Una diga come testimonial turistica, in Austria

È molto interessante constatare come la Carinzia, uno degli stati austriaci con i più importanti flussi turistici legati principalmente alla frequentazione delle montagne carinziane, dedichi una delle immagini principali (quella lì sopra) del proprio marketing stagionale al riguardo, e dunque vi affidi il relativo messaggio promozionale, al paesaggio idroelettrico della Maltatal (nella regione alpina degli Alti Tauri) ove ha sede la più grande diga austriaca, quella di Kölnbrein, soggetto centrale dell’immagine come vedete. Non a caso, d’altronde, essendo a mio parere una delle più belle dighe delle Alpi, con la sua ampia e snella vela a doppia curvatura di cemento chiaro alta 200 metri che dà l’impressione di essere gonfiata dal vento che risale la valle, seguendo e armonizzandosi alla forma della vallata sommersa dal lago, a quasi 2000 m di quota, che a sua volta si incurva tra i fianchi delle montagne che culminano con la cima dell’Ankogel (3.252 m), la seconda più elevata della zona. Peculiarità speciali che la rendono pure una delle dighe in assoluto più visitate delle Alpi, un vero e proprio “monumento idroelettrico” turisticizzato assolutamente identitario per la Carinzia, con tanto di hotel sopra la spalla sinistra dello sbarramento (lo vedete qui sotto) che «offre una vista mozzafiato sulla diga Kölnbrein e la Valle di Malta», come recita il sito.

Proprio in forza di ciò della diga di Kölnbrein ho scritto nel mio libro Il miracolo delle dighe: l’alta Maltatal è un territorio il cui paesaggio è stato territorializzato e profondamente rimodellato proprio dalla diga e dalle infrastrutture idroelettriche legate ad essa (nonché alla sottostante diga di Galgenbichl, più piccola, visibile nell’immagine promozionale lì sopra) e funzionali alla fruizione della zona, la quale ha così assunto connotazioni culturali differenti rispetto al senso del luogo originario, soprattutto con la trasformazione in frequentata meta turistica, come ho detto. Nel bene e nel male che ciò ha comportato, ma di questo aspetto (e di tanti altri variamente conseguenti) ne scrivo nel libro, appunto. Peraltro quella di Kölnbrein credo sia anche la più grande diga completata nelle Alpi dopo il disastro del Vajont, che non solo in Italia rappresentò uno shock tremendo e fortemente frenante per il settore idroelettrico, al punto che tutt’oggi in qualsiasi dibattito relativo ai paventati progetti di nuove dighe sulle Alpi inevitabilmente viene citato, prima o poi: spesso impropriamente ma d’altro canto comprensibilmente.

[Scorcio dell’alta Maltatal in vista della diga di Kölnbrein. Foto di Hedwig Storch, opera propria, CC BY-SA 3.0, fonte commons.wikimedia.org.]
In ogni caso Kölnbrein rappresenta un esempio emblematico del portato sul paesaggio – inteso nel senso più ampio del termine – generato dalla presenza di una grande diga nel territorio alpino: questo è uno dei temi principali sui quali ho scritto ne Il miracolo delle dighe e dai quali sono partito per raccontare le Alpi da un punto di vista – definizione non solo metaforica ma pure da intendersi letteralmente – insolito, originale e, spero, intrigante.

Per saperne di più sul mio libro cliccate sull’immagine qui sotto.

Giuseppe Cederna e la “Montagna Sacra”, sabato 15 luglio

Il progetto della “Montagna Sacra, inizialmente disapprovato da alcuni per ragioni varie tanto rispettabili e utili al dibattito quanto a volte sbrigative e poco approfondite, con il tempo sta riscuotendo sempre più consensi e sostegni in forza della crescente comprensione diffusa del suo messaggio di fondo: la riflessione sul senso del limite e sul portato dell’invasività umana nell’ambiente naturale, innanzi tutto montano ma non solo. L’invito simbolico a non salire sul Monveso di Forzo, vetta del Parco Nazionale del Gran Paradiso scelta come “Montagna Sacra” dal comitato promotore del progetto, del quale mi onoro di fare parte, non ha nulla a che fare con divieti o interdizioni di sorta – chiunque lo vorrà salire non troverà cartelli intimidatori alla base! – così come nella definizione scelta non c’è nulla di correlato al “sacro” se non nel senso più laico del termine, che rimanda a un principio di rispetto assoluto nei confronti del valore ecologico e culturale dell’ambiente naturale, la cui tutela è innegabilmente un aspetto legato alla presenza umana e all’invasività antropica in spazi la cui delicatezza ambientale non può ammettere forzature, viceversa parecchio diffuse sulle nostre montagne, purtroppo, e per ragioni che spesso non ne giustificano le conseguenze.

A tali propositi, sabato 15 luglio, alle ore 16, sul sagrato della chiesa di Boschietto, in Valle Soana, sarà il celebre attore Giuseppe Cederna a parlare del progetto “Monveso di Forzo, Montagna Sacra del Gran Paradiso”.

Non si tratterà di una performance teatrale, ma di un incontro aperto a tutti gli interessati al progetto e all’approfondimento dei suoi temi di fondo. Cederna, grande amante e conoscitore della montagna, intrattiene spesso il suo pubblico con letture profonde, in prosa e in poesia, capaci di allargare la mente. Lo farà anche a Boschietto per favorire la riflessione sul tema della Montagna Sacra, imbastendo un dialogo sereno con gli escursionisti presenti.

Dopo il lusinghiero successo della manifestazione di domenica 11 giugno, questo nuovo incontro in Valle Soana con Giuseppe Cederna sarà un’ulteriore occasione per conoscere il progetto culturale della Montagna Sacra, pensato appunto per sensibilizzare sulla invasività umana nel Pianeta e sul concetto di limite. Da sempre Cederna sostiene il progetto e, durante l’incontro, dialogherà con i presenti su questo attualissimo tema.

In caso di condizioni meteorologiche non favorevoli l’incontro si svolgerà nel salone Polivalente di Ronco. Non occorrono prenotazioni. Potete scaricare la locandina dell’evento in formato pdf cliccando sull’immagine qui sopra.

Per la cronaca, il giorno precedente, venerdì 14 alle ore 18, Giuseppe Cederna sarà a Ceresole Reale protagonista di uno spettacolo itinerante dal titolo “Su questa Terra – Il cammino e la poesia” nell’ambito della rassegna di teatro in natura Gran Paradiso Dal Vivo. Info e prenotazioni: http://www.cdviaggio.it/granparadisodalvivo

Chi volesse partecipare all’evento di sabato 15 luglio sappia che la Borgata Boschietto si trova nella Valle di Forzo, comune di Ronco, a 45 minuti di agevole cammino dalla Borgata Molino, immersa in un paesaggio alpestre di rara bellezza che merita a prescindere una visita (qui su Google Maps), ma senza dubbio il privilegio di poterlo fare con la presenza in loco di un grande attore come Cederna rende il tutto imperdibile. Dunque l’invito che vi porgo a salirci, sabato 15 luglio è caldo, e non solo in forza della stagione climatica!

“Il miracolo delle dighe” sul nr.117 del magazine “Dislivelli”

È veramente un grande onore, per chi vi sta scrivendo, vedere il proprio ultimo libro Il miracolo delle dighe, ospitato sul numero 117 – dedicato proprio al tema dell’acqua – del magazine dell’Associazione Dislivelli, uno dei soggetti italiani che lavora nei campi della ricerca e della comunicazione sulla montagna tra i più avanzati e innovativi – non solo da questa parte della catena alpina. Ciò grazie alla considerazione e all’attenzione dedicata al libro da Luca Serenthà, che per Dislivelli cura il podcast “Dislivelli Fatti” in partnership con il sito “Fatti di Montagna” – sul quale Il miracolo delle dighe è già apparso.

Per leggere il magazine cliccate sull’immagine in testa al post: le pagine dedicate al libro sono le 39 e 40.

Dunque ringrazio di cuore Luca Serenthà per quanto ha fatto e la redazione del magazine per aver concesso un tale prestigio al libro, sul quale potete avere ogni informazione utile cliccando sull’immagine qui sotto:

“Il miracolo delle dighe” su “La Repubblica”

Anche l’edizione di Torino de “La Repubblica” di lunedì 26 giugno dedica un breve ma compiuto articolo a Il miracolo delle dighe, il mio ultimo libro. Ringrazio molto la redazione per la considerazione e lo spazio concessi al libro, nella speranza di poter essere presto in Piemonte per presentarlo dal vivo e discutere un po’ di montagne e paesaggi alpini. Nel frattempo, cliccate sull’immagine qui sopra per leggere l’articolo.

Ne approfitto anche per ringraziare di cuore l’Ufficio Stampa Due Punti del prezioso lavoro che sta svolgendo a favore del libro e della sua conoscenza.

P.S.: mi fa molto piacere anche essere ospitato, sulla pagina de “La Repubblica”, insieme al caro amico (nonché mirabile autore, ma questo non dovrebbe servire scriverlo) Tiziano Fratus e al suo ultimo libro Agreste, da pochi giorni nelle librerie.

“Il miracolo delle dighe” su “Il Dolomiti”

Un altro lungo, articolato e approfondito articolo sul mio libro Il miracolo delle dighe è stato pubblicato su “Il Dolomiti” ieri, 23 giugno, a firma di Tiziano Grottolo. Lo ringrazio veramente molto, insieme alla redazione del giornale, per la considerazione dedicata al libro e per l’attenta analisi dei suoi contenuti oltre che per la bella chiacchierata grazie alla quale insieme ne abbiamo parlato.

L’occasione è servita anche per disquisire, per quanto possibile e concesso nello spazio dell’articolo, su uno dei progetti di nuove “grandi dighe” sui quali da tempo e a fasi alterne si dibatte, quello della diga del Vanoi, tra Trentino e Veneto: un caso per molti aspetti emblematico sulla realtà attuale intorno al tema “dighe” in Italia e sul sentore politico e pubblico al riguardo.

Potete leggere l’articolo su “Il Dolomiti” cliccando sull’immagine lì sopra, mentre per saperne di più sul libro cliccate qui.