Fore-Veermer!

Ora divento “mainstream” pure io e mi accodo a quelli che hanno riportato/riportano del doodle di Google di venerdì 12 novembre dedicato a Jan Veermer nel 389° anniversario della nascita (anche se in verità la data del giorno in cui venne al mondo non è conosciuta con precisione), ma d’altro canto Veermer è un artista di quelli che, ogni volta che me lo sono trovato davanti (ed è accaduto parecchie volte: al Rijksmuseum, alla Mauritshuis, alla National Gallery di Londra e alla National Gallery of Ireland eccetera) ne è scaturito un incontro meraviglioso e emozionante, ergo non posso che ringraziare Google per questo doodle e per quanto mi richiama alla memoria.

Veermer è uno dei massimi geni della luce e del colore, elementi magistralmente maneggiati con i quali trasforma scene apparentemente banali in trionfi di tecnica pittorica e potenza espressiva in grado di generare innumerevoli altri mondi percettivi dentro il “mondo artistico” racchiuso nei margini della tela, la cui visione illumina della stessa luce e colora degli stessi cromatismi lo sguardo, la mente e l’animo di chi la ammira. Sublime come pochi altri della sua epoca, ecco.

Personalmente, lo omaggio qui sotto, con un’opera forse meno celeberrima di altre ma che, per il soggetto ritratto, non posso che sentire affine: Il Geografo, del 1668-1669, conservata allo Städelsches Kunstinstitut di Francoforte. Insomma: foreve-ermer!

P.S.: date un occhio a essentialveermer.com, un sito web (in inglese) che contiene un’infinità di materiali su Veermer, la sua vita, le opere e il contesto nel quale egli visse e dipinse. Per i veermeriani incalliti c’è anche una newsletter – aperiodica ma sempre molto ricca, quando viene diffusa – alla quale potersi iscrivere per ricevere sempre nuovi input sul grande artista olandese.

Un tempo felice

Quello era ancora un tempo felice, senza televisione e senza radio, in cui si leggevano i libri. Mio padre, per esempio, era un lettore appassionato. Mi ricordo ancora dei suoi romanzi preferiti: I tre moschettieri, Il conte di Montecristo, L’eredità dei Björndal, Il castello di Umberto di Ganghofer, e poi Dostoevskij e soprattutto Gotthelf, il preferito. A casa non avevamo tanti libri ma quelli che non avevamo noi li avevano gli altri. Allora ce li imprestavamo. Bestseller che passavano di casa in casa erano ad esempio La cittadella, Com’era verde la mia valle e soprattutto uno che tutti si contendevano, intitolato I soldati della palude, scritto da un certo Langhof, dove si raccontava quello che il protagonista aveva vissuto in un campo di concentramento. A tavola allora si svolgevano animate discussioni, finché mamma diceva che dovevamo parlare d’altro.

(Oscar Peer, Il rumore del fiume, Edizioni Casagrande, 2016, traduzione di Marcella Palmara Pult, pag.139. Cliccate sull’immagine qui sopra per leggere la mia “recensione”.)

La strada

[Foto di Patrick Robert Doyle da Unsplash, rielaborate e unite da Luca. Cliccateci sopra per ingrandirla.]

Qual è la tua strada amico?… la strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell’arcobaleno, la strada dell’imbecille, qualsiasi strada. È una strada in tutte le direzioni per tutti gli uomini in tutti i modi.

[Jack KerouacSulla strada, traduzione di Marisa Caramella, Mondadori, 2010.]

Arbor Sapiens

Talvolta, un albero umanizza un paesaggio meglio di quanto farebbe un uomo.

[Gilbert Cesbron, Diario senza date, Editore Massimo, Milano, 2000; orig. Journal sans date (tome 1), 1963.]

Di alberi e di “filosofia arborea”, o dendrosofia, ne parleremo domenica prossima a Colle di Sogno con Tiziano Fratus, poeta, scrittore e dendrosofo, appunto. Cliccate anche qui, per saperne di più.