Sabato 14/10, “Oltre le Vette”, Belluno

È stato un onore e un grande piacere – lo ribadisco, ora ancor più da reduce – partecipare all’edizione 2023 di “Oltre le Vette” a Belluno come ospite di “Un’ora per acclimatarsi”, la serie di talk pubblici de “Il Dolomiti” dedicata ad alcuni dei temi “caldi” della realtà della montagna contemporanea. Sabato 14, nella centralissima Piazza Martiri, partendo dall’esperienza maturata per il lavoro sul libro Il miracolo delle dighe e per le mie ricerche sui paesaggi montani ho potuto disquisire dell’uso passato, presente e futuro dell’acqua di montagna nel talk Eredità idriche dal Vajont ai nuovi invasi insieme a figure prestigiose quali Giacomo Poletti, ingegnere ambientale ed esperto di meteorologia alpina, e Emiliano Oddone, geologo e fondatore di Dolomiti Project srl. Il tutto davanti a un pubblico sorprendentemente numeroso e attento.

Ringrazio di cuore coloro i quali hanno contribuito alla mia presenza e al successo generale di “Un’ora per acclimatarsi” – che conferma la bontà del suo format dopo la prima proposizione a Trento nel corso dell’ultimo Film Festival: Luca Pianesi e Luca Andreazza de “Il Dolomiti”, Pietro Lacasella, Michele Argenta, Sofia Farina e, a nome di tutta l’organizzazione di “Oltre le Vette”, Valentina Ciprian.

Cliccando sull’immagine lì sopra potete rivedere il talk di sabato 14, mentre per rivedere gli altri due incontri – parimenti interessanti e coinvolgenti – potete cliccare qui e qui.

Oltre le vette… “Il miracolo delle dighe”, sabato 14 a Belluno

Come vi ho già scritto qui, sabato 14 ottobre alle ore 11.30 in Piazza dei Martiri in centro a Belluno, nell’ambito della 27a edizione di “Oltre le Vette. Metafore, uomini, luoghi della montagna”, la storica e rinomata rassegna che ogni anno in questo periodo fa di Belluno la capitale della cultura di montagna, avrò il grande onore di partecipare al talk di “Un’ora per acclimatarsi” dal titolo Eredità idriche dal Vajont ai nuovi invasi con il mio ultimo libro Il miracolo delle dighe.

Nel salottino all’aperto, insieme a me che porterò l’esperienza maturata negli ultimi anni durante il lavoro di scrittura del libro, ci saranno Pietro Lacasella (Alto Rilievo – Voci di Montagna), Michele Argenta (Ci sarà un bel clima), Luca Pianesi (Il Dolomiti), Sofia Farina (Pow – Protect Our Winters– tutti quanti soggetti che curano l’iniziativa – e Giacomo Polettiingegnere ambientale ed esperto di meteorologia alpina. La partecipazione al talk è libera e gratuita, quella al dibattito di chiunque voglia portare la propria opinione sui temi trattati è assolutamente gradita e auspicata.

A tal proposito, come suggerisce il titolo dell’incontro, sarà l’acqua delle montagne la protagonista principale del dibattito, un elemento quanto mai referenziale e identitario per i territori montani e al contempo variamente minacciato dai cambiamenti climatici e dalle attività antropiche. In tal senso la siccità del 2022 ha evidenziato le criticità economiche, ambientali, sociali e sanitarie che si possono verificare con l’inesorabile aumento delle temperature. Si è così tornati a discutere di bacini idrici come riserve per i periodi più critici e si è parlato addirittura di “guerre dell’acqua” tra chi l’aveva (il Trentino Alto Adige) e chi la chiedeva (la Lombardia e il Veneto). Invasi artificiali e dighe per molti sono la soluzione, ma come insegna il Vajont la natura non può essere sfruttata sempre e comunque. Il tema è di stretta attualità con il nuovo e dibattuto progetto della diga del Vanoi a cavallo tra Trentino e Bellunese. Quali sono gli scenari che ci aspettano nel futuro dal punto di vista idrico? Cosa possiamo (ancora) fare dell’acqua delle nostre montagne, e cosa sarebbe il caso di non dover fare più?

Per saperne di più sull’evento e in generale sull’edizione 2023 di “Oltre le Vette” – che è già in corso da qualche giorno e durerà fino al 15 ottobre – date un occhio qui.

 Vi aspetto sabato 14 a Belluno, se vorrete e potrete essere presenti. Sarà un piacere incontrarvi e chiacchierare con voi, sui temi del talk e su ogni altra cosa interessante!

Belluno, “Oltre le vette”, sabato 14 ottobre

Da oggi, 6 ottobre, parte l’edizione 2023 – la 27a –  di “Oltre le Vette. Metafore, uomini, luoghi della montagna, la storica e rinomata rassegna del Comune di Belluno divenuta ormai un punto di riferimento nella cultura della montagna per la quale ogni autunno, dal 1997, la città ai piedi delle Dolomiti diventa la capitale italiana. Quest’anno del ricco calendario di eventi che animeranno l’intera città avrò il grande onore di fare parte: sabato 14 ottobre alle ore 11.30 in Piazza dei Martiri, in centro a Belluno con partecipazione libera e gratuita, parteciperò al talk di “Un’ora per acclimatarsi” dal titolo Eredità idriche dal Vajont ai nuovi invasi. Nel salottino all’aperto, insieme a me che porterò l’esperienza maturata negli ultimi anni durante il lavoro di scrittura del mio libro Il miracolo delle dighe, ci saranno Pietro Lacasella (Alto Rilievo – Voci di Montagna), Michele Argenta (Ci sarà un bel clima), Luca Pianesi (Il Dolomiti), Sofia Farina (Pow – Protect Our Winters) – tutti quanti soggetti che curano l’iniziativa – e Giacomo Poletti, ingegnere ambientale ed esperto di meteorologia alpina.

Come suggerisce il titolo dell’incontro, sarà l’acqua delle montagne la protagonista principale del dibattito, un elemento quanto mai referenziale e identitario per i territori montani e al contempo variamente minacciato dai cambiamenti climatici e dalle attività antropiche. In tal senso la siccità del 2022 ha evidenziato le criticità economiche, ambientali, sociali e sanitarie che si possono verificare con l’inesorabile aumento delle temperature. Si è così tornati a discutere di bacini idrici come riserve per i periodi più critici e si è parlato addirittura di “guerre dell’acqua” tra chi l’aveva (il Trentino Alto Adige) e chi la chiedeva (la Lombardia e il Veneto). Invasi artificiali e dighe per molti sono la soluzione, ma come insegna il Vajont la natura non può essere sfruttata sempre e comunque. Il tema è di stretta attualità con il nuovo e dibattuto progetto della diga del Vanoi a cavallo tra Trentino e Bellunese. Quali sono gli scenari che ci aspettano nel futuro dal punto di vista idrico? Cosa possiamo (ancora) fare dell’acqua delle nostre montagne, e cosa sarebbe il caso di non dover fare più?

“Un’ora per acclimatarsi” è un format che offre incontri pubblici nei quali confrontarsi su temi di stringente interesse per il territorio e sulle diverse visioni di sviluppo, insieme a personalità di rilievo. Tre incontri di un’ora, ciascuno incentrato su un argomento diverso, in cui si parlerà di montagne, clima, ambiente e società. Dialoghi a più voci in cui si leggerà il presente e si cercherà di immaginare il futuro, sia alla luce della crisi climatica, sia attraverso le trasformazioni culturali che possano modellare una prospettiva migliore per le terre alte. Un’occasione di confronto, informale e aperta alla popolazione, al momento dell’aperitivo. A cura di Alto Rilievo, Ci sarà un bel clima, Il Dolomiti, POW – Protect Our Winters.

Nel sito web di “Oltre le vette” trovate il programma, i link per le prenotazioni degli eventi che le richiedono e tutte le informazioni utili per partecipare al festival – ma ricordate che tutti gli eventi di “Un’ora per acclimatarsi” sono liberi e gratuiti. Qui invece trovare un bell’articolo de “Il Dolomiti” che presenta nel dettaglio l’edizione di quest’anno.

Dunque, ci vediamo sabato 14 ottobre a Belluno! Sarà un gran piacere incontrarci di persona e parlare insieme di cose di montagna!

“Il Dolomiti” e l’Everest

Ringrazio di nuovo la redazione de “Il Dolomiti” e il direttore Luca Pianesi per aver concesso considerazione e spazio alle mie impressioni formulate qualche giorno fa riguardo la deriva consumistica – si può definire così – che sempre più sta corrompendo il turismo d’alta quota e high cost (cioè l’opposto del low cost) himalayano, col quale basta pagare una cifrona di dollari non solo per essere trasportati (letteralmente, quasi) sulla vetta dell’Everest ma per avere servizi da hôtellerie di lusso al campo base della montagna, a 5000 m di quota. Una follia sempre più degradante che dovrebbe essere regolata se non drasticamente limitata, prima che lo faccia da par suo qualche grande tragedia ambientale e umana.

D’altro canto, come alcuni hanno giustamente commentato a seguito dell’articolo, quello che sta avvenendo sugli ottomila himalayani non è che il risultato, portato sotto molti aspetti all’estremo, del modello di turistificazione delle alte quote già ben rodato sulle Alpi da almeno due secoli e, ovviamente, soprattutto negli ultimi decenni. In fondo, al netto dei rischi oggettivi, l’unica differenza tra l’immagine della coda di alpinisti sulla cresta sommitale dell’Everest, visibile nell’articolo de “Il Dolomiti”, e quella diffusa qualche giorno fa sulla stampa e in rete (la vedete qui sotto) che ha mostrato la coda di alpinisti in salita verso il Breithorn, uno dei quattromila più semplici delle Alpi anche perché 300 metri sotto la vetta, sul Klein Matterhorn/Piccolo Cervino, ci arrivano le funivie da Zermatt e Cervinia, è il costo dell’ascesa. Il prodotto turistico in vendita è lo stesso, cambia solo la scala altitudinale con ciò che ne consegue – oltre al prezzo, appunto.

[Immagine tratta da repubblica.it.]
Dunque, prima di indignarci – comprensibilmente e necessariamente – per quanto sta accadendo in Himalaya, avremmo potuto e forse dovuto farlo nel momento in cui la frequentazione turistica delle Alpi si è fatta sempre più industriale e commerciale e sempre meno attenta ai luoghi e all’ambiente. Almeno mezzo secolo fa, in pratica. Ma non è mai troppo tardi per risensibilizzarci in tal senso, sia a 8000 che a 4000 metri di quota e anche più a valle, dove certe situazioni di consumismo turistico alpestre si stanno facendo anche peggiori e più sconcertanti. Con l’augurio che non compaiano panchine giganti o altre simili “amenità” turistiche pure sulle seraccate del Khumbu in bella vista della vetta dell’Everest!

Per leggere l’articolo su “Il Dolomiti”, cliccate sull’immagine in testa al post.

Contro l’«effetto WOW» del turismo in montagna

[Turismo “WOW!” (?) a Braies e a Misurina. Immagini tratte da qui.]
Devo ringraziare molto gli amici Dante Schiavon, membro del Gruppo di Intervento Giuridico (GRiG) e dell’associazione “SEQUS / Sostenibilità Equità Solidarietà”, da anni impegnato nelle questioni legate al consumo di suolo nel suo Veneto e non solo, e Luca Pianesi, direttore de “Il Dolomiti”, uno degli organi di informazione più attenti alla realtà delle montagne italiane, per come stiano contribuendo a tenere alta l’attenzione su certe fenomenologie di natura pseudo-turistica che si registrano di frequente e che si manifestano come espressioni di una certa forma mentis politica la quale appare sempre più alienata e perniciosa rispetto alle realtà territoriali amministrate, in tema di turismo macroscopicamente (ma non soltanto in questo ambito).

Dante Schiavon, nell’articolo L’effetto “WOW” del turismo industriale pubblicato sabato 8 luglio scorso su “Il Diario Online”, cita le mie considerazioni sulla questione del ponte tibetano che si vorrebbe realizzare a Vezza d’Oglio, in Alta Valle Camonica, che a fronte del rappresentare l’ennesima giostra turistica che riduce il territorio alpino ad un mero divertimentificio per turisti ai quali nulla viene riportato della cultura del luogo – anzi, vengono resi protagonisti della sua banalizzazione – è presentato dagli amministratori locali come «un’opera necessaria per creare un effetto WOW che oggi manca al paese». Dichiarazione assolutamente emblematica di quella forma mentis a cui facevo cenno poco fa, dalla quale Schiavon prende spunto per raccontare alcune realtà venete ad essa afferenti e formulare considerazioni al riguardo molto interessanti.

Lo stesso 8 luglio su “Il Dolomiti” il direttore Luca Pianesi in Dalle panchine giganti ai ponti tibetani passando per i mega eventi in quota (come le Olimpiadi): se si insegue l’effetto ”wow” e si trasforma la natura in fattore produttivo riprende l’articolo di Schiavon agganciandone le osservazioni alle mie formulate riguardo la questione del ponte camuno, contestualizzandole in maniera ancora più articolata alla realtà alpina contemporanea e in questo modo denotando l’invasività di certi modelli politico-amministrativi lungo tutta la cerchia alpina italiana – nonché lungo la dorsale appenninica – che utilizzando un concetto di “turismo” obsoleto, degradante, insostenibile, fuori contesto rispetto ai luoghi ai quali viene imposto attraverso formule di marketing che parrebbero già stupide se rivolte a un bambino di prima elementare, generano un sistema di potere economico, con ovvie ricadute elettorali, privo di reali benefici per le comunità residenti e che di contro rischia di distruggere alcuni degli angoli più belli e preziosi della montagna italiana.

Ecco: mantenere alta l’attenzione e articolato il dibattito su questi temi e sulle situazioni conseguenti, nonché la denuncia ferma e articolata nei casi in cui ve ne sia il bisogno, è quanto mai importante. Ciò perché quei politici che attentano in modo tanto sconcertante all’integrità, la cultura, l’identità e la bellezza delle montagne rappresentano una parte sempre più minoritaria – ma purtroppo ancora dotata delle redini del potere amministrativo locale – della realtà delle nostre montagne, anche dal punto di vista turistico: a fronte di un turismo massificato e “ignorante”, ingente ma in costante diminuzione, c’è una parte sempre più ampia di turisti e di frequentatori delle montagne in genere i quali sanno prendere sempre più coscienza delle cose che non vanno, di ciò che è deleterio per le montagne e l’ambiente, di quanto siano da evitare modelli turistici che si vorrebbero ancora imporre nonostante siano palesemente fallimentari. Per tutto questo dibattere con costanza e con intelligenza e consapevolezza su questi temi è importante: perché rappresenta un minimo ma fondamentale atto di scrittura del futuro delle nostre montagne, un futuro diverso da quello preteso da alcuni e ben migliore per le comunità residenti.

Ovviamente potete leggere i due articoli cliccando sulle rispettive immagini.