Field Recordings

Field Recordings, il nuovo EP di Francesco Garolfi – mirabile e insostituibile compagno di music reading pubblici con i miei testi e la sua musica -, uscirà il prossimo 6 dicembre, su tutte le piattaforme digitali. Contiene tre brani di blues rurale e gospel registrati dal vivo, one take, con un solo microfono d’ambiente, come i dischi classici, in una serra ottocentesca, in piena Pianura Padana.

Di Francesco Garolfi vi ho già detto in questo articolo e chi non lo ha ancora letto può trovare in esso cosa di lui ne penso: ma, se posso fare (auto)spoiler, posso dire che credo sia uno dei più validi e raffinati musicisti italiani. Dunque, se io fossi in voi, farei senza dubbio ciò che farò io e il 6 dicembre mi accaparrerei al volo Field Recordings proprio come me lo accaparrerò io, non fosse altro per soddisfare la gran curiosità che mi suscita anche a prescindere dalla certificata altissima qualità artistica che Garolfi regala sempre.

D’altro canto: e se fare (nonché registrare) musica come “si faceva una volta” con i dischi classici rappresentasse – paradossalmente, o forse no – il futuro della vera arte musicale?

N.B.: chi volesse non solo leggere – come qui, ora – ma pure ascoltare Francesco Garolfi, vada ancora qui oppure qui.

La variante Omicron, ovvero noi e l’Africa

[Immagine di Fusion Medical Animation da Unsplash.]
E dunque ora ecco la variante Omicron del Covid-19. Che viene dall’Africa. Non a caso.

Leggo (clic) dal sito di Amref Health Africa:

  • Il Sudafrica (da cui proviene la nuova variante) rappresenta il Paese più colpito del continente, con 2.922.222 di casi e 89.179 decessi.
  • Al 24 novembre, è stata vaccinato completamente il 42,16% della popolazione mondiale. L’Europa al 57,29%; gli USA al 57,83%; l’Italia all’85%; l’Africa al 7,02%.

Il 7,02 per cento della popolazione africana, già. Che di contro rappresenta il 17% della popolazione mondiale.

Quante belle parole sono state spese negli anni scorsi (e ancora oggi) in generale sul tema dell’aiuto allo sviluppo dei paesi “poveri” e in particolare intorno alla questione dell’immigrazione soprattutto dai paesi africani, le quali parole poi si concentravano ad esempio intorno a quel “bellissimo” slogan (multinazionale, sia chiaro) «Aiutiamoli a casa loro»: la “soluzione perfetta” al tema e a ogni sua ricaduta su di noi dell’“Occidente avanzato”, no? Be’, ora che c’è una questione di gravità planetaria per la quale verrebbe facilissimo mettere in pratica il succitato slogan sbandierato per così tanto tempo con tutto il “pensiero” che ci sta al fondo, facendolo proprio in quel continente che guardiamo con inguaribile pregiudizio – il che significa mandare laggiù vaccini in numero adeguato, ovvio – che si fa? Si fa il 7 e briciole per cento, ovvero quasi il nulla. E poi ci arriva una nuova variante del Covid-19, forse assai pericolosa, proprio dall’Africa. Ma tu guarda il “caso”!

Insomma: chi semina vento raccoglie tempesta, chi non semina vaccini raccoglie varianti*. Ecco.

*: ovviamente è un principio generale che vale non solo per le questioni sanitarie ma per innumerevoli aspetti del rapporto tra la parte di mondo ricca (l’europea innanzi tutto) e quella meno, Africa in primis.

Con una silenziosa obiezione

Nonostante diverse opportunità di farlo, non sono mai tornato sulle Montagne Bianche. Preferisco non vedere ciò che i turisti, le strade, le segherie e le ferrovie gli hanno fatto subire. Sento ancora dei giovani – uomini che non erano nemmeno nati all’epoca in cui salii per la prima volta “in cima” – parlare con entusiasmo delle meraviglie di quel luogo. Con una silenziosa obiezione, concordo.

(Aldo LeopoldPensare come una montagna. A Sand County Almanac, traduzione di Andrea Roveda, Piano B Edizioni, 2019, pag.139)

Per la cronaca: le “Montagne Bianche” – White Mountains – sono una catena montuosa nello stato americano dell’Arizona della quale Leopold, nel volume qui citato, racconta lo sviluppo industriale e turistico che nella prima metà del Novecento ne ha modificato paesaggi e identità di luogo. Ovvero: tutto il mondo è (è stato) paese anche in tema di antropizzazione maldestra e dannosa delle montagne – ma ciò non rappresenta affatto una consolazione per noi abitanti delle Alpi, già.

Tutti a Albaredo, la “Capitale mondiale del salame umano”!

Fino a qualche tempo fa sui prati e tra le baite di montagna si tiravano fili per stendere i panni, tutt’al più. Ma i tempi sono cambiati, siamo nel XXI secolo e non c’è più l’Homo Salvadego nei boschi: abita anche lui nei paesi e per i panni ha la sua bella asciugatrice in casa, dunque oggi, ai fili stesi sui prati di montagna, si appendono persone!

Come fanno ad Albaredo, nell’omonima Valle del Bitto, tra le più belle della Valtellina se non fosse per gli inutili monti che la circondano (ma basta non guardarli e non c’è problema), che punta sempre di più a diventare la “Capitale mondiale del salame umano”, dove la gente viene appesa ai vari fili presenti in loco come i celeberrimi e gustosi insaccati nelle cantine e nei locali di stagionatura! Così, dopo l’aerofune e il Flydown, ecco la Rail zip line, una nuova meravigliosa giostra funiviaria che arricchisce il futuristico luna park alpino albaredese e fa capire come lassù, ad Albaredo, hanno capito tutto, ma proprio tutto, su come “innovare” la proposta turistica di montagna.

Infatti la Rail zip line offre ben «700 metri di emozioni» che rappresentano una grandissima novità, dato che fino a ieri le emozioni in montagna le donavano i paesaggi, i panorami e l’ambiente naturale – tutte cose superate, ovvio. Non solo, quelle emozioni innovative le offre «in un’incontaminata valle montana»: già, perché evidentemente la Rail zip line è invisibile come le altre attrazioni già presenti e non deturpa affatto la visione di «vallette, prati sospesi e boschi» che sorvola: d’altro canto hanno inventato le asciugatrici per i panni, avranno inventato pure le zip line invisibili, no?! Ma poi non conta tanto questo, conta che «con questa nuova attrattività la Valle del Bitto di Albaredo si colloca tra le vallate alpine con le migliori ed emozionali attrattività a beneficio di tutto il territorio della bassa Valtellina»: ecco un’altra grande innovazione rispetto a ciò che era in uso una volta in tema di attrattività della montagna capaci di generare emozioni e cioè passeggiate, escursioni, sciate, arrampicate… tutta roba antiquata, ormai: siamo nel Terzo Millennio, mica nell’Ottocento!

Be’, ora però qualche criticone vorrà chiedere quanto è costata, questa nuova fantastica giostra… solo 495mila Euro! Sì, soltanto quattrocentonovantacinquemila! Meno di 1.725 Euro per abitante! Certo, si poteva anche investire di più: si poteva pensare di tirare i fili della Rail zip line in oro, ad esempio, che avrebbero reso la giostra ancora più preziosa e attrattiva, ma poi i riflessi della luce sui fili avrebbero rovinato i selfies dei “volatori”. Qualcun altro dirà che quei soldi potevano essere spesi in servizi e infrastrutture ben più necessarie agli abitanti del paese… una critica poco intelligente, questa: sarebbero mai arrivate le TV a mostrare suggestive immagini e i giornali a fare magniloquenti articoli e fascinose fotografie sul paese e sui suoi reggenti? Ecco, ciò dimostra senza alcun dubbio la grandissima attenzione e la “cura” rivolta al territorio di Albaredo e ai suoi visitatori in ottica di “turismo sostenibile” (“sostenibile” nel senso che appesi a un filo si è sostenuti da esso, ovvio).

Attenzione e cura confermate anche dal primo cittadino del paese: «Con il terzo parco divertimento aereo, Albaredo raggiunge un vero primato in attrazioni turistiche sul territorio valtellinese, confermando ancora una volta il suo spirito innovativo e futuristico». Infatti, più “innovativo” e “futuristico” dell’appendere gente a un filo per non fargli vedere e conoscere le solite, banali, noiose montagne d’intorno, che c’è? “Geniali” gli albaredesi, bisogna proprio ammetterlo! Anche perché, quando qualcuno argomenterà che, tra spopolamento e fenomeni di degrado sociale, economia locale in affanno, scarsa salvaguardia ambientale e cambiamenti climatici il futuro della montagna è appeso a un filo, ad Albaredo potranno dire che lo avevano già capito da un pezzo!

Dunque, che aspettate? Guardatevi lo spassosissimo video dell’inaugurazione della Rail zip line e siate salami anche voi: andate al più presto ad appendervi a Albaredo!

N.B.: le citazioni riportate nel post sono tratte dall’articolo dal quale viene anche l’immagine in alto. Cliccateci sopra per leggerlo.

Oggi

Oggi, 25 novembre, come tutti gli anni è la Giornata internazionale per la proliferazione delle belle parole contro l’attuazione di fatti concreti.

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