e supportato lo svolgimento degli eventi: il Comune di Valtournenche con la Biblioteca Comunale, il Consorzio Cervino Turismo, il Gruppo CVA che in via eccezionale ha aperto la centrale di Maën-Cignana e ci ha concesso di “disturbare” i custodi del Goillet, a Due Punti Ufficio Stampa che ha curato la promozione oltre all’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Valle d’Aosta che ha accreditato gli eventi. Infine, un grazie e un caloroso saluto va a tutti i partecipanti, che con la loro presenza hanno dato importanza e valore alla rassegna.

Arrivederci alle prossime edizioni!

P.S.: le fotografie relative agli eventi di venerdì e sabato sono di Cristina Busin, Presidente dell’Officina Culturale Alpes, che ringrazio per avermele fornite.

“Il miracolo delle dighe” sulla rivista “IDEA”

Ringrazio di cuore la rivista settimanale “IDEA” e “IdeaWebTV”, in particolar modo Edward Pellegrino, per la bella e articolata intervista e l’ampio spazio che hanno voluto dedicare a Il miracolo delle dighe, il mio ultimo libro pubblicato da Fusta Editore, sul numero 29/23 uscito proprio ieri 20 luglio.

Ovviamente è un piacere per l’autore vedersi destinare così tante e lusinghiere parole, ma ciò che conta – e lo dico senza alcuna falsa modestia – è che siano il libro e i suoi contenuti, ancor più dell’autore, a suscitare in chiunque vorrà leggerlo parole immateriali ovvero riflessioni, considerazioni, visioni riguardo il valore e l’importanza dei paesaggi montani nonché, magari, l’impulso a visitarli e camminarci attraverso osservandoli con uno sguardo più profondo e sensibile – che ciò accada dal non convenzionale punto di vista offerto dal coronamento di una grande diga oppure in qualsiasi altra circostanza. Dunque spero che, anche leggendo l’intervista su “IDEA”, vorrete leggere pure il libro!

Vi ricordo che Il miracolo delle dighe sarà protagonista dell’edizione 2023 di “Sentieri d’Autore ai piedi del Cervino” intitolata “Paesaggi Idroelettrici”, oggi e domani a Valtournenche e Cervinia. Cliccate qui per conoscere ogni dettaglio al riguardo.

Per scaricare l’intervista in formato pdf cliccate qui o sull’immagine in testa al post, oppure qui per scaricare l’intero numero 29/23 del settimanale. Per saperne di più sul libro, invece, cliccate sull’immagine qui sotto.

Domani e sabato, nei “Paesaggi elettrici” di Valtournenche e Cervinia

Per saperne di più cliccate qui oppure, per qualsiasi altra informazione sugli eventi, potete consultare il sito dell’Officina Culturale Alpes o scrivere a info@alpesorg.com

Se potete, non mancate: saranno due eventi, e due esperienze, assolutamente particolari!

21 e 22 luglio, “Sentieri d’autore ai piedi del Cervino | Paesaggi elettrici”

Venerdì 21 e sabato 22 luglio prossimi avrò l’onore e il gran piacere di partecipare alla nuova edizione di Sentieri d’Autore ai Piedi del Cervino, la due giorni organizzata dall’Officina Culturale Alpes con la collaborazione e il patrocinio del Comune di Valtournenche che ormai da un decennio rappresentato un appuntamento culturale fisso e alquanto apprezzato ai piedi del «più nobile scoglio d’Europa» per come sappia narrare in modi sempre originali e illuminanti lo straordinario paesaggio della valle e ciò che contiene.

L’edizione di quest’anno si occuperà dei Paesaggi Idroelettrici della Valtournenche, tema al quale è naturalmente legato a triplo filo il mio recente libro Il miracolo delle dighe: ma, al solito, il tema sarà sviscerato e approfondito in maniera fascinosamente multimediale, anzi, multisensoriale.

Venerdì 21 luglio, alle ore 18 nel cuore della architettonicamente mirabile centrale idroelettrica di Maën-Cignana, sarò con Luciano Bolzoni e Roberto Mantovani, accompagnati dalla chitarra di Francesco Garolfi, per raccontare con un talk a più voci musicato la storia della relazione emblematica tra gli uomini e le montagne a seguito della costruzione delle grandi dighe, delle centrali nelle valli alpine e delle conseguenze successive alla loro edificazione, che ha profondamente modificato i luoghi, i paesaggi e le sorti dei territori interessati. Per tale evento bisogna ringraziare CVA, l’azienda elettrica valdostana, che ha reso possibile l’evento aprendo in via eccezionale la centrale.

Sabato 22 luglio, dalle ore 10, sarò invece in cammino da Plan Maison verso la diga del Goillet, che sovrasta l’abitato di Breuil-Cervinia, con Roberto Mantovani: insieme accompagneremo i partecipanti lungo il sentiero che conduce al muraglione della diga, con vista a 360 gradi dello spettacolare panorama della conca del Breuil dominata dalla presenza imponente e ieratica della Gran Becca, “la” montagna per eccellenza, riflettendo sul paesaggio e sul senso della presenza delle opere antropiche come le dighe nei contesti d’alta montagna. Quali impressioni e quale impronta genera una diga sul paesaggio montano? Cosa ha significato la loro costruzione per la relazione che formuliamo con i monti? Perché un’opera sovente ciclopica e ambientalmente impattante suscita invece tanto fascino? Cosa ci racconta, delle montagne e di noi che le abitiamo o frequentiamo?

Insomma: saranno due appuntamenti di grande fascino, qualcosa di veramente fuori dall’ordinario. Dunque segnatevi le date – comunque nei prossimi giorni vi darò ulteriori informazioni al riguardo – e, se sarete in Valtournenche o vi andrà di salirci, non mancate!

Per qualsiasi altra informazione sugli eventi, potete consultare il sito dell’Officina Culturale Alpes oppure scrivere a info@alpes.org.