Sabato e domenica in Valmalenco c’è Alt[R]o Festival!

Sabato e domenica prossimi, tra Sondrio e la Valmalenco, torna uno degli appuntamenti più innovativi e affascinanti tra quelli che si svolgono sulle montagne italiane: Alt[R]o Festival, un evento che nasce dal desiderio di far conoscere al pubblico uno degli angoli più belli e peculiari delle Alpi lombarde, la Valmalenco, esplorandola fuori dagli schemi consueti, andando alla scoperta di angoli nascosti, luoghi dimenticati, dettagli poco appariscenti, insegnando a perdersi consapevolmente, dimenticando la necessità di avere una meta e così ritrovando se stessi in una dimensione relazionale con la montagna diversa da ogni altra, più profonda e intensa, più consapevole e intima nonché emblematica per qualsiasi altro territorio montano.

Alt[R]o Festival anche per questa nuova edizione propone due giorni di esplorazione in cammino, laboratori e sport a stretto contatto con alberi, fiori, pascoli e rocce, per vivere un’esperienza intuitiva e nitida nella Natura a fianco di grandi artisti e figure importanti della cultura montana, il tutto condensato in un ricco programma di attività ed eventi.

Tra gli ospiti di grande calibro e notevole fama presenti quest’anno, inopinatamente (e nuovamente) ci sarò anch’io, sabato 24 alle 17.30 in Piazza SS. Giacomo e Filippo a Chiesa in Valmalenco – con  partecipazione libera – in Walkingstories, performance artistica, musicale e letteraria con il coinvolgimento del pubblico: un momento di condivisione di esperienze che possano creare una mappa collettiva composta da immagini, cose, suoni e parole. Ciò grazie a Laboule, creazione e ricerca sonora, Erica e Giulio Verri, art performers, e al sottoscritto, che cercherà di portare e offrire ai presenti la propria esperienza di autore letterario ma soprattutto di lettore di libri e di paesaggi, con questi due elementi liberamente interscambiabili al fine di generarne una lettura unica e condivisa – anche con chi sarà presente, appunto.

Inoltre, avrò anche l’onore di affiancare Tiziano Fratus domenica 25 all’Alpe Ventina, ai piedi dell’omonimo ghiacciaio e all’ombra del celebre larice millenario, uno degli alberi più vecchi d’Italia, per gli appuntamenti programmati in loco e in particolar modo per presentare con Tiziano i suoi ultimi due libri, Alberi millenari d’Italia e Sutra degli alberi, alle ore 12 presso il Rifugio Ventina.

Per qualsiasi altra informazione su Alt[R]o Festival 2022, sul suo programma, sugli aggiornamenti del caso e per sapere come partecipare, cliccate sull’immagine in testa al post e visitate il sito web dell’evento.

Alt[R]o Festival aspetta tutti voi, dunque: e vi posso assicurare con cognizione di causa che, se sarete presenti, vivrete un’esperienza che non scorderete facilmente.

24 e 25 settembre: in Valmalenco torna Alt[R]o Festival!

Il 24 e 25 settembre prossimitra Sondrio e la Valmalenco, torna uno degli appuntamenti più innovativi e affascinanti tra quelli che si svolgono sulle montagne italiane: Alt[R]o Festival, un evento che nasce dal desiderio di far conoscere al pubblico uno degli angoli più belli e peculiari delle Alpi lombarde, la Valmalenco, esplorandola fuori dagli schemi consueti, andando alla scoperta di angoli nascosti, luoghi dimenticati, dettagli poco appariscenti, insegnando a perdersi consapevolmente, dimenticando la necessità di avere una meta e così ritrovando se stessi in una dimensione relazionale con la montagna diversa da ogni altra, più profonda e intensa, più consapevole e intima nonché emblematica per qualsiasi altro territorio montano.

Alt[R]o Festival anche per questa nuova edizione propone due giorni di esplorazione in cammino, laboratori e sport a stretto contatto con alberi, fiori, pascoli e rocce, per vivere un’esperienza intuitiva e nitida nella Natura a fianco di grandi artisti e figure importanti della cultura montana, il tutto condensato in un ricco programma di attività ed eventi.

Tra gli ospiti di grande calibro e notevole fama presenti quest’anno, inopinatamente (e nuovamente) ci sarò anch’io, sabato 24 alle 17.30 in Piazza SS. Giacomo e Filippo a Chiesa in Valmalenco – con  partecipazione libera – in Walkingstories, performance artistica, musicale e letteraria con il coinvolgimento del pubblico: un momento di condivisione di esperienze che possano creare una mappa collettiva composta da immagini, cose, suoni e parole. Ciò grazie a Laboule, creazione e ricerca sonora, Erica e Giulio Verri, art performers, e al sottoscritto, che cercherà di portare e offrire ai presenti la propria esperienza di autore letterario ma soprattutto di lettore di libri e di paesaggi, con questi due elementi liberamente interscambiabili al fine di generarne una lettura unica e condivisa – anche con chi sarà presente, appunto.

Inoltre, probabilmente, avrò anche l’onore di affiancare Tiziano Fratus domenica 25 all’Alpe  Ventina, ai piedi dell’omonimo ghiacciaio e all’ombra del celebre larice millenario, uno degli alberi più vecchi d’Italia, per gli appuntamenti programmati in loco.

Per qualsiasi altra informazione su Alt[R]o Festival 2022, sul suo programma, sugli aggiornamenti del caso e per sapere come partecipare, cliccate sull’immagine in testa al post e visitate il sito web dell’evento.

Alt[R]o Festival aspetta tutti voi, dunque: e vi posso assicurare con cognizione di causa che, se sarete presenti, vivrete un’esperienza che non scorderete facilmente.

L’inferno? È sulla DOL dei Tre Signori!

Se state camminando lungo l’itinerario della DOL dei Tre Signori e ad un tratto qualcuno vi manda all’inferno, non dovete assolutamente prendervela, anzi, dovreste ringraziare di cuore chi si rivolga a voi in quel modo, perché probabilmente vi sta consigliando di visitare la magnifica conca racchiusa dalle moli del Pizzo dei Tre Signori e del Pizzo di Trona che ospita il Lago d’Inferno e, poco sopra, l’omonima bocchetta che mette in comunicazione la Val Gerola con la Val Brembana. Peraltro, come ben raccontiamo – io con Sara Invernizzi e Ruggero Meles – nella guida DOL dei Tre Signori, questi toponimi non sono legati a presenze demoniache ma al bagliore dei fuochi dei forni fusori nei quali per secoli si fondevano i minerali ferrosi estratti dalle numerose miniere situate sia sui versanti valsassinesi che su quelli bergamaschi di queste montagne. Le quali, evidentemente a causa di quelle fiamme, ricordavano a qualche osservatore particolarmente fantasioso o superstizioso uno scenario da girone infernale: una credenza rinforzata dal fatto che, fino a un paio di secoli fa, le brulle e pericolose sommità delle montagne venivano ritenute la dimora di draghi, demoni e creature sovrannaturali d’ogni sorta.

D’altro canto tutto il territorio montano attraverso dall’itinerario della DOL dei Tre Signori è ricco di leggende, alcune relativamente recenti, altre la cui origine si perde nella notte dei tempi: la Valgerola non si esime certamente da questa “regola” e ce n’è una, di narrazione leggendaria, che spiega proprio l’origine del Pizzo di Trona e del Lago d’Inferno. Si racconta infatti che…

Molti secoli fa un vecchio saggio scelse di ritirarsi in preghiera in una delle grotte nei pressi del Pizzo dei Tre Signori. Trona era il nome dell’eremita, amato e conosciuto da tutti i valligiani. La sua fama era tale da infastidire il Diavolo in persona, che risalì in Val Gerola per arrecare ogni tipo di danno e afflizione alla gente del posto, infestando i raccolti, uccidendo il bestiame e scatenando violenti temporali. Terrorizzati, i valligiani si rivolsero al santone implorando il suo aiuto. Trona scese allora dalla montagna in direzione del Pizzo Varrone, luogo che il Diavolo aveva scelto come dimora. Il cielo si oscurò, si scatenò la più violenta tempesta che si ricordi ed ebbe inizio un duello memorabile. Il Diavolo iniziò a scagliare un grande quantità di enormi pietre contro il santone, ma con nessuna gli riuscì di colpirlo; di contro, il santone si fermò presso un grosso masso e vi tracciò solennemente una sorta di croce con la mano. Proprio in quel punto la roccia si divise in quattro parti e cominciò a scivolare con forza verso la grotta del Diavolo. Il demone rimase travolto dalla frana, che lo trascinò ai piedi del Pizzo dei Tre Signori, aprendo un enorme squarcio nel terreno. La voragine venne presto colmata dai torrenti formatisi dal diluvio, dando origine a un grande lago che risucchiò il demone e prese il nome, appunto, di Lago d’Inferno. Nello stesso momento la terra che si era ritratta per non essere toccata dal diavolo si sollevò in alto, formando una nuova cima, a forma di cono, che fu subito ribattezzata con il nome del vincitore, Pizzo di Trona.

P.S.: altre leggende della zona le potete leggere in “Paesi di Valtellina”, qui. La foto in testa al post è di Cristian Riva, mentre la leggenda è tratta da questo post sulla pagina Facebook “I Cammini di Orobie”. Per saperne di più sulla guida Dol dei Tre Signori, cliccate sull’immagine qui sotto: per ogni altra informazione al riguardo e per sapere come reperirla, potete consultare www.orobie.it/cammini/, scrivere un messaggio a redazione@orobie.it oppure telefonare al numero 035/240.666.

Un luogo sospeso tra la realtà e il… (Colle di) Sogno!

Di Colle di Sogno ho già scritto molto, qui sul blog e altrove, essendo uno dei più bei borghi della montagna lombarda e un luogo nel quale e per il quale lavoro, nella progettazione culturale, da molto tempo, per cui forse lo conoscete già nelle sue così suggestive peculiarità paesaggistiche e urbanistiche e nella bellezza del suo paesaggio.

Colle di Sogno è anche adiacente all’itinerario escursionistico che corre lungo la DOL – Dorsale Orobica Lecchese da Bergamo fino a Morbegno, e infatti del borgo abbiamo raccontato, io e gli altri due coautori, nella guida Dol dei Tre Signori – date un occhio qui, al riguardo. I camminatori che percorrono il trekking della DOL lo possono raggiungere e visitare con una deviazione che richiede meno di un’ora e offre in lauto cambio l’ottima cucina tradizionale della Locanda nel centro del borgo. Se invece volete già sapere qualcosa di più su Colle di Sogno, e sul progetto speciale di valorizzazione culturale del luogo curato da Alpes e significativamente intitolato Un luogo dove re-stare, potete cliccare qui.

Cliccate invece sull’immagine lì sopra per visitare la pagina facebook I cammini di Orobie, dalla quale è tratta.

«CE L’HO PIÙ GROSSO IO…

il comprensorio sciistico!». Già, sembra che ragionino ancora così, i gestori di certe stazioni sciistiche: come negli anni Settanta, nell’epoca dello “ski total”, dei grandi comprensori industrial-turistici dove contava avere più impianti e piste di tutti, della montagna che cominciava a essere trasformata in luna park alpestre ad uso e consumo del turista cittadino, di una realtà che sostanzialmente non esiste più. Veramente oggi va e può ancora andare in questa direzione, lo sci?

Salvaguardare il Vallone delle Cime Bianche – uno degli ultimi territori d’alta quota ancora incontaminati delle Alpi Occidentali – da chi vorrebbe installarvi dei nuovi impianti di risalita per unire i comprensori di Cervinia-Zermatt e del Monterosa Ski e crearne uno tra i più grandi d’Europa soltanto per gridare ai quattro venti «CE L’HO PIÙ GROSSO IO!» (francamente non vedo altri motivi sostenibili e giustificabili, al riguardo) non significa solo difendere la bellezza naturale di una meravigliosa valle alpina, ma anche e soprattutto salvaguardare il futuro di tutte le Alpi e mettere le basi per il loro miglior sviluppo possibile. Di più: è la manifestazione di una presa di coscienza civica e culturale nei confronti di un patrimonio di inestimabile valore, le nostre montagne, che è di tutti e che nessuno può permettersi di svendere in modi tanto degradanti e dissennati.

Partecipate alla seconda edizione di “Una salita per il Vallone. In difesa delle Cime Bianche”, sabato 6 agosto: trovate tutte le info al riguardo cliccando sull’immagine in testa al post. E’ importante, è necessario, è nobile, è civico, è un gesto bello tanto quanto le nostre montagne!