Venerdì 7 novembre a Erba con Luigi Casanova, per parlare delle “ombre” su Milano-Cortina e sul Monte San Primo

Le opere olimpiche per Milano-Cortina 2026 e il progetto “Oltrelario” sul Monte San Primo: due vicende che si potrebbero ritenere difficili da paragonare, non fosse altro per le proporzioni molto diverse – nella prima sono coinvolti numerosi territori montani in due regioni, la seconda una “piccola” montagna prealpina in mezzo al Lago di Como – e anche se entrambi concernono la fruizione turistica delle montagne.

Invece, a ben pensarci, le due vicende sono pienamente assimilabili soprattutto nei princìpi, formalmente gli stessi, che stanno alla base tanto di molte delle discusse infrastrutture olimpiche, dalla Valtellina ai territori dolomitici veneti, quanto dello scriteriato progetto sciistico a poco più di 1000 metri di quota del San Primo: soldi pubblici spesi per opere prive di logica e di sostenibilità sottratti ad altri interventi veramente utili per i territori coinvolti, scarsa o nulla considerazione degli effetti della crisi climatica in divenire, mancanza assoluta di interlocuzione con le comunità, assenza delle valutazioni ambientali previste dalle leggi vigenti o loro deroghe arbitrarie, mancanza di visione strategica per uno sviluppo realmente articolato, organico e sostenibile dei territori interessati dagli interventi, imposizione di modelli di fruizione turistica monoculturali ormai obsoleti, nessuna azione di tutela paesaggistica ovvero di sensibilità al riguardo… e  così via, l’elenco delle analogie basilari potrebbe continuare.

E infatti le continueremo, riprendendone e ampliandone le rispettive realtà di fatto, venerdì 7 novembre prossimo a Erba (Como) presso la Sala “Isacchi” di Ca’ Prina, in piazza Prina 5, nell’incontro dal titolo OMBRE SUL SAN PRIMO – Le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e il progetto del Monte San Primo: gli impianti sciistici che fanno male alla montagna con la partecipazione prestigiosa di Luigi Casanova, Presidente di Mountain Wilderness Italia nonché figura di rilievo internazionale assoluto nell’ambito della tutela delle montagne e dei territori naturali, con il quale avrò l’onore di dialogare intorno al suo fondamentale libro “Ombre sulla neve. Milano-Cortina 2026. Il “libro bianco” delle Olimpiadi invernali” (Altræconomia, 2022) e, appunto, in merito alle tante analogie che legano i prossimi Giochi Olimpici invernali e il progetto sciistico “Oltrelario” sul Monte San Primo, ovvero i modus operandi istituzionali che li stanno contraddistinguendo.

Sarà un incontro quanto mai denso di considerazioni interessanti, emblematiche e illuminanti la cui conoscenza è necessaria al fine di comprendere al meglio ciò che sta accadendo in merito alle due vicende oggetto della serata ma pure, in generale, alle tante montagne italiane sulle quali si registrano vicende simili. Poi, per ciò che mi riguarda, sarà veramente un immenso piacere tornare a contribuire alla “battaglia” per la difesa del Monte San Primo e sostenerne la causa, portata avanti con lodevole e incessante impegno dal Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo” sul cui sito potete trovare ogni informazione utile e restare aggiornati sulla vicenda.

Dunque, se vorrete e potrete essere presenti, non mancate: ve lo ribadisco, sarà un incontro di grande importanza, a beneficio della tutela del San Primo e di chi ha veramente a cuore le sorti del monte e di tutte le nostre montagne.

Fare i conti della serva (olimpica)

Secondo lo studio “L’Italia unisce il Mondo. Milano Cortina 2026: costruire ponti attraverso lo sport” della Banca Ifis, le Olimpiadi invernali avranno un ruolo cruciale per l’economia italiana. Il report ha infatti calcolato che l’impatto complessivo dei Giochi invernali sarà di circa 5,3 miliardi di euro, con benefici concreti sia nel breve che nel lungo periodo per i territori interessati.

Bene, ottima cosa.

Tuttavia il cittadino consapevole ricorderà senza dubbio che la campagna di monitoraggio “Open Olympics 2026”, promossa da 20 realtà civiche locali e nazionali con il sostegno di una rete internazionale, ancora nel 2024 ha quantificato spese potenziali per oltre 5 miliardi e 720 milioni di Euro, suddivise in 1 miliardo e 600 milioni per la realizzazione dei Giochi, e 4 miliardi e 120 milioni per le opere connesse, di cui il 68% assorbite da 45 opere stradali.

Facendo «i conti della serva», 5,3 miliardi di “ricavi” meno 5,72 miliardi di spese (sostenute da denaro pubblico) fa, già ora, un disavanzo di 420 milioni di Euro. È un calcolo elementare, certo, ma inevitabilmente significativo.

Ecco, se «fare i conti della serva» significa che bisogna essere molto minuziosi e precisi nel conteggio dei soldi da spendere per poter giustificare in modo legittimo e attendibile le spese fatte, mi sa che la “serva olimpica” così minuziosa e credibile non lo è mica tanto!

L’Alute di Bormio, il luogo dove dimora l’anima del territorio, che qualcuno vorrebbe distruggere

Qui sotto potete vedere – e/o riascoltare – l’intervento che ho proposto domenica 24 agosto a Bormio nel corso dell’incontro pubblico dedicato alle opere olimpiche in Valtellina e, nello specifico, alla questione della “Tangenzialina dell’Alute”, uno dei progetti più emblematici, discutibili e giustamente contestati tra quelli proposti per i prossimi Giochi Olimpici.

Nell’intervento ho cercato di spiegare, da forestiero che non ha alcun titolo per venire a dire ai bormini cosa fare del loro territorio ma pure da studioso dei paesaggi montani e della loro importanza per le comunità che li abitano, quanto io creda sia speciale un luogo come l’Alute per il territorio di Bormio e non solo, visto il suo potente e evidente valore culturale e identitario per tutta la regione montana circostante. E per ciò ho chiesto ai bormini, a prescindere da qualsiasi opera che verrà realizzata oppure no, di salvaguardare il più pienamente e il più a lungo possibile un luogo così speciale: perché l’Alute è Bormio e i bormini sono l’Alute, e ogni cosa che vi possa essere realizzata lascerebbe il segno non solo sul terreno ma pure, e soprattutto, sull’immagine della comunità e sull’anima dei suoi abitanti. Un luogo del genere non può essere svenduto ad interessi altri che poco o nulla c’entrano con l’anima del territorio e con l’identità della comunità, altrimenti saranno proprio quest’anima e tale identità a essere svendute – in tal caso per un orribile nastro d’asfalto a uso turistico del costo di oltre sette milioni di Euro. È proprio il caso che una circostanza del genere possa realizzarsi, e che un domani ci si veda costretti a raccontare com’era bella la piana dell’Alute, al passato, senza più poter affermare com’è bella?

Ma il mio intervento, ovviamente centrato sulla causa dell’Alute, è nei principi di fondo espressi valido per molte altre località alpine ciascuna delle quali ha la propria “Alute”, un luogo speciale che più di altri manifesta l’anima del territorio locale e della comunità che lo abita, e in tante di esse questi luoghi speciali sono minacciati da altrettanti progetti impattanti e privi di attenzione verso il paesaggio. Dunque, anche qui: sono veramente disposti gli abitanti di queste località, a svendere la propria anima e il proprio territorio ancora intatto per favorire gli interessi di pochi altri? E siamo disposti, tutti noi che frequentiamo le montagne, a perdere questi luoghi così speciali, patrimonio inestimabile di chiunque?

Ecco.

Buona visione e, se vi va, fatemi sapere che ne pensate di ciò che ho detto.

Il masso caduto sulla SS36, ovvero: per cosa dobbiamo dire “grazie” alle prossime Olimpiadi invernali?

P.S. – Pre Scriptum: questo che state per leggere è un intervento inviato alla stampa lecchese e valtellinese, ma credo che le considerazioni che vi propongo abbiano valore generale, soprattutto in senso civico.

In merito alla vicenda del masso caduto sulla Strada Statale 36 e sulla linea ferroviaria tra Lecco e Abbadia Lariana, il vicepresidente della Provincia di Lecco Mattia Micheli è intervenuto affermando che «È grazie alle Olimpiadi se la superstrada non è mai stata chiusa. Proprio perché c’era in corso un appalto Anas ha potuto intervenire nell’arco di poche ore non solo sulla rimozione del masso ma anche sul versante eseguendo subito una ricognizione».

Al netto dell’apprezzamento per il rapido intervento di Anas, e posto il massimo rispetto per la figura istituzionale da egli rappresentata, è bene rimarcare al vicepresidente Micheli che in un normale paese avanzato come l’Italia crediamo tutti quanti sia, dovrebbe essere la norma che si intervenga rapidamente su un’arteria fondamentale per una gran parte del territorio alto-lombardo e per le centinaia di migliaia di cittadini che vi abitano e della SS36 fruiscono (peraltro per un episodio grave ma non così importante), non che ci sia bisogno delle Olimpiadi per garantire la rapidità di intervento e i relativi fondi ovvero quella che dovrebbe essere la manutenzione ordinaria della strada.

D’altro canto la SS36 non esiste da ieri e la pericolosità del versante oggetto del crollo del masso – ultimo di una lunga serie di dissesti – è nota da decenni: come hanno giustamente denunciato alcuni geologi, non si è mai seriamente investito nel monitoraggio delle zone a rischio e nella conseguente prevenzione, il che rende ben chiaro come un intervento pur rapido consentito dal fatto che ci saranno le Olimpiadi – un evento fuori dall’ordinario, in verità – non può affatto rappresentare una cosa della quale essere realmente «grati», tanto più se pure in prospettiva olimpica si ragiona solo in termini di emergenze da risolvere anziché prevenirle.

Se invece le affermazioni del vicepresidente Micheli fossero un tentativo di rendere più gradito e benaccetto un evento come “Milano-Cortina 2026” che, al di là delle sue belle valenze sportive e di vetrina turistica per le località coinvolte, palesa una gestione e un’organizzazione delle opere connesse a dir poco discutibile, il risultato temo che non sia dei migliori – sempre con rispetto parlando.

Piuttosto, c’è da augurarsi che la spesso rimarcata legacy che l’evento olimpico dovrebbe generare a vantaggio dei nostri territori porti una ben maggiore attenzione verso la rete viabilistica lombarda  e in particolar modo nei confronti della Superstrada 36, arteria nata solo quarant’anni fa ma già vecchia e variamente ammalorata tuttavia fondamentale per l’alto Lago, la Valtellina e la Valchiavenna. In tanti già lanciano l’allarme sul rischio di una sua possibile futura chiusura e dunque di un inevitabile isolamento dei territori citati, peraltro a fronte di una linea ferroviaria Lecco-Colico pur rimodernata ma che rimane sostanzialmente la stessa di fine Ottocento – anche a livello di servizi offerti ai viaggiatori, purtroppo. Con o senza Olimpiadi, sarebbe bene lavorare e finalmente investire sul serio a beneficio delle comunità del territorio in questione, con una particolare cura sua alla gestione infrastrutturale e alla salvaguardia ambientale.

 

Come diventare ricchisssssimi grazie alle Olimpiadi invernali

Misurare la neve per le prossime Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 sulle montagne lombarde?

Wow, bella storia… così ci si può fare pure qualche soldo – com’è giusto che sia, visto l’incarico professionale di alto profilo richiesto – grazie all’organizzazione olimpica!

Vediamo un po’ che dicono al riguardo i due avvisi:

Accidenti… QUANTI SOLDI, eh! Toccherà aprire un conto in Svizzera a quelli che verranno scelti!

P.S.: no, non è uno scherzo, il primo di aprile è lontano. È tutto vero, già.