Centodiciottomilioniquattrocentoventiquattromila Euro

Dunque, il costo complessivo della nuova pista olimpica di bob di Cortina ad oggi è di 118.424.000 Euro.

Ecco, segnatevi questa cifra e salvatevi, o ricordatevi, l’immagine lì sopra, scattata da Giovanni Ludovico Montagnani il 23 marzo scorso.

Peraltro ad avvio lavori, poco più di un anno fa,  avevano detto che la pista sarebbe costata 81,61 milioni di Euro. Siamo a più del 45% di aumento, e non è ancora finita.

Bene, ribadisco: appuntiamoci e ricordiamoci tutto quanto. Ne riparleremo tra qualche anno: secondo me sarà l’ennesima vergogna italiana. Secondo voi come finirà?

«L’ultima pista di bob al mondo fatta»

Contiamo per la prossima settimana di avere già i primi settori ghiacciati. E finiremo in tempo per la preomologazione che avverrà dal 24 al 31 marzo. Il presidente del Cio mi ha detto che sarà l’ultima pista al mondo fatta.

Sono parole di Fabio Massimo Saldini – Commissario di Governo e Amministratore delegato della Società Infrastrutture Milano-Cortona 2026 – sulla nuova pista di bob di Cortina, riportate da “Il NordEst Quotidiano” e riprese da Pietro Lacasella su “Alto-Rilievo / voci di montagna”, il suo blog.

«L’ultima pista al mondo fatta», già.

Avete presente il bambino viziato che fa i capricci perché vuole che la mamma gli compri un’altra confezione di dolci e lei, pur di farlo smettere con le lagne e tenerlo buono, gli dice «Va bene, ma sappi che è l’ultimo e poi basta!»?

Ecco, a me pare che le circostanze siano le stesse.

La nuova pista di bob di Cortina è un mero capriccio della politica che nemmeno il Cio – Comitato Olimpico Internazionale – voleva, cercando a lungo di far desistere l’organizzazione dal realizzarla, ma che infine ha dovuto accettare per fermare le lagne dei suoi proponenti. Solo che i dolci al bambino viziato la mamma li compra coi propri soldi, la pista di bob di Cortina la stiamo costruendo con i soldi pubblici – soldi nostri: più di 80 milioni di Euro, al momento. E chissà quanti saranno poi, alla fine dei conti e dei lavori.

Be’, questo è un altro episodio che dimostra benissimo il modus operandi e la “filosofia” alla base delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Un evento in origine virtuoso che si sta sempre più dimostrando come il capriccio di una politica viziata – termine da intendersi nelle sue accezioni più franche. Con buona pace dello “spirito olimpico”, sepolto sotto diversi strati di cemento, denari e ipocrisia.

Che gran tristezza scaturisce da tutto ciò.

Una grande opportunità che le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 ci stanno offrendo

Come scrissi già parecchio tempo fa, bisogna ammettere che l’organizzazione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026 ci sta offrendo una grande “opportunità”: constatare e comprendere come possano nascere dei disastri. Un’opportunità preziosa perché da essa è (sarebbe) possibile imparare come evitarli in futuro, ma temo già che quelli che per primi avrebbero da imparare eviteranno accuratamente di farlo. Anzi.

La nuova pista di bob di Cortina è di nuovo l’esempio migliore al riguardo. Più di 80 milioni di Euro di soldi pubblici (per altre fonti 100 milioni) buttati in un’opera che già su di sé porta scritto a caratteri cubitali «FALLIMENTO», inutile, impattante e che nessun vantaggio porterà a Cortina e al suo territorio, realizzata solo per mera protervia di certi politici. Il tutto, nonostante la “lezione” della pista di bob di Cesana, costruita per Torino 2006, oggi abbandonata e in degrado, altri 110 milioni di Euro gettati via, altro «FALLIMENTO». Una lezione dalla quale non si è imparato nulla, appunto.

Qualcuno ha pagato per la pista di Cesana, secondo voi? A qualcuno sono state imputate colpe e responsabilità di un tale disastro economico e ambientale? Ovviamente no.

Lo stesso accadrà a Cortina, statene certi, così come in molti altri territori sedi di opere olimpiche (in Valtellina, ad esempio). I responsabili di ciò che sta accadendo, quando la pista ora in costruzione verrà abbandonata, saranno ormai altrove a effondere la propria stessa protervia sotto forma di slogan e propagande, magari seduti su scranni politici di livello ancora più elevato (fare disastri in Italia paga sempre, soprattutto in politica), comunque intoccabili rispetto alle responsabilità pur evidenti di ciò che accadrà. Non solo: se ne vanteranno pure, di tali opere fallimentari, perché oggi come non mai sostenere il falso è la strategia politica più in voga, in tali circostanze ovvero nei contesti in cui una parte dell’opinione pubblica abbia smarrito o dimenticato le facoltà di pensiero e di buon senso. Anche in tal caso la pista di bob di Cortina è esemplare, come dimostra la recente questione dei presunti “sabotaggi”, palesemente campata per aria e funzionale a nascondere incompetenze e difficoltà varie e assortite.

Da tutto ciò, al netto del pantano politico nel quale purtroppo le Olimpiadi sono state immerse, sorge il gran rammarico per un’occasione che si sta perdendo, come rileva bene il recente secondo report di “Open Olympics 2026” che riporta i rilievi del monitoraggio sull’andamento organizzativo dell’evento: cliccate sull’immagine qui accanto per leggerlo. I Giochi Olimpici di Milano-Cortina potevano (forse ancora potrebbero, se il buon senso tornasse) rappresentare una prestigiosa opportunità di sviluppo per i territori alpini coinvolti e di costruzione di un’immagine del paese consona ai tempi che stiamo vivendo, alle loro criticità tanto quanto alle possibilità in tema di transizione ecologica, di sostenibilità ambientale e economica, di progresso sociale e culturale.

Invece, di questo passo, nulla di tutto questo avverrà e i territori coinvolti, con a ruota il paese intero, ne pagheranno le conseguenze. I responsabili invece no, quelli non pagheranno affatto. Anzi.

P.S.: un’eloquente analisi di ciò che sta accadendo al cantiere della pista di bob di Cortina è stata pubblicata su casacibernetica.cloud (vi ho tratto anche le immagini della pista che vedete lì sopra) e ripresa da gognablog.sherpa-gate.com.

Lo sci sempre più caro e il cul-de-sac nel quale si sta infilando

[Uno degli impianti più moderni del comprensorio di Plan de Corones (Bolzano), compreso nel Dolomiti Superski. Immagine tratta da www.superskibook.com.]

Si va dal +28% rispetto a tre anni fa di Livigno e Bormio, dove il costo di uno skipass giornaliero per un adulto in alta stagione raggiunge i 66,5 euro e i 59 euro, al +2% degli impianti sul Monte Rosa (59 euro). Anche quest’anno ci sarà un rincaro dei prezzi per chiunque vorrà sciare sulle vette bianche italiane.

Anche il quotidiano on line “Open”, nell’articolo recentemente pubblicato il cui titolo vedete qui sotto (cliccate sull’immagine per leggerlo), dà conto dei costi sempre più alti che lo sci su pista impone a chi lo voglia praticare.

Fornisce poi un significativo elenco dei rincari subiti dagli skipass di alcune note località sciistiche:

  • La Thuile (Valle d’Aosta), 56 euro (+19% rispetto a tre anni fa);
  • Courmayeur (Valle d’Aosta), 67 euro (+20% rispetto a tre anni fa);
  • Cervinia (Valle d’Aosta), 61 euro (+15% rispetto a tre anni fa);
  • Monterosa (Valle d’Aosta), 59 euro (+2% rispetto a tre anni fa);
  • Livigno (Lombardia), 66,5 euro (+28% rispetto a tre anni fa);
  • Bormio (Lombardia), 59 euro (+28% rispetto a tre anni fa);
  • Adamello (Lombardia), 65 euro (+11% rispetto a tre anni fa);
  • Madonna di Campiglio (Trentino-Alto Adige), 79 euro (+13% rispetto a tre anni fa);
  • Dolomiti Superski (Trentino-Alto Adige), 83 euro (+24% rispetto a tre anni fa);
  • Val Gardena (Trentino-Alto Adige), 77 euro (+12% rispetto a tre anni fa);
  • Cortina d’Ampezzo (Veneto), 77 euro (+12% rispetto a tre anni fa).

D’altro canto è una situazione inevitabile. La realtà attuale e in divenire, caratterizzata innanzi tutto dalla crisi climatica ma pure da dinamiche socioeconomiche e culturali in evoluzione, rende la gestione dei comprensori sciistici sempre più onerosa; le nevicate naturali in diminuzione devono essere compensate dalla produzione di neve artificiale i cui costi sono in aumento costante nel mentre che l’aumento delle temperature di anno in anno abbrevia le stagioni sciistiche – ma pure far girare gli impianti continuamente rinnovati per reggere la concorrenza, sempre più potenti e parimenti energivori, costa sempre di più. Di contro il mercato dello sci è considerato “maturo” da anni, non più in grado di crescere se non in percentuali bassissime e comunque insufficienti a consentire ai gestori dei comprensori la copertura finanziaria dei costi crescenti, così come insufficienti sono i contributi pubblici elargiti al settore (al netto della loro opinabilità). Dunque ai gestori non resta far altro che scaricare almeno in parte i costi sostenuti sulla clientela aumentando i prezzi degli skipass, ma in questo modo restringendo ancora di più la platea di clienti (non sono tutti benestanti, gli sciatori!) e così alimentando e aggravando il circolo vizioso sopra descritto.

Morale della storia: lo sci si sta infilando da solo, e suo malgrado, in un cul-de-sac che potrebbe risultargli letale anche più della crisi climatica, e dal quale non lo salverà certo il turismo del lusso al quale sempre di più l’industria sciistica vorrebbe puntare, ma che è appannaggio di poche, rinomate e strutturate località.

La conseguenza inevitabile della storia e della morale suddette? Eccola qui sotto:

«Tanti sciatori hanno imparato a fare a meno degli impianti di risalita». Già.

Insomma: se gli impiantisti proclamano a ogni occasione a loro utile che la montagna «non può fare a meno dello sci», le persone continuano a frequentare la montagna ma abbandonano sempre di più lo sci. Dunque, a breve forse la situazione si ribalterà e sarà la montagna a “proclamare” di poter fare a meno dello sci. Inesorabilmente, ribadisco, nel bene e nel male.

P.S.: già qualche settimana fa a questo tema ho dedicato un articolo con altri dati emblematici, lo trovate qui.

La “Montagna invernale tra il non più e il non ancora”, domani a Milano

Un caloroso consiglio agli amici di Milano – e a chi vi si possa recare.

Domani 11 dicembre a Milano, in occasione della Giornata Internazionale della Montagna, ERSAF – Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste, in collaborazione con la sezione di Milano del Club Alpino Italiano, propone una serata per parlare di turismo invernale nelle Alpi: un tema che da un inverno all’altro si fa sempre più delicato e, per molti versi, tribolato.

L’epoca dello sci inteso come fenomeno di massa sembra infatti essere giunta al termine, e alcune località si stanno attrezzando per proporre un turismo alternativo, più in linea con le esigenze dell’ambiente e con la crisi climatica. È una delicata situazione di passaggio, dai risvolti complessi, illustrata dall’autore (con Michele Nardelli) del libro “Inverno liquidoMaurizio Dematteis – direttore di “Dislivelli.eu” – insieme al direttore di “Meridiani MontagnePaolo Paci: entrambe figure del mondo della montagna (e non solo) di grande prestigio e molteplici preziose competenze che è sempre bello e istruttivo sentir parlare.

La serata è in ricordo di Lisa Garbellini, dipendente ERSAF prematuramente scomparsa che si è a lungo occupata di tematiche legate alle terre alte, e rientra all’interno del festival “Leggere le Montagne”, che dal 2015 celebra la Giornata Internazionale della Montagna con una serie di iniziative letterarie e culturali lungo l’intero arco alpino.

L’ingresso è libero (alle ore 19 presso la sede del CAI Milano, in via Duccio di Boninsegna 21/23) e ai presenti sarà offerto un rinfresco finale con prodotti tipici della montagna lombarda.