Ecco i nuovi progetti di “tutela ambientale” del mirabolante Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia!

Il fantasmagorico Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia, uno dei parchi più «wow!» d’Europa, ha annunciato i nuovi progetti in cantiere per la salvaguardia e la valorizzazione del suo territorio incontaminato!

Già, perché dopo l’ormai celeberrima opera di tutela ambientale del Lago Bianco al Passo di Gavia con la posa dei tubi che vi preleveranno l’acqua per alimentare i cannoni sparaneve di Santa Caterina Valfurva nonché il finanziamento del nuovo ponte tibetano sulla Val Grande, sopra Vezza d’Oglio, entrambi progetti di altissimo valore ecologico e culturale, inutile rimarcarlo, il Parco promuoverà l’installazione di numerose panchine giganti (altrimenti dette Big Bench) e passerelle panoramiche di cemento e acciaio fin oltre 3000 m di quota, supporterà il progetto di collegamento sciistico (ovviamente “ecosostenibile”) tra Valtellina e Valle Camonica e, in attesa che venga realizzato, l’eliski sulle montagne della zona (ovviamente “ecosostenibile” perché utilizzerà elicotteri che sulla carlinga avranno la scritta «GREEN»), sostituirà la gran parte degli animali selvatici che vivono nel suo territorio con peluche della Trudi a grandezza naturale mentre per quelli restanti organizzerà tour venatori all inclusive per ampliare l’offerta turistica del parco, spianerà e asfalterà le mulattiere storiche per consentire il transito agevolato degli ebikers (anche di quelli meno allenati), promuoverà l’apertura del primo centro commerciale d’alta quota in Valle dell’Alpe e di un Acquapark in Valle dei Forni alimentato dalle acque di fusione dell’omonimo ghiacciaio nonché di una pista per enduro attorno al lago di Cancano sulla quale portare gare di livello internazionale che daranno visibilità al territorio – senza dimenticare il progetto del mega super iper ponte tibetano dei record tra le vette del Cevedale e del Gran Zebrù, finanziato dalla regione con la vendita degli stabili dell’Ospedale di Sondalo e interamente realizzato con materiali green

Sì, sì… sto facendo della sana vecchia satira, sul “Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia” (be’, non del tutto, visto che alcune apparenti assurdità che ho citato sono invece cose drammaticamente vere). D’altro canto, cosa potersi aspettare da un ente istituzionale di tutela ambientale che è rimasto totalmente silente per tutte le lunghe settimane durante le quali i lavori di posa delle tubazioni per il pescaggio delle acque del Lago Bianco al Passo di Gavia – zona di massima tutela nell’ambito del territorio del Parco in forza delle sue peculiarità naturalistiche e ambientali – hanno devastato la riva settentrionale del lago? Per poi “parlare” solo qualche giorno fa, il Parco suddetto, attraverso qualche paginetta “ufficiale” con la quale viene disposta «la sospensione del cantiere in via precauzionale e con effetto immediato a causa dello scarico di liquami di cantiere su Habitat 6150» (cioè solo per uno dei numerosi danni cagionati dai lavori alla zona), ormai a disastro compiuto? Solo dopo due mesi di lavori il “Parco” si è reso conto che qualcosa non andava bene? O forse non si è reso conto perché ha ritenuto di non doversene rendere conto, assentendo pacificamente alla devastazione perpetrata?

Di quanto sopra ne dà notizia il gruppo Facebook “Salviamo il Lago Bianco (Passo Gavia)” con questo post, nel quale peraltro si denota che «La sensazione è che si sia lasciato “finire” il disastro, attendere l’arrivo dell’inverno, la chiusura della strada per far sì che la buca venisse malamente richiusa alla veloce coprendo tutte le tracce del pandemonio accaduto» nonché, aggiungo io, sperando che la pausa invernale faccia sfumare il clamore delle proteste contro questo scellerato intervento e che dunque molti se ne dimentichino, così da poter riprendere e finire rapidamente i lavori appena la prossima primavera lo consentirà e prima che le proteste riprendano. Al riguardo ne ha scritto anche “Il Dolomiti“, in questo articolo.

A ben vedere, ribadisco, dopo tutto ciò cosa ci si può aspettare di “buono” e “virtuoso” da questo “Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia”?

Io credo – o temomeno di nulla.

Quindi preparatevi a godere l’«effetto WOW!» (cit.) del mega super iper ponte tibetano dei record tra le vette del Cevedale e del Gran Zebrù, perché potrebbe ben essere che, di questo passo, l’apice della tutela ambientale che il “Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia” riserverà alle proprie montagne sia qualcosa del genere. Sempre che, come accaduto per il Lago Bianco, migliaia e migliaia di cittadini amanti di queste montagne non si mettano d’impegno a rendere palese la pericolosità di un tale “ente di protezione della natura” e contribuiscano a cambiarne le sorti: in fondo ciò non sarebbe così difficile da attuare, vista la “scatola vuota” che è il Parco manifestamente è. E i nostri territori montani di tutto hanno bisogno meno che di scatole vuote, manifestazione di animi altrettanto vuoti – di cultura della montagna, già.

[Il Lago Bianco in veste ormai quasi invernale sovrastato dal Corno dei Tre Signori, in una foto di qualche giorno fa tratta dalla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco (Passo Gavia)“.]
P.S.: qui trovate tutti gli articoli che ho dedicato alla questione del Lago Bianco.

La panchina gigante più “coerente”?

Ormai credo lo sappiate benissimo – voi che leggete con una certa abitudine questo blog o le mie pagine social – cosa ne penso delle “panchine giganti” o Big Bench le quali, pur nella loro apparente (per alcuni) “simpatia”, ritengo rappresentino uno dei punti più bassi della turistificazione del paesaggio e della banalizzazione della sua frequentazione – nonché, in fondo, una sostanziale e nemmeno troppo sottintesa presa in giro dello stesso turista e della sua esperienza di visita.

In ogni caso, tra le tante serialmente piazzate un po’ ovunque, ce n’è una che appare (per quanto possibile) ancora più incongrua delle altre: è a Santa Maria Hoè, nella Brianza lecchese, e offre un bellissimo panorama… sul tornante di una strada asfaltata (si veda qui sotto)! «Bel panorama anche se non si vede direttamente dalla seduta» infatti si legge in una recensione su Google Maps, e d’altronde per godere della vastissima veduta della Brianza visibile da lassù basta andare da qualche altra parte nella località lecchese, senza bisogno di nessun “simpatico” giocattolone per adulti poco sensibili al paesaggio e alla sua autentica percezione. Come dovrebbe essere logico, peraltro.

A ben vedere, tuttavia, si potrebbe pure pensare che la panchinona di Santa Maria Hoè sia viceversa ben più coerente di tante altre con la sua stessa natura: cioè un manufatto così vuoto di senso e di valore culturale, in sé e rispetto al luogo in cui si trova – ovunque sia piazzata – ovvero così banalizzante da non potersi che affacciare su una veduta altrettanto banale e desolata come quella d’una strada asfaltata!

Dunque, forse, non c’è da biasimare i promotori della panchinona di Santa Maria Hoé ma bisogna complimentarsi con essi: hanno saputo palesare il senso effettivo e la reale sostanza di tali opere turistiche meglio di centinaia di altri siti, ben più banalizzati e degradati dalla loro presenza! Bravi!

P.S.: ringrazio l’amico Paolo Canton che mi ha ricordato l’esistenza (e l’essenza) di tale panchinona alto-brianzola.

La devastazione al Lago Bianco del Passo di Gavia? “Forse” è un errore…

Quando scrivo di opere che vedo realizzate sulle montagne le quali mi sembrano del tutto prive di qualsiasi buon senso, per non dire altro, so di manifestare una particolare durezza nei confronti degli amministratori pubblici di quei territori che forse qualcuno troverà eccessiva – anche se il rispetto verso le persone non viene mai meno, sia chiaro.

D’altro canto, quando si leggono affermazioni come quelle del sindaco del Comune di Valfurva il quale, dopo la devastazione perpetrata alle rive del Lago Bianco al Passo di Gavia per piazzarci i tubi che dovrebbero alimentare i cannoni sparaneve delle piste del “suo” comprensorio sciistico, in pieno Parco Nazionale dello Stelvio e in zona di massima tutela ambientale, cosa si può pensare?

«Credo sia stato fatto qualche errore. Adesso bisognerà fare della valutazioni. Dovremo capire se sospendere il progetto, se è possibile modificarlo, o se andrà abbandonato» dichiara il Sindaco. Cioè, dopo aver distrutto la zona – ribadisco, una delle più preziose e delicate dell’intero Parco Nazionale dello Stelvio – il sindaco crede che sia stato fatto qualche errore? E che bisognerà fare delle valutazioni? Dopo settimane intere di scavi, perforazioni, distruzioni, inquinamento del suolo, degrado ambientale e paesaggistico, «bisogna fare delle valutazioni»? Cos’è, un’ammissione di incompetenza, la manifestazione di uno stato di alienazione, una presa in giro?

E lasciamo stare – per ora – le altre cose proferite dal sindaco nell’articolo sopra linkato. Come si può leggere sulla pagina Facebook “Salviamo il Lago Bianco” «La visione arcaica dell’amministrazione di Valfurva ci fa capire molte cose: lo sci artificiale a tutti i costi come unica fonte di sostentamento della valli è ormai evidente che non sia più sostenibile né credibile. Devastare aree naturali arreca ulteriore danno al turismo di quelle valli.» Ben detto, le cose al riguardo vanno proprio così.

Forse sì, sbaglio a essere duro come sono con certi amministratori pubblici. Perché dovrei esserlo ben di più di fronte a queste circostanze, ecco.

Tuttavia, al netto di quanto sopra rimarcato, voglio vedere il bicchiere magari mezzo pieno no ma un quarto sì e sperare che la goffa arrampicata sugli specchi (mi sia consentita la locuzione figurata) del sindaco sia il preludio di una piena ammissione del danno compiuto e di una conseguente opera di sistemazione del luogo devastato, per quanto possibile. In tal caso non potrei che lodare una decisione del genere, se il comune di Valfurva e gli altri soggetti coinvolti negli scriteriati lavori del Gavia avessero il coraggio, il buon senso e l’onestà intellettuale e politica di decretarla.

Speranze nulle nutro invece verso il “Parco Nazionale dello Stelvio – Lombardia” (virgolette inevitabili), il cui atteggiamento insuperabilmente vergognoso è ormai pienamente identificante la natura e la qualità dell’ente. In questo caso, se c’è una durezza è quella della pietra tombale sotto la quale è stata ormai sepolta ogni possibile buona reputazione del Parco. Punto.

Costermano su “Report”, inevitabilmente!

Ecco qui, di nuovo. Come volevasi dimostrare, o come potevasi immaginare, i progetti di “turistificazione” del territorio di Costermano sul Garda – una delle zone in assoluto più belle del Benaco, ricca di valenze ambientali, naturalistiche, paesaggistiche, culturali, soprattutto nella sua Valle dei Mulini – ovvero di trasformazione del luogo in un assurdo parco divertimenti dotato delle solite degradanti attrazioni turistiche di massa con annessi (enormi parcheggi e strade relative) e connessi (cementificazioni varie e assortite), della cui sconcertante pericolosità avevo scritto in un articolo/reportage su “Il Dolomiti” e sul blog, sono finiti sotto la lente di “Report, che al caso di Costermano vi ha dedicato un’ampia parte della puntata andata in onda domenica scorsa.

Se gli inviati di “Report” hanno messo in luce soprattutto l’inquietante torbidità delle manovre politiche e finanziarie messe in atto dall’amministrazione comunale in carica, mandante del progetto, e gli interessi altrettanto foschi del sindaco al riguardo, forse dalle immagini risulta meno evidente la terribile devastazione che le numerose infrastrutture pensate per il progetto apporterebbero al territorio e in particolar modo alla citata Valle dei Mulini, tutelata da una Zona Speciale di Conservazione (ZSC) e inserita nella rete europea “Natura 2000”, ma pure alla dimensione culturale, sociale e identitaria della zona, la quale verrebbe sostanzialmente soggiogata alle funzionalità delle infrastrutture progettate e ai 100mila (!) turisti all’anno previsti – in un comune di nemmeno 4mila abitanti. Una follia, appunto.

D’altro canto il lavoro fatto dal team di “Report” (in primis da Rosamaria Arquino, che firma il servizio), inevitabilmente costretto a restare nelle tempistiche imposte dalla trasmissione, è ottimo e illuminante sullo stato di fatto in essere a Costermano, sulla deprecabile minaccia alla quale la zona è sottoposta e, ancor più, sulla figura del sindaco in carica, della quale offre un ritratto assolutamente tanto significativo quanto esplicativo.

Vi invito – se già non l’avete fatto in TV o altrove – a vedere il servizio di “Report” (potete farlo anche cliccando sull’immagine in testa a questo post) nonché – sempre se non l’abbiate già fatto – a leggervi il mio “reportage” su Costermano: credo e spero possiate rendervi ben conto della realtà dei fatti e di quanto il progetto dell’amministrazione comunale sia scriteriato e inammissibile, sotto ogni punto di vista, in un luogo talmente bello e prezioso per chiunque. Un progetto devastante e degradante da denunciare nonché fermare in ogni modo possibile.