Nel museo d’arte di Tallinn

[…] Due opere in particolare attraggono la mia attenzione, messe l’una accanto all’altra in un accostamento a dir poco drammatico – anzi, parecchio tragico! – le quali nuovamente finiscono per indagare non solo la storia politica nazionale ma pure il tribolato rapporto tra estoni e russi in chiave psicosociale. A destra, un classico ritratto di Iosif Stalin, colui che riportò l’Estonia sotto il controllo totalitario dell’URSS, dopo la Seconda Guerra Mondiale: in uniforme militare, il piglio fiero, lo sguardo rivolto verso l’infinito, lo sfondo scuro ad esaltarne la figura solenne, perentoria, conturbante nel bene (per i suoi sostenitori) e nel male (per tutti gli altri), con la tela racchiusa in una sottile cornice chiara. A sinistra, accanto pochi centimetri, un’opera di sapore impressionista raffigurante una donna apparentemente giovane, con indosso un abito blu, la capigliatura moderna, impiccata ad una finestra dalla quale si vede una città illuminata, un cielo stellato e, proprio in corrispondenza del capo della donna a mo’ di aureola, una luna giallo-ocra. Gli occhi riversi, la bocca aperta nell’ultimo disperato afflato vitale, le braccia inermi distese lungo i fianchi dell’esile corpo.
Terribile, appunto. Tragico all’ennesima potenza, con un messaggio primario, forse banale ma senza dubbio indotto da un tale accostamento, che pare sancire al visitatore: ecco, guarda, lui e tutto ciò che ha rappresentato ci ha portato a questo. La manifestazione di una disperazione assoluta al punto da dissolvere ogni buon motivo di vita, che ancora oggi, a venticinque anni di distanza dalla ritrovata indipendenza nazionale e a più di mezzo secolo da quel periodo, conserva intatta la sua tragicità […]

Questo è un brano – al quale m’è venuto da ripensare, in questi giorni – tratto dal mio libro

Tellin’ Tallinn. Storia di un colpo di fulmine urbano
Historica Edizioni, 2020
Collana “Cahier di Viaggio”
Pagine 170 (con un’appendice fotografica dell’autore)
ISBN 978-88-33371-51-1
€ 13,00
In vendita in tutte le librerie e nei bookstores on line.

Potete scaricare la scheda di presentazione del libro qui, in pdf, e qui, in jpg, oppure cliccare sull’immagine del libro per saperne di più. Per la cronaca, il KuMu è questo; la foto in testa al post è mia.

Ufficio stampa, promozione, coordinamento:

Friedrich Dürrenmatt, il caricaturista

[Friedrich Dürrenmatt, Battaglia di Sempach tra artisti e critici*, 1963, inchiostro su carta, 35,4 × 26,8 cm, Collezione Centro Dürrenmatt Neuchâtel.]
Friedrich Dürrenmatt è stato uno dei più grandi scrittori del XX secolo, e molti dei suoi libri sono considerati dei capolavori della letteratura europea contemporanea. Ma quello che in tal senso si coglie dalla loro lettura non è che la manifestazione del genio di un artista poliedrico, dotato di molti talenti espressivi e tutti originali. Affermo ciò ammettendo di essere parecchio di parte – Dürrenmatt è tra i miei autori preferiti in assoluto e di lui ho disquisito spesso qui sul blog – e a quelli che come me apprezzano il grande autore svizzero il Centro Dürrenmatt di Neuchâtel offre l’occasione per approfondire uno di quei suoi tanti talenti, quello di caricaturista.

Come si legge nella presentazione della mostra Caricature, in allestimento presso il Centro Dürrenmatt fino al 15 maggio prossimo, «Dürrenmatt aveva una predilezione particolare per la caricatura come forma d’arte. La considerava un’arma dell’animo umano e amava puntarla contro gli abusi e le aberrazioni della società e della politica. Una settimana prima di morire affermò che il divario tra il modo in cui vive la specie umana e il modo in cui potrebbe vivere è sempre più ridicolo, a tal punto che siamo ormai nell’era del grottesco e della caricatura.»

In questo articolo di “Swissinfo.ch” si parla della mostra e vi trovate una piccola ma significativa galleria di caricature di Dürrenmatt. Qui invece trovate la pagina dedicata alla mostra nel sito web del Centro Dürrenmatt e io spero di poterci andare a visitarla, anche perché è un luogo e un’istituzione che meritano una visita a prescindere.

*: La battaglia di Sempach, avvenuta nell’omonima località del Canton Lucerna nel 1386 è un episodio decisivo nella storia della Svizzera. Le truppe della Confederazione sconfissero quelle del Ducato d’Austria e ciò permise ai cantoni originari di espandersi sui territori prima governati dagli austriaci, dando forma a quella che è diventata poi la Svizzera odierna. Il disegno di Dürrenmatt che vede lì sopra è “caricatura” anche di un celebre affresco seicentesco presente proprio a Sempach, nella cappella che commemora la battaglia: questo.

Carmelo Bene

[Immagine tratta da giornaledellospettacolo.globalist.it.]

Teniamoci lontani dal nostro tempo, lontani da questo sociale che ci frana addosso come una montagna di nulla. Non ne posso più del sociale, della politica gestita dai partiti, delle masse, ovvero delle plebi che sono al potere sotto forma di opposizione, ma non sono più minoritarie.

Da Carmelo Bene l’ultimo pornografo, di Antonio Gnoli, in “La Repubblica”, 19 novembre 1995. Oggi sono vent’anni esatti dalla morte di Bene e ci sarebbe da commemorarli ancora come scrisse Marcello Marchesi ne Il malloppo: «Non fiori ma opere di Carmelo Bene».

Il mondo salverà il mondo #10

(Cliccate qui, per capire meglio.)

#10: Ferdinand Hodler, Das Jungfraumassiv von Mürren, 1911

Il mondo salverà il mondo #9

(Cliccate qui, per capire meglio.)

#9: Ivan Fedorovich Choultsé, Winter morning in Engadine, 1930~