Non volete pagare qualche centinaia di Euro per ammirare il cielo da una “stanza panoramica”? Ecco come fare!

(Articolo pubblicato su “L’AltraMontagna” il 29 febbraio 2024.)

[Immagine tratta da infosannio.com.]

Questo provvedimento, modificato, riconsegna alle nuove generazioni la possibilità di vedere il cielo, di ammirare la Via Lattea: si dà un’opportunità in più per far conoscere l’ambiente montano, non per violarlo.

Così afferma il consigliere regionale del Veneto Marzio Favero nel sostenere la legge, approvata qualche giorno fa, che permette la realizzazione di “stanze panoramiche” di vetro e legno, veri e propri micro hotel di lusso sulle montagne venete anche sopra i 1600 metri di altitudine cioè dove, fino a ora, potevano essere costruiti solo rifugi, bivacchi o manufatti di servizio al territorio, e pure in zone sottoposte a tutela ambientale.

Non c’è dubbio che il consigliere Favero sia certamente un politico competente e preparato, nelle proprie mansioni istituzionali, ma lo manifesti in misura minore – almeno così viene da ipotizzare, leggendo le sue dichiarazioni – nei riguardi dei territori montani, al punto da dover premurosamente svelare al consigliere e a chi sostenga le sue stesse posizioni una cosa che probabilmente ad essi sfugge. In montagna c’è già un posto dal quale poter osservare il cielo, ammirare la Via Lattea e conoscere a fondo l’ambiente circostante: è la vetta. E di vette a disposizione ce ne sono a iosa, certe montagne ne hanno anche più d’una, alcune sicuramente ostiche da raggiungere ma molte altre semplicissime: ci si arriva tranquillamente a piedi, spesso con poca fatica e non si devono spendere qualche centinaia di Euro per soggiornarvi, come di norma richiedono quelle stanze panoramiche in forza dei pacchetti turistici con i quali vengono offerte. Semmai basta una normalissima tenda oppure nemmeno quella, è sufficiente stendersi lassù, sulla vetta liberamente prescelta, e osservare il cielo al di sopra e il paesaggio d’intorno fino a che se ne abbia voglia. Anzi, fino a che ci si senta parte di essi, in relazione profonda con l’ambiente montano e soprattutto in contatto diretto, senza mediazioni, senza infrastrutture artificiali di mezzo che, inevitabilmente, disturbano l’esperienza e ne annacquano il valore peculiare spesso fino a farlo svanire del tutto.

[Immagine tratta da venetosecrets.com.]

Non c’è bisogno di qualcuno o qualcosa che «dia un’opportunità» di fare tutto questo, dunque. Anzi, sostenere ciò significa ritenere le «nuove generazioni» un po’ stupidotte e incapaci di conoscere e relazionarsi con l’ambiente montano senza qualche invenzione di natura commerciale, pur fascinosa che sia… [continua su “L’AltraMontagna”, qui.]

 

Il metodo più efficace per rendere “sostenibile” ogni progetto da realizzare sulle montagne

Di seguito vi verrà illustrato nel dettaglio il metodo migliore e più efficace per rendere “sostenibile” qualsiasi progetto di infrastrutturazione, urbanizzazione, turistificazione, cementificazione, consumo di suolo e altro di simile nei territori montani e di particolare pregio ambientale.

Non è così complicato, basta seguire attentamente i punti indicati:

  1. Prendere un progetto qualsiasi, anche il più palesemente impattante.
  2. Scriverci da qualche parte «sostenibile».

Ecco fatto!

Semplice, vero? Infatti è un metodo già alquanto diffuso e impiegato dagli enti pubblici italiani, che ne possono garantire la notevole efficacia politica e mediatica.

Provateci anche voi se diventerete sindaci, presidenti e assessori di provincia, di comunità montana, di regione, di altri dicasteri, soggetti istituzionali e di governo locale, responsabili di società che operano per conto del pubblico, eccetera. Ne trarrete una gran soddisfazione, garantito!

(Per leggere l’articolo al quale si riferisce l’immagine in testa al post, cliccate qui. Per leggere invece altre considerazioni interessanti sul tema, cliccate qui.]

Cortina d’Ampezzo verrà eternata nella vergogna?

Dunque, con la scusa delle prossime Olimpiadi invernali pochi amministratori scellerati hanno deciso di eternare il nome di Cortina d’Ampezzo non più legandolo alla bellezza straordinaria delle sue montagne o all’atmosfera elitaria che la contraddistingue ma a uno scempio ambientale, economico e culturale tanto privo di logica quanto ricco di arroganza e alla vergogna planetaria che ne deriva.

Uno scempio riguardo il quale in futuro a quegli amministratori si dovrà necessariamente rendere conto: il mio augurio agli amici cortinesi che veramente tengono al proprio territorio e al suo buon futuro è quello di saper fare memoria di ogni cosa, da quella macroscopica alla più minima, che sta accadendo e accadrà per la costruzione della pista da bob, così poi da chiederne conto, quando verrà il momento, a chi ne è stato mandante e sostenitore. Che non potrà e non dovrà sfuggire alle proprie responsabilità, come troppe volte è accaduto in altre circostanze – si veda la pista di Cesana Torinese. È un dovere civico e morale che va compiuto e riconosciuto a Cortina e alle sue meravigliose montagne.

La nuova pista di bob di Cortina: dalla tragedia alla farsa e al disastro duraturo

La pista olimpica di bob a Cortina: una trag(icomm)edia divenuta farsa e prossima a diventare disastro imperituro.

Come ben segnala l’amico Alessandro Filippini, riuscire a costruire e consegnare la pista cortinese entro 685 giorni significa farcela a soli 48 giorni dall’inizio dei Giochi. Pressoché impossibile, a meno che – questo lo aggiungo – i lavori vengano fatti malamente, senza cura, realizzando un’opera che comincerà a deteriorarsi molto presto e non per colpa dell’impresa incaricata ma, appunto, per sostanziale mancanza del tempo e delle condizioni necessarie a compiere un buon lavoro. Senza contare che il CIO – Comitato Olimpico Internazionale, il quale ha già concesso un rinvio sui tempi originariamente previsti, pretende giustamente un collaudo della pista fra soli 400 giorni, il tempo massimo entro il quale verificare la conformità dell’impianto e garantire la sicurezza degli atleti che vi gareggeranno – visto che si tratta di una pista nella quale si scende a 130 km/h e più, non di un semplice muro che anche se vien su un po’ storto fa nulla!

Nel contempo lo stesso CIO, insieme alla Federazione Internazionale di Bob e Skeleton e alla Federazione Internazionale di Slittino, continua a esprimere forti dubbi sulla decisione italiana di costruire una nuova pista di bob per i Giochi invernali di  Milano-Cortina del 2026. Il CIO ha affermato che gli organizzatori italiani devono avere pronto un “piano B” per le gare olimpiche qualora la nuova pista non fosse pronta entro marzo 2025. Fermo restando che, puntualizza il CIO, «Nessuna sede permanente dovrebbe essere costruita senza un piano legacy chiaro e fattibile. Il nuovo progetto per la pista di scorrimento a Cortina non affronta questi problemi poiché il progetto pianificato non include alcun uso sostenibile o eredità praticabile dopo i Giochi e non fornisce un luogo che soddisfi tutti i requisiti tecnici, aumentando significativamente i costi e la complessità per il Comitato Organizzatore che dovrà colmare le lacune».

[Immagine tratta da “Progetto esecutivo Cortina Sliding Centre”, 15/12/2023, fonte: www.vez.news.]
La verità, ogni giorno più palese, è che ai promotori politici della pista di bob cortinese e ai loro sodali non interessa nulla della pista stessa, di come sarà realizzata, di Cortina, della sua comunità, del paesaggio e men che meno delle Olimpiadi, se non come palcoscenico mediatico funzionale al fare propaganda politica, ma interessa solo spendere quella montagna di soldi pubblici per ricavarci i propri tornaconti. Fine.

Per tutto questo, è molto probabile che a Cortina d’Ampezzo sarà imposta una figura di palta (e non dico altro) su scala planetaria, purtroppo. Se la pista verrà realizzata, e quando le telecamere che riprenderanno le gare olimpiche saranno ormai spente, ai cortinesi non resterà che “ammirare” lo scempio perpetrato al luogo di chi lo avrà utilizzato per i propri meri fini. E non sarà tanto uno scempio ambientale quanto economico, culturale, paesaggistico, politico, morale.

[La vecchia pista di Cortina in rovina, in un’immagine recente tratta da https://primabelluno.it.%5D

NON contro le Olimpiadi, ma contro il modo con il quale le stanno concretizzando e imponendo

L’organizzazione di un grande evento come i Giochi Olimpici invernali, dovrebbe e potrebbe rappresentare una preziosa occasione di sviluppo dei territori montani coinvolti, per la loro molteplice valorizzazione e a favore delle comunità che li abitano, con pari ricadute positive per il comparto turistico. Ma se tale organizzazione viene pensata dozzinalmente e senza alcuna visione strategica, con intenti meramente consumistici, gestita attraverso dinamiche palesemente distorte e antidemocratiche senza alcuna attenzione e sensibilità verso i territori e le comunità, e utilizzata con evidenti fini propagandistici politici (nel senso più basso di questo ultimo termine), ciò che ne esce è inesorabilmente un disastro, sia dal punto di vista amministrativo che economico, ambientale, sociale, culturale. Una situazione della quale qualcuno magari a breve gioirà pensando di ricavarci qualche tornaconto, ma che domani tutti deploreranno dopo averne subìto quasi solo danni.  Torino 2006 docet: ma allora, sulle montagne piemontesi, andò molto meglio di quanto accadrà tra Milano e Cortina, come purtroppo la cronaca di questi mesi ci sta rivelando – e chissà cos’altro accadrà nei prossimi due anni.

Ribadisco: è un’occasione preziosa – e c’erano tutte le premesse e le possibilità affinché così si materializzasse – che si sta palesemente sprecando e trasformando in un ennesimo oltraggio su vasta scala alle nostre montagne. Per questo, personalmente (perché altri la penseranno in altro modo più o meno radicale, io qui dico la mia), ritengo sia importante farsi sentire, ad esempio nelle due iniziative di sabato prossimo delle quali lì sopra vedete le locandine: non contro le Olimpiadi in quanto tali ma contro questa organizzazione olimpica, per ciò che sta facendo e per come lo sta imponendo ai territori coinvolti e alle loro comunità. Un modello insostenibile e inaccettabile per la montagna contemporanea che vanifica qualsiasi aspetto positivo e virtuoso i Giochi Olimpici possano offrire, per colpa di coloro ai quali di tali virtù olimpiche non interessa nulla.

“Milano-Cortina 2026” poteva – forse potrebbe ancora – essere l’Olimpiade invernale più pregevole degli ultimi decenni, di questo passo temo diventerà la peggiore in assoluto.

Per info sugli eventi: Venezia, https://www.veniceclimatecamp.com/; Milano, https://cio2026.org/.