Ecco.
Complimenti vivissimi, le montagne ringraziano sentitamente.
(Se volete leggere gli articoli ai quali fanno riferimento le immagini, entrambi tratti da “Open.online” per maggior coerenza giornalistica, cliccateci sopra.)
Ecco.
Complimenti vivissimi, le montagne ringraziano sentitamente.
(Se volete leggere gli articoli ai quali fanno riferimento le immagini, entrambi tratti da “Open.online” per maggior coerenza giornalistica, cliccateci sopra.)
Cantù è un’amena città dell’alta Brianza circondata dalle montagne più elevate, spettacolari e famose della Terra.
Come dite? Che sono impazzito? Che in Brianza non ci sono affatto montagne tanto elevate e che Wikipedia riporta un’altitudine massima del territorio di Cantù di soli 444 metri?
Invece lo ribadisco: a Cantù ci sono le più grandi montagne della Terra, già.
Solo, non sarà la città a esserne circondata ma il contrario.
Come può essere possibile, vi chiedete? Semplice: basta che le montagne più elevate, spettacolari e famose della Terra siano “dentro” un libro – e che libro! È Montagne, il sorprendente atlante edito da Topipittori e illustrato dalla grande disegnatrice Regina Giménez, del quale ho curato la revisione scientifica e l’edizione italiana, che avrò il privilegio di presentare a Cantù, allo Spazio Libri La Cornice, giovedì prossimo 11 luglio alle ore 18.30. Insieme a me ci saranno gli editori Giovanna Zoboli e Paolo Canton nonché Maria Grazia Filpa, accompagnatrice di media montagna.
Già, perché Montagne è un libro che veramente accompagna – in ogni senso possa avere il termine – i suoi lettori nell’esplorazione e alla scoperta delle più importanti montagne del nostro pianeta, sovente tanto celeberrime quanto poco conosciute e anche per questo estremamente affascinanti. D’altro canto le montagne sono ovunque, anche dove abitualmente si pensa che non vi siano solo perché restano nascoste. In fondo anche un luogo come Cantù non si trova in montagna “solo” per convenzione geografica, visto che la quota delle terre emerse, non a caso definite tali, la misuriamo dal livello del mare in su. Se invece dovessimo misurarle includendo la superficie terrestre coperta dalle acque dei mari e degli oceani, be’, Cantù si trova a 4163 metri di quota! Altro che in montagna!
Vi aspetto giovedì prossimo a Cantù, dunque, con un’infinità di altre storie affascinanti che la geografia delle (e di) Montagne sa raccontare. Vedrete: sarà un incontro parecchio divertente e, mi auguro, interessante.
(Quella che qui ripropongo è una personale, annosa battaglia contro i mulini a vento, lo so bene. Ma ci tengo a “combatterla”, anche da solo, e quindi amen.)
Spettabili servizi meteorologici che diffondete i vostri bollettini meteo sui media: per favore, smettetela di proporre previsioni che vadano oltre le 48 ore. Già a volte siete poco affidabili nelle ventiquattr’ore, figuriamoci dopo. Ma, pure al netto dell’affidabilità più o meno alta, se nelle 24/48 ore le potete definire “previsioni”, le vostre, quelle che diffondete oltre le dovreste denominare divinazioni. Ancor più quando vi azzardate a prevedere cose del tipo «la tendenza» per l’estate o per le feste di fine anno settimane prima: che senso ha farlo? Ricordatevi che la meteorologia è una scienza e la scienza non credo sia qualcosa che deve dire ciò che altri vogliono sentirsi dire, altrimenti quando va sui media perde lo status di scienza e diventa una mera telepromozione. Del nulla però.
Quanto sopra, ovviamente, vale anche dalla parte opposta, cioè per chi si affida fin troppo a quelle divinazioni meteorologiche facendosene condizionare (per poi magari prendersela in caso di previsione errata). D’altro canto, salvo i casi estremi solitamente annunciati non tanto dalle previsioni del tempo quanto dalle allerte meteo diramate dalle autorità competenti, sappiate che se anche in montagna o altrove vi coglie un acquazzone non vi succede nulla, anzi: con la pioggia la Natura – tutta, non solo quella montana – diventa per molti versi ancora più affascinante. Per il resto, molto più di previsioni strombazzate qui e là sui media e sul web, con il tempo e i suoi fenomeni vi bastano due dita di testa e un tot di buon senso. Ecco.
Mi fa molto piacere leggere che è stato definitivamente annullato il provvedimento con cui il 5 marzo scorso era stata messa in stato di fermo amministrativo la nave Humanity 1, che appartiene alla Ong United4Rescue e si occupa di soccorso in mare di persone migranti in difficoltà.
La Humanity 1 e la sua attività di soccorso nel Mediterraneo ho avuto modo di conoscerle (indirettamente) bene grazie a Acquaintance, il bellissimo e potente libro del fotografo Max Cavallari, il quale ha trascorso 40 giorni a bordo della nave durante una delle sue missioni tra le coste italiane e quelle nordafricane, durante la quale l’equipaggio portò in salvo 180 migranti. Acquaintance è un libro fatto di immagini fotografiche, come scrissi, «delicate eppure potentissime, evocative, struggenti, commoventi, che effettivamente raccontano molto di più di quanto si potrebbe pensare di primo acchito e soprattutto sanno raccontare cose che altre immagini più “ordinarie” narrano senza farne soggetto degli scatti, ma inopinatamente con maggior forza di quelle: proprio perché lavorano direttamente nella mente e nell’animo del lettore del libro, quasi come se sapessero accompagnarlo a bordo della Humanity 1 in quei giorni di missione umanitaria.» Peraltro una realtà, quella della nave e in generale di ciò che avviene ormai da anni nel Mediterraneo, che ho pure avuto la fortuna di ascoltare direttamente da Max, durante la nostra chiacchierata dello scorso novembre in occasione di Book City Milano.
Una bella notizia, insomma. Anche perché, ci tengo a rimarcarlo, la pratica dei fermi delle navi di soccorso dei migranti in mare, che l’Italia persegue da tempo, trovo che sia una delle cose più ignoranti e crudeli oltre che illegali (non solo giuridicamente, anche culturalmente, antropologicamente, moralmente, eticamente…) che si mettano in atto per far credere di gestire il fenomeno immigratorio nel Mediterraneo, in ogni modo lo si voglia gestire, dietro la quale invece si nasconde la non volontà e l’incapacità politica di gestirlo, sovente su basi palesemente discriminatorie e razziste, causando di contro l’aumento costante dei numero dei morti: in dieci anni (dal 2013 al 2023) oltre 28.000 migranti e rifugiati hanno perso la vita nel Mediterraneo, più di 22.300 dei quali lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Sono ben altre le azioni da mettere in atto per gestire al meglio – e sotto qualsiasi punto di vista – il fenomeno immigratorio attraverso il nostro mare ma, come detto, evidentemente non c’è interesse a praticarle, lasciando migliaia e migliaia di persone al loro destino sovente fatale.
Buon lavoro in mare alla Humanity 1, dunque, e alle altre navi SAR attive. È un augurio che si meritano assolutamente, insieme a tutta la mia ammirazione.

Così scrisse Leonardo da Vinci per rimarcare l’imprevedibilità delle forze naturali, contro le quali l’uomo può ancora fare ben poco, subendone le conseguenze sovente tragiche quando quella “ragione naturale” sfugge al nostro intendimento e a ciò che di conseguenza facciamo per cercare di governarla. Spesso inutilmente.

