“ReImagine Winter” al Monte San Primo e ai Piani di Artavaggio

In occasione della mobilitazione nazionale diffusa ReImagine Winter, organizzata dal collettivo di THE OUTDOOR MANIFESTO che si terrà domenica prossima 12 marzo e sulla quale ho scritto qui, tra i diversi eventi che si terranno un po’ ovunque su Alpi e Appennini vi segnalo i due che riguardano altrettante questioni delle quali mi occupo e scrivo spesso, qui sul blog e altrove, al Monte San Primo e ai Piani di Artavaggio:

L’evento del San Primo è a cura del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, quello ad Artavaggio è curato dai circoli Lecco e Lario Sponda Orientale di Legambiente. Cliccate sulle locandine per ingrandirle.

L’invito è ovviamente a parteciparvi e così portare il proprio sostegno a una mobilitazione, e in generale agli scopi che si propone, quanto mai necessaria e dal valore profondamente civico. Una manifestazione di amore, sensibilità e cura verso le nostre montagne, un patrimonio di inestimabile valore che tutti quanti abbiamo il diritto e il dovere di salvaguardare: il che non significa affatto non farci nulla, come qualcuno crede, ma fare cose con buon senso e, appunto, piena consapevolezza di quel valore e di quanto importante sia per tutti.

12 marzo 2023: re-immaginiamo l’inverno!

Il collettivo di The Outdoor Manifesto lancia l’appello per ReImagine Winter, una mobilitazione nazionale diffusa che coinvolga associazioni, comitati e gruppi spontanei con l’intento di ribadire la necessità di re-immaginare l’inverno e il sistema turistico ad esso collegato.

«Ancora una volta – scrive il collettivo – la stagione invernale, con la sua quasi totale assenza di precipitazioni nevose e le alte temperature registrate fino ad altissime quote, ci ricorda in modo netto e deciso la sempre più paradossale condizione ambientale, economica e sociale in cui si trovano le terre alte».

La data prevista per la mobilitazione è domenica 12 marzo. Molti gli attivisti e le associazioni ambientaliste che si stanno attivando e organizzando iniziative: qui trovate l’elenco in costante aggiornamento.

La piattaforma di attivazione di ReImagine Winter verte sull’importanza di:

  • Fermare finanziamenti e progetti legati alla realizzazione di nuovi impiantipiste da sci e innevamento programmato considerato il cambiamento climatico in atto che obbliga all’elaborazione di nuove strategie economiche dei territori alpini, in particolar modo per quelli a forte vocazione turistica legata allo sci da discesa.
  • Rendere assolutamente trasparenti i flussi economici provenienti da risorse pubbliche investiti a sostegno di infrastrutture e modelli turistici poco o per nulla giustificabili nella condizione ambientale e socio-economica attuale.
  • Prediligere uno sviluppo territoriale che possa produrre benessere per l’intera popolazione preservando al contempo l’integrità delle risorse naturali e promuovendo un reale equilibrio tra abitanti, territorio e frequentazione turistica.
  • Sviluppare processi partecipativi maggiormente capaci di tenere in considerazione l’opinione della popolazione in merito allo sfruttamento di beni comuni che, in quanto tali, devono rimanere una risorsa collettiva e condivisa.

È bene ribadire il concetto, per essere chiari e netti: si tratta di fermare la realizzazione di nuovi impiantipiste da sci e innevamento programmato. “Nuovi”, appunto: non è una crociata contro lo sci su pista, come qualcuno vorrebbe far credere al fine di generare la contrapposizione e lo scontro, strumentalizzando il tutto e spacciandosi per i “buoni” contro i “cattivi”. D’altro canto, posto quanto appena osservato, non dovrebbe più essere necessario chiedere che l’industria dello sci accresca la propria sostenibilità ambientale e che ciò possa essere adeguatamente e ufficialmente certificato: sono le montagne stesse a esigerlo, parlandoci attraverso il loro paesaggio e la comprensione della sua realtà attuale e prossima. Ma forse tale richiesta è ancora necessaria, constatando certe pratiche turistiche e di gestione politica dei territori montani in atto nonché il loro impatto sui rispettivi paesaggi, ed è parte integrante dell’iniziativa e degli obiettivi di ReImagine Winter.

Appuntamento a domenica 12 marzo, dunque, sulle montagne italiane. Per ogni altra informazione su ReImagine Winter e su come e dove aderire, cliccate qui. La proposta di adesione per associazioni, comitati e gruppi spontanei che volessero partecipare alla mobilitazione è qui.

La siccità della burocrazia (ma non sulle piste da sci)

[Immagine tratta da www.dissapore.com.]
A proposito di quanto ho scritto solo qualche giorno fa sulla realizzazione di bacini idrici per dotarsi di riserve d’acqua in vista di una nuova e probabile siccità ma nei posti sbagliati (ovvero dove non servono per ciò che dovrebbero principalmente servire):

(Il) cosiddetto “piano laghetti” punta a sostenere vecchi e nuovi progetti di invasi artificiali in tutte le regioni con l’obiettivo di evitare la dispersione di acqua e soddisfare il fabbisogno idrico.
Nonostante l’enfasi con cui era stato rilanciato lo scorso anno, finora i risultati del piano laghetti sono stati scarsi: ne sono stati fatti pochi e in ritardo rispetto alle previsioni iniziali. L’invaso di Castrezzato [in provincia di Brescia, n.d.L.] è la dimostrazione delle difficoltà dovute principalmente alla burocrazia: è il primo realizzato in Lombardia, sei anni dopo la legge regionale che aveva consentito di sfruttare le ex cave come bacini artificiali.

Da Cosa è questo “piano laghetti” contro la siccità, articolo pubblicato su “Il Post” in data 1 marzo 2023: lo potete leggere interamente cliccando sull’immagine in testa al post.

A leggerlo, ecco sorgere un’ennesima domanda spontanea: possibile che la realizzazione di bacini idrici in pianura venga resa tanto difficoltosa dalla burocrazia mentre quella dei bacini in montagna al servizio dell’industria dello sci e della produzione di neve artificiale sia così facilitata, vista la frequenza con la quale vengono realizzati un po’ ovunque?

«Un utilizzo molto cautelativo dell’acqua»

[Immagine aerea di qualche giorno fa del Po nel tratto compreso nella provincia di Pavia, dalla quale è evidente la scarsità di acqua presente nel letto del fiume.]
Un servizio originariamente andato in onda giovedì 23 febbraio, nel notiziario di “Unica TV”, (lo potete vedere qui sopra) riporta le dichiarazioni di Massimo Sertori, assessore uscente agli Enti Locali, Montagna e Piccoli Comuni della Regione Lombardia con delega (anche) alla gestione delle acque, in merito alla gravità della situazione idrica in essere e ai forti rischi di una nuova e drammatica siccità nel corso della prossima estate (ne ho già scritto anche qui). Presso atto della realtà di fatto e della notevole mancanza di acqua nei fiumi e nei laghi lombardi, l’assessore dichiara di aver istituito «Il tavolo sulla crisi idrica già nei mesi di dicembre e gennaio invitando a un utilizzo molto cautelativo della risorsa acqua in erogazione a valle dei laghi».

Ribadisco queste parole:

un utilizzo molto cautelativo della risorsa acqua in erogazione a valle dei laghi.

Ora, al di là dei possibili aspetti tecnici e idrologici sottesi a queste parole, legati al fatto che i laghi prealpini fungono da sempre da serbatoi idrici per le pianure, ad ascoltare le parole dell’assessore mi è sorta spontanea e subitanea una domanda: perché un utilizzo molto cautelativo dell’acqua solo a valle dei laghi e non anche a monte? Dalla quale sorge un’altra domanda conseguente: forse perché l’acqua a monte dei laghi, dunque sulle montagne lombarde, è ampiamente utilizzata per alimentare gli impianti di innevamento artificiale delle piste da sci, alquanto promossi, sostenuti e finanziati da Regione Lombardia e dall’assessorato che fa capo a Sertori, i quali in questo ennesimo inverno avaro di neve naturale hanno funzionato a lungo per consentire l’apertura dei comprensori sciistici con gran consumo delle risorse idriche locali (nonché di energia, a sua volta per buona parte ricavata dall’acqua negli impianti idroelettrici)?

Sono domande assolutamente e inevitabilmente spontanee, ribadisco.

P.S.: sia chiaro che la risposta «ma tanto l’acqua consumata per la neve artificiale poi si scioglie e ritorna disponibile» che forse qualcuno potrebbe dare non è ammessa dacché più volte dimostrata equivoca e insostenibile.