Il politico perfetto (pt.2)

In un’ennesima occasione – stavolta istituzionale e riservata – ho invece conosciuto un altro politico, anch’egli parlamentare d’un partito dei più preminenti e localmente assai popolare il quale, a differenza di quello di cui vi dicevo qui, si distingueva in tutt’altro modo: presente ma palesemente assente, tentennante, lo sguardo stranito, quasi in soggezione verso chiunque vi si rivolgesse con un tono di voce deciso, schivo come se non volesse essere lì ma lo avevano obbligato o come se avesse qualcosa da nascondere. Un pesce fuor d’acqua, finito all’ora di pranzo su una spiaggia piena di barbecue, insomma.

Caspita! – ho nuovamente esclamato a me stesso. Come trovare un’altra figura più facilmente soggiogabile al potere e alle gerarchie dominanti, adeguatamente priva di idee e iniziative sì da lasciar campo aperto a quelle imposte da altri? L’altro esempio  di “politico perfetto”, in pratica!

Ho espresso pure a quello i miei “complimenti” per tale consonanza. M’è parso oltre modo intimorito, ha sorriso appena, m’ha risposto un «Grazie!» traboccante di interrogativi e di apprensioni.

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Il politico perfetto (pt.1)

Durante un evento pubblico ho conosciuto un certo politico, parlamentare d’un partito dei più preminenti pur non essendone tra i pezzi più grossi ma, localmente, alquanto in vista. Ne ho conosciuti altri, sia chiaro, ma questo s’è distinto in modo particolare: altezzoso, tronfio, arrogante, sprezzante, incompetente oppure falso, avendo dichiarato pubblicamente cose errate. Caspita! – mi sono detto – quale rara attinenza tra una persona, le sue prerogative e la professione svolta! Un siffatto individuo non poteva che fare quel “mestiere”, più tagliato di così non poteva essere.

Me ne sono complimentato, ma credo che non abbia capito il senso delle mie “congratulazioni”.

L’ammirevole pervicacia dei politici

Comunque io i politici (italiani) li “apprezzo” pure.

Sì, perché trovatemi voi un’altra categoria che con siffatta orgogliosa pervicacia difende i diritti e i privilegi che ha acquisito nel tempo! Stipendi, vitalizi, immunità, privilegi… ci provano a metterli in discussione, ad abrogarli o eliminarli ma loro niente: fieri di quanto ottenuto, ogni volta lo difendono valorosamente e, nel caso qualcuno dei loro privilegi venga effettivamente abrogato, rapidamente lo ripristinano, magari cambiandogli forma ma lasciando inalterata – quando non accresciuta – la sostanza. Una perseveranza ammirevole, veramente ammirevole.

Voglio dire: fossero i comuni cittadini, ad avere una tal pervicacia e a difendere – se non a sviluppare – con simile ostinazione i diritti propri della società civile di cui sono membri, beh… oggi chissà quanta autentica democrazia si avrebbe, chissà quanta libertà d’ogni sorta, quanta giustizia, imparzialità, equità sociale, chissà quanti benefici a vantaggio di tutti!
Invece, che accade? Accade che i comuni cittadini sono sempre meno consapevoli di tali loro diritti naturali al punto da non impegnarsi quasi più nella salvaguardia di essi, nel frattempo che i politici (astutissimi, e anche per questo da ammirare!) fanno loro credere che il voto sia il “diritto” fondamentale e si fanno eleggere appositamente per difendere i propri artificiosi “diritti” esclusivi dei quali tuttavia sono ben consapevoli e per questo altrettanto decisi a salvaguardarli.

Geniale, vero? Suvvia, non si può non apprezzare cotanta astuzia!