Referendum e risate

[Foto di jacqueline macou da Pixabay, rielaborata da Luca.]
Leggo che a breve, in Italia, i cittadini saranno chiamati a votare in un referendum l’assenso o meno al taglio del numero dei parlamentari.

AHAHAHAHAH! Notevole trovata comica, non c’è che dire! Di quella comicità grottesca nella quale le “istituzioni” italiani sono maestre, indubbiamente.

È un po’ come se, a bordo di una nave piena di falle nello scafo che per questo imbarca acqua e affonda inesorabilmente, i marinai dell’equipaggio si mettano a discutere su quali mobili dell’arredamento di bordo buttare a mare perché ritenuti troppo pesanti e così colpevoli dell’inabissamento.
I mobili, già, non i buchi nello scafo.
Veramente una gag comicissima, appunto!

Al netto delle considerazioni sui pro e sui contro al riguardo, nonché delle gran risate (personali, ribadisco), sul serio in Italia si pensa e si crede che sia un problema di quantità e non invece di qualità della rappresentanza politica? E che tra 900, 600 o 10 oppure cinquemila parlamentari, se comunque incapaci, impreparati e cialtroni (pare che la politica italiana attiri solo figure del genere, da tempo), le cose possano cambiare?

Be’, bisogna ammetterlo: gli italiani sono proprio un popolo “divertente”. Molto divertente.

P.S.: che poi, a buttare i mobili in mare, si finisce per inquinarlo, eh! Col rischio che, una volta colata a picco la nave e finiti in ammollo, ci si ritrovi pure immersi nell’acqua sporca. Ecco.

5 pensieri su “Referendum e risate”

  1. Illuminante un commento di Piero Angela in occasione dei sessanta anni rella RAI, sarebbe come se un Paese con gravi problemi di approvvigionamento idrico, si mettesse a discutere sulla legge elettorale. Son passati sei anni, pochi… in fondo. Tanto più, per capire cosa significhi ridurre i parlamentari sul serio, occorre una cultura di un certo tipo.

    1. Giusto, verissimo.
      Poi, per quanto mi riguarda, ormai vado oltre e, thoreaunamente (si può dire?), mi chiedo quanto abbia ancora senso questo sistema politico – a livello globale, voglio dire, non solo nel caso specifico nostrano. E con ciò senza certo mettere in discussione la democrazia, anzi, chiedendomi pure se non vi sia una palese antitesi tra i due elementi, tutta sfavorevole se non nociva alla seconda.

      1. …e mi stupisco anche io, che pur rispettando Angela, ne percepisco i limiti… Sì forse questa politica ha poco senso, ma non c’è una cultura politica diffusa, parere mio, in Italia, quindi non c’è ricambio nell’immediato.
        Se nessuno gioca a tennis, se non ci sono ragazzi che iniziano a giocare a tennis, sarà difficile avere giocatori top… secondo me con la politica è simile, non interessa più a nessuno, davvero, attivamente.

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