Suoni, voci e visioni del Monte San Primo (contro rumori, caos, incurie)

Se voi vi trovaste davanti una piscina con dentro poca acqua, giusto una spanna e per giunta in costante calo, vi ci tuffereste? No, ovviamente, perché rischiereste di dare una sonora capocciata sul fondo. Ma, ad un tratto, vedreste alcuni figuri che non solo ci si tuffano in quella poca acqua, facendosi male ma fingendo che nulla sia successo, ma pretendono pure di renderla un’attrazione acquatica e che la gente ci si tuffi come loro, spendendo per questo fine un sacco di soldi. Voi ci provate a dire loro che no, è un’assurdità, non c’è quasi più acqua nella piscina, come ci si può nuotare dentro? Ma loro nulla, non sentono ragioni, dicono che non è vero, anzi, danno a voi dei disonesti e dei disfattisti.

Ecco, questi figuri sono probabilmente dei politici. Ed è altrettanto probabile che la piscina in questione sia “sul” (ovvero il) Monte San Primo, dove alcuni enti locali vorrebbero mettere in pratica un progetto di “sviluppo turistico” da 5 milioni di Euro raffazzonato, incredibilmente illogico e privo di qualsiasi visione del futuro, un progetto del quale ho già scritto più volte qui. Lo fa notare a suo modo anche Luca Mercalli, climatologo che non abbisogna di presentazioni, nel messaggio inviato al Circolo Ambiente “Ilaria Alpi” – tra le prime e più attive associazioni nella denuncia dei progetti turistici sul San Primo, componente del Coordinamento nato di recente al riguardo – con il quale ha voluto rimarcare la totale irrazionalità scientifica e economica di tali interventi, e degli investimenti di soldi pubblici conseguenti, nella realtà climatica attuale e futura:

Ma allora noi climatologi non serviamo a niente… Da trent’anni i climatologi e i nivologi studiano l’innevamento alpino e lo vedono diminuire. Fa più caldo, la quota della neve si alza e il numero di giorni con suolo innevato si abbassa: abbiamo perso in meno di un secolo circa 15 giorni di innevamento. I colleghi delle Università e degli enti di ricerca francesi (CEN – Centre d’Etudes de la Neige) elvetici (WSL Istituto per lo studio della neve e delle valanghe SLF Davos, Università di Ginevra, Friburgo, Zurigo), italiani (EURAC Bolzano, Società Meteorologica Italiana, Moncalieri, ARPA regioni alpine) e austriaci (ZAMG Vienna), lo dicono in tutti i modi: il riscaldamento globale renderà sempre più frammentario e intermittente l’innevamento sotto i 2000 metri, sconsigliando nuovi investimenti in impianti sciistici, anche con innevamento programmato, che ha comunque bisogno di acqua, di freddo e di energia, tutti elementi non scontati. Allora quando vediamo che ancora oggi, quando perfino ai 3500 m di Plateau Rosa si annullano le gare di Coppa del mondo, pubbliche amministrazioni utilizzano denaro pubblico per progetti di sviluppo di comprensori sciistici a bassa quota, ci chiediamo: il nostro lavoro, i nostri avvertimenti, la nostra ricerca scientifica, serve a qualcosa?

Alle domande in forma retorica di Mercalli a me verrebbe da rispondere che sì, serve a qualcosa, qualcosa di fondamentale: contribuire a salvaguardare le nostre montagne, i territori in cui viviamo, il mondo che ci circonda, dal divenire della realtà (non solo dal punto di vista climatico) e, parimenti, da chi invece dimostra di voler lavorare per banalizzare, svilire, degradare quelle loro e nostre montagne in forza di convinzioni pericolosamente distorte con le quali sostenere interessi ostili alla realtà, alla storia, alla cultura e al futuro dei territori in questione.

Per protestare contro i progetti di “sviluppo turistico” del Monte San Primo, il Coordinamento delle associazioni impegnate al riguardo ha organizzato una giornata in loco, domenica 11 dicembre (ne vedete qui accanto la locandina), durante la quale camminare nel meraviglioso paesaggio del San Primo e così sensibilizzare chiunque sull’importanza ineludibile di comprenderne a fondo la bellezza e valorizzarne realmente le pregevoli peculiarità e le conseguenti potenzialità di sviluppo d’un turismo consapevole, sostenibile e in grado attivare quelle economie locali, di natura circolare ma non solo, che possono assicurare all’intero territorio del monte un buon futuro e una protezione da qualsivoglia turistificazione banalizzante.

Partecipare alla giornata è importante, direi necessario. È una manifestazione di senso civico, di sensibilità verso il nostro patrimonio naturale, di attenzione verso la sua realtà, di consapevolezza culturale, di godimento d’una bellezza paesaggistica rara e preziosa che non può essere sprecata e venduta come un bene di consumo.

Qui trovate l’evento Facebook dell’iniziativa con le indicazioni al riguardo. Per qualsiasi altra informazione, potete scrivere a info@circoloambiente.org

[Veduta dalla vetta del Monte San Primo verso la zona nella quale si vorrebbero realizzare i nuovi impianti sciistici. Immagine tratta dalla pagina Facebook “Per il Monte San Primo“.]

Un coordinamento per salvare il Monte San Primo

[Il Monte San Primo dall’Alpe di Terrabiotta. Immagine tratta da trekkinglecco.com.]
Nelle scorse settimane ho già scritto più volte, qui sul blog, della vicenda che coinvolge il Monte San Primo, massima vetta del Triangolo Lariano, ovvero del progetto di “sviluppo turistico” che la locale Comunità Montana e il Comune di Bellagio vorrebbero realizzare, un progetto che appare tra i più dissennati visti nei tempi recenti (e l’elenco al riguardo si sta facendo assai lungo, purtroppo). In primis così appare per la volontà di riportare sulla montagna lo sci su pista, con relative infrastrutture e l’inevitabile innevamento artificiale, a quote nivologicamente ridicole, (siamo a 1100 m!) che rendono qualsiasi investimento al riguardo fallimentare ancor prima di nascere, dunque uno spreco di denaro pubblico. Ma il progetto si “distingue” anche per rappresentare un ottimo esempio di certo contemporaneo interventismo per la “turistificazione” dei monti portato avanti da amministrazioni locali palesemente prive di idee, di logiche territoriali, di visione imprenditoriale, di cognizione ambientale e ecologica – che significa anche economica -, di capacità progettuali sistemiche e, in generale, di autentica conoscenza del territorio sul quale intervengono. Si propongono così un tot di cose, le si titola “progetto” facendole credere in grado di sviluppare l’offerta turistica del luogo e pretendendo che in esse vi si debba riscontrare una logica – magari attaccandoci sopra i soliti slogan del caso, quelli con dentro i termini “sviluppo”, “opportunità”, “rilancio”, “sostenibilità”, eccetera. Ma la sensazione che se ne ricava è invece quella di un po’ di carte da gioco pescate a caso da un mazzo e buttate altrettanto casualmente sul tavolo sostenendo che tale modo di giocare sia ragionato: ovvero, un copia-incolla generale di cose ritenute valide solo perché già fatte altrove che viceversa appaiono decontestuali, prive di logica territoriale e di conformità al luogo e alle sue peculiarità, senza nessuna autentica progettualità, nessuna visione di medio-lungo termine, nessuna considerazione culturale del luogo e una sterilità intellettuale complessiva che non lascia prevedere nulla di proficuo per il futuro ma appare come un voler ottenere tornaconti immediati e immediatamente spendibili (in chiave politica o in altro modo). Circostanze che purtroppo, come detto, si riscontrano in molti pretesi progetti di sviluppo turistico sostenuti da certe amministrazioni locali e che nel complesso evidenziano una diffusa mancanza di competenze su tali temi (ovvero un’inopinata obsolescenza di esse, come se si riferissero a realtà di cinquant’anni fa) che, per carità, nessuno pretende che chiunque possegga, anzi, ma che non per questo possono giustificare interventi confusi, raffazzonati e fatti tanto per fare – e per dire di aver fatto.

Tuttavia, come dicevo, il progetto del San Primo è talmente squinternato da essere stato immediatamente giudicato da molti come un’autentica follia, qualcosa privo di alcun buon senso sotto ogni punto di vista. Di contro, qualche rappresentante delle istituzioni locali sostenitrici del progetto ha ritenuto di bollare tali osservazioni formulate da più parti come «intellettualmente disoneste» (ovviamente, dal suo punto di vista, non potendo fare molto altro nel tentativo di giustificare le proprie scelte a fronte della loro generale illogicità). Ma se l’individuo onesto è colui che «agisce con lealtà, rettitudine, sincerità, in base a principî morali ritenuti universalmente validi, astenendosi da azioni riprovevoli nei confronti del prossimo, sia in modo assoluto, sia in rapporto alla propria condizione, alla professione che esercita, all’ambiente in cui vive» (voce “onesto”, vocabolario Treccani), una analisi appena più approfondita del progetto del Monte San Primo porta inesorabilmente a ritenere che la “disonestà” non stia certo in chi cerca di mettere in evidenza le palesi problematicità degli interventi ipotizzati in relazione al luogo e alle sue caratteristiche ambientali: un luogo di meraviglioso valore alpestre che veramente certifica alcuni di quegli interventi come «azioni riprovevoli» e certamente lontano da quei «principi morali» che in territori come il Monte San Primo dovrebbero mirare innanzi tutto alla salvaguardia ambientale e alla valorizzazione culturale di esso e della sua bellezza, un patrimonio dall’enorme potenzialità “turistica” ma nell’accezione virtuosa del termine, non certo in quella banalizzante che il progetto per molti versi tende a alimentare se non proprio che ricerca esplicitamente.

Quindi è una bella e nobile iniziativa quella che ha determinato la costituzione del Coordinamento “Salviamo il Monte San Primo”, unendo sotto tale egida ben 19 associazioni di vario genere, non solo specificatamente ambientaliste, che agiscono sia nell’ambito locale che in quello regionale e nazionale, oltre che un gran numero di persone che stanno pubblicamente manifestando la loro netta opposizione al progetto, magari anche inviando messaggi al riguardo agli enti locali coinvolti (si veda qui sotto). Il primo atto del Coordinamento è stata la diffusione di un “appello pubblico” nel quale sono riportati i principi cardine dell’azione dei soggetti che vi partecipano, le richieste al riguardo agli enti pubblici locali e alcune proposte alternative di immediata realizzazione atte a riequilibrare il progetto e soprattutto il suo impatto sul luogo.

Trovo che la nascita del Coordinamento rappresenti una bella dimostrazione di attenzione e di sensibilità – oltre che di affetto – verso il San Primo, anche per come la sua attività rimetta nel giusto equilibrio la relazione civica e politica che la comunità sociale deve intessere con i territori in cui vive e che gestisce, e che non possono essere soggetti a interventi incoerenti ad essi imposti in modo univoco, calandoli dall’alto dunque senza un’analisi condivisa e strutturata della loro portata sul territorio. Giustamente il Coordinamento chiede un incontro sollecito alle amministrazioni pubbliche coinvolte, per discutere intorno alle maggiori criticità del progetto: dovrebbe avvenire il contrario ma, ahinoi, la politica contemporanea dimentica sempre più spesso la propria natura originaria e gli scopi in base ai quali è delegata ad agire. In ogni caso è assolutamente augurabile che un confronto ci sia e che risulti effettivamente costruttivo; il Coordinamento poi non si ferma qui e anzi da questi punti iniziali intende partire per sviluppare un’articolata azione non solo di sorveglianza intorno al progetto ma pure di sviluppo di idee alternative e di una presa di coscienza culturale sulla realtà del Monte San Primo, sulle sue valenze ambientali e sull’importanza di valorizzare un luogo così bello e speciale in modo consono e coerente alle sue caratteristiche geografiche, storiche, ambientali, culturali. È ciò che un luogo come il San Primo merita, ed è qualcosa che farebbe del San Primo un modello emblematicamente virtuoso, da seguire e nei suoi principi da imitare. E che darebbe anche molto lustro agli amministratori pubblici che in tal senso agissero: basterebbe che con un pizzico di onestà intellettuale (appunto, si veda sopra) capissero l’importanza e la valenza di un modello del genere. In fondo a volte basta poco per fare grandi e nobili cose, no?

La semplificazione

[Foto di Andrew Martin da Pixabay]
Fa piacere leggere che il Governo italiano vuole procedere, finalmente, a un’autentica semplificazione burocratica, e che voglia farlo «in tempi rapidi».

Infatti, a breve, la commissione parlamentare incaricata di esaminare la materia, che verrà appositamente creata tramite delibera parlamentare controfirmato dall’ufficio della Presidenza del Consiglio, una volta stabilita la propria composizione proporzionale in base ai numeri dell’organo maggiore, procederà con l’analisi della questione e l’elaborazione dei relativi dossier corredati di allegati e sub-allegati nei quali si raccoglieranno le osservazioni delle sotto-commissioni ad interesse locale – da istituire dietro apposite delibere degli organi amministrativi regionali (con obbligo di supervisione e consenso delle relative giunte) – in base ai quali elaborare una proposta pre-operativa che dovrà ottenere il consenso dei due terzi della commissione più i tre quinti delle suddette sotto-commissioni oltre che, superato il primo livello approvativo, quello dell’ufficio di presidenza del Parlamento, del sottosegretario alla presidenza, del funzionario vicario preposto, del capo di gabinetto del vicesegretario della giunta di controllo delle delibere (con la necessaria approvazione dei cinque ottavi dei membri della giunta), così da poter essere finalmente sottoposta a lettura da parte dell’ufficio della Presidenza del Consiglio e messa in discussione in entrambi i rami parlamentari con convocazione obbligatoria dei dodici diciottesimi dei membri, con eventuale approvazione in base al numero di voti maggiore o uguale al quorum funzionale fissato in una frazione superiore alla metà del numero totale dei votanti o degli aventi diritto al voto.

Se questo iter sarà concluso con successo, finalmente la suddetta commissione potrà istituire una task force atta allo studio delle semplificazioni da adottare, non prima tuttavia di aver designato una sub-task force che vigili sui lavori della prima per la quale il regolamento sarà da discutere al più tardi in data da destinarsi.

Ecco.

L’Italia.

ItaGlia, pardon.

Un appello fondamentale, per la cultura

Gli amici di Patrimonio Cultura hanno messo in atto un’iniziativa tanto lodevole quanto necessaria: un appello rivolto a tutti a sostenere anche la cultura, in questo periodo così difficile per tutti, ora soprattutto in senso sanitario ma poi, quando l’emergenza sarà passata, inesorabilmente in senso economico e dunque sociale.

Io ho firmato, spero lo facciate anche voi.
È uno di quei tanti minimi gesti che non costa nulla fare e che possono generare solo benefici. Per tutti, perché la cultura è di tutti e per tutti, e noi tutti siamo cultura.

Di seguito una parte dell’appello, che potete leggere nella sua interezza e firmare cliccando sull’immagine in testa al post.

L’emergenza Corona Virus che vede in prima linea gli operatori medici e sanitari impone che tutti gli sforzi debbano essere prioritariamente convogliati in ambito medico e assistenziale.
Pur tuttavia, le recenti disposizioni hanno imposto uno stop forzato alle attività di tutte le organizzazioni e istituzioni culturali. Questa situazione sta già producendo e produrrà enormi danni di natura economica, oltre che sociale, che renderanno ancora più difficile la sfida della sostenibilità per le organizzazioni culturali.
Stiamo assistendo, infatti, all’annullamento di spettacoli, festival ed eventi, alla cancellazione di impegni con artisti e operatori culturali, al blocco degli accessi ai musei e ai luoghi di cultura, ma, allo stesso tempo, ad un fisiologico calo di visitatori nel nostro Paese, da tutto il mondo.
Con spirito di grande entusiasmo e tenace creatività, alcune organizzazioni culturali si stanno reinventando per comunicare e coinvolgere il loro pubblico al di là della presenza in loco, in un importante e collettivo storytelling della nostra storia, arte ed identità.
Tuttavia questo non basta.
Come professionisti della cultura, della comunicazione e del fundraising crediamo che ciascuno, dallo Stato ai cittadini, dalle imprese alle istituzioni, debba e possa reagire in modo propositivo per avversare questa crisi e sostenere questo settore strategico e identitario del nostro Paese.
Questo è il momento di stare vicino alle nostre organizzazioni culturali. La cultura, con le sue declinazioni di turismo e indotto, è il principale asset dell’Italia e, in quanto tale, svolgerà un ruolo fondamentale nella ripresa dall’emergenza Coronavirus. Ma solo se adesso, nel momento di maggiore crisi, manifestiamo tutti la volontà di sostenere le nostre organizzazioni culturali. […]
Sostenere la cultura in questo momento vuol dire investire sulla ripresa del nostro Paese dopo questa emergenza. Perché il Coronavirus passerà, ma la cultura italiana resisterà, con tenacia e determinazione. Lo fa da oltre duemila anni contro ogni paura, attacco, crisi e difficoltà.